Vico Equense – A margine del forum sul Partenariato Pubblico-Privato tenutosi al Complesso Monumentale della Santissima Trinità e Paradiso, abbiamo incontrato l’ingegner Antonio Savarese, figura chiave dell’imprenditorialità locale e presidente dell’ACEN. È lui il capofila della rete temporanea di imprese che ha presentato al Comune il project financing da quasi 14 milioni di euro per la messa in sicurezza e il rilancio di Marina di Aequa e del tratto di Tordigliano. Ingegner Savarese, l’opposizione consiliare e i comitati civici vi accusano di voler “privatizzare” il litorale di Vico Equense dietro lo scudo della finanza di progetto. Come risponde a chi evoca lo spettro della svendita del patrimonio pubblico? «Rispondo che si tratta di una narrazione distorta, alimentata da preconcetti ideologici e da una scarsa conoscenza del progetto. Noi siamo imprenditori che operano, investono e vivono a Marina di Aequa da generazioni. Amiamo questo territorio. La proposta che abbiamo presentato non toglie nulla alla collettività, anzi: restituisce sicurezza e decoro. Parliamo di un importante investimento da circa 13 milioni e 750 mila euro destinato a opere strutturali che il pubblico non potrebbe mai permettersi: il livellamento dei fondali, la messa in sicurezza del costone del sentiero di Tordigliano, l’allargamento di un tratto di via Murrano, uno scalo di alaggio per le imbarcazioni dei pescatori, una biglietteria per le vie del mare e i servizi igienici, oltre a un’area attrezzata libera nella piazza e sulla antistante spiaggia della marina. La titolarità delle aree resta saldamente in mano pubblica; noi gestiremo il complesso solo per il tempo necessario al recupero dei capitali investiti e dovremo garantire, per tutto il periodo della concessione, la manutenzione delle opere oggetto del project, sia pubbliche che private. Questo intervento riqualifica la Marina di Aequa e mette in sicurezza l’intero borgo grazie alle opere di difesa costiera previste». Si parla molto di un legame quasi simbiotico tra i proponenti e il borgo. Questo essere “imprenditori del posto” è davvero una garanzia di tutela per l’interesse pubblico? «Assolutamente sì, ed è la vera forza di questa proposta. Chi viene da fuori spesso guarda solo ai numeri del Piano Economico-Finanziario (PEF). Noi, invece, ci mettiamo la faccia ogni giorno davanti ai nostri concittadini e ai turisti. Conosciamo ogni singola criticità della costa. Le immagini storiche delle mareggiate invernali che distruggono le banchine, proiettate anche durante i tavoli tecnici, dimostrano che la difesa del litorale è un’emergenza non più rimandabile.
Il privato si assume l’intero rischio operativo di costruzione e di gestione, liberando il Comune da costi altrimenti insostenibili. L’interesse pubblico coincide perfettamente con la salvaguardia fisica ed economica del nostro borgo marittimo. Ricordo che gli operatori della marina hanno già dimostrato la loro vicinanza al territorio realizzando a proprie spese il pontile di attracco per le vie del mare, che è stato un volano fondamentale per lo sviluppo dell’area senza aumentare il traffico veicolare». La minoranza critica fortemente il metodo e denuncia una gestione “a porte chiuse”, arrivando a chiedere un Consiglio comunale aperto. Siete pronti a confrontarvi pubblicamente sui dettagli del piano? «Noi non abbiamo mai avuto paura del confronto. Sono quattro anni che ci confrontiamo con tecnici e amministratori sulla nostra proposta e, nel tempo, abbiamo accettato tutte le modifiche richieste. Ciò è facilmente verificabile confrontando la proposta iniziale con quella oggi in corso di discussione. Proprio in queste ore, nella Sala delle Colonne del Comune, abbiamo partecipato a un approfondito faccia a faccia tecnico allargato a tutta l’assise cittadina. Abbiamo mostrato cifre e tavole, e chiarito la sostenibilità del PEF sia alla Giunta sia ai consiglieri di opposizione. I progetti complessi richiedono tavoli tecnici, analisi ingegneristiche e passaggi amministrativi rigorosi, non slogan da piazza. La trasparenza da parte nostra è totale. Negli interventi degli esponenti politici della minoranza e delle associazioni osserviamo però che le critiche, pur sempre legittime, spesso provengono da una mancata conoscenza del progetto, alimentando sui social un dibattito basato su elementi falsi. Il progetto non prevede un solo metro in più di concessione o di affidamenti ai privati rispetto alla situazione attuale; al contrario, dota la marina di maggiori aree pubbliche a disposizione di tutti, liberamente e gratuitamente». Dal punto di vista ambientale, i comitati sollevano forti dubbi sull’impatto delle opere, specialmente nell’area della foce del Rivo d’Arco e a Tordigliano. C’è la reale disponibilità a modificare la proposta iniziale per venire incontro a queste preoccupazioni? «La proposta preliminare non è un dogma immutabile, ma una base su cui innestare le migliori soluzioni possibili per il territorio. Ogni rilievo sull’ecosistema della foce del Rivo d’Arco o sul delicato equilibrio idrogeologico di Tordigliano verrà analizzato e sviscerato dagli organi tecnici e dagli enti sovracomunali competenti in sede di conferenza dei servizi. Se ci saranno migliorie ingegneristiche da apportare per mitigare l’impatto o ottimizzare le opere, saremo i primi a recepirle. Quello che non possiamo accettare è l’immobilismo. La nostra è una proposta di imprenditori perbene — e sottolineo questo aggettivo — che hanno contribuito a costruire un borgo turistico di livello internazionale, capace di accogliere flussi turistici eterogenei in un contesto sano. Dopo l’approvazione in Consiglio comunale e prima della gara, in funzione della conferenza dei servizi e dei pareri tecnico-finanziari, si potranno apportare tutte le migliorie che l’Amministrazione riterrà opportune». Questo progetto incide sulle aree del Pezzolo e delle Calcare? Prevede inoltre un affidamento dell’area di Tordigliano? «È bene precisare che l’intervento non prevede alcun affidamento ai proponenti nelle aree del Pezzolo e delle Calcare, né tantomeno sulla spiaggia di Tordigliano. Non avremo alcuna remora ad assecondare un’eventuale richiesta dell’amministrazione per garantire servizi pubblici su tali aree, al fine di migliorarne il libero utilizzo e il giusto decoro. Ribadisco: non ci sarà nessuna privatizzazione». Un’ultima domanda nella sua veste di presidente dell’ACEN. La recente sentenza della Corte di Giustizia Europea ha cancellato il diritto di prelazione per il promotore privato. Questa decisione rischia di frenare anche l’operazione di Vico Equense? «La sentenza della CGUE rappresenta senza dubbio uno scossone per tutto il comparto dei costruttori a livello nazionale, perché rischia di scoraggiare chi investe tempo e ingenti risorse economiche nell’ideazione di una proposta di PPP (Partenariato Pubblico-Privato). Tuttavia, a Vico Equense c’è un progetto solido, fortemente radicato nel territorio e integrato con il tessuto economico locale. Nonostante l’incertezza normativa, noi andiamo avanti con determinazione perché crediamo nel valore di questa infrastruttura e, nonostante la cancellazione della prelazione, saremo pronti a confrontarci in una gara europea con gli altri soggetti interessati. Ci auguriamo che i bandi di gara siano in grado di assicurare la corretta trasparenza tecnica e amministrativa nelle procedure, evitando che speculatori non interessati allo sviluppo economico del territorio — ma attratti solo dai flussi finanziari delle gestioni, come quelle degli specchi acquei — abbiano il sopravvento. È comunque evidente che il legislatore debba intervenire subito per dare certezze agli investitori, introducendo forme di premialità o ristoro per i promotori; altrimenti, il rischio di bloccare i cantieri del Sud, proprio nella fase post-PNRR, diventerà drammaticamente reale».
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