nominata la commissione che valuterà i progetti – UOMINI LIBERI



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La macchina amministrativa per il futuro impianto di chiusura del ciclo dei rifiuti della Liguria compie un nuovo passo avanti. Con il decreto n. 190 del 4 agosto 2026, l’Agenzia Regionale Ligure per i Rifiuti (ARLIR) ha ufficialmente nominato la commissione che dovrà esaminare le proposte di partenariato pubblico-privato presentate per la progettazione, la realizzazione e la gestione del futuro impianto.

Si tratta di un passaggio importante nell’iter che dovrà portare alla scelta del progetto destinato a chiudere il ciclo dei rifiuti in Liguria, una vicenda che da mesi alimenta un acceso dibattito politico e la forte opposizione di numerosi territori, in particolare della Val Bormida.

La commissione sarà presieduta dall’ingegner Fernando Della Pina e sarà composta da cinque membri. Due sono stati indicati direttamente da Regione Liguria: Andrea Baroni, dirigente del Settore Gestione Integrata dei Rifiuti, e Domenico Oteri, funzionario dello stesso settore. Gli altri due componenti esterni, selezionati attraverso un avviso pubblico, sono il professor Enrico Bracci, esperto di piani economico-finanziari e sostenibilità, e il professor ingegner Mario Grosso, specializzato in impianti di termovalorizzazione.


Il decreto approva inoltre il verbale dell’istruttoria che ha verificato l’ammissibilità delle candidature e conferma che tutti i componenti possiedono i requisiti richiesti dall’avviso pubblico. La commissione avrà ora il compito di valutare le proposte pervenute e individuare quella ritenuta più idonea.

L’atto rappresenta un’ulteriore accelerazione del percorso avviato da ARLIR nei mesi scorsi. Dopo la raccolta delle manifestazioni di interesse e la selezione degli esperti, si entra ora nella fase tecnica di valutazione dei progetti.

Una fase destinata a essere seguita con particolare attenzione dai territori che hanno espresso la loro contrarietà alla possibile realizzazione di un termovalorizzatore, soprattutto nell’area della Val Bormida, dove amministratori, comitati e associazioni ambientaliste continuano a chiedere che la scelta ricada su soluzioni alternative e non su un impianto di incenerimento dei rifiuti.

La nomina della commissione, dunque, non individua ancora il sito dell’impianto né il progetto vincitore, ma conferma che il procedimento amministrativo prosegue senza rallentamenti verso la successiva fase di valutazione delle proposte

Commissione sull’inceneritore ligure: competenze solide, ma quasi tutte interne al percorso scelto dalla Regione

La commissione nominata da ARLIR dovrà valutare le proposte private per progettare, costruire e gestire il futuro impianto di chiusura del ciclo dei rifiuti della Liguria. È composta da cinque persone: Fernando Della Pina, Andrea Baroni, Domenico Oteri, Enrico Bracci e Mario Grosso.


Dall’esame dei curriculum e degli incarichi emerge una commissione costruita secondo una logica abbastanza precisa: tre esponenti dell’amministrazione regionale, un economista esperto di piani finanziari e partenariati pubblico-privati, e un ingegnere specializzato proprio nella combustione e nel recupero energetico dei rifiuti.

Le competenze, quindi, non mancano. Resta però una questione politica e metodologica: la commissione appare particolarmente adatta a giudicare come realizzare e finanziare un termovalorizzatore, molto meno a riaprire la discussione sull’opportunità stessa dell’impianto, sulle alternative industriali o sulla sua localizzazione.

Fernando Della Pina: il vertice dell’apparato ambientale regionale

Fernando Della Pina presiede la commissione. Non è un tecnico esterno, ma il direttore generale dell’Ambiente della Regione Liguria. La struttura da lui guidata coordina valutazione d’impatto ambientale, sviluppo sostenibile, ecologia, bonifiche, rifiuti, acque e tutela dell’ecosistema costiero.

La sua nomina appare quindi legata soprattutto a tre funzioni:

  • coordinare un procedimento complesso;
  • garantire il raccordo tra ARLIR e gli uffici regionali;
  • vigilare sulla compatibilità amministrativa e ambientale delle proposte.

Il suo ruolo è più ampio di quello di un semplice esperto di termovalorizzatori. Della Pina rappresenta il vertice tecnico-amministrativo della politica ambientale regionale e dispone di una visione complessiva dei procedimenti autorizzativi, della VIA e della pianificazione.


Proprio questa posizione, però, porta con sé un elemento da sottolineare: il presidente della commissione appartiene alla stessa amministrazione che ha impostato e sostenuto il percorso verso l’impianto. Non costituisce una situazione irregolare e, dai documenti consultati, non emerge alcun conflitto d’interesse personale. Tuttavia, sotto il profilo politico, non si tratta certamente di una presidenza “terza” rispetto alla strategia regionale.

Non è stato possibile reperire, attraverso le fonti pubbliche consultate, un curriculum aggiornato sufficientemente dettagliato da ricostruire tutti i precedenti incarichi professionali di Della Pina. È quindi prudente non attribuirgli esperienze specifiche nella progettazione di termovalorizzatori che non risultino documentate.

Andrea Baroni: l’uomo della pianificazione regionale dei rifiuti

Andrea Baroni è, dal gennaio 2024, dirigente del Settore Gestione integrata dei rifiuti della Regione Liguria. Il settore si occupa della pianificazione e programmazione del ciclo, del monitoraggio dei flussi, del coordinamento degli enti locali e degli interventi relativi agli impianti.

La sua presenza in commissione è dunque facilmente spiegabile: Baroni conosce dall’interno il sistema ligure dei rifiuti, i quantitativi prodotti, gli impianti esistenti, le necessità dichiarate dalla pianificazione regionale e i rapporti con Province, Città metropolitana e Comuni.

Il suo contributo dovrebbe riguardare soprattutto:


  • la coerenza delle proposte con il Piano regionale;
  • il dimensionamento dell’impianto;
  • i flussi di rifiuti da garantire al futuro gestore;
  • l’integrazione con discariche e altri impianti;
  • la compatibilità con l’organizzazione del servizio regionale.

Baroni ha inoltre seguito atti riguardanti la costituzione e l’attività di ARLIR. Nel 2023 risulta responsabile del procedimento relativo alla nomina del commissario dell’Agenzia regionale ligure per i rifiuti.

Questo significa che la sua esperienza è altamente pertinente, ma ancora una volta interna alla struttura regionale che ha costruito il procedimento. Baroni non è chiamato a rappresentare i territori candidabili a ospitare l’impianto, bensì a verificare che i progetti privati corrispondano alla pianificazione e agli indirizzi dell’amministrazione.

Domenico Oteri: la memoria tecnica e amministrativa del sistema ligure

Domenico Oteri è probabilmente il componente meno noto all’opinione pubblica, ma possiede un’esperienza molto specifica. Lavora nel settore ambientale della Regione e dal 2016 opera nel servizio rifiuti, occupandosi di pianificazione regionale, coordinamento della pianificazione d’ambito e d’area, programmazione, monitoraggio e controllo.

Ha avuto un ruolo diretto nella redazione e gestione del Piano d’ambito regionale dei rifiuti. In diversi documenti compare come responsabile del procedimento, sia per l’aggiornamento del quadro normativo sia per l’analisi del sistema impiantistico e il piano di monitoraggio.

Oteri porta quindi in commissione la conoscenza concreta dei dati e delle regole:


  • produzione e destinazione dei rifiuti;
  • raccolta differenziata;
  • fabbisogni impiantistici provinciali;
  • indicatori di risultato;
  • rapporti tra pianificazione regionale e piani provinciali;
  • quadro legislativo europeo, nazionale e ligure.

È la figura che può controllare se le previsioni formulate dai privati coincidano con i dati ufficiali regionali e se le proposte siano compatibili con il sistema di monitoraggio previsto.

Anche nel suo caso non sono emersi, dalle fonti consultate, rapporti personali o professionali con le aziende potenzialmente interessate alla gara. La questione è piuttosto istituzionale: Oteri ha partecipato alla costruzione della pianificazione che oggi la commissione deve tradurre in un progetto industriale.

Enrico Bracci: l’esperto che dovrà capire se i conti stanno in piedi

Il professor Enrico Bracci è stato selezionato quale esperto di PEF, cioè del Piano economico-finanziario, e di sostenibilità economico-finanziaria.

È professore di Economia aziendale all’Università di Ferrara e insegna, tra le altre materie, programmazione e controllo, contabilità delle pubbliche amministrazioni, performance pubblica e governance. Ha inoltre svolto attività didattiche specifiche sui contratti pubblici e sulle forme di partenariato pubblico-privato.

La sua esperienza appare particolarmente centrata rispetto al modello scelto da ARLIR. Il futuro impianto, infatti, non dovrebbe essere semplicemente pagato e costruito dalla Regione: la procedura riguarda proposte private di partenariato pubblico-privato.


Bracci dovrà presumibilmente verificare:

  • il costo complessivo dell’investimento;
  • la solidità delle fonti di finanziamento;
  • la durata della concessione;
  • i ricavi previsti dalla vendita di energia;
  • le tariffe di conferimento dei rifiuti;
  • le garanzie pubbliche eventualmente richieste;
  • la distribuzione dei rischi tra pubblico e privato;
  • la convenienza dell’operazione per l’amministrazione;
  • l’equilibrio finanziario nel caso in cui i quantitativi di rifiuti diminuiscano.

Quest’ultimo punto sarà decisivo. Un impianto di termovalorizzazione necessita di flussi relativamente stabili per molti anni. La commissione dovrà quindi capire se il progetto resti economicamente sostenibile anche con l’aumento della raccolta differenziata e la diminuzione del rifiuto indifferenziato.

Bracci possiede inoltre un’esperienza specifica nel settore dei rifiuti. È stato responsabile scientifico di attività con ATERSIR, l’agenzia dell’Emilia-Romagna per acqua e rifiuti, rivolte all’analisi dell’equilibrio economico-finanziario delle società affidatarie dei servizi pubblici e dei gestori che operano in condizioni di monopolio.

Ha anche partecipato a studi sull’efficienza dei costi delle discariche pubbliche e private utilizzando dati messi a disposizione da ATERSIR.

Non è quindi un economista generico: conosce la regolazione economica del settore rifiuti, le aziende pubbliche e private che vi operano e i problemi legati alle concessioni.


Mario Grosso: il massimo esperto tecnico, ma anche il nome più caratterizzante

Il professor Mario Grosso è stato scelto come esperto tecnico in impianti di termovalorizzazione.

È professore ordinario di Ingegneria sanitaria-ambientale al Politecnico di Milano. La sua attività scientifica riguarda gestione e trattamento dei rifiuti, recupero energetico, emissioni atmosferiche, residui dell’incenerimento e analisi del ciclo di vita.

La specializzazione è estremamente precisa. La sua tesi di dottorato ha riguardato la formazione e la distruzione di diossine e furani in un inceneritore a scala reale. Ha poi lavorato sulle tecnologie di combustione, sul trattamento dei fumi, sui residui solidi, sui metalli e sui microinquinanti prodotti dagli impianti.

Al Politecnico insegna “Solid Waste Management and Treatment” e “Bio-energy and waste-to-energy technologies”. Ha inoltre tenuto corsi su termodistruzione, cocombustione, emissioni e filiere di termovalorizzazione.

Grosso ha fatto parte della Commissione tecnica VIA-VAS del Ministero dell’Ambiente e ha svolto attività di consulenza nel campo del trattamento dei rifiuti e del controllo delle emissioni.


È o è stato inoltre componente di organismi scientifici direttamente collegati al settore Waste-to-Energy:

  • Centro studi MatER, “Materia ed Energia dai Rifiuti”;
  • Laboratorio Energia e Ambiente Piacenza;
  • Scientific and Technical Advisory Council di CEWEP, la confederazione europea degli impianti Waste-to-Energy;
  • associazioni scientifiche nazionali e internazionali sulla gestione dei rifiuti.

Questi incarichi non costituiscono di per sé un conflitto d’interesse. Descrivono però un esperto che ha dedicato una parte importante della propria carriera allo studio e all’evoluzione tecnica della termovalorizzazione.

Grosso sembra quindi la persona più qualificata per valutare:

  • tecnologia dei forni;
  • efficienza energetica;
  • sistemi di abbattimento dei fumi;
  • emissioni di ossidi di azoto, polveri, diossine e metalli;
  • trattamento delle scorie e delle ceneri;
  • affidabilità e continuità operativa;
  • dimensionamento dell’impianto;
  • prestazioni ambientali;
  • applicazione delle migliori tecniche disponibili.

È però anche il componente che caratterizza maggiormente l’impostazione della commissione. Non è stato scelto un esperto chiamato a confrontare in modo generale tutte le possibili tecnologie di trattamento: l’avviso cercava espressamente un esperto di impianti di termovalorizzazione e Grosso risponde perfettamente a quel profilo.

Parlare di mancanza di neutralità personale sarebbe scorretto senza prove. È invece legittimo osservare che la sua competenza nasce dall’interno del mondo scientifico e tecnico del Waste-to-Energy. La commissione, dunque, non deve decidere se puntare o meno sulla termovalorizzazione: deve giudicare i progetti di termovalorizzazione ricevuti.


Il vero punto debole: quali competenze non sono rappresentate

La composizione appare robusta sotto il profilo amministrativo, finanziario e impiantistico. Mancano però alcune figure che avrebbero potuto offrire una valutazione più ampia:

  • un epidemiologo o un esperto sanitario indipendente;
  • un esperto di qualità dell’aria e ricaduta locale degli inquinanti;
  • un rappresentante tecnico indicato dai territori interessati;
  • un esperto di riduzione dei rifiuti, riuso e riciclo;
  • un urbanista o geologo per la valutazione comparativa dei siti;
  • un giurista esterno specializzato in concessioni e partenariato;
  • un esperto indipendente di partecipazione pubblica e accettabilità territoriale.

Queste assenze non rendono illegittima la commissione. Dicono però molto sul suo mandato: il gruppo è stato costruito per selezionare una proposta tecnicamente e finanziariamente realizzabile, non per svolgere una valutazione politica, sanitaria e sociale complessiva.

Una commissione competente, ma non “neutrale” rispetto alla scelta dell’impianto

La conclusione più corretta è che i cinque membri possiedono competenze coerenti con le funzioni assegnate.

Della Pina garantisce il coordinamento ambientale e amministrativo; Baroni rappresenta la pianificazione regionale; Oteri conosce dati, norme e monitoraggio del ciclo; Bracci dovrà smontare e verificare i conti; Grosso giudicherà tecnologia, emissioni ed efficienza dell’impianto.

Non sono emersi dalle fonti consultate conflitti d’interesse personali o rapporti diretti con i soggetti che hanno presentato le proposte. Per verificarlo definitivamente occorrerebbe conoscere i nomi dei proponenti e confrontarli con incarichi, consulenze, finanziamenti e collaborazioni dichiarati dai commissari.


Il problema politico è un altro: tre componenti su cinque provengono direttamente dalla Regione Liguria, mentre i due esterni sono stati scelti per verificare la sostenibilità finanziaria e la qualità tecnica di un termovalorizzatore.

In altre parole, la commissione sembra molto qualificata per stabilire quale progetto funzioni meglio. Non sembra invece costruita per domandarsi se la Liguria abbia davvero bisogno di quell’impianto, se la sua capacità sia correttamente dimensionata e se esistano alternative meno impattanti.

Ed è proprio su queste domande, prima ancora che sul colore del forno o sul rendimento energetico, che i cittadini e i territori interessati continueranno probabilmente a chiedere risposte.




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