Federica Di Lieto è stata una delle protagoniste della decima edizione di MasterChef Italia, il talent culinario che ha cambiato radicalmente il suo percorso professionale. Laureata in Ingegneria Chimica e originaria della provincia di Cosenza, ha trasformato una passione coltivata fin da giovane in una professione. Oggi è chef freelance e personal chef, organizza cene private, offre consulenze, partecipa a eventi, fiere e show cooking in tutta Italia, diventando un’autentica ambasciatrice della cucina calabrese. Il suo stile unisce tecnica, creatività e capacità di raccontare il territorio attraverso i sapori, valorizzando prodotti e tradizioni con uno sguardo contemporaneo. Con lei abbiamo parlato del percorso iniziato grazie a MasterChef, della sua idea di cucina e del legame profondo con la Calabria.
La partecipazione a MasterChef 10 rappresenta sicuramente una linea di demarcazione nella tua vita: c’è un prima e un dopo. Ci racconti questo percorso?
Assolutamente sì. MasterChef ha dato un vero cambio di rotta alla mia vita. Ho una formazione classica, poi ho studiato Ingegneria Chimica e oggi faccio la chef freelance. Qualcuno potrebbe chiedersi cosa sia successo lungo il percorso… una mutazione genetica!
In realtà è successo che ho sempre avuto una grandissima passione per la cucina. Anche durante gli studi universitari ero molto curiosa del mondo agroalimentare e dell’industria alimentare. Poi, quasi per gioco ho partecipato a MasterChef e, senza sapere come e perché, mi sono ritrovata catapultata in quel mondo.
Per mesi ho vissuto in una sorta di bolla meravigliosa, nella quale si parlava di cucina ventiquattr’ore su ventiquattro. È stato lì che ho capito che questo non era soltanto un mondo che mi affascinava, ma era probabilmente il mondo giusto per me. Mi sono sentita nel posto giusto.
E dopo MasterChef?
Dopo MasterChef era necessario imparare davvero il mestiere. Il programma televisivo non ti forma come cuoco professionista. Quando sono entrata per la prima volta in una cucina professionale non sapevo nemmeno cosa fosse un bollitore o come si accendesse.
La mia prima esperienza è stata in un ristorante stellato, in provincia di Crotone. Credo di essere stata davvero fortunata a iniziare lì.
Successivamente ho aperto, insieme alla proprietà, un bistrot: era un progetto completamente nuovo, una location splendida e un’esperienza bellissima. Dopo circa un anno e mezzo, però, mi sono resa conto che la ristorazione tradizionale non faceva per me.
Perché?
Perché sono una persona dinamica, creativa, empatica. Ho bisogno del contatto con il pubblico, di raccontare, ascoltare, confrontarmi. E soprattutto non mi piace fare sempre le stesse cose.
Da qui è nata la scelta di diventare chef freelance. Oggi lavoro in tutta Italia, partecipo anche a eventi all’estero e ho la fortuna di rappresentare spesso la Calabria in fiere nazionali e internazionali.
Questo mi permette di conoscere aziende, produttori e territori. Per me è fondamentale capire come nasce un prodotto, qual è la sua storia e come arriva sulle nostre tavole. Solo conoscendolo davvero puoi raccontarlo.
Per questo ho iniziato a girare la Calabria, ma anche parte della Campania, della Puglia e del Piemonte, entrando direttamente nelle aziende per osservare i processi produttivi. Questa esperienza ha dato ancora più forza al mio modo di raccontare il cibo durante gli show cooking e gli eventi.
Qual è, secondo te, l’ingrediente indispensabile in cucina e nella vita?
Direi le erbe aromatiche.
Sono ingredienti semplicissimi da reperire ma, usati nel modo giusto, riescono a dare carattere anche al piatto più semplice. Lo stesso vale nella vita: credo di avere un carattere piuttosto definito e penso che siano proprio quei piccoli dettagli a fare la differenza.
Non basta il classico pizzico di pepe: servono le erbe aromatiche, qualcosa che dia personalità.
C’è un piatto che ti rappresenta?
No, non credo esista un piatto che mi rappresenti al cento per cento.
Ci sono ingredienti, però, ai quali sono molto legata, ma penso che ciò che mi identifica sia piuttosto uno stile di cucina. Quando preparo un piatto, chi mi conosce riconosce immediatamente che è passato dalle mie mani.
Una giornalista una volta mi chiese come fosse possibile riconoscermi se cucino piatti tradizionali, gourmet, creativi o persino vegani. Le risposi che non so spiegare esattamente il motivo, ma quella riconoscibilità c’è: è una sorta di impronta personale.
Qual è il messaggio che vorresti trasmettere attraverso il cibo?
Bella domanda.
Oggi si parla tantissimo di storytelling. Prima si valorizzava la cucina soprattutto attraverso la fotografia, oggi invece tutto passa dal racconto. A volte, però, questi racconti risultano un po’ forzati.
Per quanto mi riguarda, raccontare non significa limitarsi a spiegare come viene prodotto un formaggio o da quale latte deriva. Il mio obiettivo è far vivere un’esperienza.
Se preparo, ad esempio, degli gnocchi con caciocavallo silano dop ed erbe aromatiche, vorrei che chi li assaggia potesse immaginare una passeggiata nel bosco o in campagna. Vorrei suscitare emozioni, non soltanto trasmettere informazioni.
C’è poi un altro aspetto che considero fondamentale e che troppo spesso viene trascurato: il valore salutistico della cucina.
Oggi mangiamo soprattutto per piacere, ma dovremmo ricordarci che il cibo serve anche a nutrire il nostro organismo. Ciò che introduciamo nel nostro corpo alimenta le nostre cellule. Per questo è importante non solo scegliere prodotti di qualità, ma anche rispettarli durante la trasformazione e la preparazione.
La tua attività di chef freelance ti porta continuamente in viaggio. Questo ci dà l’occasione per parlare della Calabria. C’è un prodotto della tua terra che meriterebbe molta più valorizzazione?
La Calabria possiede un paniere straordinario di prodotti grazie alla sua enorme biodiversità, quindi scegliere è davvero difficile.
Se però devo parlare di un prodotto del cuore, scelgo la melassa di fico.
Credo abbia un potenziale enorme, purché venga prodotta e valorizzata nel modo corretto. Secondo me potrebbe tranquillamente competere con l’aceto balsamico.
Non è soltanto un ingrediente per i dolci: si abbina magnificamente anche a tante preparazioni salate. È un prodotto profondamente identitario della Calabria.
In Puglia esiste il cotto di fichi, ma la DOP appartiene alla provincia di Cosenza: dobbiamo valorizzarla sempre di più.
Chiudiamo con una domanda classica: qual è il tuo sogno nel cassetto? O, meglio, cosa bolle in pentola?
In pentola bolle sempre qualcosa.
Il mio sogno è quello di fermarmi, prima o poi, da questo continuo nomadismo professionale e realizzare una piccola struttura ricettiva.
Vorrei creare un luogo di accoglienza con una ristorazione riservata agli ospiti, tutto a dimensione umana, dove la cura del cliente sia autentica.
Oggi più che mai abbiamo bisogno di staccare, di concederci tempo, tranquillità e benessere. Mi piacerebbe offrire proprio questo: un luogo dove le persone possano isolarsi dal resto del mondo, ritrovare equilibrio e vivere un’esperienza fatta di ospitalità, buona cucina e serenità.
In bocca al lupo!
Grazie mille.
Giornalista freelance . Tra le collaborazioni, Il Quotidiano della Basilicata, Avvenire, Il Fenotipo (periodico dell’Avis Basilicata), Fermenti (periodico Diocesi di Tricarico), Infooggi.
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Anna Giammetta
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