L’Italia e la Spagna rappresentano due destinazioni fondamentali per l’olio d’oliva tunisino, ma svolgono ruoli differenti nella filiera mediterranea. L’industria italiana importa olio per alimentare un mercato interno strutturalmente deficitario e per rifornire le attività di confezionamento e commercializzazione. La Spagna, oltre a essere una grande produttrice, utilizza le importazioni per integrare la disponibilità di materia prima e sostenere i flussi commerciali dell’industria olearia.
I dati dell’Osservatorio nazionale dell’agricoltura tunisino (Onagri) confermano la rilevanza di entrambi i Paesi. Nei primi dieci mesi della campagna 2025/26, da novembre 2025 ad agosto 2026, la Spagna ha assorbito il 31,9% delle esportazioni tunisine di olio d’oliva, mentre l’Italia si è attestata al 19,8%.
Il confronto evidenzia quindi una maggiore incidenza del mercato spagnolo sulle vendite tunisine, ma non deve essere confuso con una graduatoria basata esclusivamente sulle importazioni doganali dell’anno solare.
Il confronto sui dati doganali: dal 2023 al 2025
Per confrontare in modo omogeneo i due mercati, i dati di UN Comtrade ripresi da World Integrated Trade Solution (WITS) consentono di osservare le importazioni della voce doganale HS 150910, relativa agli oli vergini di oliva e alle loro frazioni. Questa categoria è utile per seguire i flussi commerciali, anche se non coincide perfettamente con il solo olio extravergine e non comprende tutte le categorie di olio d’oliva.
Nel 2023 l’Italia ha importato dalla Tunisia circa 41.551 tonnellate di olio vergine, mentre la Spagna ne ha acquistate circa 41.786. I volumi erano quindi sostanzialmente equivalenti, con un leggero vantaggio spagnolo.
Nel 2024 il divario è diventato più evidente. Le importazioni italiane si sono attestate a circa 53.400 tonnellate, contro le 54.251 tonnellate spagnole. La Spagna ha mantenuto il primato, ma con una differenza contenuta: meno di 1.000 tonnellate.
Nel 2025, invece, le importazioni italiane hanno raggiunto circa 66.047 tonnellate, mentre quelle spagnole si sono fermate a 64.429 tonnellate. L’Italia è così tornata davanti, con un vantaggio di circa 1.618 tonnellate. Rispetto al 2023, gli acquisti italiani di olio vergine tunisino sono cresciuti di circa il 59%, contro un incremento di circa il 54% per quelli spagnoli.
Questi dati documentano una crescita significativa per entrambi i Paesi. È però importante precisare che la serie verificata qui riguarda il triennio 2023-2025: non dispone di valori annuali omogenei sufficientemente verificati per ricostruire con affidabilità l’intero quinquennio 2021-2025. Inoltre, i dati relativi al 2025 non devono essere confusi con quelli della campagna 2025/26, che comprende anche gli ultimi mesi del 2026.
Il 2025 conferma la centralità della Tunisia per l’industria italiana
L’incremento delle importazioni italiane va letto alla luce del deficit strutturale di produzione nazionale. L’industria italiana necessita di approvvigionamenti esteri per garantire la continuità delle forniture, alimentare il mercato interno e sostenere le attività di confezionamento. La Tunisia rappresenta uno dei principali fornitori alternativi alla Spagna e alla Grecia.
La crescita degli acquisti tunisini non implica necessariamente una sostituzione diretta dell’olio italiano nella distribuzione. Una parte del prodotto importato viene commercializzata con la propria origine, mentre altri flussi entrano nelle catene di approvvigionamento delle imprese di confezionamento. Per valutare gli effetti sulla produzione nazionale occorre quindi considerare anche le giacenze, gli acquisti di olio italiano, le vendite della GDO e le quotazioni all’origine.
Spagna, un concorrente anche sul mercato degli approvvigionamenti
La posizione spagnola è particolarmente interessante perché il Paese è contemporaneamente il maggiore produttore europeo e un importante acquirente di olio tunisino. Le importazioni consentono di integrare la disponibilità interna, che può variare sensibilmente in funzione dei raccolti, e di mantenere attivi i flussi commerciali.
Nel 2025 la Spagna ha importato dalla Tunisia circa 64.400 tonnellate di olio vergine, a fronte di una produzione nazionale che continua a condizionare fortemente gli scambi internazionali. Nello stesso anno l’Italia ha acquistato circa 66.000 tonnellate dalla Tunisia, confermando che i due mercati si contendono volumi comparabili di prodotto nordafricano.
La differenza è che l’Italia deve sostenere una domanda interna superiore alla propria capacità produttiva, mentre la Spagna può alternare importazioni ed esportazioni in funzione del raccolto, dei prezzi e delle opportunità commerciali. Per questo motivo, volumi importati simili non indicano necessariamente lo stesso ruolo economico dell’olio tunisino nei due sistemi nazionali.
La campagna 2025/26: la Spagna resta davanti come destinazione dell’export tunisino
I dati più recenti di Onagri restituiscono un quadro diverso rispetto alle statistiche doganali del 2025. Tra novembre 2025 e agosto 2026 la Tunisia ha esportato complessivamente 381.200 tonnellate di olio d’oliva, il 50,8% in più rispetto alle 252.700 tonnellate dello stesso periodo della campagna precedente. La Spagna ha assorbito il 31,9% dei volumi, contro il 19,8% dell’Italia.
La differenza non è una contraddizione: le due serie utilizzano periodi e criteri statistici diversi. I dati doganali annuali misurano le importazioni registrate da ciascun Paese, mentre Onagri fotografa le esportazioni tunisine durante una specifica campagna. Possono inoltre intervenire differenze di classificazione e di registrazione dei flussi commerciali.
Il quadro complessivo mostra dunque che la Tunisia ha consolidato la propria presenza in entrambi i mercati. Nel triennio doganale 2023-2025 l’Italia ha accelerato gli acquisti, arrivando a superare la Spagna nel 2025 per la categoria degli oli vergini. Nella campagna 2025/26, tuttavia, la Spagna rimane la principale destinazione dell’export tunisino. Per completare un confronto rigoroso sugli ultimi cinque anni servono i valori annuali 2021 e 2022 estratti dalla stessa serie doganale, senza mescolare anni solari e campagne olearie.
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