Il memorandum firmato da Urso ad Abu Dhabi è l’ultimo tassello di una relazione cresciuta rapidamente nell’ultimo periodo. Investimenti, data center, materie prime critiche, farmaceutica e industria militare: Roma e Abu Dhabi stanno costruendo un partenariato che va ormai ben oltre l’export del Made in Italy.
Il memorandum quinquennale punta a trasformare gli scambi commerciali in vere e proprie partnership industriali. È uno dei risultati della tappa di Adolfo Urso ad Abu Dhabi, dove il ministro delle Imprese e del Made in Italy ha firmato con il ministro emiratino degli Investimenti Mohamed Hassan Al Suwaidi una nuova intesa per favorire investimenti reciproci, joint venture, trasferimento tecnologico e cooperazione tra imprese italiane ed emiratine.
I settori individuati raccontano già la direzione di marcia: intelligenza artificiale, robotica, biotecnologie, life sciences e fintech, ma anche efficienza energetica, economia circolare, rafforzamento delle supply chain e formazione delle competenze. Non più soltanto vendere prodotti italiani nel Golfo, dunque, ma costruire insieme capacità industriale.
La missione è stata anche l’occasione per allargare il confronto alle prospettive complessive della relazione economica bilaterale. Urso ha incontrato il ministro dell’Economia e del Turismo degli Emirati, Abdulla bin Touq Al Marri, con il quale ha discusso di nuovi investimenti reciproci e di cooperazione in una serie di comparti strategici: energia, data center, intelligenza artificiale, robotica, spazio e turismo. Sul tavolo anche il contributo della tecnologia italiana alla sicurezza alimentare e alla modernizzazione delle filiere agroalimentari.
«Il legame tra Italia ed Emirati Arabi Uniti apre nuove opportunità per le nostre imprese e rafforza la capacità di affrontare insieme le sfide comuni», ha spiegato Urso al termine dell’incontro, sottolineando l’obiettivo di trasformare le opportunità individuate «in progetti e investimenti concreti». Un riferimento particolare è andato anche al turismo, alla luce degli investimenti emiratini realizzati nell’ultimo anno nel comparto alberghiero italiano.
La firma è arrivata durante Investopia Bridge ad Abu Dhabi e si inserisce in una relazione economica che negli ultimi due anni ha cambiato passo. Gli Emirati sono oggi il primo mercato di destinazione dell’export italiano nell’area del Mediterraneo e del Medio Oriente. Nel 2024 le esportazioni italiane hanno raggiunto i 7,9 miliardi di euro, con una crescita del 19,4% in un solo anno e del 33,4% rispetto al 2022. L’interscambio complessivo ha sfiorato i 10 miliardi, mentre l’Italia è diventata il secondo fornitore europeo degli Emirati dopo la Germania.
Sono numeri che spiegano perché Abu Dhabi sia entrata anche nel Piano d’azione italiano per l’export verso i mercati extra-Ue ad alto potenziale. Ma il dato commerciale è soltanto una parte della storia. Nel febbraio 2025, durante la prima visita di Stato in Italia del presidente emiratino Mohamed bin Zayed Al Nahyan, Roma e Abu Dhabi hanno compiuto il vero salto di qualità: oltre 40 accordi sottoscritti e l’annuncio da parte emiratina dell’impegno a investire fino a 40 miliardi di dollari in Italia nei settori considerati strategici. Da allora la cooperazione si è allargata quasi sistematicamente alle filiere che oggi definiscono l’autonomia industriale di un Paese.
Sul fronte digitale, Italia ed Emirati hanno aperto un canale specifico su AI, data center e infrastrutture tecnologiche. Il Mimit ha sottoscritto un memorandum con il Ministero degli Investimenti emiratino, mentre Eni, MGX e G42 hanno avviato il progetto per valutare la realizzazione in Italia di campus di data center alimentati in modo sostenibile. TIM e Abu Dhabi Investment Office hanno invece lavorato su comunicazioni cyber e quantistiche, banda larga, IoT e intelligenza artificiale.
Il rapporto si è ulteriormente consolidato nel 2026. A Milano, durante Investopia Europe, G42 e l’italiana iGenius hanno annunciato una collaborazione per il progetto Colosseum, un’infrastruttura di calcolo ad alte prestazioni destinata all’intelligenza artificiale sovrana europea, con G42 come principale finanziatore della fase iniziale.
Accanto al digitale ci sono le materie prime critiche. Il memorandum siglato nel 2025 punta alla cooperazione lungo l’intera catena del valore, dall’esplorazione al riciclo, mentre Eni e il fondo sovrano ADQ hanno avviato un confronto per possibili investimenti in Africa, Nord America e Asia centrale e per eventuali impianti di lavorazione e raffinazione in Italia e negli Emirati. Anche la farmaceutica è entrata nel perimetro, con un’intesa specifica sugli investimenti nella catena del valore e un’attenzione particolare alla produzione di vaccini.
C’è poi un terzo spazio di cooperazione: l’Africa. Qui la convergenza con il Piano Mattei è evidente. SACE ha stretto accordi con gruppi emiratini come AMEA Power e Metito Utilities per sostenere progetti energetici e idrici in Africa, trasformando la partnership bilaterale anche in una piattaforma per operazioni congiunte in Paesi terzi.
Ma è forse nella difesa che il cambio di paradigma appare più chiaramente. Nel febbraio 2025 Guido Crosetto ha firmato con gli Emirati un nuovo accordo di cooperazione militare, poi ratificato definitivamente dal Parlamento italiano nel giugno 2026. L’intesa prevede esercitazioni congiunte, formazione, scambi tra le Forze armate, ricerca scientifica, trasferimento tecnologico e collaborazione industriale.
Sul piano industriale il rapporto è già molto concreto. La joint venture MAESTRAL, costituita da Fincantieri ed EDGE, ha ottenuto un contratto da circa 500 milioni di euro per il supporto e la manutenzione della flotta della Marina degli Emirati e ha ampliato la collaborazione alle tecnologie subacquee. Leonardo ed EDGE hanno a loro volta costruito una partnership nei sistemi aeronautici, terrestri, navali, elettronici e cyber, arrivando alla costituzione di una joint venture con sede negli Emirati, partecipata al 51% da EDGE e al 49% da Leonardo.
È questo il quadro nel quale va letta l’intesa firmata da Urso ad Abu Dhabi. Italia ed Emirati non stanno semplicemente aumentando l’interscambio. Stanno cercando di combinare due caratteristiche complementari: da una parte capacità industriale, tecnologia, manifattura e know-how italiano; dall’altra disponibilità di capitale, velocità decisionale e ambizione di Abu Dhabi a diventare uno dei principali hub mondiali delle nuove tecnologie.
Non a caso la relazione, elevata a partenariato strategico nel 2023, punta ormai verso una partnership sempre più ampia. E il calendario conferma che il dossier resterà aperto: durante la missione è stata annunciata per il 9 aprile 2027 a Milano la prossima edizione italiana di Investopia, appuntamento richiamato dallo stesso Urso nel colloquio con bin Touq come prossimo passaggio per tradurre il dialogo bilaterale in nuovi investimenti.
Da vetrina del Made in Italy a laboratorio di politica industriale comune: in pochi anni il rapporto con gli Emirati ha cambiato natura. E in un contesto in cui tecnologia, energia, materie prime e difesa sono sempre meno compartimenti separati e sempre più elementi della stessa competizione geopolitica, l’asse Roma-Abu Dhabi sembra destinato a diventare uno dei più rilevanti della politica economica italiana nel Golfo.
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