E stop a scontro politico, che riporta inevitabilmente agli interrogativi sulla efficacia e sul populismo dei decreti sicurezza, che continuano a ignorare le cause del disagio sociale, della difficoltò di affrontare gli episodi di ordine pubblico e di evitare strumentalizzazioni (non dimentichiamo il caso del gioielliere condannato per l’uccisione di due rapinatori e del ferimento di un terzo, fuori dal negozio) che alla fine portano a nascondere dentro il governo e fuori del parlamento i problemi del Paese. Economia, lavoro, tariffe, servizi che fanno arretrare il sistema socio produttivo nazionale. E se episodi come quello del quartiere ‘’Pilastro’’ di Bologna, luogo tristemente famoso per la strage della Uno Bianca del 4 gennaio 1991 nei confronti di due carabinieri, pongono non pochi interrogativi. E allora occorre affrontare con serietà e senza posizioni strumentali e preconcette dopo la morto di Abderrahim Fakir, come riportano le riflessioni dell’avvocato Leonardo Pinto
OLTRE LA PIAZZA E LO SCONTRO POLITICO: LA RICERCA DELLA VERITÀ SULLA MORTE DI ABDERRAHIM FAKIR
Un’analisi lontana da strumentalizzazioni, focalizzata sul funzionamento dei protocolli di soccorso, il ruolo delle istituzioni e la tutela della dignità umana. Il Sindaco Lepore si deve dimettere?
La drammatica morte di Abderrahim Fakir, avvenuta al Pilastro di Bologna durante un intervento di contenimento e soccorso sanitario, ha aperto una ferita profonda nel tessuto sociale e istituzionale della città. Quando una vita umana si spegne mentre si trova sotto la custodia delle istituzioni o durante un’operazione d’emergenza, il primo dovere imperativo è la ricerca rigorosa e imparziale della verità.
Purtroppo, la sequenza di eventi successivi alla tragedia ha mostrato quanto sia facile trasformare un fatto di tale gravità nel terreno di uno scontro politico di basso profilo. Una polarizzazione tra logiche di fazione che rischia di oscurare la sostanza dei fatti e di offendere la sensibilità umana e il dolore dei familiari.
Per fare chiarezza, è necessario riportare il dibattito sui suoi binari corretti: quelli tecnici, giuridici e procedurali.
1. I protocolli di soccorso: l’interrogativo sul medico a bordo
Dopo le chiamate al 118, che segnalavano una persona in forte stato di agitazione e crisi psicofisica, è stata inviata un’ambulanza con a bordo un equipaggio di soli soccorritori/volontari, priva di medico o infermiere.
Negli interventi relativi a emergenze psichiatriche o forti stati di alterazione, la presenza del medico sul posto non è un dettaglio secondario: è la sola figura titolata a somministrare una sedazione farmacologica, a valutare parametri vitali complessi sotto sforzo e a modulare le manovre d’emergenza.
Un’analisi seria e priva di intenti ideologici deve appurare se il triage della centrale operativa abbia sottovalutato le informazioni in ingresso o se si sia di fronte a una criticità strutturale nell’organizzazione dei soccorsi avanzati. Capire se un intervento medico tempestivo avrebbe potuto evitare l’esito fatale è il primo dovere di verità.
2. Il contenimento fisico e la pubblica sicurezza
Il secondo elemento chiave riguarda la gestione del fermo da parte delle forze dell’ordine. Gli agenti intervenuti si sono trovati ad affrontare un soggetto in palese stato di agitazione. Il protocollo prevede l’uso della forza in modo strettamente proporzionato, al solo fine della messa in sicurezza della persona e degli operatori.
La magistratura ha il compito di verificare le dinamiche esatte dell’immobilizzazione: la durata, le posizioni assunte durante il contenimento e l’eventuale insorgere della cosiddetta “asfissia posizionale” o di arresti cardiaci da stress. L’accertamento delle responsabilità individuali non deve scadere né in una condanna sommaria delle forze di polizia, né in una loro difesa d’ufficio a prescindere dai fatti: la trasparenza è l’unico strumento per tutelare sia i diritti del cittadino, sia l’onorabilità degli stessi Corpi dello Stato.
3. Il ruolo delle istituzioni e l’errore della piazza
È sul piano del metodo istituzionale che la vicenda ha registrato la sua spaccatura più evidente. Di fronte a una tragedia caratterizzata da profili di incertezza e forte tensione, il compito della politica e degli amministratori locali è quello di esercitare un rigoroso ruolo di garanzia.
La scelta del Sindaco Lepore di convocare una manifestazione di piazza, ha generato un grave cortocircuito. Le sedi preposte per verificare l’adeguatezza dei protocolli, le eventuali carenze e la regolarità delle procedure sono i Comitati per l’ordine e la sicurezza pubblica, gli audit sanitari delle ASL e le aule di giustizia.
Spostare la richiesta di giustizia nella piazza è un errore grossolano che non può passare inosservato. Significa innescare dinamiche di scontro che consentono a frange violente, come verificatosi, di strumentalizzare la tragedia, provocando danni alla città e distogliendo l’attenzione dalla vittima, oltre che alimentare una contrapposizione politica sterilmente ideologica, dove l’obiettivo primario diventa la polemica di partito anziché la tutela delle persone vulnerabili e l’efficientamento dei servizi di soccorso.
4. Inadempimento istituzionale e l’errore politico del Sindaco Lepore
Il Sindaco è la massima autorità sanitaria locale e rappresenta l’intera comunità, comprese le istituzioni statali operanti sul territorio (come la Polizia di Stato e l’ASL). Esporsi promuovendo manifestazioni di piazza prima dell’esito delle indagini rappresenta una presa di posizione unilaterale, che incrina la neutralità che l’organo di governo cittadino deve mantenere.
Le conseguenze (danni a beni pubblici e privati, disordini) finiscono così per ricadere sull’intera cittadinanza, danneggiando le attività economiche e minando la vivibilità urbana. Per queste ragioni, il Sindaco Lepore deve ritenersi politicamente responsabile, valutando come atto di responsabilità le proprie immediate dimissioni.
La vicenda mostra ancora una volta l’insufficienza della politica: il “campo largo”, anziché assumere posizioni di maturità istituzionale e proporre una valida alternativa di governo nel rispetto dello Stato di Diritto, scade in una pessima propaganda che finisce solo per far crescere i consensi della compagine di governo nazionale. Di contro, il centrodestra dimostra di non saper cogliere l’errore politico-istituzionale del Sindaco, limitandosi a reazioni di maniera senza metterne a nudo le sue responsabilità.
Conclusione
Rispettare la memoria di Abderrahim Fakir significa semplicemente accertare se si poteva evitare quanto accaduto, capirne il perché e acclarare eventuali singole responsabilità.
Invece, si è preferito dare sfogo all’appartenenza ideologica, lasciando che la città venisse messa a soqquadro. Bologna resta così ferita due volte: la prima dalla morte di Fakir, la seconda da violenze intollerabili e inaccettabili in un Paese civile e democratico.
Leonardo Pinto
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Franco Martina
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