A Lucca il convegno “La carta della competitività” mette al centro energia, investimenti, occupazione e concorrenza internazionale per il futuro del settore
Il settore cartario italiano si trova davanti a un’emergenza energetica e industriale che non può più essere considerata soltanto congiunturale. In gioco ci sono la tenuta della base produttiva nazionale e, insieme a essa, una componente fondamentale dell’economia circolare italiana.
È questo il quadro emerso a MIAC 2026, in apertura della manifestazione di Lucca, durante il convegno “La carta della competitività”, promosso da Assocarta e Confindustria Toscana Nord e moderato da Ilaria Vesentini di Italy Post.
Competitività industriale, costo dell’energia, transizione digitale, valorizzazione delle risorse umane e capacità di affrontare i cambiamenti dei mercati internazionali sono stati i principali temi del confronto.
Dopo l’indirizzo di saluto di Andrea Cavani, in rappresentanza del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, i lavori sono stati aperti da Stefano Di Colli, senior economist del Centro Studi Confindustria, con un intervento dedicato alle “Leve della competitività dell’industria”.
Di Colli ha sottolineato il ruolo della carta italiana come esempio concreto di economia circolare. Il settore utilizza in larga parte materia prima seconda, recupera e ricicla carta e cartone e alimenta una filiera industriale capace di creare valore sul territorio nazionale. La perdita di capacità produttiva rischierebbe quindi di indebolire non soltanto l’industria cartaria, ma l’intero sistema italiano del riciclo.
Il distretto cartario di Lucca tra energia, export e concorrenza extra-UE
Il peso del distretto lucchese è stato al centro dell’intervento di Tiziano Pieretti, vicepresidente di Confindustria Toscana Nord e presidente della sezione Carta e cartotecnica dell’associazione.
“L’industria cartaria lucchese si inserisce a pieno titolo nel quadro nazionale che presenterà il presidente di Assocarta Lorenzo Poli – osserva Tiziano Pieretti, vicepresidente di Confindustria Toscana Nord, oltre che presidente della sezione Carta e cartotecnica dell’associazione -. Il momento è davvero complesso anche per un sistema industriale importate come il nostro, che fra produzione cartaria e di meccanica per la carta conta 324 imprese con 11.000 occupati e un fatturato di 5,6 miliardi di cui oltre 1,8 miliardi dovuti all’export.
I numeri sull’esplosione dei costi energetici, sulla bolletta del gas e sul peso dell’ETS testimoniano un impatto profondo sulla competitività delle nostre imprese. A queste criticità si aggiunge una forte preoccupazione che riguarda la concorrenza e le importazioni crescenti da Paesi extra-UE. Parliamo di mercati e produttori che entrano sul nostro territorio senza dover rispettare i severi vincoli che noi applichiamo da sempre in materia di tutele sociali, welfare, salute dei lavoratori e rispetto dell’ambiente.
“Noi in Italia e a Lucca non facciamo semplicemente carta: facciamo un prodotto che incorpora un modello etico, un’attenzione al territorio e un’impronta green e sostenibile reale. Non è accettabile subire una competizione penalizzata da regole asimmetriche.
Dobbiamo saper trasferire questo valore aggiunto ai clienti e ai consumatori finali, affinché la scelta d’acquisto premi la qualità, la sicurezza e la vera sostenibilità rispetto al solo prezzo del prodotto importato. Come Confindustria Toscana Nord sosteniamo con forza la necessità di politiche industriali e commerciali europee che riequilibrino queste condizioni e tutelino la nostra filiera”.
Il “saper fare” lucchese come leva di competitività
“Tuttavia, in apertura di questa importante fiera, vorrei lanciare un messaggio di motivata fiducia. Di fronte a queste sfide non siamo disarmati. Il distretto di Lucca ha un punto di forza unico e non replicabile: noi siamo straordinariamente bravi a fare il nostro mestiere.
Il “saper fare” lucchese è una realtà industriale solida, fondata su un ecosistema completo: un’integrazione unica tra cartiere, meccanica, tecnologia e servizi ad altissima specializzazione; la capacità di innovare costantemente i processi per offrire prodotti di altissima qualità, trasparenti e rispettosi dell’ambiente; una competenza e una cultura del lavoro che ci hanno sempre permesso di superare i momenti complessi e confermarci leader” prosegue Tiziano Pieretti.
Non c’è dubbio che le pressioni sui costi energetici e le distorsioni del mercato globale richiedano risposte istituzionali ferme e immediate. Ma l’orgoglio, la qualità e la competenza del distretto di Lucca sono la nostra garanzia per il futuro: la capacità di competere ce l’abbiamo nelle mani e nella testa.”
Il confronto ha permesso di approfondire le caratteristiche del distretto cartario lucchese, il suo ruolo nel panorama industriale europeo e le difficoltà legate alla necessità di mantenere nel tempo competitività, investimenti e occupazione in uno scenario internazionale in continua evoluzione.
Energia e decarbonizzazione: la competitività passa dai costi industriali
La seconda parte dell’incontro, intitolata “La competitività è una sfida quotidiana”, ha visto gli interventi di Lorenzo Poli, presidente di Assocarta, Vinicio Vigilante, amministratore delegato del GSE, e dell’onorevole Riccardo Zucconi, componente della X Commissione Attività Produttive, Commercio e Turismo, intervenuto con un videomessaggio.
«Per una filiera come quella cartaria, nella quale l’energia incide direttamente sulla capacità di competere, la transizione deve diventare una leva industriale concreta, non un costo aggiuntivo – ha dichiarato Vinicio Vigilante, amministratore delegato del GSE –. Ridurre l’esposizione delle imprese alla volatilità dei prezzi significa favorire l’accesso all’energia rinnovabile attraverso strumenti di lungo periodo, come i contratti di acquisto dell’energia, e sostenere gli investimenti nell’efficienza e nell’autoproduzione. Il GSE è al fianco di Assocarta, e dell’intero settore hard to abate, per rendere questi strumenti più accessibili e accompagnare un percorso che tenga insieme decarbonizzazione, competitività e tutela delle filiere produttive italiane».
Il tema energetico è stato approfondito da Lorenzo Poli attraverso i dati sull’andamento dei costi sostenuti dall’industria cartaria.
“Da febbraio 2026 ad oggi i costi energetici sono più che raddoppiati, con un aumento del 127%: il prezzo medio è passato da 35 a circa 80 euro/MWh. Parallelamente, la bolletta del gas del settore è aumentata del 50,6% rispetto al 2025, raggiungendo 1,3 miliardi di euro, con un’incidenza sul fatturato cresciuta del 63%. Sono numeri che stanno modificando radicalmente le condizioni di competitività delle nostre imprese” ha affermato nel suo intervento il Presidente di Assocarta Lorenzo Poli.
Produzione in calo e importazioni asiatiche in crescita
Gli effetti sulla produzione nazionale sono già evidenti. Nel 2026 Assocarta ha stimato una riduzione del 30% rispetto al 2022 e un utilizzo medio degli impianti sceso al 75%, contro uno storico del 90%.
Parallelamente cresce la pressione dei produttori asiatici, sostenuti da una significativa sovracapacità produttiva e da politiche governative di sostegno. Nella prima metà del 2026 le importazioni dall’Asia sul mercato italiano sono aumentate di oltre il 31%.
ETS e industria cartaria: oltre un miliardo di euro in cinque anni
Tra gli elementi che preoccupano il settore figura anche l’evoluzione del sistema ETS e il suo impatto sui costi industriali.
“Mentre chiediamo all’industria europea di accelerare il percorso di decarbonizzazione – ha proseguito Poli – le politiche ambientali ed energetiche rischiano di non essere accompagnate da strumenti industriali adeguati a preservarne la competitività. Il nuovo sistema ETS, se non modificato, avrà per il settore un costo stimato di 215 milioni di euro all’anno, oltre 1 miliardo nei prossimi cinque anni: il 40% in più rispetto al periodo 2020-2025”.
La questione, secondo Assocarta, va oltre la sola capacità delle imprese di mantenersi competitive sui mercati internazionali e coinvolge direttamente il funzionamento dell’economia circolare italiana.
“In gioco non c’è solo la produzione industriale, ma anche il nostro modello di economia circolare” ha spiegato Poli. “La carta da macero rappresenta circa il 70% della materia prima utilizzata dalle cartiere italiane. Le raccolte differenziate sono una delle poche vere “miniere” di materia prima di cui dispone il nostro Paese. Difendere le cartiere significa quindi difendere una filiera industriale, l’occupazione e il riciclo.”
La necessità di interventi riguarda quindi tanto il breve quanto il lungo periodo, a partire dal contenimento dei costi energetici per le imprese più esposte.
“Nell’immediato” ha concluso Poli “servono misure per contenere il costo del gas, anche attraverso strumenti temporanei per gli energivori. Nel lungo periodo serve una politica industriale che garantisca alle imprese italiane condizioni energetiche competitive rispetto ai principali concorrenti europei che eviti la delocalizzazione delle unità produttive.”
Dal confronto al MIAC 2026 emerge così una questione che coinvolge contemporaneamente energia, politica industriale, commercio internazionale e sostenibilità. Per il settore cartario italiano, preservare la competitività significa infatti difendere non solo capacità produttiva e occupazione, ma anche una filiera del riciclo che rappresenta uno degli elementi strutturali dell’economia circolare nazionale.
“Riceviamo e pubblichiamo integralmente. La redazione specifica di non aver apportato modifiche al testo inviato, declinando ogni responsabilità riguardo alla veridicità, accuratezza e completezza delle informazioni ivi contenute, che restano di esclusiva proprietà e responsabilità dell’azienda mittente.”
#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link







