La Blue economy italiana vale 225 miliardi, oltre 10 l’export della nautica


TRIESTE – La nautica italiana supera per la prima volta i 10 miliardi di euro di export, con una crescita del 40% nel 2025. Il dato, contenuto nel nuovo Focus ON Sace (Export Credit Agency italiana partecipata dal Ministero dell’Economia e delle Finanze) sulla Blue Economy e sulla nautica, è stato presentato in occasione dell’avvio del Salone Nautico di Genova.

Lo studio conferma il forte posizionamento internazionale dell’industria italiana. Il risultato arriva nonostante un quadro segnato da tensioni geopolitiche, aumento dei costi energetici e industriali e rischi sulle catene di approvvigionamento. A sostenere le esportazioni è una filiera che combina cantieristica, componentistica e servizi e che trova nei mercati esteri una parte essenziale della propria domanda.

Il record della nautica si colloca in una Blue Economy italiana che vale complessivamente 225 miliardi di euro considerando gli effetti diretti e indiretti sull’economia nazionale. Il comparto comprende oltre 250.000 imprese e 1,13 milioni di occupati e genera direttamente circa 80 miliardi di euro di valore aggiunto. La crescita è stata del 3,8%, superiore al 2,1% registrato dall’economia nazionale. La nautica coinvolge quasi 1.000 imprese e oltre 168.000 addetti e genera più di 13 miliardi di euro di valore aggiunto. Il settore rappresenta l’1,6% dell’export italiano di beni e oltre il 25% delle esportazioni nautiche europee, quota che sale a quasi il 30% nella nautica da diporto.

Il record del 2025 è distribuito tra i principali segmenti. Le navi da crociera rappresentano oltre il 40% delle vendite estere, con 4,4 miliardi di euro di export. Il comparto è tornato vicino ai livelli record del 2022, mentre il mercato crocieristico ha superato nel 2025 i 37 milioni di passeggeri, circa il 125% del livello precedente alla pandemia.
La nautica da diporto ha raggiunto anch’essa 4,4 miliardi di euro di esportazioni, con un incremento del 2,6% sull’anno precedente. All’interno del comparto la crescita è particolarmente marcata per le imbarcazioni sotto i 7,5 metri, il cui export è aumentato del 139%. Quelle oltre i 24 metri sono cresciute dell’11%, mentre le dimensioni intermedie hanno registrato una flessione del 7%. Nel complesso, i due segmenti estremi hanno superato 2,6 miliardi di euro.

La leadership italiana emerge soprattutto nei superyacht: oltre la metà delle unità attualmente negli ordinativi e in costruzione è realizzata da cantieri italiani. È uno dei segmenti nei quali la combinazione di qualità costruttiva, design, tecnologia e personalizzazione mantiene un peso rilevante sui mercati internazionali.
Ancora più forte è stata la crescita delle imbarcazioni commerciali e da difesa. Nel 2025 l’export ha sfiorato 1,5 miliardi di euro, con un aumento del 280% rispetto al 2024. Il comparto è così tornato su livelli significativi dopo due anni caratterizzati da consegne inferiori alla media storica. Più marginale resta invece il segmento delle navi per il trasporto merci, nel quale la cantieristica italiana rimane distante dai livelli produttivi dei principali concorrenti asiatici.

Gli Stati Uniti sono il principale mercato della nautica italiana e assorbono circa un terzo delle vendite estere complessive. La concentrazione è particolarmente elevata per le navi da crociera, con il 66% delle vendite italiane destinato al mercato statunitense. Il diporto presenta invece una maggiore diversificazione, con Stati Uniti, Regno Unito, Malta, Francia e Turchia tra i principali sbocchi. Per la nautica commerciale il primo mercato è la Spagna, che rappresenta oltre il 60% delle vendite estere italiane del comparto. La posizione dell’industria italiana si inserisce in un mercato mondiale fortemente concentrato. I primi sette Paesi esportatori rappresentano circa due terzi dell’export nautico globale; per le navi da crociera, i primi quattro arrivano a circa tre quarti degli scambi internazionali. Proprio nella crocieristica la durata dei programmi produttivi contribuisce a ridurre l’esposizione alle oscillazioni di breve periodo: le consegne avvengono generalmente circa cinque anni dopo l’ordinativo.

Il quadro internazionale presenta comunque elementi di rischio. SACE segnala gli effetti potenziali del conflitto in Medio Oriente, soprattutto nel caso di nuove pressioni inflazionistiche, ma l’esposizione diretta della nautica italiana verso l’area rimane contenuta: il Medio Oriente pesa per l’1,1% delle vendite italiane, percentuale che raggiunge il 2,6% includendo la nautica da diporto. Più rilevanti sono l’aumento dei prezzi energetici, i costi industriali e il rischio di interruzioni delle filiere, con possibili conseguenze sui tempi di consegna.

Il Mezzogiorno contribuisce per circa il 34% al valore aggiunto nazionale della Blue Economy e per quasi il 40% all’occupazione. Liguria, Sardegna, Friuli-Venezia Giulia, Campania, Sicilia e Lazio concentrano una parte significativa delle attività legate all’economia del mare.

Particolarmente rilevante è l’effetto sulla restante economia italiana: per ogni euro prodotto dai settori del mare vengono generati altri 1,8 euro. Il moltiplicatore sale a 2,7 per la movimentazione di merci e passeggeri e a 2,4 per la cantieristica, a conferma dell’ampiezza delle ricadute su manifattura, energia, costruzioni, servizi, digitale, ricerca e formazione. In questo quadro assume un ruolo strategico anche la posizione dell’Italia nel Mediterraneo, dove transita il 27% delle rotte strategiche globali, il 65% degli approvvigionamenti energetici europei e il 35% del traffico mondiale di greggio. La competitività del sistema passa quindi anche dalla capacità di collegare porti, ferrovie, strade e retroporti in modo efficiente e sostenibile.

Le prospettive della cantieristica internazionale restano ampie. Tra il 2008 e il 2025 la flotta mondiale è cresciuta mediamente del 5% annuo e il mercato globale è atteso vicino ai 400 miliardi di euro nel 2026. Il portafoglio ordini mondiale supera i 2.000 miliardi di dollari e la domanda di nuove navi risulta superiore alla capacità produttiva disponibile.

La transizione energetica è già visibile negli ordini: poco meno della metà del portafoglio globale riguarda navi dotate di propulsioni alternative, tra soluzioni a GNL, biometano ed etanolo e tecnologie a celle a combustibile alimentate a idrogeno. Anche la crocieristica è tornata a livelli elevati, con un portafoglio ordini di circa 80 miliardi di euro. Nel segmento dei superyacht, dopo la crescita eccezionale del 2023-2024, gli ordini stanno tornando verso livelli più normali, pur mantenendosi storicamente elevati.
Per l’industria italiana, la crescita futura passa quindi dalla capacità della filiera di accompagnare l’espansione internazionale. SACE indica tra le principali leve competitività, diversificazione dei mercati, innovazione, decarbonizzazione, digitalizzazione e personalizzazione. Sostenibilità, digitalizzazione e customizzazione, secondo le stime richiamate nel rapporto, possono aprire un mercato potenziale aggiuntivo superiore a 800 milioni di euro. Il tema riguarda direttamente anche la rete dei fornitori. Nella costruzione di navi da crociera, grandi unità da diporto e navi commerciali, il contributo dei subfornitori può rappresentare una quota predominante del costo finale. Puntualità, qualità, conformità normativa e capacità tecnologica diventano quindi fattori determinanti per rispettare tempi e redditività delle commesse.

Il superamento dei 10 miliardi di euro di export rappresenta così il nuovo massimo storico della nautica italiana, sostenuto dai 4,4 miliardi della crocieristica, dai 4,4 miliardi del diporto e dagli 1,5 miliardi sfiorati dalle imbarcazioni commerciali e da difesa. Il risultato si inserisce in un mercato mondiale nel quale la domanda di nuove navi resta elevata e la transizione verso propulsioni alternative sta modificando rapidamente la composizione degli ordini.




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