L’analisi di Confindustria Nautica. Il presidente Formenti: «L’alto di gamma continua a andare bene e la piccola nautica risente di più delle incertezze e delle difficoltà della classe media»
I numeri certificano ancora una volta la capacità e i successi della nautica da diporto italiana che, nel 2025, nonostante una situazione geopolitica mondiale assai complessa, ha fatto segnare un nuovo record del fatturato industriale a 8,72 miliardi di euro (+1,4% su base annua), il massimo storico dell’export a 4,4 miliardi, una quota del 52% degli ordini mondiali di superyacht e una crescita del 3% dell’occupazione a 32.420 addetti diretti e circa 170 mila nell’intera filiera.
Il contributo al Pil
Nel complesso, il contributo della nautica al Pil italiano è pari a 7,51 miliardi di euro, il 3,32 per mille del Pil nazionale. Un quadro che conferma la solidità complessiva di uno dei settori più dinamici del made in Italy ma restituisce anche la fotografia di un mercato sempre più articolato, nel quale convivono dinamiche differenti: da una parte la tenuta dell’alto di gamma e la forza dell’export, dall’altra le difficoltà che, per il secondo anno consecutivo, interessano la piccola industria nautica. I dati sono stati presentati oggi nell’anteprima del 66° Salone Nautico Internazionale di Genova, in occasione del Boating Economic Forecast, appuntamento dedicato alla nuova edizione di La Nautica in Cifre – LOG, l’analisi del mercato realizzata dall’Ufficio Studi di Confindustria Nautica in partnership con Fondazione Edison, in collaborazione con Iulm Comar.
La differenza tra lusso e classe media
«I numeri del 2025 – ha sottolineato il presidente di Confindustria Nautica, Piero Formenti – ci consegnano ancora una volta un’industria forte, capace di raggiungere un nuovo massimo storico in uno scenario internazionale profondamente cambiato. Ma il dato complessivo va letto nella sua articolazione: dopo anni di crescita generalizzata a doppia cifra, oggi convivono performance differenti tra i diversi segmenti. La leadership dell’alto di gamma e la straordinaria vocazione internazionale della nostra industria continuano a rappresentare elementi di forza, mentre la piccola nautica risente maggiormente delle incertezze e delle difficoltà che interessano globalmente la classe media. Essere leader significa anche saper leggere questi cambiamenti e anticiparli. La competitività futura della nautica da diporto italiana dipenderà dalla capacità di continuare a innovare, investire nelle competenze, sostenere l’internazionalizzazione e creare le condizioni perché possa crescere l’intera filiera».
Il doppio passo di cui parla Formenti si evidenzia anche dai dati forniti da Stefano Pagani Isnardi, direttore dell’Ufficio Studi di Confindustria Nautica. La produzione nazionale della cantieristica ha raggiunto i 5,47 miliardi di euro (+0,5%) ma al suo interno la produzione di unità entrobordo ha registrato un +1,3%, mentre continuano, dopo un già complesso 2024, le difficoltà nei segmenti maggiormente legati alla piccola nautica: unità fuoribordo, unità pneumatiche e la vela. La vocazione internazionale continua a rappresentare uno dei principali fattori distintivi dell’industria nautica italiana. Nel 2025 la quota di export della cantieristica ha raggiunto il 90%, mentre il valore delle esportazioni ha toccato il nuovo record di 4,4 miliardi di euro, +2,6% rispetto al 2024. La quota italiana sull’export mondiale è pari al 21,3%. La leadership internazionale trova una delle sue espressioni più evidenti nel segmento dei superyacht: l’Italia si conferma primo Paese al mondo per ordini, con 568 unità, pari al 52% del totale globale. Interessante anche la performance del settore se comparato con altri prodotti manifatturieri che hanno fatto registrare la crescita maggiore dell’export. Nella classifica dei 20 prodotti che guidano la classifica, le imbarcazioni da diporto si inseriscono al sesto posto, dietro pane e pasticceria freschi, medicinali, tè e caffè, prodotti per toletta (profumi, cosmetici, saponi) e articoli da viaggio.
La spinta delle esportazioni
«La nautica – ha spiegato Marco Fortis, direttore e vicepresidente di Fondazione Edison – rappresenta uno dei casi più significativi di crescita internazionale della manifattura italiana. Dall’inizio del nuovo millennio l’export italiano di imbarcazioni da diporto è passato da circa 0,8 a 4,4 miliardi di euro, più che quintuplicandosi. Un risultato che colloca il comparto tra le punte più dinamiche del nostro export manifatturiero e si accompagna auna posizione di assoluto rilievo nella bilancia commerciale internazionale degli yacht a motore. Questa forza non nasce da un unico polo produttivo, ma da un sistema di distretti fortemente specializzati, capaci di esprimere competenze, filiere e vocazioni di mercato differenti e di competere con successo su scala globale».
La geografia produttiva
La geografia produttiva rappresenta infatti un ulteriore elemento caratterizzante dell’industria nautica italiana: quasi il 90% del fatturato della cantieristica è concentrato in cinque poli territoriali, mentre l’Alto Mediterraneo, tra Liguria e Toscana, rappresenta oltre la metà del totale. Le diverse specializzazioni produttive si riflettono anche nelle destinazioni internazionali dei singoli territori, delineando una rete di distretti fortemente integrata nei mercati mondiali.
Gli accessori e gli equipaggiamenti
Alla capacità competitiva del settore contribuisce in maniera significativa anche l’industria degli accessori e degli equipaggiamenti, che nel 2025 registra un fatturato complessivo pari a 2,03 miliardi di euro (+0,4%). La produzione nazionale del segmento ha raggiunto 1,54 miliardi di euro (+0,5%), con una quota destinata all’export pari al 47%: un dato che testimonia la capacità delle imprese italiane della componentistica di inserirsi nelle catene produttive dei cantieri internazionali. Insomma, il quadro d’insieme restituisce l’immagine di un’industria che, dopo il lungo ciclo di espansione degli anni precedenti, è entrato in una fase più complessa e selettiva. Il nuovo massimo storico del fatturato convive con andamenti differenti tra i segmenti, mentre internazionalizzazione, leadership nell’alto di gamma, specializzazione dei distretti, innovazione e competenze continuano a rappresentare i principali fattori competitivi della nautica italiana.
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