Il segreto meglio custodito del Peloponneso: la tomba di Chatwin


KARDAMYLI (Grecia) – Arbusti, olivi a perdita d’occhio, un panorama meraviglioso che abbraccia tutto il golfo messenico. E’ qui, dietro l’abisde di una chiesetta ortodossa in rovina, dentro a cui svolazza un pipistrello, sulle pendici del monte Taigeto da cui, secondo la leggenda, gli spartani gettavano i neonati deboli e deformi che Bruce Chatwin, il più grande scrittore di viaggi del Novecento, ha fatto seppellire le sue ceneri nel 1989.

Secondo quanto racconta l’amico Patrick Leigh Fermor scrittore, viaggiatore e soldato britannico, che aveva scelto Kardamyli come sua dimora, il terreno era troppo duro e quindi non riuscirono lui, la moglie, la fotografa Joan Eyres Monsell e la vedova Elizabeth, a seppellire l’urna sotto un ulivo. Quindi scavarono una piccola buca e vi interrarono le ceneri di Chatwin. Poi, una volta esaudito il suo desiderio, banchettarano in suo onore. Sembra quasi di sentire, portate dal vento, fra il frinire delle cicale, le loro voci e il tintinnio dei bicchieri.

Il retro della chiesa bizantina di Agyos Nikolaos dove sono sepolte le ceneri di Chatwin

Impossibile dire quale sia la pianta sotto cui riposa lo scrittore e, del resto, Fermor di tracce non ne ha lasciate, ma forse è meglio così. Diamo le indicazioni per arrivarci sapendo che, tanto, non diventerà mai una zona di pellegrinaggio di massa. Si parte dal paesino sottostante di Kardamyli da cui ci siamo inerpicati, attraverso una strada tortuosa, fino alla frazione di Exochori. Appena passato il museo della storia e del folclore, subito sulla sinistra, c’è una stradina in discesa che si può percorrere anche con un’auto. Si arriva a un piccolo parcheggio e poi si attraversa un gruppo di tre o quattro case. Si tiene la sinistra e si arriva velocemente alla chiesa di Agyos Nikolaos.


Chatwin scelse questo luogo perché era innamorato del Mani, come del resto il suo amico Fermor che, peraltro, ha scritto un bel libro, “Mani, viaggi nel Peloponneso” sul dito centrale della penisola greca, frutto di un suo viaggio negli anni Cinquanta con la moglie. L’ex soldato britannico che divenne famoso per aver rapito un generale nazista a Creta nel 1944 (su questa impresa, nel ’57, i britannici ci fecero anche un film “Colpo di mano a Creta” con Dirk Bogarde nel ruolo di Fermor), si era innamorato perdutamente della Grecia e aveva deciso, insieme alla moglie Joan, di costruire negli anni Sessanta una una villa, in stile maniota, nel promontorio sul mare immerso tra ulivi e cipressi, fuori dal paese di Kardamyli.

fermorLa parte davanti della chiesa

Qui Chatwin, che considerava Fermor un maestro, un modello letterario da seguire e un amico da ammirare per la sua vita da avventuriero, era stato ospite agli inizi del 1985 per scrivere “Le vie dei Canti”. In realtà lo scrittore di “In Patagonia” alloggiava per lo più nell’hotel Kalamitsi, oggi Hotel Theano, un albergo che dista 5 minuti a piedi dalla casa di Fermor e che oggi è tuttora un luogo incantevole. E’ facile immaginarli passeggiare, lui e Fermor, fra questi ulivi e sulle pendici del monte Taigeto impegnati in lunghe chiacchierate sul nomadismo e sulle loro esperienze di viaggio.

La casa di Fermor è tuttora visitabile, seppure in modo limitato. Nel 1996 lo scrittore e la moglie Joan decisero di donare la loro casa al Museo Benakis, con l’intenzione che la proprietà dell’immobile venisse trasferita dopo la loro morte. La casa è stata acquisita dal Museo nel 2011, alla scomparsa di Leigh Fermor.

Ospita personalità del mondo accademico e culturale, ricercatori internazionali e attività formative in collaborazione con prestigiose università, tra cui Princeton, UCLA, Freie Universität Berlin, Columbia e NYU. Organizza inoltre eventi culturali aperti al pubblico, accoglie benefattori del museo e propone visite guidate durante tutto l’anno.

fermorL’esterno della Fermor House

Per sostenere i costi di gestione e manutenzione, i coniugi Leigh Fermor (Joan è morta nel 2003 e Patrick nel 2011) hanno autorizzato il Museo Benaki ad affittare la proprietà fino a 90 giorni all’anno. Dal 2020 la casa è affittabile tramite Aria Hotels, pur continuando a rimanere aperta al pubblico con visite settimanali. Da ottobre a maggio la Casa è aperta al pubblico due volte a settimana (lunedì e giovedì) e da giugno a settembre una volta a settimana (lunedì). Consigliamo di prenotare con largo anticipo perché i posti si esauriscono velocemente.


Quel poco che ancora è visibile della casa, dato che il resto è occupato dagli ospiti nella stagione estiva, è incantevole. E’ un classico esempio di architettura mediterranea realizzato negli anni Sessanta dall’architetto Nikos Hatzimichalis in collaborazione con i proprietari. La casa è composta da quattro edifici in pietra immersi tra ulivi e cipressi, costruiti con materiali locali e perfettamente integrati nel paesaggio. Gli interni, caratterizzati da un ampio salone-biblioteca e da arredi semplici ed eleganti, riflettono lo stile tradizionale greco e il gusto raffinato della coppia.

fermorL’esterno della Fermor House

Se si chiudono un attimo gli occhi si possono immaginare Fermor e Chatwin che si confrontavano sui temi che li accomunavano: i viaggi a piedi, la letteratura e la scrittura di viaggio, oltre alla passione per la Grecia, la sua storia e i suoi paesaggi, il fascino dell’antichità classica e bizantina, fino al significato del nomadismo e del racconto del viaggio. Queste stanze non potevano che incantare anche i registi. Alcune scene di “Prima di Mezzanotte”, che fa parte della famosa trilogia di Richard Linklater, con protagonisti Ethan Hawke e Julie Delpy, sono state girate proprio qui con un evidente omaggio a Fermor attraverso un personaggio del film.

Uscendo dal cancello della casa, la strada torna a costeggiare gli ulivi e il mare del Mani riappare tra i cipressi. È facile capire perché Patrick Leigh Fermor abbia deciso di vivere qui e perché Bruce Chatwin abbia voluto che proprio questa terra custodisse le sue ceneri. In pochi chilometri si concentra un pezzo fondamentale della letteratura di viaggio del Novecento. E mentre il vento continua a muovere le foglie degli olivi, sembra quasi che quelle conversazioni sui viaggi, sul nomadismo e sulla Grecia non siano mai finite davvero.

fermorIl salotto della Fermor House


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 Paolo Pergolizzi

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