C’è una Calabria che si può percorrere seguendo le strade, una che si scopre camminando nei borghi e una che, invece, bisogna cercare entrando nella roccia.

È la Calabria delle grotte, un patrimonio modellato dall’acqua e dal tempo che si manifesta in forme molto diverse: grandi cavità che si aprono direttamente sul mare, anfratti raggiungibili soltanto in barca, cunicoli scavati nella roccia, ripari preistorici e spettacolari archi naturali.

Per scoprirla si può immaginare un itinerario che parte dall’estremità settentrionale della costa tirrenica cosentina e scende verso sud, attraversando la Riviera dei Cedri e la Costa degli Dei. È proprio questo il percorso suggerito anche dal portale turistico ufficiale della Regione, che individua nelle grotte marine del Tirreno una destinazione particolarmente interessante per chi ama snorkeling, escursioni in barca e attività a contatto con la natura.

Ma il viaggio può andare oltre.

Perché accanto alle grotte marine più conosciute esistono cavità meno note, luoghi legati alla storia antica dell’uomo e ambienti sotterranei che permettono di leggere la Calabria da una prospettiva completamente diversa.

Il risultato è un itinerario che alterna mare e montagna, snorkeling e archeologia, escursioni in barca e sentieri, con un filo conduttore: la roccia.

Isola di Dino, il grande scrigno di grotte della Calabria

La prima tappa non può che essere Praia a Mare, dove davanti alla costa emerge l’Isola di Dino.

È la maggiore delle isole calabresi e rappresenta uno dei luoghi più spettacolari della costa tirrenica. Il modo più suggestivo per scoprirla è circumnavigarla in barca, seguendo la successione di cavità che si aprono lungo le sue pareti.

Non si tratta di una sola grotta, ma di un vero e proprio sistema di cavità marine.

Tra le prime che si incontrano ci sono la Grotta del Monaco e la Grotta delle Sardine, quest’ultima chiamata così per la presenza, in passato, di numerosi esemplari di questi pesci. Proseguendo lungo il perimetro dell’isola si arriva alla Grotta delle Cascate, caratterizzata dall’acqua che scende all’interno della cavità.

Alcune grotte sono invece accessibili soltanto a chi pratica attività subacquee. È il caso della Grotta Gargiulo, che si apre diversi metri sotto il livello del mare e si sviluppa in profondità: proprio per le sue caratteristiche non è una cavità destinata alla normale visita turistica.

Poi arrivano le due grandi protagoniste del tour: la Grotta Azzurra e la Grotta del Leone.

La Grotta Azzurra di Dino, il mare cambia colore

Il nome dice già molto. La Grotta Azzurra dell’Isola di Dino è una cavità nella quale la luce naturale, entrando dall’apertura sul mare, crea riflessi che modificano continuamente la tonalità dell’acqua.

Il colore può passare dalle sfumature del verde fino al blu più intenso, soprattutto quando la luce colpisce la superficie marina con una determinata angolazione. È proprio questo gioco naturale a rendere la grotta particolarmente adatta allo snorkeling e alle immersioni.

Entrare in barca nella cavità significa lasciarsi alle spalle per qualche istante il rumore della costa e ritrovarsi circondati dalla roccia.

È uno dei momenti nei quali il tour delle grotte smette di essere una semplice escursione turistica e diventa un’esperienza visiva.

La Grotta del Leone e la roccia che sembra un animale

Poco distante si trova la Grotta del Leone, probabilmente la più riconoscibile tra quelle dell’isola.

Il nome deriva dalla forma di una formazione rocciosa che ricorda un grande leone accucciato sull’acqua, con la testa sollevata. La cavità può essere raggiunta dal mare, ma il territorio conserva anche antichi percorsi terrestri che permettono di osservare la vegetazione e altri elementi del patrimonio dell’isola.

La Grotta del Leone rappresenta anche un punto nel quale il paesaggio naturale si intreccia con la storia. Lungo i percorsi dell’isola sono presenti testimonianze di epoca normanna, compresa la Stele della Madonna della Grotta, collocata in uno dei punti panoramici.

Dino, insomma, non è semplicemente una tappa balneare: è un piccolo mondo di grotte, scogliere, sentieri e storia.

L’Arcomagno, la grotta che ha creato una spiaggia

Lasciata Praia a Mare, il viaggio prosegue verso San Nicola Arcella.

Qui si trova uno dei luoghi più fotografati della Calabria: l’Arcomagno.

La sua particolarità è evidente già osservandolo dall’esterno. Una grande apertura nella roccia forma un arco naturale attraverso il quale il mare entra in una piccola baia, creando uno scenario quasi teatrale.

L’acqua, la parete rocciosa e la piccola spiaggia interna fanno sembrare il luogo una piscina naturale nascosta dentro la montagna.

Ma l’Arcomagno è anche un ambiente fragile. La grotta è stata classificata come geosito di interesse nazionale e l’elevata pressione turistica ha reso necessario introdurre forme di controllo degli accessi per tutelarne l’integrità.

Per chi arriva in Calabria in estate, quindi, la visita non va considerata come un accesso libero e senza regole: le modalità possono essere soggette a regolamentazione e occorre verificare le condizioni di accesso prima di partire.

Il consiglio è di considerare l’Arcomagno anche come un punto panoramico da raggiungere attraverso i sentieri della costa, non soltanto come una destinazione nella quale fermarsi per un bagno.

Le grotte di Cetraro, tra scogliere e fondali

Proseguendo lungo la Riviera dei Cedri si arriva a Cetraro.

Il paese è conosciuto soprattutto per il porto e per la sua costa, ma il tratto roccioso custodisce alcune cavità che meritano di essere osservate dal mare.

Tra queste ci sono le Grotte di Rizzo, nella zona della scogliera di Rizzi, dominata dalla Torre Rienzo. L’area è inserita in un contesto di interesse naturalistico e le grotte rappresentano una delle tappe dell’itinerario regionale dedicato alle cavità marine calabresi.

La particolarità di questa parte della costa è proprio il rapporto tra le grotte e le antiche architetture di avvistamento.

Dalla barca si possono leggere contemporaneamente due diversi modi attraverso i quali l’uomo ha utilizzato la costa: la roccia come rifugio naturale e la torre come punto di osservazione sul mare.

È un tema che ritorna più volte lungo il Tirreno calabrese.

La Costa degli Dei e la Grotta dello Stazzanese

Continuando verso sud cambia il paesaggio.

Le spiagge della Riviera dei Cedri lasciano progressivamente spazio alle scogliere della Costa degli Dei, dove il mare si incastra tra promontori e pareti rocciose.

Nel territorio di Ricadi, nei pressi di Capo Vaticano, si trova la Grotta dello Stazzanese, una delle cavità individuate dal percorso regionale dedicato alle grotte marine.

Qui il modo migliore per vivere il paesaggio è spesso quello di affidarsi a una piccola imbarcazione, mantenendosi sotto costa e osservando le aperture che interrompono le pareti.

È un tipo di escursione che permette di apprezzare una caratteristica tipica della Calabria tirrenica: molte delle sue bellezze più interessanti non sono visibili dalla strada.

La costa va quindi osservata dal mare.

Capo Vaticano, dove la roccia diventa paesaggio

La zona di Capo Vaticano merita una tappa anche indipendentemente dalla presenza di una singola grotta.

Qui il granito e le rocce modellate dall’erosione hanno creato una successione di promontori, insenature, scogli e piccole cavità.

Le escursioni in barca permettono di vedere la costa dal basso e di entrare, quando le condizioni del mare lo consentono, negli anfratti più accessibili.

Il momento migliore per apprezzare le cavità marine è generalmente quello nel quale la luce riesce a penetrare direttamente nell’acqua: le pareti assumono tonalità differenti e i fondali diventano parte integrante dello spettacolo.

Ma proprio perché si tratta di ambienti naturali, la possibilità di entrare nelle grotte dipende dal mare e dalle condizioni di sicurezza. Una giornata di vento o di forte moto ondoso può trasformare un’escursione facile in un’attività da evitare.

Le grotte di Tropea: la costa vista dal mare

Da Capo Vaticano il percorso può raggiungere Tropea, uno dei centri più conosciuti della Calabria tirrenica.

La città è celebre per il centro storico sospeso sulla rupe e per la spiaggia ai piedi del promontorio, ma una prospettiva completamente diversa si apre quando si osserva la costa dalla barca.

Le pareti della rupe nascondono piccoli anfratti e cavità modellate dall’erosione marina, mentre le escursioni lungo la costa permettono di osservare da vicino la conformazione della scogliera.

Qui la grotta diventa soprattutto un elemento del paesaggio: non necessariamente una destinazione autonoma, ma una delle tante forme attraverso le quali il mare ha scavato la costa.

Il valore della tappa sta proprio nella possibilità di unire la visita a Tropea con un’escursione lungo il litorale.

La Grotta del Romito: il viaggio entra nella preistoria

A questo punto il tour può compiere una deviazione verso l’interno.

Dalla costa cosentina si raggiunge Papasidero, nella Valle del fiume Lao, dove si trova la Grotta del Romito.

È una delle tappe più importanti dell’intero viaggio perché cambia completamente la prospettiva.

Qui non ci sono acque turchesi né piccole imbarcazioni: ci sono le tracce lasciate dall’uomo oltre diecimila anni fa.

La Grotta del Romito conserva infatti una delle più importanti testimonianze dell’arte preistorica italiana ed europea. All’esterno della cavità si trova il celebre Masso dei tori, sul quale sono incise figure di Bos primigenius, insieme ad altre testimonianze archeologiche. Nel sito sono state inoltre individuate sepolture risalenti a circa 10.500 anni fa.

Gli scavi hanno permesso di ricostruire una frequentazione molto lunga, con testimonianze che attraversano Paleolitico, Mesolitico e Neolitico. La posizione della grotta, all’interno di una gola presso il fiume Lao, contribuiva a offrire protezione e accesso alle risorse del territorio.

È una deviazione che vale il viaggio perché consente di capire che cosa significhi davvero parlare di Calabria sotterranea.

La grotta non è soltanto una cavità naturale: è un archivio della presenza umana.

Il sito è visitabile con accompagnamento e dispone di un Antiquarium. Il percorso dall’area di accoglienza alla grotta avviene a piedi.

Dalla grotta marina alla grotta preistorica: due Calabrie sotterranee

Il contrasto tra Isola di Dino e Papasidero è forse il modo migliore per comprendere la varietà di questo itinerario.

A Dino l’acqua ha scavato la roccia e la luce trasforma le cavità in ambienti quasi irreali.

A Papasidero la stessa roccia è stata invece abitata dall’uomo per millenni.

In un caso la grotta si visita dal mare, nell’altro attraverso un percorso terrestre. Una è un ambiente naturale da esplorare con maschera e pinne, l’altra è un sito archeologico nel quale leggere le tracce delle comunità preistoriche.

Sono esperienze completamente differenti, ma entrambe raccontano il rapporto millenario tra uomo, acqua e territorio.

Un patrimonio molto più grande delle grotte più famose

Il viaggio potrebbe continuare ancora a lungo.

Il Catasto delle Grotte della Calabria curato dal Centro Regionale di Speleologia Enzo dei Medici censisce centinaia di cavità naturali distribuite sul territorio regionale. Nell’elenco compaiono grotte, cavernette e altre forme carsiche, con una particolare concentrazione in alcune delle aree calcaree della regione.

Questo significa che il patrimonio speleologico calabrese è molto più vasto delle poche cavità che hanno raggiunto la notorietà turistica.

Molte grotte, però, non sono adatte a una visita improvvisata.

Una cavità naturale non è una semplice attrazione: può presentare pozzi, passaggi stretti, superfici scivolose, acqua e condizioni di accesso variabili. Per le grotte più tecniche è quindi indispensabile affidarsi a speleologi o guide esperte e non improvvisare esplorazioni.

Per le grotte marine vale la stessa regola: vento, correnti e moto ondoso possono modificare rapidamente le condizioni.

Il tour ideale: sette tappe tra mare e storia

Se si vuole trasformare il viaggio in un itinerario pratico, si può costruire un percorso in più giornate:

1. Praia a Mare e Isola di Dino
Una giornata dedicata alla circumnavigazione dell’isola e alle sue grotte: Monaco, Sardine, Cascate, Azzurra e Leone.

2. San Nicola Arcella e Arcomagno
Sentieri panoramici e visita della spettacolare cavità aperta sulla piccola baia.

3. Cetraro
Escursione lungo la costa e scoperta delle Grotte di Rizzo, abbinate alla visita del centro e del porto.

4. Ricadi e Capo Vaticano
Una giornata dedicata alla Costa degli Dei, da vivere soprattutto dal mare, alla ricerca delle cavità e degli anfratti lungo le scogliere.

5. Tropea
La tappa più urbana del viaggio, da completare con un’escursione in barca lungo la costa.

6. Papasidero e Grotta del Romito
La grande deviazione verso l’interno, per passare dalle grotte marine alla preistoria.

7. Isola di Dino al tramonto o nuova escursione sulla Costa degli Dei
Per chi vuole chiudere il tour con una seconda esperienza in mare, scegliendo tra Riviera dei Cedri e Costa degli Dei.

Quando andare alla scoperta delle grotte calabresi

Per le grotte marine, il periodo più indicato coincide naturalmente con la stagione nella quale sono disponibili le escursioni in barca e le condizioni del mare consentono di navigare sotto costa.

Ma c’è un elemento ancora più importante della stagione: il meteo della giornata.

Il mare calmo permette di avvicinarsi alle pareti e, quando consentito, di entrare nelle cavità. Con onde e vento, invece, alcune grotte diventano inaccessibili.

Anche la luce conta. Le ore centrali della giornata possono creare giochi di riflessi particolarmente suggestivi all’interno delle cavità, come accade nella Grotta Azzurra di Dino.

Per l’Arcomagno, inoltre, è fondamentale verificare prima della partenza le modalità di accesso, perché la fragilità del sito ha portato all’introduzione di sistemi di controllo e regolamentazione.


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