Tanto si è detto e scritto, negli anni, sulla necessità di mettere in campo interventi contro la piaga sociale dell’abbandono scolastico. Eppure, neanche a livello locale le intenzioni trovano traduzione nella pratica: come già i dipendenti pubblici, anche gli studenti di Medicina vedono i loro progetti infrangersi contro la muraglia dei costi proibitivi della città. Qui, informano La Repubblica Firenze e Corriere Fiorentino, si registrano per il nuovo semestre 500 iscrizioni in meno, il 20% in meno rispetto allo scorso, approfittando della possibilità di svolgere il semestre aperto in un ateneo diverso da quello della scelta definitiva. Contestualmente, siamo anche la città italiana dove i libri per le scuole medie costano di più: ripresa da La Repubblica Firenze, La Nazione e Il Tirreno Firenze, lo afferma Federconsumatori, che per il nuovo anno scolastico stima un aumento del 4% dei prezzi, che si spinge fino al 7% per i licei, dovendo le famiglie mettere in conto spese, in media, da 341,50€, per un totale da 419,70€ nel biennio alle superiori, +2% rispetto a un anno fa. Non sorprende che, con questi numeri, prosegua anche l’inverno demografico. Chi può permettersi di mettere al mondo dei figli, se queste sono le cifre da pagare già solo per gli studi? Basta sfogliare i bollettini di statistica mensili del Comune dell’ultimo anno, come ha fatto La Nazione Firenze, per notare il continuo aumento dei decessi e le culle sempre più vuote in tutta la Toscana: nel 2025 la natalità è ulteriormente diminuita dell’1%, con sole 2.120 unità, sullo sfondo di un tasso già al 6.1‰ e di cui si prevede l’impennata al 6.4 entro il 2050 (in soldoni: «uno su tre avrà 65 anni»). Sulla sanità, argomento che sta a cuore a tutti e questione che soprattutto le persone anziane vivono più spesso in prima persona, cerca di far qualcosa, in Regione, il portavoce dell’opposizione, Alessandro Tomasi (FdI), ma più precisamente sul caso ARS, nella quale fattispecie egli ha chiesto lumi a Giani sulle differenze tra il provvedimento relativo alla nomina di Giovanni Grasso e quello, datato 2024, con cui si insediò alla presidenza il suo predecessore Federico Gelli. Il governatore, a quanto apprendiamo da un lungo trafiletto del Corriere Fiorentino, si è limitato a rispondere di aver «fatto tutto nel rispetto della legge regionale». Ancora più forti i dissidi in seno alla Fondazione Meyer, dove la mancata riconferma di Marco Carrai alla guida ha sollevato un vespaio in cui AVS e M5S esultano parlando di «atto dovuto», Italia Viva si prostra asserendo che il console onorario d’Israele andrebbe «ringraziato» e il consigliere Stella (FI) ha superato tutti lanciandosi in farneticanti paragoni con presunte «epurazioni nei regimi marxisti-leninisti». Giani, per ora, si tiene sulle sue. Questo il quadro tracciabile dagli articoli a ciò dedicati da Corriere Fiorentino, La Nazione Firenze e Il Tirreno Firenze. Egli ha peraltro da gestire la patata oltremodo bollente del commissariamento di Toscana Spettacolo, avvenuto «nelle more di una modifica dell’assetto giuridico» per trasformare l’omonima Fondazione in un ente pubblico, a seguito di opportuni rilievi della Corte dei Conti, sottolinea La Repubblica Firenze. Frattanto, si avvicina sempre più la data del fatidico «confronto su Montedomini», in programma il 4 settembre e su cui è la seconda a rinfrescare la memoria. Il suo trafiletto riporta le dichiarazioni del consigliere Bambagioni (Lista Schmidt), il quale ha posto domande sferzanti e nel merito alla sindachessa Funaro: ha mai condiviso gli indirizzi dell’ASP? Ha mai verificato, in qualità di sindaco, se la sua gestione riflettesse la linea della giunta sulle politiche abitative? Ha compreso la gravità della situazione, anche alla luce dei palesi rapporti elettorali con altri dirigenti di essa e di altri enti del Comune? Indicando l’incoerenza di aver cambiato il regolamento sugli affitti brevi riportandolo di fatto a come era prima delle modifiche da ella stessa apportate, un altro ringraziamento, più fondato, è da egli stato indirizzato al Comitato Salviamo Firenze, che ha sollevato la questione. Così come sono, del pari, da ringraziare il comitato Rinasci Firenze e i residenti di piazza Alberti, la cui lotta ha permesso, sola, di far finalmente chiudere gli accessi all’ex stabile di Publiacqua che, abbandonato, era diventato, come molte altre strutture nelle vicinanze e non, rifugio di sbandati e personaggi poco raccomandabili. Slitta invece, senza preavviso, l’intervento di Publiacqua a Fiesole per i «troppi consumi», nonostante i residenti si fossero già organizzati con le scorte d’acqua. A Campi ancora niente soldi per la tranvia, resta l’ottimismo del sindaco Tagliaferri che però farebbe meglio a ricordare che fine fece chi visse sperando. Scontento anche tra le ditte vincitrici di appalti, come a San Marcellino, dove l’azienda che dovrà occuparsi dei lavori ha presentato ricorso al TAR contro la propria esclusione, data, spiega La Repubblica Firenze, dall’assenza di una sola certificazione. Il consigliere Palagi (Sinistra Progetto Comune) è certo che i cantieri, previsti per settembre, verranno posposti, mentre la giunta è convintissima che «non ci saranno ritardi». Giunta che tuttavia si vede messa alle strette persino dai propri pilastri, come gli ambientalisti, che ora le chiedono fatti e non «spot», con AVS che giudica insufficiente la «depavimentazione dell’equivalente di due campi da calcio» e chiede una riunione straordinaria della Commissione Ambiente sull’abbattimento dei 428 alberi per la linea tranviaria verso Rovezzano. E se la suddetta testata, a proposito di San Marcellino, ha dedicato l’incipit del suo articolo a Giovanni Trapattoni e al suo celebre «Non dire gatto se non ce l’hai nel sacco», noi, rispetto a tutti questi pasticci della gestione Funaro, a proposito di quest’ultima ci viene da pensare, con Checco Zalone: «Ma è del mestiere questa?». (JCM)

 

In copertina: Copyright Fotocronache Germogli


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Jean-Claude Martini

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