Giù la maschera! Sionismo alimenta xenofobia. Non dimentichiamo genocidio a Gaza


Storia,memoria, vocabolario ed enciclopedia, accanto a quanto accade nella cronaca quotidiana dimostrano che etimologia e conoscenza di parole e movimenti non ammettono ignoranza. E il ‘sionismo”è tra questi. Prende il nome dalla collina di Sion prossima a Gerusalemme e indica una ideologia e un movimento nato per la colonizzazione ebraica della Palestina- Oggi è riproposto e alimentato ad arte quando si vuole giustificare,citiamo la punta avanzata di questa ipocrita prassi, l’isolamento politico e la considerazione internazionale dello stato della Stella David dopo il genocidio a Gaza, le guerre in Cisgiordania e in Libano del governo israeliano guidato da Benjamin Nethanyau.Un governo sostenuto dal guerrafondaio presidente statunitense Donald Trump e con il silenzio assenso,aldilà di qualche timida protesta del governo italiano sugli ostaggi catturati in acque internazionali della missione umanitaria ”Flotilla”. E silente è anche l’Unione Europea, che finora non ha adottato (rispetto alle 20 contro La Russia) alcuna sanzione contro lo stato con la Stella Davidi. La storia e l’analisi del ”sionismo” illustrata da Francesco Calculli, direttore del museo della Resistenza e del Comunismo di Matera,, sgombra il campo da dubbi sul presunto vittimismo sionista da anni Trenta di epoca hitleriana. Come si fa a giustificare o a far finta di nulla della occupazione metodica da parte dei coloni oltranzisti israeliani dei territori di Gaza, Cisgiordania, dove le popolazioni sono ridotte alla fame, se resta irrisolto il problema della convivenza con i Palestinesi? Con la risoluzione Onu del 1947 puntualmente ignorata, insieme allo stato di diritto?” ”Ed è anche per questo – afferma Calculli che l’ideologia sionista è una dottrina profondamente sbagliata: perchè distrae dall’esigenza drammatica di uscire dall’impasse mediorientale attraverso una composizione territoriale, un rapporto pacifico tra gli Stati , una garanzia di affermazione dei diritti nazionali di ciascun popolo , uno statuto democratico interno di ciascun Paese. Obiettivi ardui, ancora assai lontani dal potere essere, non diciamo raggiunti, ma anche solo esattamente definiti. Ma è su questa strada che occorre lavorare, se si vuole evitare il prolungarsi d’una tragedia storica”. Israele intanto continua a combattere e a far saltare tutti i deboli accordi di pace, in corso, compreso quello tra Usa e Iran con l’arroganza che la repubblica islamica non debba avere il ”nucleare”. Lo Stato della Stella di David sì…

IL SIONISMO SMASCHERATO Di Francesco Calculli Che l’ideologia del sionismo sia di natura borghese – nazionalistica , e dunque sostanzialmente conservatrice e portatrice di falsi problemi , è cosa chiara fin dal primo apparire di questa dottrina. Ponendo , come soluzione del problema ebraico, non già la liquidazione delle radici di classe dell’antisemitismo e la battaglia per una piena ed effettiva democrazia e uguaglianza , ma invece il mitico ritorno di tutti gli ebrei della diaspora in un unico « focolare » palestinese , il sionismo non soltanto confondeva i termini reali della questione , ma finiva per assurdo col sancire una separazione e una differenziazione che erano state indotte dai regimi assolutistici e fascisti europei , e contro cui si battevano le forze avanzate della democrazia e del socialismo. Se ne trova l’eco nelle polemiche di Lenin col Bund ( movimento politico ebraico , socialista , laico e rivoluzionario) già nel 1903 : quando Lenin attaccava « la leggenda sionistica secondo cui l’antisemitismo è eterno » e criticava chi voleva « imbrogliare la questione e seminare fra gli operai ebrei idee che conducono all’offuscamento della loro coscienza di classe » . La critica al sionismo è dunque una critica che noi rivolgiamo ad ogni ideologia di esasperato nazionalismo. E’ pertanto da considerarsi dannosa agli stessi ebrei , in quanto tendente a isolarli nei Paesi e nelle società in cui vivono, e tale da alimentare correnti sciovinistiche e xenofobe nelle comunità israelitiche. Fin dall’origine , del resto, essa è stata rifiutata e spesso combattuta da tutti quegli ebrei che puntavano invece sull’integrazione con i palestinesi . Perché l’idea di due popoli che condividono la stessa terra è l’unica alternativa reale a un ciclo infinito di separazione , paura e conflitto. Nè, è lecito parlare in alcun modo di identificazione tra antisionismo e antisemitismo; questa identificazione può essere definita soltanto un ricatto infame , in quanto mira a negare legittimità al rifiuto , che è invece perfettamente legittimo , di una ideologia che abbiamo sempre giudicata errata e oltranzista come via di soluzione del problema ebraico. Non è difficile constatare come il sionismo sia fallito fin da subito sul piano storico, perché ha trasformato un problema di convivenza in un problema di dominio. Ancora alla vigilia della Seconda guerra mondiale , gli ebrei immigrati in Palestina erano meno di trecentomila.

La vera ondata migratoria è venuta poi, pienamente comprensibile e certo irreversibile , non su basi « ideologiche » , ma sotto la spinta dell’orrendo sterminio hitleriano: nella speranza , rivelatasi illusoria , di trovare finalmente un porto di pace e di sicurezza. La grande massa della diaspora non seguì : e fu buona sorte, perché la tragedia mediorientale avrebbe assunto, allora, e ancora più oggi dimensioni catastrofiche. Le immagini che ci arrivano da Gaza ne sono la conferma più drammatica. Nella particolare situazione venutasi a determinare, con la cacciata del popolo palestinese e con l’opposizione non certo scevra di contraddizioni politiche del mondo arabo, l’ideologia sionista finì con l’essere strumentalmente utilizzata dall’imperialismo e dette luogo , da parte dei dirigenti dello Stato d’Israele , a un atteggiamento aggressivo ed espansionistico verso l’esterno e gravemente discriminatorio sul piano dell’assetto statale interno. Queste premesse erano necessarie per inquadrare la posizione assolutamente corretta assunta dall’ONU nel 1975 , quando con la risoluzione 3379 definì il sionismo « una forma di razzismo » . Una valutazione che, alla luce del genocidio in corso a Gaza, appare drammaticamente attuale. Ma il dissenso dei Paesi dell’ Europa Occidentale a questa risoluzione , e la conseguente revoca del 1991 , è stato , per dirla in termini espliciti , un serio errore politico . Le conseguenze le paghiamo oggi a Gaza e in Cisgiordania , dove assistiamo alle violenze crudeli dei coloni israeliani ai danni dei palestinesi. Pur tra incertezze ed esitazioni, i Paesi europei avevano finito negli ultimi anni per schierarsi ripetutamente a favore della causa palestinese , pronunciandosi anche per il rispetto dei diritti nazionali del popolo palestinese. Non era pensabile che questi stessi Paesi , conoscendo la loro storia e le tragedie e i genocidi di cui erano stati protagonisti, potessero associarsi alla risoluzioni votate dall’ONU che parlano di crimini di guerra e crimini contro l’umanità dell’attuale regime sionista israeliano. Figuriamoci poi se potessero associarsi al Sudafrica, che il 29 dicembre 2023 ha presentato alla Corte Internazionale di Giustizia ricorso contro Israele per violazione della Convenzione sul Genocidio.

L’ONU, e i palestinesi e i loro amici all’interno dell’ONU , hanno solidissimi argomenti politici da far valere nei confronti dello Stato d’Israele : il rispetto, mai ottenuto , delle risoluzioni che impongono a Tel Aviv di abbandonare i territori invasi con la forza nel 1967 e successivamente dai coloni in Cisgiordania; la ricostituzione, con territorio proprio , di un’entità statale del popolo palestinese, da decenni costretto alla drammatica condizione di un popolo profugo e senza terra; la fine delle discriminazioni interne nello Stato d’Israele stesso, Stato privo tuttora d’una Costituzione e privo di quei caratteri di laicità che sono imposti da ogni moderna concezione democratica. Anziché dar battaglia su questi punti , che pongono l’imperialismo americano e i suoi satelliti in seria difficoltà, ci si è spostati su un terreno ideologico involutivo e fuorviante. In seguito al genocidio in corso a Gaza e alle risoluzioni ONU che denunciano i crimini del regime sionista di Netanyahu, si è aperta sia negli Stati Uniti a guida Trump sia nell’Europa Occidentale , una campagna ipocrita e mistificatoria , che è da respingere con la massima energia. L’obiettivo principale di questa campagna non sono solo gli attivisti pro – Palestina, che pure vengono criminalizzati, ma è l’ONU. I nostalgici del predominio indiscusso della « razza bianca » e di un’ Organizzazione delle Nazioni Unite pedissequamente obbediente ( grazie alle « maggioranze automatiche » filoamericane) agli indirizzi imperialistici, tutti coloro che non riescono a sopportare l’emergere alla ribalta della storia di una maggioranza di popoli e Paesi finora tenuti in stato di subordinazione coloniale, non si sono lasciati sfuggire l’occasione. Le accuse insensate e ricattatorie di antisemitismo si sono intrecciate alle profezie apocalittiche sulla « fine dell’ONU » . E, sul piano politico immediato, non sono mancate le sollecitazioni incoscienti a ribaltare il giudizio sul sionismo, dalla condanna alla sua « assoluzione » . I problemi , ben concreti e reali, del Medio Oriente vengono da tutti costoro completamente ignorati : come se si potesse in qualche modo prescindere dalla loro soluzione. Noi consideriamo una realtà storica acquisita l’esistenza dello Stato d’Israele, e pensiamo che non lo si possa né debba rimettere in discussione.

Ma come si fa a passare sopra al fatto incontestabile che i territori dello Stato d’Israele sono stati occupati allontanandone popolazioni che da millenni li abitavano? Quale incidenza teorica e pratica ha la considerazione che i palestinesi non si erano potuti costituire a loro volta in nazione indipendente , poiché erano stati colonialisticamente asserviti? Questo popolo esiste, ha una storia, una cultura e delle tradizioni proprie , e oggi ogni diritto gli viene negato, persino quello di esistere. Lo si nega con il genocidio. Occorre o no trovare una soluzione a questo problema? Come si può ridurre la questione dell’assetto mediorientale a « un fatto interno ebraico », quando palesemente vi è un « fatto palestinese » che reclama da decenni di essere adeguatamente affrontato? E come si fa a definire essenzialmente laica la struttura attuale dello Stato d’Israele , affermando al tempo stesso , in modo contraddittorio e fideistico , che esso è destinato a emanciparsi da ogni residuo teocratico? Davvero lo pseudo – razionalismo e lo pseudo – storicismo di certi settori della destra identitaria mostrano la corda non appena in essi prevale la faziosità preconcetta e la solidarietà di classe. Ed è anche per questo che l’ideologia sionista è una dottrina profondamente sbagliata: perchè distrae dall’esigenza drammatica di uscire dall’impasse mediorientale attraverso una composizione territoriale, un rapporto pacifico tra gli Stati , una garanzia di affermazione dei diritti nazionali di ciascun popolo , uno statuto democratico interno di ciascun Paese. Obiettivi ardui, ancora assai lontani dal potere essere, non diciamo raggiunti, ma anche solo esattamente definiti. Ma è su questa strada che occorre lavorare, se si vuole evitare il prolungarsi d’una tragedia storica. Pensiamo che i dirigenti criminali sionisti dello Stato d’Israele , i loro sostenitori e i loro complici dovrebbero comunque considerare seriamente il fatto che attorno alla loro condotta si sia creata una condanna, sia pure su un terreno politico e morale, da parte di una maggioranza molto larga di opinione pubblica in tanti altri Paesi che denunciano il genocidio in corso a Gaza e la brutale e continua occupazione dei territori palestinesi in Cisgiordania. Una visione realistica delle cose è sempre saggia. Si dovrebbe avere compreso che l’era delle intransigenze e degli oltranzismi, l’era dei falchi se non è ancora finita, è per responsabilità di tutti coloro che la alimentano con il silenzio e con le armi.


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 Franco Martina

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