La Bibbia di Aquileia rivive in Vaticano, un tesoro medievale tra memoria e futuro


Donato alle Pontificie Accademie delle Scienze e delle Scienze Sociali il primo volume del facsimile della Bibbia di Aquileia, prezioso manoscritto medievale custodito nel Duomo di Gorizia. Entro il 2031 saranno riprodotti tutti e cinque i tomi dell’opera. Mons. Viganò: “Un patrimonio culturale che ha contribuito a edificare l’idea di Europa”. Il progetto unisce antiche tecniche artigianali e innovazione digitale

di Paolo Ondarza e Martina Accettola – Città del Vaticano

Un tesoro nato nel Medioevo e proiettato nel futuro. È stato donato oggi, 14 settembre, alle Pontificie Accademie delle Scienze e delle Scienze Sociali, nella Casina di Pio IV nei Giardini Vaticani, il primo volume della fedele riproduzione facsimilare della Bibbia di Aquileia, manoscritto della tradizione del Patriarcato aquileiese. Si tratta del primo tassello di una grande impresa culturale promossa dalla Fondazione Scriptorium Foroiuliense ETS, che porterà alla realizzazione dei cinque tomi dell’opera entro il 2031.

Alla cerimonia era presente una nutrita delegazione guidata dal presidente della Fondazione, Roberto Giurano, alla quale si sono unite rappresentanze dell’Aeronautica Militare e dell’Esercito Italiano, oltre a esponenti delle istituzioni politiche. A ricevere l’opera per conto delle istituzioni pontificie sono stati il cardinale Peter Turkson e monsignor Dario Edoardo Viganò, rispettivamente cancelliere e vice cancelliere della Pontificia Accademia delle Scienze e della Pontificia Accademia delle Scienze Sociali; quest’ultimo ha ricordato l’importanza di custodire e valorizzare le radici della Scrittura perché “riguarda la sopravvivenza stessa di un patrimonio culturale che ha contribuito a edificare l’idea di Europa”.



I partecipanti alla cerimonia della donazione del primo volume del facsimile della Bibbia di Aquileia avvenuta oggi alla Casina Pio IV in Vaticano

Un capolavoro del XII-XIII secolo

Il manoscritto originale della Bibbia è custodito nel Tesoro del Duomo di Gorizia. Si tratta di un’opera monumentale, suddivisa in cinque volumi e realizzata in scrittura gotica libraria tra il XII e il XIII secolo, con annotazioni che si spingono fino al 1356. Un documento di straordinario valore storico e culturale, tra le più importanti testimonianze della tradizione scrittoria del Patriarcato di Aquileia. “Questa Bibbia faceva parte del tesoro di Cividale, prima di essere trasferita a Gorizia”, spiega Roberto Giurano, presidente della Fondazione. “Il nome ‘Aquileia’ deriva dall’importanza che la città rivestiva nelle terre friulane e non solo. C’erano Roma e Aquileia: a Roma c’era il Papa, ad Aquileia il Patriarca. Questa, dunque, è una delle Bibbie appartenute al tesoro del Patriarca”.

Ascolta l’intervista a Roberto Giurano, presidente della Fondazione Scriptorium Foroiuliense ETS

L’enigma della rilegatura

Un’opera che, oltre al valore storico, continua a porre interrogativi sulla propria origine. “Quando l’abbiamo smontata digitalmente – racconta ancora Roberto Giurano – abbiamo contato le pagine, ricomposto i fascicoli e i quaternioni e tutto tornava”. È stata però la legatura a sorprendere gli studiosi: il primo facsimile, ricostruito secondo i criteri consueti, non coincideva con l’originale. “Nel rimontare la Bibbia – spiega – abbiamo sbagliato il 1º esemplare. Ci siamo accorti, poi, confrontandolo con l’originale, che l’avevamo rilegato alla nostra maniera: un libro, di solito, si apre da destra e va verso sinistra. Questa Bibbia invece si legge girando le pagine da destra verso sinistra, ma è rilegata al contrario”. Una particolarità che, spiega Giurano, ha riaperto la riflessione sul luogo in cui il codice potrebbe essere stato realizzato, forse in Oriente. La Bibbia di Aquileia colpisce inoltre per una bellezza lontana dallo sfarzo: non tanto ori e miniature, quanto la qualità della scrittura, dei materiali e del lavoro manuale che testimonia il sapere di chi, secoli fa, la realizzò.

Un dettaglio del fac-simile della Bibbia di Aquileia, riprodotto secondo le tecniche della tradizione amanuense medievale

Un dettaglio del fac-simile della Bibbia di Aquileia, riprodotto secondo le tecniche della tradizione amanuense medievale

L’archeologia del libro

Per raggiungere la massima accuratezza storica, gli esperti dell’Opificium Librorum – il centro di produzione medievale della Fondazione – hanno compiuto un vero e proprio recupero filologico. Il volume è stato confezionato replicando fedelmente i metodi degli antichi copisti. Il supporto cartaceo è composto interamente da fibre grezze di cotone, appositamente lavorate per restituire la sensazione al tatto della pergamena antica. Anche i colori e i liquidi scrittori nascono da formule d’epoca, mescolando componenti di origine vegetale e minerale. Il processo si conclude con l’assemblaggio manuale dei fascicoli, protetti da copertine in cuoio a concia naturale e arricchiti da elementi metallici forgiati artigianalmente.

Dettaglio della rilegatura del fac-simile della Bibbia di Aquileia: pergamena, doppio nervo, borchie in ottone e legacci in cuoio, riprodotti secondo il modello del manoscritto originale

Dettaglio della rilegatura del fac-simile della Bibbia di Aquileia: pergamena, doppio nervo, borchie in ottone e legacci in cuoio, riprodotti secondo il modello del manoscritto originale

Il cantiere della scrittura e la sfida digitale

Dalla materia si arriva allo schermo. Il primo passo di questo delicato intervento di tutela e replica ha visto l’impiego di sofisticati sistemi di scansione ad altissima definizione. L’acquisizione ottica non si è limitata a registrare la stesura dell’inchiostro, ma ha ripreso l’esatta morfologia e le alterazioni che i secoli hanno impresso sul supporto. L’infrastruttura tecnologica sviluppata in sinergia con NetApp assicura la salvaguardia a lunghissimo termine di questo archivio informatico, preservando l’opera dai rischi del degrado fisico.

Giuli: un ponte tra i secoli

A sottolineare il valore dell’impresa è anche il ministro della Cultura italiano Alessandro Giuli, che nella prefazione dedicata al progetto definisce la riproduzione della Bibbia di Aquileia “un gesto di alta responsabilità culturale”, che va oltre “la mera riproduzione materiale di un testo del passato” per diventare “un atto consapevole d’amore” verso la trasmissione del sapere. Il ritorno “alla ricercatezza estetica e alla lentezza operosa dell’amanuense”, osserva il ministro, restituisce dignità alla scrittura e alla memoria, facendo del facsimile “un ponte tra i secoli” capace di parlare anche alla contemporaneità.

Un fascino che varca i confini

Il progetto guarda anche oltre i confini italiani ed europei. Il piano editoriale è di ampio respiro e si svilupperà in modo progressivo fino al 2031, anno in cui verranno completati tutti e cinque i volumi, con una tiratura rigorosamente limitata a soli otto esemplari unici al mondo per ciascun tomo. Tra le copie previste, una sarà destinata alla Biblioteca Nazionale del Giappone, dove, racconta Giurano, è forte l’interesse per gli antichi esemplari biblici; inoltre, la Fondazione ha avviato una collaborazione con l’Università di Tokyo. Un’attenzione che testimonia la capacità della Bibbia di parlare anche a culture lontane dalla tradizione cristiana, come libro che attraversa la storia dell’uomo e ne conserva le tracce.

Ma l’orizzonte potrebbe spingersi ancora più lontano: dopo che l’astronauta Walter Villadei ha portato nello spazio un foglio del facsimile della Bibbia di Gutenberg realizzato dalla Fondazione, ora conservato al Museo Storico dell’Aeronautica Militare di Vigna di Valle, Giurano rivela che si sta lavorando alla possibilità di far viaggiare anche una pagina della Bibbia di Aquileia, con l’ambizione di raggiungere “un luogo anche più lontano della stazione orbitante”.

Un'altra immagine  scattata durante la donazione del primo volume del facsimile della Bibbia di Aquileia, promossa dalla Fondazione Scriptorium Foroiuliense ETS

Un’altra immagine scattata durante la donazione del primo volume del facsimile della Bibbia di Aquileia, promossa dalla Fondazione Scriptorium Foroiuliense ETS

La Bibbia di Aquileia come ambasciatrice di pace

La presenza congiunta di forze armate e istituzioni politiche italiane alla donazione in Vaticano ha rappresentato anche il valore della Bibbia di Aquileia come ambasciatrice di pace. Come sottolineato dal presidente Roberto Giurano, la partecipazione dei militari non evoca certo la logica del conflitto ma si traduce in un messaggio di solidarietà. E, questo nuovo percorso, si concretizza nel legame tra la cultura e la solidarietà civile: una delle copie speciali del facsimile sarà infatti battuta all’asta per devolvere l’intero ricavato all’Ospedale dei Bambini Buzzi di Milano. In questo modo, l’impegno dell’Aeronautica Militare e dell’Esercito elevano il testo sacro a ponte tra i popoli e a strumento concreto di aiuto per la collettività.

Per un messaggio senza tempo

Come ricordato da monsignor Dario Edoardo Viganò, l’influenza della Bibbia nel linguaggio e nell’immaginario collettivo è profonda e quotidiana: espressioni comuni come la “pazienza di Giobbe”, il “figliol prodigo”, “lavarsene le mani” o “aspettare la manna dal cielo” derivano direttamente da questa tradizione. È un’eredità che conferma il ruolo del testo sacro quale autentico “grande codice dell’Occidente” – riprendendo il pensiero di Umberto Eco e di Northrop Frye. Proprio in questo solco si inserisce la Bibbia di Aquileia in Vaticano, un ponte di fede, storia e altissimo artigianato tra passato e futuro. E, nel presente, la cultura dimostra così di non essere un museo chiuso, ma un patrimonio vivo che genera incontro, custodia e speranza.


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