Un crollo di 15 metri di spessore in soli 6 anni per il Ghiacciaio del Miage (massiccio del Monte Bianco) e una velocità di scorrimento di 2 metri al giorno per il Ghiacciaio di Planpincieux. È questo il bilancio drammatico presentato oggi ad Aosta all’Hotel des Etats, durante la conferenza stampa della seconda tappa della Carovana dei Ghiacciai 2026.
La campagna internazionale di Legambiente, organizzata in collaborazione con CIPRA Italia e con la partnership scientifica della Fondazione Glaciologica Italiana, ha riacceso i riflettori sullo stato di salute del massiccio del Monte Bianco. Un quadro clinico che impone una svolta radicale: dalla gestione dell’emergenza transitoria al governo continuo della trasformazione del territorio alpino.
Miage: la metamorfosi accelerata del «ghiacciaio nero»
Il Ghiacciaio del Miage, storicamente considerato tra i più resistenti delle Alpi grazie alla spessa copertura di detriti rocciosi che lo protegge dall’irraggiamento solare diretto, sta subendo un processo di fusione senza precedenti. «Se persino sul ghiacciaio del Miage, che è il più tranquillo e resiliente perché “nero”, osserviamo un simile abbassamento, significa che tutto sta accelerando in modo vertiginoso», ha esordito Vanda Bonardo, responsabile nazionale Alpi di Legambiente e presidente CIPRA Italia. «Eravamo qui nel 2020 e il Miage era già più basso di 15 metri rispetto agli anni ’50. Oggi, nell’arco di soli sei anni, si è abbassato di altri 15 metri. Sarà determinante analizzare i dati di fine stagione idrologica per comprendere la portata reale di questo trend.»
L’accelerazione riscontrata sul Miage testimonia come i meccanismi tradizionali di protezione naturale non riescano più a compensare il continuo aumento delle temperature medie e lo innalzamento dello zero termico.
Planpincieux e la Val Ferret: l’importanza di governare il rischio
Se il Miage rappresenta l’icona del ritiro volumetrico, il Ghiacciaio di Planpincieux in Val Ferret incarna la necessità urgente di adattamento e gestione del rischio idrogeologico per le comunità antropizzate sottostanti. Continua Bonardo: «In Val Ferret abbiamo osservato un movimento del Planpincieux che raggiunge i 2 metri al giorno. Il ghiacciaio incombe sulla strada e sul borgo: il rischio di una valanga di ghiaccio è reale e notevole. Le chiusure della viabilità creano disagi, ma sono interventi indispensabili per la sicurezza. Planpincieux ci insegna che non siamo più davanti a un’emergenza momentanea, ma alla necessità di governare il rischio e la trasformazione del territorio, imparando a conviverci abitualmente.»
La gestione di questa nuova normalità richiede strumenti avanzati di “governance” della situazione, che prevedono monitoraggio e pianificazione, così come spiegato nel video di presentazione della tappa valdostana della Carovana dei ghiacciai 2026 da Jean Pierre Fosson di Fondazione Montagna Sicura. «Ci sono tre ghiacciai in Valle d’Aosta che sono veri e propri sorvegliati speciali. Il nostro obiettivo è garantire la massima sicurezza al territorio ed evitare situazioni di pericolo per la popolazione. L’attenzionamento per il Planpincieux è massimo proprio perché i suoi movimenti possono causare danni rilevanti al fondo valle.» Sulla stessa linea anche Marco Giardino, vice presidente della fondazione glaciologica italiana. «Attraverso i sistemi di monitoraggio della Fondazione Montagna Sicura osserviamo la lenta deformazione della dorsale man mano che il ghiacciaio si ritira. È essenziale proseguire su questa strada e coinvolgere le nuove generazioni, come fatto con i ragazzi delle Olimpiadi della Scienza che hanno potuto osservare dal vivo come si pianificano ed eseguono le operazioni di mitigazione del rischio.»
Il quadro scientifico: zero termico record e stop allo sci estivo
I dati provvisori forniti dalla Fondazione Glaciologica Italiana tracciano uno scenario di forte criticità per l’intero sistema glaciale italiano ed europeo, condizionato da un’estate torrida che ha vanificato le nevicate invernali. Walter Maggi, presidente della Fondazione Glaciologica Italiana, ha spiegato: «Nonostante un inverno caratterizzato da abbondanti nevicate, l’anticipo della primavera e le temperature elevate hanno completamente annullato la copertura nevosa accumulata. Ad oggi non è rimasto un solo impianto di sci estivo aperto sulle Alpi italiane. La permanenza dello zero termico sopra la quota della vetta del Monte Bianco quasi alla fine della stagione estiva sta colpendo tutti i bacini alpini. Per potersi adattare a queste trasformazioni occorre conoscere, e per conoscere è fondamentale studiare e sostenere la ricerca.»
Rifiuti riaffioranti e crisi climatica: l’alleanza con «Puliamo il Mondo»
La fusione dei ghiacciai sta riportando alla luce un’enorme quantità di materiali lasciati dall’uomo nel corso dei decenni. Durante la tappa valdostana, la Carovana dei Ghiacciai ha rinnovato la partnership con la campagna Puliamo il Mondo, ripulendo il sentiero che conduce al Miage. Alice De Marco, presidente Legambiente Piemonte e Valle d’Aosta, ha commentato: «I numeri ufficiali stanno finalmente confermando la percezione dei cambiamenti in atto. Con il ritiro dei ghiacciai riaffiorano i rifiuti più impensabili, dimostrando l’impatto storico di una fruizione non corretta della montagna. Il monitoraggio serve a farci capire che la crisi climatica riguarda la vita quotidiana di tutti noi.»
Emilio Bianco, responsabile della comunicazione del progetto Puliamo il Mondo, ha tracciato un quadro poco rassicurante. «Lungo i sentieri alpini troviamo i segni degli ultimi due decenni: attrezzature sportive, bottiglie, lattine, mozziconi e salviette umidificate che non si degradano. Negli anni abbiamo recuperato persino ciucci per bambini, zanzariere e pannolini abbandonati. Il nostro è un appello alla responsabilità individuale: tutto ciò che portiamo in quota deve tornare a valle con noi.»
(simona campo)
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Luca Mercanti
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