Il caso Garlasco si avvicina a uno dei passaggi più importanti dalla riapertura dell’inchiesta su Andrea Sempio. Il 28 settembre scadrà il termine delle indagini preliminari e nelle prossime settimane la Procura di Pavia dovrà tirare le somme degli ulteriori accertamenti avviati dopo le consulenze depositate dalla difesa. Al centro della battaglia resta soprattutto il Dna recuperato sotto le unghie di Chiara Poggi, lo stesso elemento al quale accusa e difesa attribuiscono oggi un significato radicalmente diverso.
Non si discute soltanto della compatibilità genetica. Il vero scontro riguarda come e quando quel materiale sia finito sulle unghie di Chiara. Ed è una differenza decisiva: per l’impostazione accusatoria potrebbe inserirsi nella dinamica dell’aggressione; per la difesa potrebbe invece derivare da un trasferimento indiretto o da una contaminazione e non dimostrerebbe quindi un contatto tra Sempio e la vittima durante l’omicidio.
Garlasco, la battaglia sul Dna sotto le unghie di Chiara Poggi
La genetista Marina Baldi, consulente della difesa di Sempio, punta proprio sul cosiddetto trasferimento secondario del Dna: materiale biologico può passare da una persona all’altra anche attraverso oggetti, superfici o contatti indiretti. La consulente sottolinea inoltre la qualità limitata della traccia: il profilo disponibile risulta scarso, misto e incompleto.
C’è poi un altro punto fondamentale. I marcatori leggibili sarebbero compatibili con la linea paterna della famiglia Sempio, ma un profilo basato sul cromosoma Y non identifica automaticamente Andrea: uomini appartenenti alla stessa linea patrilineare possono condividere quelle caratteristiche genetiche. La posizione difensiva, dunque, non nega necessariamente la compatibilità, ma contesta il salto logico tra quella compatibilità e l’attribuzione individuale della traccia all’indagato.
La Procura guarda invece al Dna come a un tassello di un quadro più ampio. Nell’ipotesi investigativa, Chiara avrebbe reagito all’aggressione e il materiale sotto le unghie potrebbe essere coerente con un contatto diretto con chi la stava colpendo. I magistrati valutano la traccia insieme agli altri elementi acquisiti, dall’impronta palmare 33 agli accertamenti sulle calzature, fino alle dichiarazioni rese negli anni da Sempio.
Il 28 settembre scadono le indagini su Andrea Sempio
Il prossimo spartiacque è fissato al 28 settembre 2026. La Procura aveva già notificato a Sempio l’avviso di conclusione delle indagini il 7 maggio, ma le consulenze presentate dalla difesa hanno spinto i magistrati a ordinare nuovi approfondimenti per verificare le obiezioni scientifiche sollevate dagli esperti dell’indagato.
Tra gli accertamenti figura anche la consulenza affidata allo psichiatra forense Roberto Catanesi, chiamato a esaminare sulla base della documentazione disponibile eventuali aspetti relativi alla capacità di intendere e di volere all’epoca dei fatti e alla personalità dell’indagato. Sempio ha scelto di non sottoporsi direttamente all’esame del consulente, che potrà comunque lavorare sugli atti e sui materiali acquisiti.
La scadenza delle indagini non significa automaticamente processo. Sarà la Procura a decidere il passaggio successivo e soltanto un’eventuale richiesta di rinvio a giudizio porterà davanti a un giudice la valutazione sulla consistenza dell’impianto accusatorio.
Biasibetti torna nel Pavese, ma non c’è una nuova pista
Nelle ultime ore ha attirato attenzione anche il ritorno nel Pavese di Alessandro Biasibetti, appartenente nel 2007 alla compagnia di amici di Marco Poggi e Andrea Sempio. Oggi religioso e diacono, Biasibetti è comparso prima nella chiesa di Garlasco e successivamente a Tromello, dove ha partecipato alle celebrazioni insieme ai sacerdoti.
La sua presenza, però, non risulta collegata a nuovi accertamenti investigativi. Biasibetti sarebbe tornato nella zona per impegni legati alla propria attività religiosa. Il suo nome era già entrato nell’inchiesta: nel marzo 2025 gli investigatori lo avevano ascoltato come persona informata sui fatti e avevano acquisito il suo profilo genetico per effettuare i necessari confronti. Biasibetti aveva riferito che il 13 agosto 2007 si trovava in montagna insieme a Marco Poggi.
Sempio perde il lavoro, ma l’inchiesta non c’entra
Alla fine di agosto Andrea Sempio perderà anche il lavoro nel negozio di telefonia dove era impiegato. Il licenziamento non dipende però dall’indagine per l’omicidio di Chiara Poggi: l’attività cambierà gestione e il provvedimento riguarda altri tre dipendenti. Resta aperta la possibilità che il nuovo gestore decida successivamente di riassumerli.
Negli ultimi mesi Sempio aveva già lasciato l’appartamento preso in affitto a Voghera ed era tornato a vivere con i genitori. Circostanze che non hanno alcun valore investigativo, ma mostrano quanto la riapertura del caso abbia inciso anche sulla vita quotidiana dell’indagato.
Alberto Stasi prepara la richiesta di revisione
E mentre l’inchiesta su Sempio corre verso la scadenza di settembre, Alberto Stasi prepara la propria partita giudiziaria. Condannato definitivamente a 16 anni per l’omicidio di Chiara Poggi e dallo scorso giugno in affidamento in prova ai servizi sociali dopo oltre dieci anni di detenzione, Stasi resta a tutti gli effetti il responsabile del delitto secondo la verità giudiziaria definitiva.
I suoi difensori stanno però lavorando alla richiesta di revisione e guardano inevitabilmente agli sviluppi dell’indagine pavese. Anche la Procura di Pavia ha trasmesso documentazione alla Procura generale di Milano perché possa valutarla sotto il profilo di un’eventuale revisione.
È qui che emerge il nodo più delicato dell’intero caso: per l’omicidio di Chiara Poggi esiste una condanna definitiva contro Alberto Stasi, mentre una nuova inchiesta ipotizza la responsabilità di Andrea Sempio per quello stesso delitto. Le due situazioni convivono oggi su piani giuridici differenti e l’indagine su Sempio non cancella in alcun modo la sentenza contro Stasi.
Il 28 settembre potrebbe però segnare l’inizio di una nuova fase. Dopo mesi di reperti riesaminati, consulenze e ricostruzioni, la Procura dovrà decidere quanto regge il mosaico costruito attorno ad Andrea Sempio. E contemporaneamente la difesa di Stasi cercherà di capire se proprio quel mosaico possa diventare la chiave per riaprire una sentenza che, fino a oggi, resta definitiva.
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Luca Arnau
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