L’Umbria chiude il terzo trimestre del 2026 con 109 imprese in più, ma registra il tasso di crescita più basso tra tutte le regioni italiane. Tra luglio e settembre, il saldo tra nuove iscrizioni e cessazioni è rimasto positivo, senza però riuscire a recuperare il divario rispetto al resto del Paese.
È quanto emerge dai dati Movimprese, l’indagine realizzata da Unioncamere e InfoCamere sulla base delle informazioni contenute nei registri camerali.
Il tasso di crescita regionale si è attestato al +0,12%, contro una media nazionale del +0,32%. Alla fine di settembre, le imprese registrate in Umbria erano 89.293, rispetto alle 89.186 rilevate alla fine di giugno.
Il risultato conferma un’espansione numerica nel breve periodo, ma evidenzia anche una perdita di slancio rispetto ai trimestri precedenti e una contrazione più marcata nel confronto annuale.
Mencaroni: non conta soltanto il numero delle aziende
A commentare il quadro economico regionale è Giorgio Mencaroni, presidente della Camera di Commercio dell’Umbria, che invita a distinguere tra crescita del numero delle imprese e reale rafforzamento del sistema produttivo.
“Le 109 imprese di saldo positivo nel trimestre sono un dato incoraggiante, ma non cancellano la crescita più lenta rispetto al resto d’Italia né la diminuzione registrata nell’arco di un anno, anche tra le imprese effettivamente attive” osserva Mencaroni.
Il presidente sottolinea che per valutare la solidità dell’economia umbra occorre considerare anche altri indicatori, tra cui occupazione, investimenti, dimensioni aziendali e capacità di generare valore.
“La sfida è duplice: favorire la nascita di nuove imprese e creare condizioni che consentano a quelle esistenti di rafforzarsi, innovare e competere” aggiunge Mencaroni, richiamando l’attenzione anche sulle difficoltà dell’artigianato.
In un anno l’Umbria perde 1.147 imprese registrate
Il dato più significativo emerge dal confronto con settembre 2025. Dodici mesi fa, le imprese registrate nella regione erano 90.440; alla fine di settembre 2026 sono scese a 89.293.
La differenza è di 1.147 imprese in meno, pari a una flessione dell’1,27%.
Il calo interessa entrambe le province umbre:
- Perugia: 915 imprese registrate in meno rispetto a un anno prima, pari al -1,33%.
- Terni: 232 imprese in meno, con una diminuzione dell’1,08%.
La contrazione regionale è più accentuata rispetto a quella nazionale, pari al -0,84%, e supera anche la flessione della Toscana, che registra il -0,98%.
Le Marche mostrano invece un andamento differente, con 257 imprese registrate in più nell’arco dei dodici mesi, corrispondenti a una crescita dello 0,18%.
I due trimestri consecutivi con saldo positivo nel 2026 non sono quindi bastati a compensare la riduzione accumulata rispetto all’anno precedente.
Perugia e Terni, saldo positivo ma ritmi differenti
Tra luglio e settembre, in Umbria sono state rilevate 826 nuove iscrizioni e 717 cessazioni, escludendo le cancellazioni effettuate d’ufficio.
Il saldo di 109 imprese rappresenta il secondo risultato trimestrale positivo consecutivo, dopo le 347 unità aggiuntive registrate in primavera.
La crescita, tuttavia, ha rallentato dal +0,39% del secondo trimestre al +0,12% del terzo. Anche rispetto all’estate 2025, quando il saldo era stato di 125 imprese e il tasso del +0,14%, il risultato appare più contenuto.
A livello provinciale, Perugia registra 608 iscrizioni e 540 cessazioni, con un incremento netto di 68 imprese e un tasso di crescita dello 0,10%.
Terni conta invece 218 nuove iscrizioni e 177 cessazioni, ottenendo un saldo di 41 unità e un aumento dello 0,19%.
Perugia contribuisce maggiormente al risultato complessivo in termini assoluti, mentre Terni presenta una crescita proporzionalmente più sostenuta rispetto alla dimensione del proprio tessuto imprenditoriale.
Confronto nazionale: Lazio, Campania e Lombardia crescono di più
La debolezza della crescita imprenditoriale non riguarda soltanto l’Umbria, anche se la regione presenta il valore più basso d’Italia.
Tra i territori vicini, la Toscana registra un aumento dello 0,18% e le Marche dello 0,17%, entrambe al di sotto della media nazionale.
Il Lazio si distingue nel Centro Italia con un tasso del +0,51%, mentre tra le altre regioni emergono la Campania, al +0,46%, e la Lombardia, al +0,41%.
Complessivamente, il sistema imprenditoriale italiano registra 18.403 imprese di saldo positivo, il risultato trimestrale più elevato dal 2021.
Il tasso nazionale sale così allo 0,32%, rispetto allo 0,29% registrato nello stesso periodo del 2025. L’Umbria segue invece una traiettoria opposta, con una crescita che perde intensità.
Imprese attive in Umbria: oltre mille in meno rispetto al 2025
Un ulteriore elemento di valutazione arriva dal numero delle aziende effettivamente operative.
Al 30 settembre 2026, le imprese attive in Umbria sono 76.954, pari all’86,18% delle 89.293 registrate.
La differenza di 12.339 posizioni comprende imprese che risultano iscritte al Registro ma non esercitano attualmente un’attività economica, per esempio perché inattive, sospese o in liquidazione. Non si tratta necessariamente di aziende definitivamente chiuse.
La quota delle imprese attive è sostanzialmente allineata a quella nazionale, pari all’86,19%, ma risulta inferiore alla Toscana, con l’87,18%, e alle Marche, dove raggiunge il 90%.
Nel confronto annuale, l’Umbria perde 1.034 imprese attive, corrispondenti a un calo dell’1,33%.
La diminuzione riguarda 795 attività nella provincia di Perugia e 239 in quella di Terni.
La flessione è più intensa di quella italiana (-0,84%), toscana (-0,97%) e marchigiana (-0,11%).
Rispetto a giugno 2026, tuttavia, le imprese attive umbre sono aumentate di 120 unità. Anche in questo caso, quindi, il miglioramento trimestrale convive con un bilancio annuale negativo.
Società di capitali in aumento: 596 imprese in più in dodici mesi
Non tutti gli indicatori mostrano un andamento sfavorevole. Un segnale di trasformazione del tessuto produttivo arriva dalla crescita delle società di capitali.
In Umbria sono 26.503, contro le 25.907 di settembre 2025: l’incremento annuale è di 596 unità, pari al +2,30%.
Nel solo trimestre estivo, le società di capitali sono aumentate di 163 unità, superando l’incremento complessivo delle imprese registrate.
Nello stesso periodo, infatti, sono diminuite di 41 unità le società di persone, di 5 le imprese individuali e di 10 le attività appartenenti ad altre forme giuridiche.
Il peso delle società di capitali sul totale delle imprese umbre sale dal 28,65% al 29,68%, indicando una progressiva modifica della composizione del sistema imprenditoriale.
La crescita non è però sufficiente a ridurre la distanza dalla media italiana.
A livello nazionale, le società di capitali hanno superato per la prima volta la soglia dei due milioni, raggiungendo 2.007.486 unità. Il loro saldo trimestrale è positivo per 14.529 imprese e rappresenta circa il 79% dell’intero saldo nazionale.
La quota italiana delle società di capitali passa dal 33,35% al 34,44%, ampliando leggermente il divario con l’Umbria, da 4,70 a 4,76 punti percentuali.
Anche Toscana e Marche mantengono percentuali superiori, rispettivamente del 31,08% e del 31,20%.
All’interno della regione, Terni raggiunge una quota del 31,72%, mentre Perugia si attesta al 29,04%.
La maggiore diffusione di questa forma giuridica può indicare un’evoluzione organizzativa, ma non dimostra automaticamente un aumento delle dimensioni, della solidità finanziaria o della produttività delle singole aziende.
Artigianato umbro in calo: perse 441 imprese in un anno
Il comparto che continua a mostrare segnali di difficoltà è quello artigiano.
Le imprese artigiane registrate in Umbria sono scese a 18.924, con una perdita di 441 unità rispetto a settembre 2025. La diminuzione percentuale è del 2,28%.
Il dato risulta peggiore rispetto a quello nazionale, pari al -1,55%, e alle variazioni di Toscana (-1,89%) e Marche (-0,73%).
Anche il terzo trimestre del 2026 si chiude in territorio negativo: 213 iscrizioni e 221 cessazioni determinano un saldo di -8 imprese artigiane, corrispondente al -0,04%.
Nello stesso periodo, l’Italia registra invece 1.401 imprese artigiane in più, con un tasso del +0,11%. La Toscana presenta un saldo di +27 (+0,03%), mentre le Marche perdono 103 unità (-0,27%).
In Umbria, il risultato trimestrale negativo è interamente riconducibile alla provincia di Terni.
A Perugia le 166 nuove iscrizioni compensano esattamente le 166 cessazioni, producendo un saldo pari a zero. A Terni, invece, 47 aperture e 55 chiusure determinano una perdita netta di otto attività.
La contrazione dell’artigianato rappresenta uno degli aspetti sui quali la Camera di Commercio richiama maggiore attenzione, considerando il ruolo del settore nell’economia regionale.
La sfida per l’economia umbra: imprese più solide e competitive
I dati Movimprese mostrano un sistema produttivo caratterizzato da dinamiche differenti: le società di capitali aumentano, l’artigianato arretra e il numero complessivo delle imprese continua a diminuire su base annuale.
La crescita del terzo trimestre offre un segnale positivo, ma non basta a invertire la tendenza degli ultimi dodici mesi.
Per valutare la reale capacità economica del territorio, come evidenziato dalla Camera di Commercio, non è sufficiente contare le imprese iscritte o cancellate. Occorre analizzare anche occupati, fatturato, produttività, investimenti e dimensioni aziendali.
Una piccola attività individuale e una società con centinaia di dipendenti incidono infatti allo stesso modo sul numero complessivo delle imprese, pur avendo un peso economico molto diverso.
La prospettiva indicata da Giorgio Mencaroni è quindi quella di sostenere sia la nascita di nuove iniziative sia il consolidamento delle aziende già presenti, favorendo innovazione, capacità competitiva e sviluppo occupazionale.
Per l’Umbria, il prossimo passaggio sarà trasformare i segnali di crescita trimestrale in un rafforzamento più duraturo del sistema produttivo regionale.
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