Il 27 luglio 2026 la pagina Welcome to Favelas ha annunciato ai suoi seguaci di aver presentato domanda a un programma di finanziamento del Dipartimento di Stato degli Stati Uniti. Il programma offre fino a tre milioni di dollari a progetto per rafforzare “la resilienza democratica, lo stato di diritto, la libertà di parola e di stampa” in Europa. Non è un canale coperto: è un bando federale, pubblicato, consultabile da chiunque, e dice per esteso chi vuole finanziare e che cosa si aspetta in cambio.
Quel bando non è l’unico. Fra luglio e agosto il Bureau of Democracy, Human Rights and Labor (DRL), l’ufficio del Dipartimento di Stato che finanzia democrazia e diritti umani all’estero, ne ha pubblicati tre, per quasi 10 milioni di dollari. Sono rivolti a organizzazioni europee che si occupino di sovranità nazionale, migrazione, censura e lawfare, cioè l’uso dei tribunali come arma politica. Reuters li definisce gruppi allineati al MAGA, il movimento di Donald Trump.
Accanto ai bandi corre un canale che non passa da nessuna gara. Secondo ProPublica, i funzionari politici dell’amministrazione hanno indicato almeno una dozzina di organizzazioni da finanziare direttamente. Per due sole organizzazioni britanniche, secondo documenti visionati dal Guardian, erano previsti 12 milioni, più di tutti i bandi messi insieme. Nel frattempo il bilancio del DRL passava da oltre 500 milioni di dollari nel 2024 a circa 190, e i programmi per i diritti umani nel resto del mondo venivano tagliati.
Di cosa parliamo in questo articolo:
Come una pagina di degrado urbano è arrivata a un bando americano
Welcome to Favelas era nata una decina di anni fa come raccolta di video sul degrado urbano. Massimiliano Zossolo, il fondatore, la mise in piedi mentre era agli arresti domiciliari per l’assalto a un blindato dei carabinieri durante una manifestazione a Roma nel 2011: in primo grado fu condannato a sei anni, ridotti in appello a quattro anni e otto mesi.
Progressivamente la pagina inizia a spostare il suo focus verso contenuti più genericamente reazionari ma fin lì nulla che non fosse in linea con l’evoluzione di molti profili social post salvinismo. La svolta però arriva a fine gennaio 2025, pochi giorni dopo l’insediamento di Donald Trump: la pagina annuncia che rappresentanti europei di Elon Musk hanno incontrato gli amministratori di alcune realtà social italiane, lei compresa. L’incontro non è mai stato confermato dalla controparte e l’unica fonte è il post che adotta l’hashtag di Musk “you are the media now”.
Da lì il cambiamento si fa più netto e il degrado passa definitivamente in secondo piano. Nel marzo 2026 si schiera per il Sì al referendum sulla giustizia con video prodotti insieme al comitato promotore e rilanciati dal canale ufficiale di Fratelli d’Italia. Zossolo va a Fenix, la festa della sezione giovanile del partito, e intervista Petr Bystron, eurodeputato di Alternative für Deutschland (AfD). Durante la crisi di Ceuta pubblica sedici post in tre giorni e commenta che “bisogna farsi trovare pronti quando toccherà a noi”.
Ma la storia della pagina ci interessa relativamente ed è anche molto nota.
Ad agosto scorso cinque senatori di opposizione hanno depositato un’interrogazione al governo, prima firma Enrico Borghi (Italia Viva), chiedendo come intenda verificare le reali finalità dei finanziamenti esteri alle reti d’informazione. Nell’interrogazione vengono nominate Favelas, la piattaforma di scommesse PolyMarket, Palantir e ci si chiede se la vicenda rischi di produrre interferenze straniere, quali misure intenda prendere per verificare “la liceità e le reali finalità” dei finanziamenti esteri a reti d’informazione e pagine social, e quali iniziative, anche europee, per contrastare campagne di ingerenza attraverso le piattaforme
La domanda presuppone che quelle finalità siano nascoste, e in molti casi lo sono. Ma nel bando USA del DRL sono scritte per esteso, senza neanche il tentativo di mascherarle, e si possono scaricare dal sito grants.gov.
Cosa il Dipartimento di Stato dichiara di voler comprare
Il programma si chiama Developing Civilizational Bonds, Democratic Resilience, and Rule of Law in Europe, porta il numero DFOP0019307 ed è pubblicato sul sito del Dipartimento di Stato. Lo gestisce il Bureau of Democracy, Human Rights and Labor (DRL), l’ufficio che finanzia i programmi per la democrazia e i diritti umani all’estero. La dotazione è di 4.932.500 dollari su due o tre accordi. Le domande si sono chiuse il 12 agosto, l’avvio era fissato per il 30 settembre.
La premessa accusa i governi europei di allontanarsi dalle fondamenta della partnership transatlantica, e sostiene che le autorità di regolazione dei media siano state usate come armi contro le testate dissenzienti. Il termine ricorrente è lawfare, che il bando definisce come la manipolazione dei sistemi giudiziari a fini politici. Il centro studi europeo Le Grand Continent, intervistando la storica Maya Kandel, lo ha definito l’atto con cui quell’ufficio diventa il finanziatore di soggetti mobilitati contro le istituzioni dei paesi europei.
Il secondo dei due obiettivi finanziabili chiede alla società civile europea di elevare il dibattito su integrazione europea, sovranità nazionale, migrazione e identità occidentale. Fra i risultati attesi c’è anche la pubblicazione di rapporti sull’impatto della migrazione di massa sulla sicurezza locale. La formulazione non chiede di verificare se quell’impatto esista: lo dà per acquisito, e finanzia chi lo documenta.
Possono candidarsi organizzazioni non profit americane e straniere, università e imprese a scopo di lucro. I singoli individui non compaiono fra gli ammissibili, ma il resto del testo li contempla in tre punti diversi, e la contraddizione resta nel documento pubblicato.
Non si tratta, tuttavia, di un bando isolato. Il 7 agosto, cinque giorni prima della scadenza del “Developing Civilizational Bonds, Democratic Resilience, and Rule of Law in Europe”, lo stesso ufficio ne ha pubblicato un secondo: Promoting Civilizational Values, numero DFOP0019542, da 1.973.359 dollari. Deve rafforzare paesi e istituzioni europee nella tutela della libertà di espressione, del pluralismo politico e dell’autogoverno nazionale, ed è rimasto aperto quattordici giorni.
Il 14 agosto, due giorni dopo la chiusura del primo, ne è uscito un terzo: Promoting Sovereignty and Rule of Law in Europe, numero DFOP0019631. Vale 2.960.039 dollari per un solo beneficiario, scadeva il 31 agosto e partiva anch’esso il 30 settembre. Il primo dei suoi due obiettivi chiede alla società civile di condurre ricerche credibili sulla migrazione di massa nell’Unione Europea. Quello che nel bando più grande era uno dei risultati attesi diventa qui l’oggetto dell’intero finanziamento.
Non è una sovvenzione, è un contratto di collaborazione
Il finanziamento non è una sovvenzione semplice ma un cooperative agreement, la forma con cui l’amministrazione americana non si limita a erogare denaro ma partecipa all’esecuzione. Il bando chiama la clausola substantial involvement. In concreto l’ufficio sceglie insieme al beneficiario partecipanti, temi e sedi di seminari ed eventi.
Chi vince deve sottoporre all’ufficio americano, per approvazione, il piano di lavoro annuale, la strategia di monitoraggio, i criteri di selezione e le metodologie di ricerca. C’è poi una voce che riguarda direttamente i testi: l’ufficio può fornire assistenza tecnica e rivedere e commentare le bozze di materiali, rapporti e pubblicazioni.
Altre condizioni allineano il beneficiario alla politica interna americana. Fra i criteri di valutazione c’è che la proposta non contenga attività contrarie a un qualsiasi ordine esecutivo statunitense in vigore. Chi vince deve certificare di non gestire programmi su diversità, equità e inclusione che violino le leggi antidiscriminazione americane, e accettare le clausole su aborto e ideologia di genere.
Il rapporto si chiude quando lo decide una sola delle due parti: il Dipartimento ha discrezione esclusiva nel giudicare che un finanziamento non serva più alle priorità dell’agenzia, e può revocarlo per convenienza. Chi lo riceve, in cambio, può vederselo rinnovare senza gara. Le regole sul marchio chiedono che il finanziamento americano risulti facilmente identificabile: chi prende i soldi espone il marchio di chi glieli ha dati, e chi glieli dà rilegge quello che scrive.
Lo stesso testo contiene la clausola opposta: le attività devono essere non di parte e chi le realizza non cercherà di influenzare l’esito di alcuna elezione. Decisamente credibile.
La gara pubblica è la parte piccola
Quei tre bandi sono l’unica porzione che passa per una competizione aperta. Accanto scorre un secondo canale, e lì non c’è nessuna gara. I funzionari politici dell’amministrazione hanno consegnato al personale del DRL una propria lista di organizzazioni da finanziare, proponendo almeno una dozzina di assegnazioni fuori dalla procedura competitiva. Cinque ex funzionari hanno descritto al Guardian uno sforzo durato mesi per aggirare le procedure, e lo hanno definito un uso improprio di denaro pubblico per cercare di influenzare la politica di altri paesi.
La dimensione complessiva è emersa a fine agosto. I tre bandi pubblici valevano circa 10 milioni. Secondo Reuters, il 21 agosto il Dipartimento ne ha notificati al Congresso almeno altri 15: il pacchetto per la società civile conservatrice europea arriva così a non meno di 25 milioni, 4 dei quali riservati a media di destra. Sta dentro una proposta più ampia da quasi 180 milioni che comprende Sudafrica, Brasile e programmi per la democrazia in Cina e Corea del Nord. Quali organizzazioni e quali giornalisti incasseranno quei soldi non è stato comunicato a nessuno.
Le cifre per i singoli beneficiari britannici sono state visionate dal Guardian. Due sole di quelle assegnazioni superano, ciascuna, l’intera dotazione del bando più grande. Sette milioni erano destinati a 878 – un think tank ultra conservatore dedicato alla “riscoperta della nostra antica cultura” e alla “fine dell’immigrazione di massa” – senza che nessun altro potesse concorrere.
L’organizzazione ha come direttori fondatori Jacob Rees-Mogg, ex ministro britannico per le opportunità della Brexit, e il suo ex consigliere Radomir Tylecote. Si occupa di migrazione, capacità militare, energia e cultura giudaico cristiana, e prende il nome dalla battaglia in cui il re sassone Alfredo il Grande sconfisse i danesi. È stata registrata alla Companies House nel marzo di quest’anno, senza annunci, e quella sovvenzione è poi stata ritirata dopo le obiezioni dei parlamentari democratici nelle riunioni riservate.
Cinque milioni sono previsti per Free Speech Union International, emanazione dell’organizzazione britannica fondata nel 2020 contro la cancel culture. Accettarli la metterebbe in contrasto con il principio che espone sul proprio sito: non prende soldi pubblici e non ha un’agenda politica. Denaro americano, però, ne è già arrivato: nel 2021 il ramo statunitense ha incassato 97.930 dollari da un ente guidato da un avvocato antiabortista, come ha documentato Democracy for Sale.
Come dicevo il bilancio del DRL è stato molto ridotto eliminando i programmi per i diritti umani nel mondo. Nel giugno 2025 l’ufficio della Casa Bianca che sovrintende al bilancio aveva raccomandato di cancellare 391 delle 393 sovvenzioni attive del DRL, per 1,3 miliardi. L’ufficio è lo stesso di prima e la casella di bilancio è la stessa ma è cambiato quello che deve produrre.
Nello stesso periodo Samuel Samson, allora consigliere del DRL, raccomandava di dirottare fondi destinati per legge all’assistenza estera su due voci: il reinsediamento negli Stati Uniti degli afrikaner sudafricani e la difesa legale di Marine Le Pen, leader dell’estrema destra francese, condannata per appropriazione indebita. Jeanne Shaheen, capogruppo di minoranza nella commissione Esteri del Senato, ha definito quelle proposte una deviazione scandalosa dalla missione dell’ufficio.
Il 2 ottobre la CNN ha aggiunto il tassello che mancava. Secondo una fonte vicina al dossier, il Dipartimento ha impegnato su questi progetti denaro del Democracy Fund, il fondo da circa 177 milioni che il Congresso destina ai diritti umani. Fra i progetti c’è un’assegnazione da cinque milioni per costruire un’alleanza di civilizzazione in Europa. Shaheen ne aveva bloccate dieci, per 22 milioni. L’operazione ha l’avallo dei livelli più alti della Casa Bianca, vicepresidente JD Vance compreso.
Chi ha fatto domanda, e chi ha detto no
Il caso più noto in Europa è quello di Naomi Seibt, ventiseienne tedesca vicina all’AfD. Il 10 agosto ha detto al quotidiano finanziario Handelsblatt di aver presentato domanda per un programma del Dipartimento di Stato a sostegno delle organizzazioni europee attive sulla libertà di espressione. Seibt non ha specificato a quale dei tre bandi ha partecipato né lo riportano le testate che hanno ripreso l’intervista. Il progetto si chiama “Freedom Alliance of the West”: un canale sui social, avvocati per le cause sulla libertà di espressione, testate alternative, istituti di sondaggi. La decisione è pendente; Seibt non ha risposto alle richieste di commento di Reuters.
Seibt era diventata nota nel 2020 come anti-Greta. Lo Heartland Institute, il think tank di Chicago che nega il consenso scientifico sul clima, è stato ripreso sotto copertura dai giornalisti di Correctiv mentre spiegava di averla ingaggiata per produrre video negazionisti rivolti ai giovani.
L’altro candidato dichiarato è istituzionale. Alla testata investigativa ungherese Átlátszó, István Kiss ha confermato che la sezione statunitense del Danube Institute, il centro studi legato a Viktor Orbán negli anni in cui era primo ministro e a buona parte della galassia mediatica maga, intende candidarsi. L’elenco completo di chi ha presentato domanda entro il 12 agosto non è pubblico, e a oltre una settimana dalla data di avvio non risultano comunicazioni sugli esiti: si conoscono solo i nomi di chi si è dichiarato da sé.
C’è poi chi ha detto no. Come Jerzy Kwaśniewski, presidente di Ordo Iuris, l’istituto giuridico polacco che nel 2016 scrisse il testo del divieto quasi totale di aborto poi respinto dal parlamento di Varsavia. Kwaśniewski ha affermato che l’amministrazione americana gli ha proposto tre sovvenzioni, scritte per rimpiazzare i vecchi programmi di USAID, l’agenzia americana per la cooperazione internazionale in buona parte chiusa dall’amministrazione Trump tramite il DOGE di Elon Musk. La più grande avrebbe portato all’istituto oltre 11 milioni di zloty, circa 2,9 milioni di dollari, in poco più di un anno. Ha rifiutato di presentare domanda e lo ha comunicato al Dipartimento.
La ragione che dà è esattamente la clausola di cui sopra: chi paga pretende, e un’organizzazione che accetta una volta quel denaro “smette di essere partner e alleato e diventa una filiale, un soggetto dipendente”. Kwaśniewski sostiene che l’istituto viva di donazioni private dei polacchi e non prenda soldi dal governo di Varsavia. Sul proprio sito si presenta come il più grande centro indipendente di ricerca e intervento giuridico del paese. Del rifiuto, però, lì non c’è traccia: ne ha scritto solo il settimanale conservatore Do Rzeczy, che sta nello stesso campo politico dell’istituto. Se le tre offerte sono reali, il Dipartimento di Stato è andato a cercarsi i beneficiari invece di aspettare le domande.
Una selezione, intanto, Washington l’ha già fatta. Due fonti hanno riferito a Reuters che i candidati francesi sono stati esclusi dal programma per il timore di accuse di ingerenza in vista delle presidenziali del 2027, e che la decisione era già stata comunicata alle autorità francesi. Un’organizzazione francese che aveva chiesto un milione di dollari per un lavoro contro la censura sta valutando di spostarsi a Bruxelles per poter partecipare successivamente. Il portavoce del Dipartimento non ha voluto confermare l’esclusione dei candidati francesi: i programmi, ha risposto, sono ancora in deliberazione.
Chi ha scritto il programma
L’autore del programma è Samuel Samson, ventisette anni, entrato al DRL il giorno dell’insediamento di Trump, dopo aver raccolto fondi per un gruppo che porta nell’amministrazione persone con una visione America first. In diciotto mesi ha coltivato i rapporti con i leader della destra radicale europea, con cui dice di condividere una comune lotta di civilizzazione, e ha difeso il piano di sovvenzioni nelle riunioni riservate con i parlamentari. Oggi è una delle figure chiave delle sovvenzioni.
Il vocabolario del bando è decisamente il suo. Nel maggio 2025 il Dipartimento di Stato aveva pubblicato sulla propria newsletter un suo saggio che accusava le élite europee di aver tradito l’eredità occidentale. Attaccava il Regno Unito per gli arresti dei manifestanti antiabortisti e la Germania per aver classificato l’AfD come partito estremista, e paragonava quelle scelte alla demonizzazione subita da Trump.
Sopra di lui c’è Sarah Rogers, di cui mi è capitato di parlare in altre occasioni, sottosegretaria di Stato per la diplomazia pubblica dall’ottobre 2025, che occupa una casella tradizionalmente dedicata agli scambi educativi, professionali e culturali. Da marzo è anche la candidata di Trump alla guida dell’agenzia federale che controlla Voice of America, incarico che manterrebbe insieme a quello attuale.
A febbraio, parlando a Budapest accanto a un collaboratore di Orbán, ha detto che il suo ufficio sarebbe stato schietto e trasparente su tutto. A dicembre aveva girato fra Londra, Parigi, Roma e Milano per incontrare centri studi conservatori e discutere di finanziamenti con gli uomini di Reform: a Londra aveva parlato contro la legge britannica sulla sicurezza online insieme a Toby Young, fondatore della Free Speech Union e oggi membro conservatore della Camera dei Lord.
Il vuoto lasciato da Budapest
Nell’aprile di quest’anno Orbán ha perso le elezioni in Ungheria, dopo che il vicepresidente americano JD Vance e il vicepresidente del Consiglio italiano Matteo Salvini, apparso a Budapest in campagna elettorale, ne avevano sostenuto la corsa.
Quella sconfitta ha chiuso un rubinetto. La Fondazione Lajos Batthyány, che gestisce il Danube Institute con fondi pubblici ungheresi, ha versato ai ricercatori stranieri oltre 420 mila euro e nel 2025 aveva raddoppiato la spesa verso la stampa e i centri studi della destra anglosassone. Il nuovo primo ministro Péter Magyar ha chiuso quel capitolo.
Il programma americano arriva ora a colmare quel vuoto. La dirigenza del Danube Institute ha avviato una ricerca di fondi verso il mondo MAGA, considerato che i temi del bando ricalcano quelli della rete che Budapest ha coltivato per un decennio.
Quello che l’Europa ha fatto finora
Il 15 luglio il cancelliere tedesco Friedrich Merz (citato anche nell’interrogazione italiana di Borghi) ha ricordato che in Germania è illegale finanziare partiti dall’estero: la Germania non interferisce nelle elezioni americane, ha detto, e non vuole che il governo americano interferisca in Germania.
Le difese europee sono costruite per un’altra forma di ingerenza. Lo Scudo europeo per la democrazia, presentato nel novembre 2025, punta alla manipolazione informativa e aggiorna le regole sul finanziamento dei partiti. Accanto corre una proposta di direttiva, presentanta nel 2023 e approvata a fine 2025, che creerebbe registri di trasparenza per chi rappresenta interessi di paesi terzi.
Il 15 settembre, due settimane prima della data in cui i progetti americani sarebbero dovuti partire, il Parlamento europeo ha approvato il proprio rapporto su quello scudo, con 420 voti a favore e 220 contrari dai gruppi della destra sovranista. Fra le minacce esterne indica la Russia come principale, insieme a Bielorussia, Cina, Iran e Corea del Nord. Gli Stati Uniti non compaiono. La difesa europea continua a guardare a est, dove il denaro arriva in tutt’altro modo. Quello di cui si parla qui arriva da ovest, pubblicamente.
Nel frattempo si è votato. Il 6 settembre, in Sassonia-Anhalt, l’AfD ha preso il 43,8 per cento, il miglior risultato della sua storia, e l’ufficio per la protezione della Costituzione di quel Land la classifica come partito di estrema destra accertata. Il 20 settembre, in Meclemburgo, è arrivata prima col 38,2 e i cristiano democratici del cancelliere sono rimasti fuori dal parlamento regionale.
È il terreno su cui quei soldi atterreranno. Il peggior risultato di sempre del suo partito non ha spostato Merz, che resterà in carica, mentre la data di avvio dei tre bandi passava senza un vincitore annunciato.
Un dato sull’impatto della migrazione di massa esiste già, e riguarda curiosamente proprio la premessa di tutti e tre i bandi. La quota di popolazione nata all’estero è poco più del 10 per cento nell’Unione Europea e quasi il 16 per cento negli Stati Uniti, il paese che si offre di finanziare la ricerca europea sul problema.
Chi quelle ricerche le farà dovrà seguire le regole di immagine coordinata del Dipartimento di Stato. Quanto potranno essere affidabili, e a cosa serviranno, se le paga lo stesso governo che ha soffiato sul fuoco di Ceuta fin dalle prime ore, possiamo immaginarlo senza troppo sforzo.
Intanto, in Bosnia
Il leader separatista serbo-bosniaco Milorad Dodik, filorusso e interdetto per sei anni da un tribunale del suo paese, ringrazia Trump: dopo la vittoria del suo partito alle elezioni del 4 ottobre ha detto che senza Washington oggi sarebbero cadaveri politici. Nello stesso discorso ha ringraziato anche Putin.
Il debito ha una data: il 29 ottobre 2025 il Tesoro americano ha tolto le sanzioni a lui e ai suoi senza spiegare perché. Erano mesi che figure vicine a Trump facevano pressione: Rudy Giuliani, l’ex governatore dell’Illinois Rod Blagojevich, che aveva definito armi le sanzioni, e l’attivista Laura Loomer, ringraziata da un lobbista per aver raccolto l’appello.
La legge usata come un’arma politica, cioè quello che il bando chiama lawfare. Non avrei saputo trovare un termine migliore.
Immagine in anteprima: Dario De Leonardis
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