Brindisi, presentazione de “I Colori dell’Energia”, Brindisi 15-17 ottobre 2026
Brindisi – Dopo il successo dello scorso anno, torna “I Colori dell’Energia” che si terrà a Brindisi presso il Castello Alfonsino – Forte a Mare, dal 15 al 17 ottobre. L’evento, le cui novità sono state illustrate nel Salone di Rappresentanza della Prefettura, dopo la presentazione nella Capitale, tiene accesi dibattito e riflettori sulla necessità di autonomia energetica a livello nazionale. Per tagliare il traguardo della certezza degli approvvigionamenti è necessario un sistema produttivo competitivo, un puzzle complesso fatto di tessere strategiche quali: un migliore utilizzo dell’energia, un minor impiego di combustibili fossili, un’ampia rete di fornitori, tecnologie d’avanguardia a supporto delle imprese protagoniste della transizione.
L’evento sarà l’occasione per presentare in maniera esaustiva il “Rapporto 2026 sul settore energetico italiano e le sue filiere industriali”, un lavoro che mette insieme sicurezza, costi, infrastrutture e industria, con una particolare attenzione al ruolo delle piccole e medie imprese.
Alcune evidenze del rapporto, come sono state anticipate nel corso della conferenza stampa a cui hanno partecipato il prefetto di Brindisi, Guido Aprea, il sindaco di Brindisi, Giuseppe Marchionna, il Presidente di Confindustria Brindisi, Giuseppe Danese, e il Presidente de “I Colori dell’Energia”, Gabriele Menotti Lippolis.
«Siamo onorati di ospitare in prefettura la presentazione di questa iniziativa – ha dichiarato Guido Aprea, Prefetto di Brindisi -. Come è stato ribadito a Roma, questo evento non ha solo una valenza in termini di sicurezza energetica, non è “solo” sviluppo delle imprese in un territorio particolarmente impegnato nella transizione energetica – che pure sarebbe sufficiente a dimostrarne la valenza- ma è un passaggio epocale, così potremmo definirlo, dall’energia fossile all’energia del futuro. E questo apre, per quanto di interesse di un prefetto, a due questioni: tutela dei lavoratori e sicurezza del territorio. Le aziende interessate ad investire qui basano il proprio interesse anche sul fatto che il nostro è un territorio sicuro rispetto ai rischi dell’ordine e della sicurezza pubblica. Noi lavoriamo per questo, siamo una squadra».
«Sarà l’occasione giusta per dimostrare, ancora più compiutamente- ha aggiunto il Sindaco di Brindisi, Giuseppe Marchionna- tutte le iniziative che sono in atto nell’area industriale per un completo passaggio di transizione energetica da fonti fossili a fonti rinnovabili. Da questo punto di vista siamo assolutamente convinti che l’area industriale di Brindisi, che peraltro è la più grande di tutta la Puglia, la più infrastrutturata e soprattutto quella con maggiori articolazioni di produzioni, rappresenti un grande banco di prova per l’intero Mezzogiorno. E’ per questo motivo che I Colori dell’Energia rappresentano un momento di confronto essenziale non solo per la città, ma per tutta la provincia».
« “I Colori dell’Energia” – afferma il Presidente di Confindustria Brindisi Danese – rappresenta un appuntamento di rilievo per la diffusione della conoscenza su questi temi, lo testimonia il fatto che all’evento – anche quest’anno – parteciperanno esperti del settore che forniranno aggiornamenti sulla situazione energetica attuale, in Europa e nel resto del mondo. Il rapporto stilato dagli esperti, di fatto, conferma che la percentuale di energia importata nel nostro Paese è di gran lunga superiore alla media europea. Vuol dire che individuare soluzioni che abbattano questa percentuale è ormai imprescindibile e non più rinviabile. Auspichiamo, anche grazie al contributo di questi esperti, di arrivare a una soluzione, a una linea guida da seguire e da sviluppare col tempo. L’obiettivo è trovare la strada e gli strumenti per rendere le nostre imprese, la nostra industria, sempre più competitive. Partire dalla disponibilità energetica e dall’abbattimento dei costi per l’approvvigionamento è un ottimo inizio.»
«La sicurezza energetica – ha sottolineato Gabriele Menotti Lippolis, Presidente de I Colori dell’Energia – va letta oggi in modo più ampio: non riguarda soltanto la disponibilità delle fonti, ma la capacità del sistema di reagire agli shock, adeguare le infrastrutture e valorizzare le competenze industriali del Paese. La pianificazione al 2030 indica, ad esempio, un fabbisogno di 71,5 GWh di accumuli, al netto dei pompaggi esistenti: un dato che mostra quanto la transizione dipenda non solo da quanta energia riusciamo a produrre, ma anche dalla capacità di gestirla e renderla disponibile quando serve. È su questa integrazione tra energia, infrastrutture e industria che si gioca una parte importante della competitività futura del Paese».
Il rapporto: alcuni dati chiave
Il punto di partenza resta la forte dipendenza energetica dall’estero. Nel 2024 le importazioni nette coprivano il 73,9% dell’energia lorda disponibile in Italia, contro il 57,3% della media europea. È un dato inferiore al picco del 79,5% del 2022, ma ancora molto distante dalla media dell’Unione. Per il gas naturale la dipendenza raggiunge il 95,2%; per petrolio e prodotti petroliferi, esclusi i biocarburanti, l’89,8%.
La diversificazione avviata dopo l’invasione russa dell’Ucraina ha ridotto il rischio legato a un singolo fornitore, senza però mettere l’Italia al riparo dagli shock internazionali. Le tensioni in Medio Oriente lo dimostrano chiaramente. Nel 2025 dallo Stretto di Hormuz passavano circa un quarto del commercio marittimo mondiale di petrolio e quasi un quinto degli scambi globali di GNL. Quando una rotta così importante entra in crisi, gli effetti si trasmettono rapidamente attraverso i prezzi, i noli, i costi assicurativi e la competizione tra Europa e Asia per i carichi disponibili.
Per questo la sicurezza energetica va letta in modo più ampio. Non conta soltanto da chi si compra energia, ma anche attraverso quali rotte arriva, con quali infrastrutture e quanto rapidamente una fornitura può essere sostituita. È una questione che riguarda direttamente anche le imprese, soprattutto quelle più esposte ai costi energetici e con minori possibilità di copertura.
Il rapporto dedica ampio spazio alla filiera industriale, perché la transizione può generare valore in Italia solo se una parte significativa degli investimenti si traduce in capacità produttiva, innovazione e lavoro qualificato.
Il nucleo più ristretto del settore – la fornitura di energia elettrica, gas, vapore e aria condizionata – contava nel 2023, secondo Istat, circa 10.100 imprese e quasi 98.000 addetti. Ma la filiera del valore è molto più ampia e comprende componentistica, cavi, trasformatori, inverter, elettronica di potenza, installazione, manutenzione, ingegneria, software e servizi di efficienza. Tenendo conto anche dell’indotto, il comparto energetico italiano conta oltre 55.000 imprese attive lungo tutta la catena del valore, con circa 300.000 addetti diretti e più di 800.000 occupati complessivi.
È un effetto che si distribuisce lungo una catena del valore molto più ampia delle sole utility. Logistica, commercio e servizi operativi rappresentano la componente più rilevante; seguono i servizi di supporto, l’ingegneria e i servizi tecnici, gli input produttivi e le attività legate a reti, impianti e costruzioni.
Dentro questa filiera, le PMI hanno un ruolo particolarmente importante nei segmenti intermedi: lavorazioni specialistiche, componentistica, integrazione di sistemi, manutenzione, servizi tecnici e digitali. Qui il limite non è soltanto la dimensione aziendale. Molto spesso pesano l’accesso alle grandi commesse, i costi di certificazione, le garanzie richieste nelle gare, i tempi di pagamento, gli anticipi sui materiali e il capitale circolante necessario per sostenere contratti lunghi.
Da qui la proposta di lavorare su strumenti molto concreti: programmi di qualificazione dei fornitori, standard tecnici comuni, centri prova condivisi e maggiore visibilità sui piani di acquisto dei grandi operatori. Anche il credito e le garanzie possono essere costruiti meglio intorno ai tempi effettivi delle commesse, accompagnando investimenti, certificazioni e fabbisogni di capitale circolante. La questione di fondo è quanta parte degli investimenti energetici realizzati in Italia riesca davvero a trasformarsi in valore aggiunto, export e occupazione nel Paese.
Sul fronte della transizione, i dati mostrano che non basta aumentare la capacità installata. Nel 2025, secondo le stime Eurostat, la quota di energia da fonti rinnovabili sul consumo finale lordo era pari al 20,8% in Italia, contro il 26,2% dell’UE. Nel sistema elettrico, Terna indica invece una copertura del fabbisogno da rinnovabili del 41%, in lieve calo rispetto al 42% del 2024, nonostante la crescita del fotovoltaico, soprattutto per effetto della minore produzione idroelettrica.
Questi numeri ricordano anche che fotovoltaico ed eolico, da soli, non risolvono il problema. La nuova capacità deve procedere insieme a reti, accumuli, interconnessioni e domanda flessibile.
Resta poi il tema dei prezzi. Nel secondo semestre 2025, per le utenze non domestiche con consumi annui tra 500 e 1.999 MWh, il prezzo medio dell’elettricità in Italia era pari a 22,03 centesimi di euro per kWh, al netto di IVA e altri oneri recuperabili: circa il 20% sopra la media UE, il 44% sopra la Francia e il 66% sopra la Spagna, ma leggermente sotto la Germania. È un confronto riferito a una specifica fascia di consumo, ma conferma quanto il costo dell’energia continui a pesare sulla competitività delle imprese. La componente fiscale mantiene un’incidenza rilevante. Nell’Unione europea tasse e oneri pesano per circa il 17,7% del prezzo finale, mentre in Italia raggiungono il 23,7%, un livello sensibilmente più elevato rispetto alla media europea.
In questo quadro anche il nuovo nucleare può rappresentare, nel medio-lungo periodo, una delle opzioni per aumentare la disponibilità di energia programmabile a basse emissioni. Il rapporto invita però a procedere per fasi: prima competenze, filiera, capacità regolatoria e valutazione delle tecnologie; poi, sulla base di costi, tempi e rischi effettivi, eventuali decisioni di investimento. Ingegneria, componentistica, materiali, controlli e servizi possono comunque offrire opportunità alle imprese italiane prima ancora dell’eventuale costruzione di impianti sul territorio nazionale.
In questa prospettiva, il confronto tra tecnologie diventa meno utile se resta astratto. Efficienza, rinnovabili, reti, accumuli, interconnessioni e nucleare hanno tempi, costi e funzioni diverse. La scelta non è necessariamente tra l’una e l’altra, ma riguarda il modo in cui combinarle per ridurre la vulnerabilità del Paese, contenere il costo dell’energia e rafforzare la base industriale.
Per questo il risultato della transizione non può essere misurato soltanto nei megawatt installati. Conta anche quanto si riducono le importazioni, quanto diventa più stabile il sistema, quanto valore aggiunto resta in Italia e quante imprese italiane, a partire dalle PMI, riescono a entrare nelle nuove catene del valore dell’energia.
La priorità è quindi creare le condizioni perché gli investimenti si traducano in capacità produttiva: regole stabili, tempi autorizzativi più brevi, infrastrutture adeguate e strumenti che favoriscano la partecipazione delle imprese italiane alle nuove filiere energetiche.
I COLORI DELL’ENERGIA 2026: IL PROGRAMMA
Dal 15 al 17 ottobre, il Castello Alfonsino – Forte a Mare di Brindisi ospiterà la seconda edizione de I Colori dell’Energia, con un programma articolato in confronti istituzionali, approfondimenti scientifici con ricercatori, protagonisti industriali e momenti dedicati a tecnologie, competenze e nuove filiere della transizione energetica.
-Si parte giovedì 15 ottobre ore 10:00 con L’INAUGURAZIONE – sala dell’Installazione – Ruolo delle istituzioni nella transizione energetica
-ORE 11 Sostenibilità e sicurezza energetica nel nuovo (dis)ordine globale
-ORE 12 Le competenze per la transizione: formazione e nuovi mestieri dell’energia
-ORE 15 Eolico ed eolico offshore: asset decisivo per la decarbonizzazione e la sostenibilità
-ORE 16 Ricerca e innovazione tecnologica per il nuovo nucleare in Europa e in Italia
VENERDI’ 16 OTTOBRE:
-ORE 10 Data center, AI: nuovi giganti energivori o fattori di un mercato dell’energia che cambia?
-ORE 11 La PA al centro della transizione energetica: strategie di efficientamento del patrimonio edilizio pubblico e sanitario
-ORE 12 La manifattura delle fonti energetiche: PMI, competenze e tecnologie per guidare la transizione – Presentazione del Rapporto 2026 de “I COLORI DELL’ENERGIA”
-ORE 15 L’idrogeno protagonista del futuro energetico del Paese
-ORE 16:30 Mobilità sostenibile: soluzioni energetiche e tecnologiche
SABATO 17 OTTOBRE
-ORE 10 Le rinnovabili al centro del sistema energetico nazionale: permitting, tecnologie e filiera industriale per andare oltre
-ORE 11:30 Acqua, bene comune per la sostenibilità
-ORE 12:30 Conclusioni con il Vice Presidente della Commissione Europea Raffaele Fitto ed il Presidente Lippolis.
-Nella sala del Camino:
-giovedì 15 ottobre ore 15:30 con ODCEC Brindisi “Sostenibilità e accesso al credito”
-venerdì 16 ottobre ore 15:30 con Fondazione Giangiacomo Feltrinelli “Stanza del tempo”
Foto/video: S.C.
Gabriele Menotti Lippolis, presidente de “I Colori dell’Energia”
Guido Aprea, Prefetto della città di Brindisi












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