Bce: per l’Italia la trappola tra caro-energia e fine degli incentivi sulla casa


Roma – Il Bollettino di Francoforte certifica il balzo del gas al 62% e la frenata dell’edilizia italiana dopo gli sgravi fiscali. Mentre l’inflazione tocca il 3,3%, Roma chiede la deroga Ue sui conti per finanziare la sicurezza energetica e la difesa.

La morsa delle tensioni geopolitiche globali e il contraccolpo sui mercati delle materie prime costringono la Banca Centrale Europea a una nuova manovra restrittiva, riaccendendo i riflettori sulle asimmetrie economiche interne all’Eurozona. Nel suo Bollettino economico di settembre, l’istituto centrale documenta un incremento dell’inflazione complessiva al 3,3% ad agosto, sospinto dall’impennata della componente energetica balzata al 14,3% a causa dei rincari del greggio (+18% nel trimestre) e del gas naturale (+62% nel periodo in esame e +150% rispetto ai livelli pre-conflitto).

All’interno di questo scenario di rincari, l’Italia accusa una doppia vulnerabilità: da un lato, le tariffe elettriche nazionali rimangono ancorate al prezzo marginale del metano, a differenza di quanto accade in Spagna e Francia grazie a rinnovabili e nucleare; dall’altro, il settore immobiliare evidenzia una contrazione marcata degli investimenti residenziali, appesantito dall’esaurimento della stagione delle agevolazioni fiscali per le ristrutturazioni. Con un deficit aggregato europeo proiettato al 3,6% del PIL nel 2026 e un debito pubblico verso il 90% nel 2028, l’11 settembre l’Italia ha formalmente domandato a Bruxelles l’attivazione della clausola di salvaguardia nazionale sia per le spese militari sia per gli interventi a tutela dell’energia.

LA DECISIONE DI FRANCOFORTE: STRETTA MONETARIA CONTRO IL RITORNO DELLA FIAMMATA ENERGETICA

La Banca Centrale Europea ha rialzato i tassi di interesse al due virgola cinquanta per cento. La stretta monetaria risponde al riacutizzarsi delle tensioni sui mercati energetici globali e alle pressioni inflazionistiche nei Paesi dell’area dell’euro. Il Consiglio direttivo del 10 settembre ha deliberato un aumento di 25 punti base per tutti i parametri di riferimento, portando il tasso sui depositi al 2,50%, quello sulle operazioni di rifinanziamento principali al 2,65% e quello sulle operazioni di rifinanziamento marginale al 2,90%, con efficacia a partire dal 16 settembre 2026.

Il governatorato dell’Eurotower ha ribadito l’impegno a ricondurre l’indice dei prezzi verso il target del 2% a medio termine, adottando una linea vincolata ai dati riunione per riunione senza percorsi prefissati. Le stime di base elaborate dagli esperti dell’Eurosistema prospettano un’inflazione complessiva media al 3,0% nel 2026 – con una punta al 3,6% nel quarto trimestre dell’anno –, al 2,5% nel 2027 e al 2,1% nel 2028, incorporando revisioni al rialzo per il biennio successivo rispetto alle previsioni di giugno. L’inflazione di fondo (al netto di cibo ed energia) si collocherebbe al 2,5% nel 2026, al 2,6% nel 2027 e al 2,3% nel 2028. Sul piano della liquidità, l’Eurosistema prosegue lo smobilizzo dei titoli in portafoglio nei programmi APP e PEPP, avendo azzerato i reinvestimenti dei capitali rimborsati sui bond in scadenza e provocando una riduzione di 157 miliardi della liquidità in eccesso (ferma a 2.201 miliardi).

L’IMPATTO SULL’ITALIA: LA FRENATA DELLA CASA E IL PESO DEGLI INCENTIVI RITIRATI

Il rallentamento degli investimenti nell’edilizia residenziale fotografa una delle principali frizioni interne all’area dell’euro. Nel secondo trimestre del 2026, gli investimenti nel comparto residenziale comunitario sono diminuiti dell’1,3% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, dopo la flessione dell’1,9% archiviata nei primi tre mesi dell’anno.

L’indagine della BCE mette in risalto come la frenata degli interventi edilizi, sebbene diffusa tra i principali partner europei, sia risultata “particolarmente accentuata in Italia”. Gli analisti di Francoforte individuano l’origine di questa dinamica nei fattori normativi domestici, spiegando che i dati deboli della penisola riflettono “effetti di calendario legati alla graduale revoca degli incentivi finanziari per la ristrutturazione di immobili”.

Il settore delle costruzioni deve fare i conti con un accesso al credito ancora rigido. I tassi sui mutui ipotecari per l’acquisto di abitazioni si sono attestati stabilmente al 3,5% a giugno e luglio, mentre la domanda bancaria di prestiti per la casa ha segnato una diminuzione nel secondo trimestre con previsioni di ulteriore indebolimento nel terzo. A livello continentale, pur in presenza di concessioni edilizie residenziali salite a maggio dell’1,2% su base trimestrale e di una modesta ripresa delle intenzioni di ristrutturazione delle famiglie, le condizioni meteorologiche avverse hanno fatto registrare massimi storici nei vincoli operativi per i cantieri.

IL GAS INFIAMMA LE BOLLETTE: IL DIVARIO TRA ROMA, MADRID E PARIGI

La trasmissione degli shock internazionali ai mercati energetici interni espone l’Italia a svantaggi competitivi marcati rispetto ai partner europei. Tra l’11 giugno e il 9 settembre 2026, le quotazioni europee del gas naturale sono balzate del 62%, superando di circa il 150% i livelli precedenti all’inizio della guerra in Medio Oriente, complice il livello depresso delle scorte negli stoccaggi del continente. Nello stesso arco di tempo, il petrolio greggio ha guadagnato il 18% (+54% sui livelli pre-crisi), portando il Brent a toccare punte di 121 dollari al barile dopo i danni arrecati all’oleodotto East-West in Arabia Saudita.

Questa fiammata ha provocato una divergenza tariffaria esaminata nel Riquadro 4 del Bollettino: – l’inflazione energetica al consumo nell’area euro è schizzata al 14,3% ad agosto dal 10,3% di luglio; – i margini di raffinazione dei carburanti per autotrazione sono saliti sensibilmente a causa delle tensioni in Medio Oriente e degli attacchi ucraini alle raffinerie della Federazione Russa; – in Spagna la massiccia penetrazione di fonti rinnovabili ha ridotto drasticamente le ore in cui il costo del gas fissa il prezzo dell’elettricità sul mercato elettrico; – in Francia la produzione da fonte nucleare scherma il sistema dalla volatilità dei combustibili fossili; – in Italia i prezzi all’ingrosso dell’elettricità risultano invece “ancora spesso determinati dai prezzi del gas”, trasferendo stabilmente i rincari del metano sulle bollette delle imprese.

A pesare sui consumatori finali è anche la struttura tariffaria: nel 2025 imposte e oneri hanno rappresentato in media il 31% del costo del gas e il 27% di quello della luce nell’Eurozona. Tuttavia, un’indagine svolta nel 2026 tra le banche centrali dell’Eurosistema segnala che la liberalizzazione contrattuale ha accelerato i tempi di propagazione dei costi del metano: in oltre il 50% dell’area euro i rincari si trasmettono alle famiglie entro 1-3 mesi, mentre solo nel 5% dei casi i tempi superano l’anno (contro il 40% del 2022). Per l’energia elettrica la trasmissione rimane invece distribuita lungo un arco temporale più esteso, fino a due anni.

CLIMA ED EL NIÑO: LA CRISI ALIMENTARE E LA SPINTA SUI PREZZI AGRICOLI

La congiuntura climatica si inserisce come fattore moltiplicatore delle pressioni inflazionistiche. Le ondate di calore estremo e la prolungata siccità registrate in Europa durante i mesi estivi hanno depresso la resa delle colture e compromesso la capacità di raffreddamento delle centrali elettriche e degli invasi idroelettrici.

A livello globale, l’intensificarsi del fenomeno meteorologico “El Niño” ha innescato un aumento del 22% nei listini internazionali delle materie prime alimentari, guidato dall’impennata del cacao e dai rincari di mais e grano, questi ultimi penalizzati anche dalla ripresa dei bombardamenti russi sulle vie d’uscita del grano ucraino. In Europa, i prezzi dei beni alimentari non lavorati sono saliti al 2,7% ad agosto dal 2,4% di luglio, mentre i generi alimentari lavorati sono scesi allo 0,6%, lasciando il comparto agroalimentare esposto ai rischi climatici nei mesi autunnali.

DEBITO E BILANCI PUBBLICI: LA RICHIESTA ITALIANA DELLA CLAUSOLA DI SALVAGUARDIA

L’impatto economico delle crisi internazionali si riflette direttamente sulla salute dei conti pubblici. Gli economisti della BCE prevedono un incremento del disavanzo di bilancio dell’area dell’euro dal 3,0% del PIL del 2025 al 3,6% nel 2026, fino a un picco del 3,7% nel 2027 (spinto dalle spese per difesa, infrastrutture e aiuti energetici temporanei pari allo 0,1% del PIL), per poi scendere al 3,6% nel 2028. Il rapporto debito/PIL aggregato salirà all’89,4% entro il 2028. Sul fronte delle regole fiscali comunitarie, il 10 luglio 2026 il Consiglio dell’UE ha aperto una procedura per disavanzo eccessivo nei confronti della Bulgaria, congelando temporaneamente le analoghe procedure a carico di altri sei Paesi, tra cui l’Italia, la Francia e il Belgio.

Per preservare gli spazi d’investimento, 14 governi dell’area euro hanno ottenuto l’attivazione della clausola di salvaguardia nazionale sulle spese della difesa. In questo contesto, l’Italia ha formalizzato un’iniziativa specifica: l’11 settembre 2026 Roma ha depositato la richiesta di attivazione della clausola di salvaguardia nazionale sia per la spesa militare sia per le misure di contrasto al caro energia, sfruttando gli orientamenti pubblicati dalla Commissione europea il 18 agosto per scorporare i costi di sicurezza e resilienza energetica. Assieme all’Italia, unicamente la Grecia ha presentato analoga richiesta per il settore energetico.

IL QUADRO GENERALE: CRESCITA, INTELLIGENZA ARTIFICIALE E DIFESA

Al di fuori delle emergenze connesse a energia ed edilizia, il Bollettino della BCE sintetizza i seguenti equilibri macroeconomici: – Attività economica: il PIL dell’area dell’euro è cresciuto dello 0,6% nel secondo trimestre 2026 (+0,3% escludendo la componente irlandese); le stime confermano una crescita media annua dello 0,9% nel 2026, dell’1,4% nel 2027 e dell’1,5% nel 2028; – Mercato del lavoro: disoccupazione ferma al minimo storico del 6,4% a luglio 2026; la crescita dei salari contrattuali è attesa al 2,6% nel 2026 e al 2,7% nella prima metà del 2027; – Corsa al riarmo: la spesa per la difesa nell’area euro salirà al 2,5% del PIL entro il 2035 (rispetto all’1,5% del 2025) per centrare i target NATO del 5% del PIL, mobilitando lo strumento europeo SAFE da 150 miliardi; l’impatto cumulato sul PIL sarà di +0,4 punti percentuali tra il 2025 e il 2028, con oltre il 70% degli incrementi concentrato in Germania; – Borse e intelligenza artificiale: gli investimenti in IA sostengono il commercio mondiale (+4,7% nel 2026), ma accentuano la concentrazione a Wall Street, dove l’indice di Herfindahl per l’S&P 500 viaggia oltre il 95° percentile storico; – Riforme del mercato unico: la Commissione europea ha varato la proposta sul 28° regime societario “EU Inc.”, che consente la costituzione digitale transfrontaliera di imprese in 48 ore al costo di 100 euro, stimando risparmi per 440 milioni a beneficio di 300.000 società.

IL BOLLETTINO BCE





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