Il Quadro Finanziario Pluriennale 2028-2034 dell’Unione Europea, il bilancio che finanzia anche la Politica Agricola Comune nel prossimo settennio, deve essere approvato entro il 2026, pena l’interrompersi dei flussi finanziari comunitari a partire da gennaio 2028.
Questo l’appello lanciato il 4 settembre scorso dal presidente del Consiglio Ue, il portoghese António Costa, che aveva scelto la platea del Forum di Cernobbio, l’importante incontro internazionale annuale di economia e politica, per scuotere la fase di stasi che si era determinata in seno al Consiglio Ue – dove sono rappresentati i singoli Stati membri a livello di capi di Governo e ministri – tra le richieste della Commissione e i paletti posti dal Parlamento di Strasburgo, che specie sul tema della Pac divergono fortemente dalla proposta della Commissione.
Le diplomazie dei ventisette Stati dell’Ue si sono messe al lavoro e il presidente Costa ha avviato un tour che lo sta portando nelle capitali europee per un confronto sui principali dossier dell’agenda europea e internazionale, a partire dal negoziato sul nuovo Quadro Finanziario Pluriennale 2028-2034.
L’incontro Meloni-Costa e la nota di Palazzo Chigi
Il 15 settembre scorso la presidente del Consiglio dei Ministri italiana, Giorgia Meloni, ha incontrato a Roma il presidente del Consiglio Europeo Costa, delineando con chiarezza la posizione del Governo italiano.
Secondo una nota di Palazzo Chigi, sede dell’incontro, “il presidente Meloni ha innanzitutto confermato la determinazione italiana a lavorare per un bilancio europeo all’altezza delle priorità strategiche dell’Unione, a partire dalla Politica Agricola Comune e dalla politica di coesione che, previste dai Trattati, restano alla base della competitività e della sicurezza economica europea”.
“Il nuovo bilancio – continua la nota – dovrà inoltre sostenere adeguatamente l’industria e la ricerca nella competizione globale e rafforzare i partenariati con i Paesi di origine e di transito dei flussi di immigrazione irregolare”. Inoltre, sempre secondo la nota ufficiale della Presidenza del Consiglio dei MInistri, “l’Italia è pronta a fare la propria parte anche sul finanziamento del nuovo Quadro Finanziario Pluriennale, nell’ambito di una soluzione equilibrata che escluda nuove tasse europee e razionalizzi le spese amministrative dell’Unione”.
La presidente Giorgia Meloni ha infine sottolineato come “il continuo aumento dei prezzi dell’energia richieda azioni mirate e immediate a livello europeo, a sostegno delle imprese e dei cittadini europei”.
La presidente del Consiglio dei MInistri Giorgia Meloni durante l’incontro con il presidente del Consiglio Ue António Costa ha chiesto un bilancio europeo all’altezza delle priorità strategiche dell’Unione Europea, a partire dalla Politica Agricola Comune e dalla politica di coesione
(Fonte foto: Presidenza del Consiglio dei Ministri)
I numeri di un compromesso difficile
Parole felpate quelle della presidente del Consiglio, alle quali ha fatto eco una nota di plauso del ministro dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste Francesco Lollobrigida e che sembrano sposare la proposta del Parlamento Ue sul finanziamento della Pac.
Ma ecco quali sono oggi le distanze politiche sulla Pac tra Commissione Ue ed Europarlamento, sulle quali il Consiglio e Strasburgo dovranno trovare un accordo di compromesso.
Intanto esiste già un accordo di compromesso sulla struttura della Pac, di cui abbiamo già scritto. Tra i temi forti ci sono i seguenti: maggiore semplificazione, concentrazione degli aiuti diretti verso gli agricoltori che ne hanno realmente bisogno, una maggiore flessibilità sugli aiuti ai pensionati, azioni agroambientali e climatiche volontarie, caduta dei vincoli sugli aiuti accoppiati, possibile privatizzazione della gestione del rischio, enfasi ancor più forte sul ricambio generazionale.
Dove invece l’accordo non c’è è sul quanto riservare alla Pac nel complesso: secondo il Parlamento Ue, che ha votato una risoluzione in tal senso il 29 aprile 2026, tra le voci del bilancio pluriennale da incrementare c’è la Pac, che dovrebbe così passare dallo stanziamento di 293,7 miliardi di euro previsto dalla Commissione Ue a luglio 2025, a ben 433,91 miliardi a prezzi correnti. Come anticipato in un precedente articolo, lo scarto tra le due proposte per il 2028-2034 è di ben 139,31 miliardi in più di fondi europei richiesti dal Parlamento, rispetto alla proposta della Commissione.
La proposta del Parlamento Ue comprende 320,72 miliardi per gli aiuti al reddito, in sostanza il Primo Pilastro della Pac, più le misure a capo e superficie dello sviluppo rurale; 106,91 miliardi di euro per gli interventi dello sviluppo rurale, intesi quelli destinati agli investimenti degli imprenditori agricoli e delle comunità delle aree rurali; infine ci sono 6,3 miliardi dello Unity Safety Net, il fondo di emergenza per coprire le crisi di mercato, già proposto anche dalla Commissione.
Rispetto alla Pac 2023-2027, forte di 378,5 miliardi, la Pac 2028-2034 proposta dal Parlamento Ue mette sul piatto 55,41 miliardi in più.
Ma tra Commissione e Parlamento permangono distanze sulla struttura finanziaria: il Parlamento ha chiesto che i fondi della Pac restino collocati all’interno del cosiddetto Fondo Unico, ma che vengano definiti come capitolo a parte rispetto agli altri fondi, con la creazione di un fondo unico agricolo che prenderebbe il posto degli attuali Feasr e Feaga. Mentre sparirebbe il capitolo di spesa denominato “Altro” da 22 miliardi, che la Commissione vorrebbe invece dare come “contentino” alle politiche agricole.
In pratica la proposta del Parlamento Ue fa piazza pulita di tutte le ambiguità contenute nella proposta della Commissione Ue e che avevano attirato anche le critiche della Corte dei Conti Ue, che in un documento ufficiale aveva parlato apertamente di indeterminatezza dei fondi Ue messi a disposizione della Pac. E tocca ora al Consiglio Ue fare la sintesi e trovare un accordo con il Parlamento, motivo per il quale sono determinanti le posizioni dei singoli Stati membri dell’Unione.
Le posizioni delle organizzazioni agricole
Sulla presa di posizione della presidente Giorgia Meloni sulla Pac sono poi giunti i commenti delle principali organizzazioni agricole, che in un caso l’hanno in qualche modo propiziata.
“Accogliamo con soddisfazione le parole espresse dal presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, nel colloquio con il presidente del Consiglio Ue António Costa relative alla Pac e alle politiche di coesione” ha affermato il presidente di Confagricoltura Massimiliano Giansanti. “Confermando la ferma determinazione del nostro Paese a lavorare affinché il bilancio della Ue sia all’altezza delle priorità strategiche, Meloni ha evidenziato a riguardo la Politica Agricola Comune e la politica di coesione, che sono alla base della competitività e della sicurezza economica europea”.
Prima dell’incontro romano tra António Costa e Giorgia Meloni, Cia Agricoltori Italiani aveva inviato alla presidente del Consiglio e al ministro Lollobrigida una lettera, firmata dal presidente di Cia Cristiano Fini, nella quale si auspicava di “sostenere con fermezza la centralità del settore primario nel nuovo Quadro Finanziario Pluriennale dell’Ue”.
Il presidente di Cia aveva chiesto che le dotazioni finanziarie del prossimo Quadro Finanziario Pluriennale “tengano conto dell’aumento dei costi e dell’inflazione, evitando che il valore reale delle risorse agricole venga progressivamente eroso”. E aveva anche lanciato un appello: “Difendere la centralità dell’agricoltura, preservare una Pac forte e autonoma, garantire risorse adeguate e rafforzare gli strumenti per affrontare le nuove sfide climatiche ed economiche devono quindi rappresentare priorità irrinunciabili nelle prossime decisioni sul Quadro Finanziario Pluriennale”.
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