2-1, decide Lautaro Martinez nel finale. Albiceleste in finale con la Spagna


Atlanta, 15 luglio 2026 – Sembra proprio la squadra del destino, quattro anni dopo ma anche quarant’anni dopo. Altra pazzesca rimonta dell’Argentina che si conferma implacabile negli ultimi minuti. Dopo il miracolo contro l’Egitto e la vittoria ai supplementari contro la Svizzera, è arrivata un’altra vittoria da batticuore. L’Albiceleste vola in finale del Mondiale dopo aver sconfitto per due a uno l’Inghilterra, che era passata in vantaggio con Gordon a inizio secondo tempo. Ma si sa, la zona Cesarini è ormai diventata zona Argentina e infatti prima Enzo Fernandez e poi Lautaro Martinez, su due assist di Messi, hanno timbrato la rimonta all’85’ e al 92′. La squadra di Scaloni andrà dunque a difendere il suo titolo contro la Spagna, con l’anima di Diego Armando Maradona che sembra aleggiare ancora e spingere i sudamericani verso l’ennesima impresa.

Festa Argentina dopo la vittoria sull’Inghilterra

Brutto primo tempo

Tuchel lascia fuori Saka e Konsa, il terzino destro è James, davanti a lui Rogers con Bellingham in mezzo, Gordon a sinistra e Kane centravanti. Scaloni con Alvarez al fianco di Messi, Lautaro fuori, ma la novità è in fascia destra con Simeone titolare. In palio la finale mondiale, ma anche qualcosa di più per chi vuole ancora tirare in ballo le Malvinas e la mano de Dios di Diego Armando Maradona nel lontano 1986. Sono gli inglesi a iniziare con buon piglio la partita perché Tuchel sa che probabilmente toccherà a lui gestire maggiormente il pallone mentre gli argentini attaccheranno la verticale. Tanti duelli e tante battaglie a centrocampo e subito l’arbitro cerca di tenere controllata la partita fischiando molto, anche perché la tensione latente può scoppiare da un momento all’altro.


Festa Argentina contro l'Inghilterra

Festa Argentina contro l’Inghilterra

Nel primo quarto d’ora poco calcio, tanti contrasti e tante proteste, come da prassi quando si gioca Argentina-Inghilterra. Giunti al primo cooling break non ci sono occasioni a parte un paio di uscite basse di Martinez. Prevale l’agonismo, la garra, per dirla alla sudamericana, mentre la qualità latita. E’ comprensibile visto il peso specifico della partita e l’importanza della posta in palio. La prima chance arriva solo al 33’: punizione dal vertice sinistro di Rice e zuccata di Stones che sibila a lato. Al 36’ altra punizione dal vertice, stavolta di James, ma Martinez sventa con i pugni. Dalla parte opposta, numero strepitoso di Messi a centrocampo, con un tunnel spaziale, poi fallaccio di Anderson: giallo. Dagli sviluppi della punizione successiva, destro di Enzo Fernandez che sfiora il palo alla destra di Pickford. Sono le uniche occasioni di un primo tempo oggettivamente brutto e comandato solo ed essenzialmente dall’agonismo: più calci che calcio.

Messi in azione contro l'Inghilterra

Messi in azione contro l’Inghilterra


Gordon apre le marcature, Fernandez e Lautaro ribaltano tutto

L’Argentina apre bene la ripresa con una percussione di Alvarez, che semina Spence, resiste di fisico e chiama Pickford alla parata sul primo palo. Le squadre sembrano aprirsi di più, lasciando maggior spazio sulla verticale, ma resta sempre elevato il numero di falli e l’arbitro deve avere polso per tenere sedate le prime micce di rissa. In ogni caso, il match si apre come una scatoletta di tonno e al 55’ arriva il vantaggio inglese. Sulla seconda palla i leoni conquistano per poi aprire su Rogers a destra, cross teso perfetto per l’inserimento di Gordon sul secondo palo: 1-0 ed esultanza smodata di Beckham in tribuna. I campioni in carica provano a reagire con Simeone in incursione da destra, ma c’è il provvidenziale intervento di Spence in scivolata.

Harry Kane

Harry Kane

L’Inghilterra si mette sulla difensiva, schiacciata dietro e forse con una scelta sbagliata di Tuchel, inizialmente impedendo l’accesso dell’area all’Argentina, a sua volta costretta a concludere da fuori, ma Fernandez spara ancora alto. Scaloni opta per qualche cambio, tocca a Nico Gonzalez al posto di Paredes, e proprio il neo entrato attacca il secondo palo su palla scodellata da Messi, ma a centro area Stones anticipa Tagliafico evitando una potenziale occasione da gol. L’inerzia è cambiata. Gli inglesi si vedono invece in ripartenza con un destro di Rice che per poco non diventa un assist per Kane. Messi prova a prendere in mano i suoi e sforna un assist al bacio sempre per Gonzalez che stacca di testa e trova la reazione istintiva di Pickford: grande parata. Ancora sostituzioni per il ct albiceleste, dentro De Paul, Otamendi e Montiel per cercare di fluidificare di più e aiutare la squadra a raggiungere il pari.

Enzo Fernandez


Enzo Fernandez

L’Argentina prova ad assaltare, mentre Tuchel ordina ai suoi di mettersi 5-3-2 a difesa del risultato: grave errore. A un quarto d’ora dalla fine gli inglesi vogliono badare al sodo, ma finirà male. I sudamericani sfiorano il pareggio al 76’, quando sul cross teso di De Paul sbuca MacAllister che colpisce il palo a Pickford battuto. Sbanda l’Inghilterra e l’Argentina va vicina al gol anche un minuto dopo ancora con Nico Gonzalez, sempre di testa, su imbeccata di Messi: palla a lato. A dieci dalla fine è il turno anche di Lautaro Martinez per riempire l’area con gli inglesi arroccati dietro e in grande difficoltà sulle ripartenze: scelta decisiva.

Jude Bellingham

Jude Bellingham

Il serrate finale è palpitante, come da sceneggiatura per una partita così intensa e sentita, e infatti con l’Argentina non è mai finita: Enzo Fernandez trova il destro vincente che batte Pickford a cinque minuti dal novantesimo. Argentini in visibilio. Lo spartito riserva l’ultimo colpo di scena al 92′. L’Inghilterra, troppo alle corde e troppo sulla difensiva, crolla definitivamente. Mac Allister colpisce il palo dai sedici metri, ma la sfera giunge a Messi che disegna la parabola perfetta per l’incornata indisturbata di Lautaro Martinez. E’ il due a uno che manda l’Argentina in finale contro la Spagna e ripropone, ai leoni inglesi, la stessa identica disfatta di quarant’anni fa. Un miracolo, l’ennesimo. Ora la Spagna per una finale che promette pathos e spettacolo.



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