la svolta dell’agroecosistema di Syngenta


L’orticoltura moderna si trova a operare in uno scenario caratterizzato da un’elevata variabilità climatica e da una crescente pressione fitosanitaria, fattori che rendono ormai insufficiente il tradizionale approccio basato sul singolo mezzo tecnico. Il progetto Piattaforme VEG di Syngenta intende rispondere, già da alcuni anni, a questa complessità proponendo un’offerta integrata che unisce genetica, difesa fitosanitaria e biostimolazione. L’obiettivo dell’iniziativa è fornire agli operatori soluzioni coordinate in grado di supportare l’ottenimento di produzioni qualitativamente superiori, coniugando in modo tangibile innovazione tecnologica e sostenibilità ambientale.

© Syngenta Italia SpA

Il fulcro di questa strategia risiede nella rigorosa validazione in campo, un percorso che l’azienda porta avanti da tre anni in diversi areali strategici italiani, tra cui spicca la stazione sperimentale di Foggia dedicata in particolare al pomodoro da industria. Il monitoraggio costante di questi appezzamenti permette di quantificare sul medio termine l’efficacia dell’integrazione dei mezzi tecnici. Nunzio Prencipe, Field Crop Expert Orticole, evidenzia come proprio l’imprevedibilità stagionale imponga un adattamento continuo dei protocolli agronomici. “Ogni anno in campagna non c’è mai un anno identico all’altro”, spiega Prencipe, sottolineando che “il protocollo che stiamo implementando da circa 3 anni ci ha permesso di validare i risultati sia a livello produttivo sia a livello qualitativo: l’anno scorso abbiamo incrementato le rese di circa il 13%, abbiamo aumentato il livello qualitativo e ottenuto un livello di micotossine nettamente più basso rispetto alla gestione standard”.


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L’osservazione puntuale delle performance in campo parte imprescindibilmente dalla scelta varietale, il cui sviluppo richiede severi cicli di test pluriennali prima dell’ingresso a catalogo. Nel foggiano le sperimentazioni si sono concentrate su specifiche cultivar di pomodoro come il Fantix F1. Analizzandone l’architettura vegetativa e la risposta produttiva, Daniele Tummolo, Technical Sales Representative Basilicata & Puglia, ne descrive la ottima gestione agronomica che soddisfa molto gli agricoltori e la spiccata attitudine industriale: “Il Fantix F1 è una varietà abbastanza vigorosa, con internodi corti, per avere una pianta compatta, e i frutti sono omogenei dal primo all’ultimo palco, con una pezzatura media intorno ai 75-80 grammi e un colore rosso vivo sia interno che esterno”. Tuttavia, l’elevato potenziale genetico necessita di un presidio agronomico costante per potersi esprimere appieno, specialmente di fronte a sbalzi termici estremi difficilmente prevedibili. Daniele Montesi, Product Specialist for Fresh Tomato Italy and for Processing Tomato SWE, ribadisce infatti che “integrare le soluzioni che sono disponibili sul mercato, è chiaramente una strategia innovativa e vincente”, precisando che la genetica opera una forte selezione contro gli stress biotici e abiotici, ma è solo attraverso l’azione sinergica con la difesa e la nutrizione che si riesce a ottimizzare concretamente la resa finale.

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A garanzia della salute della pianta, la difesa fitosanitaria costituisce il secondo perno strutturale, operando in uno scenario normativo che registra una progressiva e drastica riduzione dei principi attivi di sintesi disponibili. Questo impone un impiego estremamente mirato delle molecole convenzionali rimanenti, sempre più spesso affiancate da formulati di origine biologica. Federico Bosi, CP Specialties & Vegetable Marketing Manager, ripercorrendo l’andamento dell’ultima stagione in campo, nota come le repentine fluttuazioni termiche abbiano alterato le dinamiche infettive: “Abbiamo sicuramente iniziato la stagione con una pressione molto alta di malattia che abbiamo controllato in maniera buona con tutte le nostre soluzioni; dopodiché i 40 gradi hanno avuto il loro ruolo nel bloccare alcune infezioni”. Per gestire problematiche tardive e severe come l’Alternaria, le prove hanno testato con successo l’integrazione di prodotti di biocontrollo in grado di agire indirettamente anche sullo sviluppo delle micotossine.

A completare la fisiologia della pianta interviene la biostimolazione, che si emancipa dal ruolo di mero intervento di soccorso per affermarsi come strumento preventivo volto a massimizzare la stabilità produttiva. L’obiettivo non è più solo contenere i sintomi, ma rafforzare fertilità del suolo, funzionalità della rizosfera e resilienza dell’intero agroecosistema. In un contesto di crescente variabilità climatica, gli stress abiotici – siccità, temperature elevate, squilibri idrici e salinità – compromettono sempre più spesso il potenziale delle colture. Il miglioramento genetico resta fondamentale, ma i biostimolanti offrono uno strumento agronomico immediato per sostenere la tolleranza agli stress e la continuità delle rese. La yield stability non consiste nel raggiungere il massimo risultato in condizioni ideali, ma nel mantenere produzioni affidabili tra stagioni, appezzamenti e scenari climatici diversi. In questo senso, la biostimolazione rappresenta una vera gestione del rischio agronomico. Come sottolinea Gaetano Bentivenga, National Market Development Manager Italy: “Biologicals, suolo, genetica, soluzioni biologiche e tecnologie digitali devono essere considerati elementi interconnessi. L’impiego dei biostimolanti si inserisce quindi in un protocollo mirato, costruito sui reali target agronomici della coltura. La salute del suolo e della rizosfera è il punto di partenza: radici efficienti migliorano l’assorbimento di acqua e nutrienti, favorendo equilibrio idrico-nutrizionale, attività fotosintetica e continuità produttiva. Il risultato è una coltura più equilibrata, resiliente e capace di esprimere con maggiore costanza qualità e potenziale produttivo”.


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L’efficienza di questo sofisticato ecosistema agronomico è infine massimizzata dall’adozione di moderni strumenti di agricoltura di precisione, capaci di fornire dati oggettivi e misurabili. L’impiego di tecnologie come InterraScan garantisce una mappatura chimico-fisica del suolo ad altissima risoluzione per modulare le concimazioni a rateo variabile. Parallelamente, piattaforme di monitoraggio come Cropwise Protector sfruttano reti di sensori intelligenti per tracciare in tempo reale la presenza dei parassiti, agevolando tempistiche di intervento fitosanitario ottimali. Un’integrazione a 360 gradi che traccia definitivamente la rotta per un comparto orticolo capace di tutelare il proprio reddito senza prescindere dalla salvaguardia delle risorse naturali.

L’esperienza maturata attraverso il progetto Piattaforme VEG, supportata dalle evidenze raccolte nel foggiano e negli altri areali di prova, dimostra come le attuali criticità agronomiche non possano più essere gestite con interventi isolati o focalizzati unicamente sulla logica del “causa-effetto”. I risultati confermano che la salvaguardia e l’esaltazione del potenziale produttivo passano obbligatoriamente attraverso una gestione olistica della coltura. Guardando all’immediato futuro del comparto ortofrutticolo, questo approccio multidisciplinare è destinato ad affermarsi come lo standard operativo di riferimento. A fronte di un quadro normativo che impone la progressiva riduzione dei principi attivi di sintesi e di una variabilità climatica sempre più estrema, l’integrazione strutturale tra innovazione varietale, soluzioni di biocontrollo, agricoltura rigenerativa e analisi dei dati rappresenterà un passaggio obbligato. Una traiettoria delineata che punta a consolidare un modello agricolo redditizio, in grado di garantire le rese e l’eccellenza qualitativa delle filiere nazionali, operando in costante equilibrio con le risorse dell’agroecosistema.

Per maggiori info: https://www.syngenta.com/



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