Pasta, Unione Italiana Food: filiera vale 143 mila imprese, 78 mila occupati e 24.6 miliardi di euro di fatturato
La pasta non è soltanto uno dei simboli più riconoscibili del Made in Italy nel mondo: è una filiera industriale che continua a crescere, investire e generare valore lungo tutta la catena produttiva, contribuendo in modo significativo alla competitività dell’agroalimentare italiano.
È quanto emerge dal rapporto strategico “Valore Pasta – Il contributo della filiera dell’industria della pasta per il Made in Italy”, realizzato da The European House – Ambrosetti (TEHA Group) per i Pastai di Unione Italiana Food e presentato oggi a Milano.
I NUMERI DELLA FILIERA E L’IMPATTO DELL’INDUSTRIA DELLA TRASFORMAZIONE
Nel 2025 la filiera, che comprende la coltivazione del frumento duro, l’industria molitoria e la trasformazione della pasta, ha raggiunto un fatturato di 13,5 miliardi di euro, generando 3 miliardi di euro di valore aggiunto, con una produzione nazionale di 4,2 milioni di tonnellate, di cui circa il 60% destinato ai mercati internazionali. Il comparto coinvolge 128 mila imprese e sostiene 32 mila occupati, confermandosi uno dei pilastri dell’industria alimentare italiana.
Negli ultimi dieci anni la filiera della pasta ha registrato una crescita superiore a quella dell’economia italiana. Tra il 2015 e il 2025 il fatturato è aumentato di 5,7 miliardi di euro, con una crescita media annua del 5,4%, superiore sia a quella del PIL italiano (+3,2%) sia a quella della filiera agroalimentare estesa (+3,9%). Nello stesso periodo, il valore aggiunto è passato da 1,7 a 3 miliardi di euro
All’interno di questa filiera, l’industria della trasformazione della pasta, da sola, ha rafforzato in modo significativo il proprio peso, arrivando oggi a rappresentare 8,9 miliardi di euro di fatturatoe 2 miliardi di euro di valore aggiunto.
“La pasta rappresenta molto più di un alimento: è una filiera industriale strategica che crea valore economico, occupazione e competitività per il Paese, contribuendo in maniera significativa alla diffusione del Made in Italy nel mondo. I numeri evidenziano la solidità e la capacità di crescita di un comparto che continua a investire, innovare e generare ricchezza lungo tutta la catena del valore”, dichiara Margherita Mastromauro, Presidente dei Pastai di Unione Italiana Food.
“Con questo studio abbiamo realizzato un lavoro di ricerca inedito che, per la prima volta, ricostruisce in modo sistematico la filiera estesa dell’industria della pasta, mettendone in luce il reale contributo al sistema economico italiano. L’innovazione metodologica dello studio risiede nella capacità di superare la fotografia della sola produzione industriale, restituendo il valore di un ecosistema articolato di imprese, competenze e filiere collegate. Disporre di una base conoscitiva di questo livello significa offrire alle imprese e ai decisori pubblici uno strumento concreto per comprendere il ruolo strategico di una delle principali eccellenze del Made in Italy”, dichiara Benedetta Brioschi, Partner e Responsabile Food & Retail di TEHA Group.
UN ECOSISTEMA ESTESO CHE CREA VALORE
Uno degli elementi più innovativi del rapporto riguarda la ricostruzione della filiera estesa dell’industria della pasta, che considera non solo le attività produttive dirette, ma anche quelle indotte, ossia i settori collegati alla distribuzione, alla logistica, alla ristorazione, al confezionamento e alla produzione di macchinari.
L’analisi evidenzia come il contributo economico della pasta si estenda ben oltre il perimetro della filiera diretta. Con riferimento al 2024, il comparto genera 5,2 miliardi di euro di valore aggiunto diretto che, considerando gli effetti indiretti e indotti sull’economia, arrivano a 14,3 miliardi di euro, pari allo 0,6% del PIL nazionale.
Nel complesso, la filiera estesa coinvolge 143 mila imprese, sostiene 78 mila occupati e attiva 1,6 miliardi di euro di investimenti, confermando il ruolo della pasta come motore di crescita dell’economia italiana.
L’ITALIA GUIDA IL MERCATO MONDIALE
La vocazione internazionale della pasta italiana continua a rafforzarsi. Oggi il nostro Paese rappresenta il 48,3% del commercio mondiale di pasta, con 4 miliardi di euro di esportazioni, pari al 5,4% dell’intero export agroalimentare italiano. Circa sei confezioni di pasta prodotte su dieci sono destinate ai mercati esteri, confermando la capacità competitiva della filiera lungo tutte le fasi della produzione.
UN SIMBOLO DELL’IDENTITÀ ITALIANA
Accanto al valore economico, la pasta continua a rappresentare uno degli elementi più identitari della cultura alimentare italiana. Per quasi sette italiani su dieci (67,6%) è l’alimento che meglio rappresenta la Dieta Mediterranea, mentre oltre la metà della popolazione (54%) la consuma ogni giorno.
L’Italia resta inoltre il primo Paese al mondo per consumo pro capite, con 23 chilogrammi all’anno, e cinque dei dieci piatti italiani più apprezzati a livello internazionale sono a base di pasta, a conferma del suo ruolo di ambasciatrice della tradizione gastronomica nazionale nel mondo.
“La leadership internazionale della pasta italiana è il risultato di una filiera integrata che unisce agricoltura, industria, innovazione e cultura alimentare. La capacità di competere sui mercati globali, mantenendo al centro qualità, tradizione e sostenibilità, rappresenta uno dei punti di forza più importanti del sistema agroalimentare italiano”, afferma Fabio Divella, Supervisore Divisione Pasta di F. Divella S.p.A.
“I dati dello studio confermano come la pasta sia un patrimonio economico, produttivo e culturale del Paese. Una filiera che crea valore lungo tutta la catena sostiene occupazione, export e investimenti e che, grazie alla capacità di innovare e competere sui mercati internazionali, continua a rappresentare uno degli ambasciatori più efficaci del Made in Italy nel mondo”, conclude Margherita Mastromauro, Presidente dei Pastai di Unione Italiana Food.
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