REGGIO EMILIA – C’è un’altra provincia di Reggio Emilia, lontana dal traffico cittadino e dai grandi centri abitati. È fatta di vicoli in pietra, antiche fontane, castagneti secolari, chiese romaniche e panorami che sembrano usciti da una cartolina. Sono luoghi dove il tempo scorre lentamente, dove in estate si dorme ancora con la coperta e dove gli anziani si ritrovano sulla panchina della piazza a raccontare storie di un mondo che sembra scomparso.
Molti di questi borghi hanno meno di cento abitanti. Alcuni sono quasi sconosciuti anche ai reggiani, altri rappresentano tappe imprescindibili per chi ama la montagna e le colline matildiche. Tutti, però, custodiscono un patrimonio fatto di storia, tradizioni e paesaggi che meritano di essere scoperti.
1. Votigno di Canossa, il borgo della pace
Arroccato su uno sperone di roccia nelle colline di Canossa, Votigno è uno dei borghi medievali più suggestivi dell’Emilia. Le case in arenaria, restaurate con cura, si affacciano su una minuscola piazza dove il tempo sembra essersi fermato. Passeggiando tra le viuzze si incontrano antichi archi, portali scolpiti, scale in pietra e cortili fioriti. Dal paese lo sguardo spazia sulla Val d’Enza e sulle colline matildiche, regalando scorci magnifici in ogni stagione.
La notorietà di Votigno è legata anche alla Casa del Tibet, un centro dedicato al dialogo tra culture e religioni nato grazie all’amicizia con il Dalai Lama. La convivenza tra il borgo medievale e questo luogo di spiritualità rende il paese unico nel panorama italiano. Vale la pena fermarsi almeno un’ora per passeggiare senza fretta e poi raggiungere il vicino Castello di Canossa.
2. Bergogno, uno dei borghi rurali più belli dell’Emilia
Chi arriva a Bergogno, nel comune di Casina, rimane colpito dall’armonia del borgo. Le case sono costruite quasi interamente in pietra locale, con archi, porticati e ballatoi che raccontano secoli di vita contadina.
Qui non ci sono negozi né grandi monumenti: il fascino è tutto nell’atmosfera. Le stradine acciottolate, gli orti curati, i gerani alle finestre e il silenzio fanno di Bergogno un luogo perfetto per rallentare. Nei dintorni partono numerosi sentieri che conducono verso il Monte Duro e il Tassobbio. Nelle giornate limpide si distinguono perfino la Pietra di Bismantova e il Monte Cusna.
3. Cereggio, il paese che un tempo era una dogana
A oltre 700 metri di quota, nel comune di Ventasso, Cereggio conserva uno dei nuclei storici più autentici dell’Appennino reggiano. Per secoli rappresentò un importante punto di passaggio tra il Ducato di Parma e quello di Modena. Qui transitavano mercanti, viaggiatori e pellegrini diretti verso la Toscana.
Ancora oggi il borgo mantiene il suo impianto originario. Le abitazioni in arenaria sono addossate l’una all’altra per proteggersi dal freddo invernale, mentre strette viuzze conducono a piccoli slarghi dove un tempo si svolgeva la vita del paese.Da Cereggio partono diversi percorsi escursionistici che attraversano boschi di faggi e castagni.
4. Succiso Superiore, il paese che non si è arreso
Succiso sembrava destinato allo spopolamento. Oggi, invece, è diventato un esempio studiato in tutta Italia. Gli abitanti hanno creato una cooperativa di comunità che ha riaperto negozi, servizi e attività turistiche, riportando vita nel borgo.
Passeggiare tra le case in pietra significa respirare l’atmosfera dell’Appennino di una volta. Dalle finestre fiorite si vedono il Monte Alto e il crinale del Parco nazionale. Da qui partono alcuni dei trekking più belli dell’intera provincia.
5. Cerreto Alpi, il paese delle antiche “piagne”
Pochi luoghi conservano così bene l’architettura montana. Le coperture in grandi lastre di pietra, chiamate piagne, caratterizzano ancora molte abitazioni. I vicoli conducono verso antiche fontane, corti e piccoli ponti che attraversano il torrente.
Il paese nacque lungo l’antica via che collegava Emilia e Lunigiana. Per secoli mercanti e pellegrini si fermavano qui prima di affrontare il Passo del Cerreto. Oggi è il punto ideale per visitare Cerreto Laghi, il Lago Pranda e i boschi del Parco nazionale.
6. Vallisnera, il borgo dello scienziato
Vallisnera diede i natali ad Antonio Vallisneri, uno dei più importanti naturalisti italiani del Settecento. Passeggiando nel centro storico si incontrano antichi portali, case in pietra e piccole corti che sembrano rimaste immutate nei secoli. Il paese domina la valle del Ventasso ed è uno dei punti migliori per partire alla scoperta dei sentieri del Parco.
7. Monteorsaro, tra i paesi più alti del Reggiano
Con oltre mille metri di altitudine, Monteorsaro è uno dei borghi abitati più elevati della provincia. L’aria è fresca anche nelle giornate più calde e il panorama spazia dal Monte Cusna al Prado. Durante l’inverno il paese si trasforma in un piccolo presepe di montagna.
Poche decine di abitanti, un panorama straordinario sul Cusna e una quiete assoluta. Le case in pietra sono intervallate da antichi fienili e piccoli orti. Da qui partono sentieri verso il Rifugio Battisti e la valle del Dolo.
Tra i paesi più antichi dell’Appennino reggiano, conserva un affascinante impianto medievale. Vicoli stretti, antiche abitazioni, fontane e scorci sulla valle del Secchia raccontano la storia di un borgo che ha mantenuto intatta la propria identità.
Il paese domina la valle del Dolo e offre uno dei panorami più spettacolari dell’alto Appennino. Passeggiando tra le sue vie si scoprono antichi lavatoi, corti e muri a secco costruiti con la pietra locale.
Un piccolo borgo agricolo che regala uno dei punti di osservazione più belli sulla Pietra di Bismantova.
Castagneti, essiccatoi storici e corti rurali raccontano la civiltà della castagna che per secoli ha sostenuto la montagna reggiana.
Minuscola frazione immersa nei boschi, perfetta per chi cerca silenzio e autenticità.
Tra boschi e pascoli, conserva ancora il fascino della montagna più autentica ed è una buona base per visitare il Castello di Carpineti.
L’antica abbazia millenaria è il cuore del paese, circondato da uno dei castagneti più estesi dell’Appennino.
Affacciato sulla valle del Dolo, è un punto di partenza ideale per esplorare uno degli angoli più selvaggi della provincia.
Case in pietra, prati e boschi fanno di questo piccolo borgo una meta ideale nelle giornate più calde.
Una manciata di abitazioni immerse nel verde, dove il silenzio è rotto soltanto dal canto degli uccelli.
Fontane, viuzze e panorami sul crinale rendono questo piccolo borgo uno dei più suggestivi del comune di Ventasso.
Tra le colline del Tassobbio, Gombio conserva un elegante centro storico con antiche abitazioni, una chiesa di origini medievali e un’atmosfera rilassata. È anche un ottimo punto di partenza per escursioni verso la Pietra di Bismantova e i rilievi circostanti.
I cinque borghi “segreti” da segnare in agenda
Se hai voglia di uscire dagli itinerari più battuti, meritano una visita anche Roncroffio, Vaglie, Nismozza, La Svolta e Mandra: minuscole frazioni dove vivono poche decine di persone, ma che custodiscono scorci, boschi e panorami capaci di raccontare l’Appennino più autentico.
#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link
Paolo Pergolizzi
Source link



