Factoring pro soluto, reverse e maturity


Un’impresa può generare cassa con il factoring in tre modi: cedendo in via definitiva i crediti verso i clienti (acquisto a titolo definitivo, ATD), offrendo ai fornitori l’anticipo delle fatture (reverse factoring) oppure ottenendo dal factor più tempo per pagare (maturity). Il primo strumento accelera gli incassi, gli altri due agiscono sui pagamenti ai fornitori. Costi ed effetti sul bilancio sono diversi e vanno valutati prima di firmare.

Che cos’è l’acquisto a titolo definitivo (ATD) dei crediti?

È una cessione pro soluto: una banca o una società di factoring acquista un credito commerciale, o un pacchetto di crediti, pagando subito un prezzo inferiore al valore nominale. Lo sconto remunera il tempo che manca alla scadenza, il rischio assunto e il servizio. L’impresa trasforma le fatture in liquidità e trasferisce al cessionario il rischio di insolvenza del cliente.

Due precisazioni. Per la legge 21 febbraio 1991, n. 52, chi cede il credito garantisce di regola la solvenza del debitore (art. 4): perché l’acquisto sia davvero definitivo, il cessionario deve rinunciare a questa garanzia nel contratto. Inoltre il cedente risponde sempre dell’esistenza del credito (art. 1266 del codice civile): una contestazione del cliente sulla fornitura non è insolvenza e resta, di norma, a carico dell’impresa.

Perché l’ATD migliora la posizione finanziaria netta?

La posizione finanziaria netta (PFN) è la differenza tra debiti finanziari e liquidità. Con un anticipo fatture, o con una cessione pro solvendo, il credito resta in bilancio e la somma ricevuta è un debito finanziario: aumenta la cassa, ma aumenta anche il debito, e la PFN non cambia. Con l’ATD il credito esce dal bilancio e la liquidità entra senza nuovo debito.

Vale però a una condizione. Il principio contabile OIC 15 consente di cancellare il credito solo se sono trasferiti sostanzialmente tutti i rischi (paragrafo 71), considerando tutte le clausole del contratto: obblighi di riacquisto, franchigie, penali (paragrafo 73). In caso contrario la somma anticipata si iscrive come debito di natura finanziaria (paragrafo 75), anche se il contratto si chiama «pro soluto».

Come funziona il reverse factoring?

Qui l’iniziativa è dell’impresa che acquista. L’azienda stipula un accordo quadro con il factor e riconosce i debiti verso i propri fornitori; questi possono cedere le fatture e incassarle in anticipo, a condizioni che riflettono il merito creditizio dell’acquirente. Il costo dell’anticipo è di norma a carico del fornitore che cede il credito. Per l’impresa il vantaggio è una filiera finanziariamente più stabile e una base più solida per concordare con i fornitori termini di pagamento più lunghi.

Con un limite di legge: nelle transazioni tra imprese i termini superiori a 60 giorni devono essere pattuiti espressamente, provati per iscritto e non essere gravemente iniqui per il creditore (art. 4, comma 3, del d.lgs. 9 ottobre 2002, n. 231).

Che cos’è il maturity factoring?

Nel maturity il factor paga il fornitore alla scadenza della fattura, o a una data prefissata: il fornitore ha un incasso a data certa. All’impresa debitrice il factor può concedere una dilazione ulteriore, a titolo oneroso: l’azienda paga più tardi, sostenendo interessi e commissioni sul periodo aggiuntivo, senza scaricare il ritardo sul fornitore.

C’è un effetto da conoscere. Quando è il factor a pagare il fornitore e l’impresa rimborsa il factor in un secondo momento, il debito cambia natura: da commerciale a finanziario, verso altri finanziatori. I principi contabili classificano infatti i debiti in base alla loro natura (OIC 19, paragrafo 21A) e la bozza del nuovo OIC 10, in consultazione nel 2026, illustra proprio questo caso. Il maturity dà respiro alla cassa, non riduce l’indebitamento.

Quale strumento per quale esigenza?

Strumento Effetto sulla cassa Chi sostiene il costo Effetto sulla PFN
ATD Incasso immediato dei crediti ceduti Impresa cedente (sconto sul valore nominale) Migliora, se il credito è cancellato dal bilancio
Reverse factoring Fornitori pagati prima; margine per termini più lunghi Di norma il fornitore che chiede l’anticipo Invariata finché il debito resta commerciale
Maturity con dilazione Pagamento rinviato oltre la scadenza Impresa debitrice (interessi sulla dilazione) Il debito dilazionato diventa finanziario

Che cosa valutare prima di scegliere?

  1. Costo complessivo: sconto, interessi e commissioni vanno confrontati con il costo delle altre fonti (fido di cassa, anticipo fatture) e con il beneficio atteso.
  2. Clausole di rivalsa: stabiliscono se il rischio è davvero trasferito e come l’operazione sarà rappresentata in bilancio.
  3. Rapporto con clienti e fornitori: la cessione può essere notificata al debitore e incide sulle relazioni commerciali.
  4. Piano di cassa: l’operazione va inserita nel budget di tesoreria, per verificare che copra un fabbisogno e non lo sposti soltanto in avanti.

ATD, reverse factoring e maturity sono prodotti offerti da banche e intermediari finanziari. Lo Studio affianca l’impresa nell’analisi che viene prima: misura del fabbisogno, confronto dei costi, effetti su bilancio e PFN, all’interno della gestione strategica dei flussi di cassa.

Domande frequenti

Che differenza c’è tra cessione pro soluto e pro solvendo?

Nella cessione pro soluto il rischio che il cliente non paghi passa alla banca o alla società di factoring. Nella cessione pro solvendo resta all’impresa che cede il credito, che deve restituire quanto ricevuto se il debitore è insolvente. Per la legge 52/1991 la garanzia di solvenza è la regola, salvo rinuncia del cessionario.

L’acquisto a titolo definitivo elimina ogni rischio sul credito ceduto?

Elimina il rischio di insolvenza del cliente, se il contratto non prevede rivalse. Non copre le contestazioni sulla fornitura: chi cede il credito ne garantisce l’esistenza (art. 1266 del codice civile), quindi merce difettosa, resi e note di credito restano di norma a carico dell’impresa cedente.

Chi paga il costo del reverse factoring?

Di norma il fornitore che chiede l’anticipo della fattura, a condizioni legate al merito creditizio dell’impresa acquirente. Se l’impresa acquirente ottiene dal factor una dilazione oltre la scadenza, interessi e commissioni sul periodo aggiuntivo sono a suo carico. La ripartizione dipende comunque dagli accordi tra le parti.

Il maturity factoring riduce i debiti dell’impresa?

No. Sposta in avanti il pagamento: il fornitore è pagato dal factor alla scadenza e l’impresa rimborsa il factor più tardi, con interessi. Il debito non si riduce e cambia natura, da commerciale a finanziario. È uno strumento di tesoreria, da usare dentro una pianificazione dei flussi di cassa.

Fonti e riferimenti

  1. Legge 21 febbraio 1991, n. 52 — Disciplina della cessione dei crediti di impresa, artt. 1 e 4 (Normattiva)
  2. Codice civile, art. 1266 — Obbligo di garanzia del cedente (Normattiva)
  3. D.lgs. 9 ottobre 2002, n. 231, art. 4 — Termini di pagamento nelle transazioni commerciali (Normattiva)
  4. OIC 15 «Crediti», paragrafi 71-77 e Appendice A — Cancellazione dei crediti (Fondazione OIC)
  5. OIC 19 «Debiti», paragrafi 21A e 28 — Classificazione dei debiti (Fondazione OIC)
  6. OIC 10 «Rendiconto finanziario», bozza in consultazione 2026, esempio illustrativo n. 2 su factoring e reverse factoring (Fondazione OIC)
  7. Assifact, Associazione Italiana per il Factoring — Glossario (voci: cessione pro soluto, maturity factoring, reverse factoring)

Questo articolo ha finalità informative e divulgative e non costituisce consulenza professionale. I contenuti sono aggiornati alla data indicata: norme, prassi e scadenze possono cambiare. Per valutare il tuo caso specifico contatta lo Studio.

L’autrice
Dott.ssa Stefania Albertin

Dottore Commercialista iscritta all’Ordine di Padova e Revisore Legale. Da oltre vent’anni affianca imprenditori e PMI su flussi di cassa, finanza d’impresa e crescita.

Chi sono


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