senza reddito e ricambio generazionale è a rischio il futuro della filiera


La castanicoltura rappresenta un vero asset strategico, per l’Italia. I numeri descrivono una realtà solida e vitale: con una superficie compresa tra i 700.000 e gli 800.000 ettari, il comparto genera un impatto economico annuo stimato tra i 2 e i 4 miliardi di euro. Non si tratta solo di cifre, ma di tessuto sociale. La filiera sostiene circa 18.000 aziende e garantisce lavoro a 25.000 addetti diretti, che raddoppiano a 50.000 considerando l’indotto.

© Maria Luigia Brusco | FreshPlaza.it
Monia Rontini, membro del direttivo dell’Associazione Nazionale Città del Castagno

Questo motore economico trova la sua spinta biologica in un momento dell’anno spesso ignorato dai circuiti turistici di massa: la fioritura. Tra giugno e luglio, il castagno sboccia in una nuvola di infiorescenze chiare, un passaggio cruciale da cui nasceranno i frutti autunnali. Per celebrare questo rito, l’Associazione Nazionale Città del Castagno ha dato vita al Castanetum Flower Festival, una rassegna nazionale che coinvolge oltre 40 Comuni e che terminerà il 20 luglio prossimo.


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Domenica 12 luglio, abbiamo vissuto una tappa speciale di questo viaggio nella vallata del Santerno, presso l’azienda agricola “Il Regno del Marrone”. Il protagonista assoluto è stato il Marrone di Castel del Rio IGP: un prodotto che si distingue per la pasta bianca e zuccherina, dalla tessitura fine e priva di settature, che lo rende superiore a una comune castagna sia per la versatilità in cucina sia per le qualità organolettiche.

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La giornata è stata coordinata da Franca Poggiali e sua figlia Monia Rontini (nella foto sopra), membro del direttivo dell’Associazione Nazionale Città del Castagno e de Le Donne dell’Ortofrutta, nonché vicepresidente del Consorzio Castanicoltori di Castel del Rio. Una giornata speciale all’insegna della valorizzazione dei prodotti locali, tra degustazioni enogastronomiche a base di Marrone di Castel del Rio IGP, itinerari guidati e attività a scelta per tutte le età, compresi laboratori artistici per bambini.

I castagneti che producono il Marrone di Castel del Rio IGP si estendono in quattro Comuni: Castel del Rio, Fontanelice, Borgo e Casalfiumanese. Parliamo di circa 700 ettari in totale. La maggior parte – 400 ettari – è presente a Castel del Rio; 50 vengono gestiti da “Il Regno del Marrone”.


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La passeggiata nel castagneto
C’è un’atmosfera sospesa, quasi magica, che si respira tra i castagneti secolari della vallata del Santerno. “Qui, il castagno non è un semplice albero: è un’icona del paesaggio montano e un pilastro della nostra cultura rurale. Il processo produttivo si articola in una serie di fasi fondamentali volte a tutelare la salute delle piante e a garantire la qualità dei frutti”.

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“Si parte dalla potatura, necessaria per stimolare la rigenerazione della pianta e preservarne l’equilibrio vegetativo, per poi passare alla raccolta della legna, utilizzata come combustibile negli essiccatoi impiegati per la lavorazione dei marroni di calibro più piccolo. Un ruolo altrettanto importante è svolto dalla pulizia del sottobosco, dove i residui organici non vengono assolutamente bruciati, ma ammucchiati in modo da dare nutrimento alle piante”, spiega Rontini.

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Nonostante la siccità attuale, che come spiega Rontini si nota dall’arricciamento delle foglie dei castagni, la raccolta è prevista come di consueto in ottobre. “Attualmente possiamo notare che sulle piante ci sono piccoli ricci”.

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“Se prima dell’avvento della vespa cinese o cinipide, nel 2011, registravamo una produzione di circa 100 tonnellate di marroni, ora ci aggiriamo intorno alle 60 tonnellate complessive. Fino al 2022 abbiamo sofferto molto la siccità. A cambiare lo scenario della castanicoltura è poi arrivata l’alluvione che ha colpito l’Emilia-Romagna a maggio 2023, da cui ci stiamo ancora riprendendo”.

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Le circa 60 tonnellate di marroni vengono lavorate nel magazzino aziendale, dove i frutti selezionati hanno una destinazione ben precisa. “Ad esempio i calibri più piccoli vengono destinati alla trasformazione (farine, creme), quelli medi all’essiccazione/per caldarroste, mentre i grandi sono venduti come prodotto fresco”.


© Maria Luigia Brusco | FreshPlaza.itDolci a base di farina di marroni di di Castel del Rio IGP

“Per troppo tempo abbiamo relegato il marrone all’immaginario autunnale delle caldarroste, dimenticando che la sua vitalità ha radici profonde che abbracciano l’intero anno. Bisogna destagionalizzare il frutto: è vero che si raccoglie nel mese di ottobre, quando può essere gustato fresco, ma trasformato può diventare protagonista delle nostre tavole tutto l’anno”.

© Maria Luigia Brusco | FreshPlaza.itPolenta di marroni di di Castel del Rio IGP

I castanicoltori sono veramente i custodi della montagna, ma a che prezzo?
“Il castanicoltore moderno è molto più di un agricoltore: è una sentinella del territorio. La manutenzione costante dei castagneti è il primo baluardo contro il dissesto idrogeologico e un presidio fondamentale per la biodiversità delle aree interne. Senza la mano dell’uomo, questi boschi perderebbero il loro equilibrio, diventando vulnerabili e meno produttivi. Un ruolo che deve essere valorizzato per favorire il ricambio generazionale e la tradizione: sostenere queste figure significa garantire la sopravvivenza delle comunità montane. Il ricambio generazionale non è dunque solo un obiettivo economico, ma l’unico modo per tramandare un sapere antico che protegge la stabilità fisica e culturale delle nostre vette”.

© Maria Luigia Brusco | FreshPlaza.itPiccoli ricci in formazione


Monia Rontini, di recente, è stata alla Camera dei deputati in qualità di Consigliera direttiva della Associazione Nazionale Città del Castagno, durante la presentazione del Castanetum Flower Festival. Nel corso dell’incontro, Rontini ha richiamato l’attenzione sulle prospettive della castanicoltura italiana, ricordando il proprio impegno all’interno dell’Associazione e ribadendo la necessità di introdurre misure capaci di favorire il ricambio generazionale. “Se non si garantisce un reddito adeguato alle aziende, la castanicoltura tradizionale è destinata a scomparire”, ha osservato, sottolineando come le politiche di sostegno debbano rendere il settore più attrattivo per i giovani.

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Rontini ha inoltre espresso forte preoccupazione per il livello delle pensioni riconosciute ai coltivatori diretti e ai castanicoltori, definendo “una vergogna” il fatto che, dopo 42 anni di lavoro, molti percepiscano assegni di circa 500 euro mensili. “Con queste prospettive è difficile immaginare che le nuove generazioni scelgano di investire il proprio futuro in agricoltura”.

Per maggiori informazioni:
www.ilregnodelmarrone.com



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