Matera si trova davanti a una coincidenza rara. Nel 2026 ricorrono gli ottant’anni della Repubblica e i quarant’anni della Legge 771 che rese possibile il recupero dei Sassi. Nello stesso periodo maturano le prime scadenze delle subconcessioni demaniali e prende avvio il programma di Matera Capitale Mediterranea della Cultura e del Dialogo.
Si tratta di eventi diversi, ma accomunati da una stessa domanda: quale città vogliamo consegnare alle generazioni future?
La risposta non può limitarsi ai Sassi né alle iniziative culturali del 2026. La questione riguarda l’intero sistema urbano e territoriale materano: il sito UNESCO, il Parco della Murgia, il centro storico, i quartieri del risanamento, le periferie, il periurbano e le aree degradate o incompiute.
Per questa ragione il rinnovo delle subconcessioni dovrebbe rappresentare l’occasione per avviare una riflessione pubblica più ampia sulla necessità di un Piano di Rigenerazione Urbana, Sociale e Territoriale di Matera.
- Le subconcessioni nei Sassi: continuità sì, rendita no – Le prime scadenze delle subconcessioni non devono essere affrontate con criteri esclusivamente ragionieristici. I Sassi non sono un patrimonio immobiliare qualunque. Costituiscono un bene culturale, paesaggistico e identitario di interesse nazionale e mondiale.
La continuità delle attività economiche e culturali che hanno contribuito alla rinascita dei Sassi va tutelata, evitando che criteri puramente economici possano espellere residenti, operatori culturali e piccole attività che hanno investito per decenni nel recupero del patrimonio.
Al tempo stesso occorre interrogarsi sugli effetti della crescente pressione turistica e della rendita immobiliare. Le subconcessioni non possono diventare uno strumento per favorire la trasformazione definitiva dei Sassi in un distretto turistico privo di residenti.
La vera domanda è: come utilizzare il rinnovo delle concessioni per completare il recupero e rafforzare la funzione sociale dei Sassi?
- Un bilancio pubblico del recupero – A quarant’anni dalla Legge 771 appare necessario un bilancio pubblico e trasparente.
Occorre conoscere: quanti immobili risultano recuperati; quanti restano inutilizzati o incompleti; quali canoni derivano dalle subconcessioni; come vengono impiegate tali entrate; quale sia l’ammontare delle entrate provenienti dalla tassa di soggiorno; quanto di tali risorse venga reinvestito nella manutenzione del patrimonio storico; quali finanziamenti europei, statali, regionali o comunali siano stati utilizzati negli ultimi anni; quali interventi risultino ancora privi di copertura finanziaria.
Particolare attenzione merita la questione del Fondo di rotazione previsto sin dagli anni del recupero. Perché non è stato costituito o alimentato stabilmente mediante il recupero dei contributi pubblici erogati ai concessionari? Una risposta a questa domanda consentirebbe di comprendere se esistano oggi margini finanziari per completare il recupero del patrimonio ancora degradato.
- Il sistema UNESCO: Sassi, Murgia e Centro Storico – L’errore più grave sarebbe considerare separatamente i Sassi, il Parco della Murgia e il centro storico; costituiscono un unico sistema territoriale.
Il valore universale riconosciuto dall’UNESCO nasce proprio dalla relazione tra: città storica; paesaggio rupestre; gravina; altopiano murgico; patrimonio archeologico; ambiente naturale. La tutela di una componente non può avvenire a discapito delle altre. Per questa ragione il futuro Piano di Rigenerazione dovrà assumere il sistema UNESCO come propria struttura portante.
- La questione dell’Altipiano Murgico – Negli ultimi anni si sono manifestate spinte che tendono a interpretare il Parco della Murgia come uno spazio disponibile a operazioni che rischiano di alterarne caratteri e funzioni. Si tratta di una tendenza da valutare con attenzione. Il Parco non è proprietà esclusiva delle amministrazioni che insistono sul suo territorio. Esso rappresenta una componente essenziale di un bene riconosciuto dall’UNESCO e appartiene, di fatto, all’intera comunità nazionale e internazionale.
Occorre pertanto rafforzare il principio secondo cui gli organi di gestione del Parco sono chiamati prioritariamente a tutelare l’interesse generale e non interessi particolari. Sarebbe opportuno valutare: il rafforzamento del ruolo scientifico e tecnico nella governance; procedure di valutazione pubblica delle trasformazioni più rilevanti; verifiche periodiche di coerenza con gli obiettivi UNESCO; forme più avanzate di partecipazione delle comunità locali; un coordinamento stabile tra Comune, Parco, Regione, Soprintendenza e Ministero della Cultura.
- I quartieri del risanamento: il patrimonio dimenticato – La città costruita dopo lo sfollamento dei Sassi rappresenta una delle più importanti esperienze urbanistiche italiane del Novecento. Spine Bianche, Serra Venerdì, Lanera, Villa Longo, Agna, La Martella e gli altri quartieri nati dal risanamento costituiscono parte integrante della storia di Matera. Eppure questi quartieri sono stati spesso esclusi dalle politiche di valorizzazione.
La loro rigenerazione non può limitarsi alla manutenzione fisica. Occorre intervenire contemporaneamente su spazio pubblico; mobilità; servizi; commercio di prossimità; cultura; welfare territoriale; partecipazione civica.
Le indagini socio urbane già realizzate dalla Rete dei Quartieri costituiscono un patrimonio di conoscenze da valorizzare nella definizione delle priorità.
- Salvare il centro storico del Novecento – Matera possiede un patrimonio urbano spesso sottovalutato. Le espansioni tra Otto e Novecento, gli assi storici, gli edifici pubblici, i rioni popolari e le architetture del dopoguerra costituiscono una parte importante dell’identità cittadina. Piccianello, Venusio vecchia e altri nuclei storici minori richiedono misure specifiche di salvaguardia.
Occorre evitare che trasformazioni episodiche o esclusivamente commerciali producano una progressiva perdita di identità urbana.
- Le aree degradate e incompiute – La rigenerazione urbana non può coincidere con nuova espansione edilizia. Prima di consumare nuovo suolo occorre recuperare ciò che già esiste.
Matera dispone di aree e contenitori urbani che potrebbero svolgere una funzione decisiva: ex Barilla; aree ferroviarie dismesse; immobili pubblici inutilizzati; edifici produttivi sottoutilizzati; comparti degradati di San Pardo, Villa Longo e di altre periferie. Una strategia moderna dovrebbe utilizzare tali aree per ospitare servizi, attività produttive innovative, edilizia sociale, cultura e funzioni pubbliche.
In questo quadro appare legittimo chiedersi perché non siano state esplorate con maggiore decisione soluzioni che utilizzino il patrimonio disponibile per compensare costi e volumetrie necessarie alla riqualificazione di aree degradate come San Pardo–Villa Longo.
- Dove trovare le risorse – La questione finanziaria è decisiva. Le fonti potenziali esistono: canoni delle subconcessioni; tassa di soggiorno; fondi europei 2028-2034; programmi regionali; fondi nazionali per la rigenerazione urbana; fondi per il recupero abitativo; programmi culturali collegati a Matera 2026; partenariati pubblico-sociali; fondi di rotazione dedicati al recupero del patrimonio.
Prima di chiedere nuove risorse occorre tuttavia conoscere come siano state utilizzate quelle già disponibili. La trasparenza rappresenta il primo investimento necessario.
- Una proposta – Matera dovrebbe avviare entro il 2026 un percorso pubblico per la costruzione di un Piano di Rigenerazione Urbana, Sociale e Territoriale della Città fondato su quattro principi:
- Diritto alla città – contrasto alla rendita; tutela della residenza; accesso ai servizi.
- Consumo di suolo zero – recupero prioritario dell’esistente; riuso del patrimonio inutilizzato.
- Rigenerazione socioecologica – qualità urbana; verde; mobilità sostenibile; efficienza energetica.
- Partecipazione attiva – quartieri; associazioni; università; imprese; mondo del lavoro; istituzioni culturali.
Conclusione – Le subconcessioni nei Sassi rappresentano una scadenza amministrativa. Ma possono diventare qualcosa di molto più importante: l’occasione per chiudere la lunga stagione del recupero emergenziale e aprire quella della rigenerazione integrata dell’intera città.
La vera sfida non è conservare i Sassi come immagine. La vera sfida è conservare e rigenerare Matera come comunità vivente, capace di tenere insieme patrimonio, paesaggio, lavoro, residenza, cultura, ambiente e democrazia urbana. Solo così la città potrà affrontare il futuro senza rinunciare alla propria storia.
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michele saponaro
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