farmaceutica a 66,8 miliardi nel 25


L’Italia è diventata una piattaforma produttiva sempre più integrata nei mercati globali delle scienze della vita. È la fotografia che emerge dal nuovo report sull’interscambio commerciale del settore Life Science realizzato dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy. Ma dietro i numeri complessivi dell’export si possono intercettare tre storie differenti: la farmaceutica ha costruito un surplus commerciale molto consistente; i dispositivi medici continuano a presentare un saldo negativo; il biotech per la salute è protagonista della trasformazione più rapida, passando in soli quattro anni da un deficit a un avanzo vicino ai 4 miliardi di euro.

Nel 2025 la farmaceutica italiana ha esportato infatti 66,8 miliardi di euro, ma soprattutto ha portato il proprio surplus commerciale a 33,4 miliardi, partendo dai 5 miliardi del 2021. Le esportazioni sono cresciute mediamente del 21,1% l’anno nel periodo 2021-2025, contro una crescita dell’import del 6,4%. Anche i primi tre mesi del 2026 confermano il trend: export +5,7%, import +5,6% e saldo +5,9%.

Farmaceutica: un surplus costruito su prodotti ad alto valore

Un dettaglio particolarmente significativo riguarda la composizione dell’export. Quasi l’85% delle esportazioni farmaceutiche del 2025 è concentrato nelle prime tre categorie individuate dal report: medicamenti per uso terapeutico o profilattico, con 25,3 miliardi di euro e il 38% dell’export; medicamenti con ormoni o steroidi ad azione ormonale, con 20 miliardi e il 29,9%; prodotti immunologici, con 11,5 miliardi e il 17,2%. Vaccini e antibiotici aggiungono rispettivamente 3,15 e 1,75 miliardi.

Anche la geografia racconta un sistema fortemente internazionale. Gli Stati Uniti assorbono il 23,3% dell’export farmaceutico italiano, seguiti da Svizzera e Belgio. Sul fronte degli approvvigionamenti, invece, il Belgio vale il 19,2% dell’import, i Paesi Bassi il 14,6% e la Germania il 14,3%. Ne emerge una filiera profondamente integrata con gli hub produttivi europei, mentre gli Stati Uniti rappresentano il principale sbocco commerciale.

Il confronto con la Cina aggiunge un elemento interessante: nel farmaceutico l’Italia ha avuto nel 2025 un export verso il Paese asiatico di circa 1,3 miliardi di euro, oltre il doppio della media europea, ma anche importazioni per circa 1,8 miliardi, che hanno determinato un’inversione rispetto agli anni precedenti e un saldo negativo. Il Rapporto segnala quindi una crescente intensità degli scambi con la Cina, ma anche un cambiamento della loro composizione.

Il paradosso dei farmaci critici: il deficit è enorme, ma molto concentrato

È probabilmente uno dei passaggi più interessanti dell’intero Report e merita una lettura più cauta rispetto al solo dato del disavanzo. Considerando i codici doganali che comprendono almeno un farmaco critico della lista EMA 2026, l’import italiano è passato da 10,7 miliardi nel 2021 a 38 miliardi nel 2025, mentre l’export è cresciuto da 5,4 a 9,3 miliardi. Il risultato è un disavanzo di 28,7 miliardi di euro.

Il 75,6% dell’import relativo a questi codici è concentrato in appena due voci doganali, che da sole generano il 98,2% del deficit. E qui arriva la precisazione metodologica più importante: quelle due categorie hanno un contenuto merceologico molto più ampio dei soli farmaci critici. Una delle due comprende 114 molecole, ma solo sette sono presenti nella lista EMA; l’altra ne comprende 661, di cui appena nove critiche.

Complessivamente, dunque, le molecole effettivamente critiche sono 16 su 775, appena il 2,1% delle molecole classificate nei due codici. Se si eliminano quei due codici dall’analisi, il disavanzo passa da 28,7 miliardi a circa 527 milioni di euro. È un elemento che cambia sostanzialmente la lettura del fenomeno: il deficit associato ai farmaci critici non è distribuito uniformemente sull’intero paniere, ma risulta fortemente concentrato in categorie doganali molto ampie, nelle quali le molecole critiche rappresentano solo una frazione.

Resta tuttavia una dipendenza geografica evidente. Nel 2025 Stati Uniti e Cina rappresentano insieme oltre i due terzi delle importazioni relative ai codici che comprendono farmaci critici: rispettivamente il 35,5% e il 33,6%. E la Cina mostra una dinamica particolarmente marcata: le importazioni italiane sono passate da circa 1,2 miliardi nel 2021 a oltre 12,7 miliardi nel 2025, mentre le esportazioni verso lo stesso Paese sono rimaste comprese tra 150 e 300 milioni.

Dispositivi medici: la crescita dell’export non basta a chiudere il gap

I dispositivi medici hanno aumentato l’export a un ritmo medio annuo del 7,6% tra 2021 e 2025, mentre l’import è cresciuto del 7,1%. Ma il comparto continua a chiudere il 2025 con un saldo negativo di 2,69 miliardi di euro. E il primo trimestre 2026 non mostra, almeno per ora, un’inversione: le esportazioni crescono del 5,6%, ma le importazioni del 9,2%, con un peggioramento del saldo del 15,2%.

Anche qui, però, il dato aggregato va scomposto. Gli Stati Uniti sono il principale mercato extra-Ue per l’export italiano, con 766 milioni di euro e il 14% del totale. La Cina, al contrario, vale 490 milioni di import contro 110 milioni di export: un deficit bilaterale di 380 milioni. Ancora più marcato è il disavanzo con i Paesi Bassi, pari a 2,3 miliardi, seguito da quello con Germania e Belgio.

Interessante anche la composizione merceologica: il prodotto più rilevante sia in export sia in import è rappresentato da strumenti e apparecchi per medicina, chirurgia, odontoiatria e veterinaria. Tra i prodotti con saldo positivo, nel 2025 spiccano invece le siringhe, con 624 milioni di euro di esportazioni. Seguono, tra gli altri, protesi articolari, apparecchi a raggi ultravioletti o infrarossi, sterilizzatori e apparecchi radiologici.

Biotech per la salute: saldo positivo per 3,86 miliardi

È nel biotech per la salute che il Report registra la trasformazione più netta. Nel 2021 il comparto esportava 8,5 miliardi di euro e importava 10,1 miliardi, con un deficit di 1,7 miliardi. Nel 2025 l’export arriva a 22 miliardi, l’import a 18,1 miliardi e il saldo diventa positivo per 3,86 miliardi.

In mezzo c’è un passaggio decisivo: nel 2024 il saldo era già diventato positivo per 1,4 miliardi. Il ritmo della crescita è particolarmente significativo: tra il 2021 e il 2025 l’export biotech cresce mediamente del 26,9% l’anno, contro il 15,6% dell’import. E il dato del primo trimestre 2026 rafforza ulteriormente la tendenza: export +5,6%, import -6,4% e miglioramento del saldo dell’89,1%.

Ma anche qui c’è un elemento da osservare oltre il numero complessivo. Più della metà dell’export biotech italiano è rappresentata dai prodotti immunologici: 11,5 miliardi di euro, pari al 52,3% del totale. Vaccini e antibiotici aggiungono rispettivamente il 14,3% e l’8%. Sul fronte dell’import, invece, i prodotti immunologici in due diverse categorie valgono insieme quasi il 49% degli acquisti dall’estero. 

È quindi un comparto in forte espansione, ma non ancora indipendente dalle catene internazionali del valore. I Paesi Bassi rappresentano il 22,2% dell’import biotech italiano, la Germania il 15,7% e il Belgio il 13%: i primi tre fornitori concentrano oltre la metà degli acquisti. Dall’altro lato, gli Stati Uniti da soli assorbono il 31,7% dell’export italiano, quasi 7 miliardi di euro.

La crescita italiana non coincide ancora con una leadership europea

Il confronto europeo permette infine di ridimensionare e, allo stesso tempo, qualificare il risultato italiano. Nel biotech per la salute l’Italia è quinta nell’UE per export, ma la distanza dai principali grandi esportatori rimane ampia. Nel 2025 Irlanda e Germania superano entrambe i 64 miliardi di euro di export, mentre i Paesi Bassi superano i 45 miliardi. L’Italia arriva a oltre 22 miliardi. Il Report calcola che, considerando la media 2021-2025, il Paese europeo leader di ciascun anno abbia esportazioni superiori a quelle italiane di circa il 288%.

Il dato interessante, però, è che l’Italia è cresciuta in modo costante durante tutto il quinquennio, mentre alcuni grandi competitor hanno avuto andamenti più volatili o una fase di rallentamento. Il Rapporto mostra dunque una posizione italiana ancora distante dai grandi hub europei, ma caratterizzata da una progressione sostenuta.

Anche il legame con la Cina evidenzia una peculiarità. Nel biotech le importazioni italiane dal mercato cinese sono scese da un picco di circa 775 milioni di euro nel 2022 a circa 310 milioni nel 2025. Le esportazioni, però, sono scese a loro volta, da 200 milioni nel 2022 a circa 120 milioni nel 2025. L’Italia resta quindi in deficit bilaterale, mentre a livello UE gli scambi con la Cina generano nel biotech un surplus europeo di circa 2,7 miliardi.

Dalla quantità dell’export alla qualità delle filiere

La questione che emerge dal Report non è soltanto quanto l’Italia riesca a vendere all’estero, ma da quali prodotti dipenda la capacità di esportare, da dove arrivino gli input produttivi e quanto siano diversificate le catene di approvvigionamento.

La farmaceutica dispone oggi di un surplus molto ampio, ma mostra una forte esposizione alle importazioni in alcune categorie associate ai farmaci critici. I dispositivi medici esportano e crescono, ma non hanno ancora colmato il deficit commerciale. Il biotech è il comparto che ha compiuto il salto più evidente, trasformando un deficit di 1,7 miliardi nel 2021 in un surplus di quasi 3,9 miliardi nel 2025.

È anche per questo che le conclusioni del Ministero spostano l’attenzione dall’interscambio alla struttura industriale: tra le sfide individuate figurano la dipendenza da fornitori extraeuropei per materie prime e sostanze critiche, la competizione internazionale, la necessità di aumentare gli investimenti in ricerca e sviluppo e il rafforzamento della capacità produttiva nazionale negli ambiti considerati strategici dall’UE. Il Report indica quindi nella resilienza delle filiere e nello sviluppo delle tecnologie emergenti due elementi centrali per consolidare la competitività del settore Life Sciences italiano.

In altre parole, la competitività italiana nelle scienze della vita non si giocherà soltanto sulla capacità di esportare più farmaci, dispositivi o prodotti biotech, ma anche sulla capacità di controllare una quota maggiore delle tecnologie, delle competenze e degli approvvigionamenti che rendono possibile quell’export.

Come ha ribadito il ministro Adolfo Urso in occasione dell’annuncio del programma di ricerca di AstraZeneca in Italia – frutto della collaborazione della multinazionale con il Mimit e la Fondazione Tech e Biomedical – «l’Europa, anche nella farmaceutica, rischia di subire il confronto globale tra Stati Uniti e Cina, e il ritardo più evidente è negli investimenti in ricerca e innovazione. Nello scenario geopolitico attuale, l’Italia – che è considerata la fabbrica dei farmaci – può diventare sempre più centrale come polo della ricerca. Serve però un quadro regolatorio europeo adeguato e una protezione dei brevetti in grado di sostenere investimenti e innovazione, perché l’autonomia strategica nel campo della salute è una priorità per tutto il continente».


#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link

Source link

🚀 #Finsubito | Gruppo Retefin

Affianchiamo imprese e professionisti in tutta Italia nell’accesso alle migliori opportunità di Finanza d’Impresa, Finanza Agevolata, Sostenibilità e Compliance. 🇮🇹

💼 Operiamo esclusivamente attraverso mediatori e operatori autorizzati, offrendo un servizio professionale, trasparente e orientato alle reali esigenze della tua impresa.

✨ Consulenza gratuita e zero costi di istruttoria: analizziamo la situazione della tua azienda, individuiamo le opportunità più adatte e ti supportiamo nella valorizzazione del tuo profilo finanziario e aziendale nei confronti di banche e partner.

📈 Dalla diagnosi iniziale alla strategia finanziaria, siamo al tuo fianco per trasformare le esigenze della tua impresa in concrete opportunità di crescita, investimento e sviluppo.

🔎 Scopri come possiamo supportare la tua impresa. 👉 Contattaci per una prima valutazione.

เติมเกม