Bce ferma sui tassi e avvisa i governi: “Debito verso il 90%”


La Banca centrale europea (Bce) serra i ranghi e ridisegna gli equilibri monetari. L’istituto di Francoforte ribadisce la linea dura e difende la scelta di alzare ancora il costo del denaro in quanto “il conflitto in Medio Oriente continua a esercitare pressioni sull’inflazione, che dovrebbe mantenersi su livelli sensibilmente superiori all’obiettivo per un periodo di tempo prolungato”. La mossa di metà settembre – con il tasso sui depositi portato a quota 2,50% – fissa un orizzonte specifico, con l’inflazione attesa sopra la soglia del 2% per tutto il 2026 e per buona parte del prossimo anno. Un quadro teso, che spinge l’Eurotower a lanciare un severo monito ai governi sui conti pubblici, ricordando che prudenza e cautela dovranno essere le direttrici delle prossime leggi di Bilancio. Un monito non troppo implicito a Paesi come Italia, Francia e Germania, data l’esposizione dell’Ue ai contraccolpi geopolitici.

I numeri del documento fotografano un panorama frammentato e delineano un percorso obbligato. Ad agosto 2026 l’inflazione ha rialzato la testa toccando il 3,3% a fronte del 2,9% di luglio. La componente energetica ha registrato un balzo al 14,3% per le turbolenze geopolitiche e per un forte contributo in arrivo dai margini di raffinazione dei carburanti liquidi, a dispetto dei beni alimentari fermi all’1,2%. Nonostante il calo dell’inflazione di fondo al 2,4% ad agosto e la frenata dei servizi dal 3,3 al 3,0%, le tensioni internazionali vietano deroghe. Nel secondo trimestre dell’anno il costo del lavoro per dipendente ha frenato al 3,3% rispetto al 3,5% dei primi tre mesi, a fronte di una crescita dei profitti aziendali passata dallo 0,3 al 2,2%. A riprova di ciò gli economisti rilevano che “in questa fase, le retribuzioni non evidenziano una reazione significativa allo shock energetico”. Nello scenario tracciato dagli esperti l’inflazione complessiva si collocherebbe in media al 3,0% nel 2026, al 2,5% nel 2027 e al 2,1% nel 2028. La banca centrale chiarisce la rotta confermando che “la decisione di innalzare i tassi di interesse riflette l’impegno del Consiglio direttivo a definire la politica monetaria in modo da assicurare che l’inflazione si stabilizzi sull’obiettivo del 2% a medio termine”. Francoforte ha portato le operazioni di rifinanziamento principali al 2,65% e quelle marginali al 2,90% con effetto dal 16 settembre. Il tasso sui mutui ipotecari rimane fermo al 3,5% a giugno e luglio, mentre il costo del credito bancario alle imprese ha toccato il 3,8% e la massa dei prestiti si è allargata al 4,4%. Dall’Eurotower ribadiscono il proprio pragmatismo assicurando che “per definire l’orientamento di politica monetaria adeguato, il Consiglio direttivo seguirà un approccio guidato dai dati, in base al quale le decisioni vengono adottate di volta in volta a ogni riunione”. Non ci sono traiettorie prestabilite, tanto che “il Consiglio direttivo non intende vincolarsi a un particolare percorso dei tassi”. Gli operatori di mercati, tuttavia, iniziano già a prezzare un nuovo rialzo già nella riunione di fine ottobre.

L’economia dell’area dell’euro palesa una tenuta solida pur in presenza di nubi all’orizzonte. Nel secondo trimestre del 2026 la crescita ha superato le aspettative salendo allo 0,6% sul periodo precedente. Le nuove proiezioni macroeconomiche di settembre indicano un incremento dello 0,9% nel 2026, dell’1,4% nel 2027 e dell’1,5% nel 2028. Il salto all’insù riflette la vitalità del settore dei servizi, che approfitta del recupero della fiducia dei consumatori, e la spinta vigorosa in arrivo dagli investimenti legati all’intelligenza artificiale. Fa da corollario il settore manifatturiero, avvantaggiato dalla spesa pubblica per la difesa e per le infrastrutture.

Il contesto globale impone tuttavia cautele rilevanti. La Bce avverte i mercati sottolineando che “le prospettive si confermano molto incerte, con rischi al rialzo per l’inflazione e al ribasso per la crescita economica”. Le minacce derivano dal quadro geopolitico e dalle catene di approvvigionamento mondiali, in quanto “nuove interruzioni nelle forniture di beni energetici potrebbero determinare un ulteriore aumento delle quotazioni dell’energia per un periodo più lungo rispetto alle attese”. Il mercato del lavoro offre spunti incoraggianti con un tasso di disoccupazione invariato al 6,4% a luglio, pur a fronte di una decrescita nella creazione di nuovi posti. Nel frattempo i portafogli dei programmi di acquisto di attività subiscono un dimagrimento calcolato per mano della banca centrale. Come ricorda il documento, “i portafogli del programma di acquisto di attività e del programma di acquisto per l’emergenza pandemica si stanno riducendo a un ritmo misurato e prevedibile, in quanto l’Eurosistema non reinveste più il capitale rimborsato sui titoli in scadenza”.

Oltre i confini dell’eurozona il contesto mondiale presenta dinamiche eterogenee in grado di riverberarsi sui mercati finanziari. Nel secondo trimestre l’economia globale ha mostrato vigore grazie agli investimenti nell’intelligenza artificiale che hanno compensato le difficoltà causate dal Medio Oriente. A tal proposito viene evidenziato che “il commercio mondiale ha mostrato un andamento nettamente superiore alle attese, sostenuto dalle forniture connesse all’AI e dall’anticipazione temporanea degli scambi di beni sensibili ai dazi e ad elevata intensità energetica”. Negli Stati Uniti la domanda interna evidenzia una tenuta formidabile ma la crescita del prodotto interno lordo in termini reali è scesa allo 0,4% sul periodo precedente a causa del peso delle scorte.

In Cina, di contro, si nota un deterioramento esteso al terzo trimestre, bilanciato a fatica dalle esportazioni di tecnologie digitali a fronte di un crollo dei consumi immobiliari. Le rinnovate tensioni nello Stretto di Hormuz hanno innescato un rincaro del petrolio del 18% con picchi superiori del 54% in confronto ai livelli antecedenti il conflitto. In Europa i prezzi del gas hanno registrato un balzo del 62% superando del 150% i livelli precedenti la guerra in Medio Oriente e sollevando allarmi in vista dell’inverno, a causa di scorte su livelli minimi storici. Le pressioni inflazionistiche gravano sui metalli e sui generi alimentari, penalizzati dagli effetti climatici estremi come l’episodio di El Niño.

In questo scenario il rafforzamento della produttività continentale passa per snodi di natura strutturale e per normative innovative. Il Bollettino rammenta senza mezze misure che “una crescita potenziale più elevata richiede riforme strutturali e il sostegno di solide finanze pubbliche”. Le raccomandazioni dell’Eurosistema chiedono di semplificare e armonizzare le regole nel mercato unico dell’Unione Europea, accelerare la transizione energetica e completare l’Unione del risparmio e degli investimenti. Il sostegno passa per la riduzione della burocrazia a favore delle aziende creando il regime EU Inc, un quadro giuridico armonizzato opzionale a complemento del diritto societario nazionale, in grado di sbloccare investimenti transfrontalieri. Le dinamiche demografiche, con l’invecchiamento della popolazione e la stima di un tasso di dipendenza degli anziani al 51% nel 2050, impongono però un approccio rigoroso sui conti.

In questo quadro, la Banca centrale europea ammonisce i governi affinché “le manovre di bilancio in risposta allo shock energetico dovrebbero essere temporanee, mirate e modulate”. Il monito prosegue delineando prospettive allarmanti in assenza di una correzione di rotta. Il documento sottolinea infatti che “si prevede un peggioramento del saldo di bilancio delle amministrazioni pubbliche dell’area dell’euro, con un disavanzo che nel 2027 raggiungerà un picco ben al di sopra della soglia del 3%”. L’onere del debito limiterà lo spazio di manovra delle singole nazioni a causa di squilibri difficili da arginare. L’Eurosistema certifica questa criticità avvertendo che “il rapporto tra il debito pubblico e il Pil dell’area dell’euro dovrebbe aumentare a poco meno del 90% nel 2028”. Un deterioramento che obbliga le capitali europee a mantenere una disciplina rigorosa, abbandonando l’illusione di una spesa sussidiata continua per affrontare le incertezze del panorama globale e proteggere la stabilità economica dell’intera eurozona.


#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link

Source link

🚀 #Finsubito | Gruppo Retefin

Affianchiamo imprese e professionisti in tutta Italia nell’accesso alle migliori opportunità di Finanza d’Impresa, Finanza Agevolata, Sostenibilità e Compliance. 🇮🇹

💼 Operiamo esclusivamente attraverso mediatori e operatori autorizzati, offrendo un servizio professionale, trasparente e orientato alle reali esigenze della tua impresa.

✨ Consulenza gratuita e zero costi di istruttoria: analizziamo la situazione della tua azienda, individuiamo le opportunità più adatte e ti supportiamo nella valorizzazione del tuo profilo finanziario e aziendale nei confronti di banche e partner.

📈 Dalla diagnosi iniziale alla strategia finanziaria, siamo al tuo fianco per trasformare le esigenze della tua impresa in concrete opportunità di crescita, investimento e sviluppo.

🔎 Scopri come possiamo supportare la tua impresa. 👉 Contattaci per una prima valutazione.

เติมเกม