La Commissione europea ha annunciato lunedì di aver multato il colosso dell’e-commerce AliExpress per 550 milioni di euro per aver violato gli obblighi previsti dal Digital Services Act (DSA). La multa è legata alla valutazione e alla mitigazione dei rischi connessi alla vendita di prodotti illegali, pericolosi o contraffatti sulla sua piattaforma di e-commerce. La Commissione ha inoltre ordinato alla piattaforma di adottare le misure necessarie.
Da parte sua, la società ha dichiarato di essere “fermamente impegnata a rispettare i propri obblighi” e di non essere d’accordo con la decisione e con la multa “sproporzionata”.
In base al DSA, l’ UE può imporre sanzioni fino al 6% del fatturato globale annuo di un gruppo in caso di inadempienza. La sanzione arriva nel contesto di una più ampia offensiva contro i rivenditori online cinesi, in particolare per quanto riguarda le importazioni a basso costo.
La decisione annunciata dall’esecutivo comunitario giunge al termine di un procedimento formale iniziato il 14 marzo 2024. L’indagine riguardava diversi possibili inadempimenti, tra cui la valutazione e la mitigazione dei rischi, la moderazione dei contenuti, la gestione dei reclami, la trasparenza dei sistemi pubblicitari e di raccomandazione, la tracciabilità dei commercianti e l’accesso ai dati da parte dei ricercatori.
Il 18 giugno 2025 la Commissione aveva accettato e reso vincolanti alcuni impegni presentati da AliExpress per risolvere buona parte delle criticità. Gli interventi riguardavano, tra l’altro, i meccanismi di segnalazione e rimozione dei contenuti, la trasparenza della pubblicità e il funzionamento dei sistemi di raccomandazione. Gli impegni non coprivano tuttavia le carenze relative alla valutazione e alla mitigazione dei rischi sistemici derivanti dalla diffusione di prodotti illegali. Su questi due aspetti Bruxelles aveva quindi adottato, nello stesso giorno, conclusioni preliminari di non conformità.
“AliExpress non ha valutato né attenuato i rischi connessi alla vendita di prodotti illegali sul proprio marketplace”, ha affermato il portavoce della Commissione europea per il digitale, Thomas Regnier parlando ai giornalisti durante il briefing di mezzogiorno a Palazzo Berlaymont. Il portavoce UE ha ricordato che nel 2025 la stessa società ha riferito che “quasi 15 milioni di prodotti illegali sono stati raccomandati agli utenti dell’Unione europea”. Regnier ha osservato che i prodotti erano per la gran parte non sicuri e contraffatti, come cosmetici, giocattoli, abbigliamento o dispositivi elettronici, per citare soltanto alcuni esempi.
“Con 193 milioni di consumatori e utenti nell’Unione europea, il mercato dell’UE è il più importante per AliExpress. Chi vuole accedere al nostro mercato deve rendere sicuri i propri servizi. Deve valutare i rischi e deve attenuarli in maniera efficace”, ha osservato Regnier, precisando che ora la società avrà tempo fino al 20 ottobre per presentare alla Commissione un piano d’azione e conformarsi al Digital Services Act.
Le ragioni della Commissione UE
Secondo la Commissione europea, AliExpress non ha rispettato gli obblighi imposti dal DSA in materia di valutazione e mitigazione dei rischi sistemici connessi alla diffusione di prodotti illegali, pericolosi o contraffatti.
Bruxelles contesta innanzitutto alla piattaforma di non aver verificato adeguatamente se il personale incaricato dei controlli fosse sufficiente a esaminare i prodotti potenzialmente illegali. AliExpress non avrebbe inoltre analizzato in maniera appropriata il ruolo svolto dai propri sistemi pubblicitari e di raccomandazione nella diffusione delle offerte illecite, né avrebbe utilizzato parametri quantitativi adeguati per misurare la portata del fenomeno.
Alle carenze nella valutazione dei rischi si è aggiunta, secondo l’esecutivo comunitario, l’inefficacia delle misure adottate per contrastarli. Il sistema utilizzato da AliExpress per individuare i prodotti illegali non avrebbe funzionato correttamente, permettendo a merci contraffatte, giocattoli pericolosi e cosmetici nocivi di restare disponibili sulla piattaforma per diverse settimane anche dopo essere stati segnalati.
La società non avrebbe applicato efficacemente neppure la propria politica sanzionatoria nei confronti dei venditori responsabili. Alcuni negozi avrebbero infatti continuato a operare e a offrire prodotti illegali nonostante le sanzioni previste dalle regole interne del marketplace.
Controlli aggirati classificando i prodotti nelle categorie sbagliate
Un’altra criticità individuata da Bruxelles riguarda il sistema di classificazione delle merci. Secondo la Commissione, i controlli potevano essere facilmente aggirati inserendo intenzionalmente i prodotti in categorie diverse da quelle corrette.
AliExpress non avrebbe destinato personale sufficiente alla verifica delle classificazioni e i meccanismi di controllo non sarebbero stati in grado di individuare gli errori prima della pubblicazione delle offerte. I venditori potevano così collocare i prodotti in categorie sottoposte a requisiti meno rigorosi, facilitando la vendita di merci non conformi alle norme europee.
Bruxelles ha individuato carenze anche nelle misure contro la contraffazione. Il sistema obbligatorio di “autorizzazione del marchio”, introdotto dalla piattaforma per accertare il diritto dei venditori a utilizzare determinati marchi commerciali, si sarebbe dimostrato inefficace e privo di risorse sufficienti.
I controlli potevano quindi essere aggirati con relativa facilità, consentendo la pubblicazione di prodotti successivamente rimossi perché riconosciuti come contraffatti. La Commissione ha sottolineato che il fenomeno non danneggia soltanto i consumatori, ma anche le imprese che investono nel design, nei test di sicurezza e nell’innovazione e che sono costrette a competere con operatori che eludono tali costi.
Come è stata calcolata la multa
Bruxelles precisa che la sanzione da 550 milioni di euro è stata determinata tenendo conto della natura delle violazioni, della loro durata e del numero di utenti europei potenzialmente interessati. Le infrazioni si sarebbero protratte almeno fino al giugno 2025, quando la Commissione aveva comunicato ad AliExpress le proprie conclusioni preliminari. Per Bruxelles, la mancata realizzazione di adeguate valutazioni del rischio e l’assenza di misure efficaci per ridurre i rischi sistemici rappresentano violazioni particolarmente gravi del Digital Services Act.
Nel definire l’importo della multa, l’esecutivo comunitario ha tuttavia preso in considerazione anche alcune circostanze attenuanti, tra cui la relativa novità della normativa europea sui servizi digitali.
AliExpress avrà tempo fino al 20 ottobre 2026 per presentare alla Commissione un piano d’azione contenente le misure necessarie a correggere le violazioni relative alla valutazione e alla mitigazione dei rischi sistemici.
Dopo la presentazione, il Comitato europeo per i servizi digitali avrà un mese per esprimere il proprio parere. La Commissione disporrà quindi di un ulteriore mese per adottare la decisione definitiva e stabilire un termine entro il quale la società dovrà attuare gli interventi concordati.
Come ricorda Bruxelles, l’eventuale mancato rispetto della decisione potrà comportare l’imposizione di penalità periodiche. La Commissione UE ha comunque sottolineato che continuerà a collaborare con la piattaforma per verificarne la conformità al DSA.
La lotta UE ai piccoli pacchi e ai prodotti dannosi
La crescita dell’e-commerce e l’esplosione dei piccoli pacchi che arrivano ogni giorno nell’Unione europea stanno cambiando profondamente il panorama della sicurezza dei prodotti soprattutto quelli provenienti dalla Cina. Secondo i dati della relazione annuale su Safety Gate, il sistema europeo di allerta rapida per i prodotti non alimentari pericolosi, nel 2025 sono state registrate 4.671 allerte, il numero più alto dalla sua creazione nel 2003, di cui ben 1.193 dalla sola Italia. Il dato rappresenta un aumento del 13% rispetto al 2024 e più del doppio rispetto al 2022. In media si tratta di circa 90 segnalazioni a settimana.
Il precedente di Temu
A maggio, Bruxelles ha multato la piattaforma di e-commerce cinese Temu per 200 milioni di euro per violazioni del DSA (Digital Security Act) relative alla vendita di beni illegali sulla sua piattaforma e sta indagando anche su Shein per problematiche simili.
Tuttavia, come osserva il Financial Times, l’indagine della Commissione su AliExpress ha riguardato un numero maggiore di violazioni e un periodo di tempo più lungo rispetto all’inchiesta su Temu.
In parallelo alla stretta contro le società di e-commerce, l’UE ha introdotto un dazio doganale fisso di 3 euro per articolo sui pacchi in vigore dal primo luglio, nell’ambito degli sforzi per arginare il flusso di importazioni di basso valore dalla Cina. La misura resterà in vigore per due anni, fino al 1° luglio 2028, quando dovrebbe entrare a regime il nuovo Hub dati doganale europeo per il commercio elettronico.
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