Un onore essere l’allenatore del centenario


Napoli, 14 luglio 2026 – Massimiliano Allegri al Napoli, atto due: se il primo capitolo era stata la tanto agognata firma dopo oltre un mese di attesa, la seconda è la presentazione avvenuta in pompa magna nella meravigliosa cornice del Teatro San Carlo di Napoli. Presente l’intero palazzo dei bottoni del club partenopeo, con le immancabili incursioni di Aurelio De Laurentiis, come sempre mai banali.

Le prima parole di Allegri al Napoli

Il vero protagonista però è Allegri, il primo allenatore della Serie A dei tre punti a partita a essere stato anche un calciatore azzurro, evento avvenuto nella stagione 1997-1998: sarà per quello che a tutti gli effetti è un ritorno di fiamma o semplicemente per la location da urlo, fatto sta che l’ex tecnico del Milan non nasconde l’emozione per la presentazione ufficiale. “Per me è troppo tutta questa presentazione. È la prima volta che mi capita e ringrazio De Laurentiis. Il Napoli da quando c’è il presidente da 17 anni solo una volta è stato fuori dall’Europa, ha fatto 10 anni di Champions League e 6 anni di Europa League. Negli ultimi 2 anni ha vinto scudetto e Supercoppa. Eredito una squadra che sicuramente è abituata a lavorare”. Si parte quindi dall’elogio del Napoli del recente passato, quello che sotto la guida di Antonio Conte ha riaperto la bacheca per due volte in due anni. “Conte ha dimostrato tutto il suo valore in carriera, sono fortunato, è già la seconda volta che mi capita di ereditare una sua squadra, speriamo sia di buon auspicio. Avere fortuna è importante nella vita. Sarà importante lavorare con serietà, professionalità, soprattutto cercare le basi per arrivare a marzo come dico sempre lì si decidono le stagioni, restare in corsa in tutti gli obiettivi sarebbe importante. Da domani iniziamo, per me un’avventura meravigliosa, una città pazzesca, ho sentito subito l’affetto, una città passionale, sono molto contento. Ho parlato col presidente e già anni fa sono stato vicino. Sono felice di lavorare con lui, con tutto il Napoli”. In un certo senso, Allegri da Conte eredita anche un Napoli che non ha fatto del bel gioco il suo manifesto: per molti questa filosofia non proprio votata allo spettacolo caratterizzerà anche il ciclo appena nato sotto la guida del tecnico del ‘corto muso’. “Il calcio è opinabile, tutti ne parlano. Abbiamo una rosa importante, ha avuto successi negli ultimi anni ed è importante continuare il lavoro. Ho giocatori che possono giocare con più sistemi, l’importante è avere entusiasmo e voglia di raggiungere gli obiettivi con sacrificio e lavoro e credo come ho detto di ereditare una squadra che ha queste qualità”.

La presentazione di Massimiliano Allegri nuovo allenatore del Napoli (Ansa)


La rosa e il passato al Milan

Giusto allora parlare proprio di questa rosa, tra possibili cardini e altrettanti punti interrogativi figli anche del Mondiale e dei giocatori ancora in vacanza, come Romelu Lukaku e Kevin De Bruyne. “Ho imparato da un vecchio allenatore, fino a quando non vedo e alleno i giocatori dare giudizi da fuori è sempre molto difficile”. Nell’ambito delle certezze rientra anche Rasmus Hojlund, curiosamente cercato dal Milan l’estate scorsa. “Al mercato ci pensa la società, lavoriamo a stretto contatto, quando avrò visto tutta la squadra darò delle valutazioni e vedremo cosa mancherà. Sono contento di allenare Hojlund, l’anno scorso l’ho ‘scansato’, quest’anno l’ho preso”. Una battuta che serve anche ad aprire il capitolo Milan e quel divorzio lungo e burrascoso che potrebbe portare con sé da parte di Allegri una voglia di rivalsa. “Non è questione di rivincita, ci sono annate che finiscono in un certo modo. Sono dispiaciuto per come è finita l’anno scorso, colgo un attimo l’occasione per ringraziare chi ha collaborato con me al Milan, è stata una stagione intensa. Vincere o raggiungere gli obiettivi non è semplice, perciò partiamo sapendo che nulla è scontato nonostante gli ultimi successi. Domani è un’altra stagione”. L’occasione è anche buona per replicare alla frecciata lanciata da Gerry Cardinale nel momento della presentazione del neo allenatore rossonero Ruben Amorim (“Un tecnico che gioca per vincere e non per non perdere”): parole che Allegri preferisce dribblare. “Non commento assolutamente le parole della proprietà. Ripeto, posso solo ringraziare chi mi ha supportato in tutto l’anno. Poi purtroppo siamo dispiaciuti per il mancato obiettivo, ma inizia un’altra annata, bella da vivere, abbiamo tre competizioni e partiamo con grande entusiasmo”.

Dunque, dalla prospettiva di Allegri, l’allenatore del centenario del Napoli, meglio concentrarsi sul presente e sul futuro (anche grazie al triennale firmato nei giorni scorsi) anziché rinvangare il passato: un onere in più quello di guidare gli azzurri in una stagione non come le altre. “La vivo con entusiasmo, responsabilità, emozione, viene solo una volta, per fortuna ci sono io sulla panchina ed è motivo di orgoglio. Tutti dobbiamo mettere qualcosa in più per fare in modo che quando finirà il campionato dovremo aver raggiunto degli obiettivi e aver vinto dei trofei”. Il plurale lascia presagire che per il Napoli conterà il campionato ma anche, possibilmente, provare per una volta a vivere una Champions League finalmente da protagonisti dopo la prematura eliminazione dell’anno scorso già alla league phase. “Io quest’anno torno dopo 3 anni senza partecipare, quando è cambiato il format però già dal primo anno c’è stato un adattamento e tante favorite si sono qualificate all’ultima giornata ed alcune uscite”. Inevitabile parlare anche della questione modulo, posposta però a una seconda fase, quella nella quale avverrà l’effettiva conoscenza della squadra. “Con la rosa che ho posso giocare con più sistemi di gioco, ma se ho molti esterni a disposizione giocheremo con gli esterni. Fin quando non vedo i giocatori e iniziamo il ritiro di Dimaro non posso dire assolutamente nulla. Posso dire, quanto ai portieri, che sicuramente ci saranno delle gerarchie, un primo e un secondo, ma vedrò tutti nei ritiri. Quando hai stagioni così importanti con tre competizioni è normale che la rosa debba essere tutta in grado di giocare, tenere alto il tasso tecnico in campo, ci sarà bisogno di tutti e ci saranno momenti di difficoltà poi da gestire”.


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