Marco R. Butera è un consulente internazionale specializzato in piccoli frutti – mirtillo, fragola, lampone e mora – con particolare esperienza nella coltivazione fuori suolo, in substrato, del mirtillo. Con il marchio BetterBerries ha lavorato in quasi venti Paesi tra Europa, Medio Oriente e Asia. Da circa un anno segue Blue Farm, la più grande azienda di mirtilli coltivati in substrato della Grecia, situata nella regione della Macedonia Orientale e Tracia. L’ultima visita risale a metà giugno, in piena raccolta della varietà Duke.
© Marco R. Butera – BetterBerries
Marco R. Butera – BetterBerries
“Fin dall’inizio, Blue Farm è stata progettata per operare secondo standard di eccellenza. Camminando tra i filari, si percepisce il grande lavoro di squadra che c’è dietro ogni dettaglio. L’azienda, insieme agli investitori, ha compreso fin da subito un concetto fondamentale: in una coltivazione fuori suolo di piccoli frutti ad alto valore aggiunto, un supporto tecnico continuo, basato su un’esperienza internazionale, non rappresenta un costo, ma un investimento. Permette infatti di correggere gli errori e, soprattutto, di evitarli. Ogni errore prevenuto significa produzione salvaguardata e risorse impiegate in modo più efficiente”.
© Marco R. Butera – BetterBerriesIl Global Berry Specialist segue Blue Farm, in una collaborazione tra BetterBerries e Hortitool Consulting su questo specifico progetto. “I risultati sono evidenti già osservando il frutto. Sulla varietà Duke, ho rilevato calibri superiori ai 22 mm, con piante che sostengono un elevato carico produttivo ben distribuito ed esposto, una condizione che favorisce anche la rapidità della raccolta. Ma l’aspetto che mi ha colpito maggiormente è stato lo sviluppo dell’apparato radicale nei nuovi impianti. In meno di tre mesi, le piante hanno colonizzato completamente vasi da 35 litri, un risultato tutt’altro che scontato nelle coltivazioni su substrato. È il traguardo per cui questo sistema è progettato e vederlo raggiunto in modo così netto significa che tutti gli elementi della tecnica colturale stanno lavorando nella stessa direzione: substrato, contenitore, irrigazione, qualità del materiale di partenza e gestione dell’attecchimento”.
“Quando la radice occupa l’intero volume del vaso in tempi così rapidi e la crescita vegetativa procede con lo stesso ritmo, il potenziale produttivo della stagione successiva aumenta sensibilmente. Si possono ottenere piante capaci di superare agevolmente un chilogrammo di frutti già al primo anno di raccolta, con un impatto diretto sul ritorno economico dell’investimento”.
Butera segue l’azienda con visite distribuite durante tutta la stagione. “I progressi sono concreti: dai punti di drenaggio installati e costantemente monitorati, all’attecchimento dei nuovi impianti, fino a uno standard produttivo che cresce visita dopo visita. Va anche ricordato che Blue Farm partiva già da basi molto solide. Prima dell’avvio della produzione commerciale, ha dedicato tre anni alla sperimentazione, confrontando varietà coltivate sia in pieno campo sia in vaso, con diversi substrati e sistemi di irrigazione. Un patrimonio di esperienza che oggi si riflette nelle scelte tecniche quotidiane”.
Perché il mirtillo in substrato è una coltura impegnativa?
“Perché lascia pochissimo margine di errore. In pieno campo, se il terreno è vocato e ben preparato, il suolo svolge una funzione tampone e attenua gli effetti di eventuali imprecisioni. In vaso, invece, il volume di substrato esplorato dalle radici è limitato e la pianta dipende completamente da ciò che riceve ogni giorno attraverso la fertirrigazione. Occorre mantenere il pH entro l’intervallo ideale per il mirtillo, controllare la salinità e gestire correttamente il drenaggio. Inoltre, ogni varietà ha esigenze idriche e, talvolta, nutrizionali differenti. A tutto questo si aggiungono la qualità dell’acqua e lo stato di salute dell’apparato radicale”.
“Quando si commette un errore importante, la pianta non impiega settimane a manifestarne gli effetti: reagisce nel giro di pochi giorni. È una coltura che richiede attenzione costante e presenza quotidiana”.
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La gestione della fertirrigazione è determinante
“La fertirrigazione è il vero motore del sistema e va gestita giorno dopo giorno. In una coltivazione su substrato, tutta l’acqua e tutti i nutrienti arrivano esclusivamente attraverso il gocciolatore: non esiste una riserva nel terreno a cui la pianta possa attingere. Il pH condiziona la disponibilità degli elementi nutritivi, a partire dal ferro, mentre il rapporto tra la salinità della soluzione in ingresso e quella del drenaggio permette di capire se l’apparato radicale sta lavorando in condizioni ottimali oppure è in stress”, spiega Butera.
“È un po’ come guidare mantenendo una velocità costante: si parte con un’impostazione, ma il percorso presenta curve, incroci e ostacoli che obbligano a rallentare o correggere la traiettoria. Lo stesso accade con la fertirrigazione. Clima, fase fenologica e caratteristiche varietali modificano continuamente le esigenze della pianta, per cui i parametri devono essere adattati quotidianamente e non impostati una volta per tutte. Quando la gestione è corretta, i benefici si riflettono su calibro, consistenza e produttività. Quando invece è sbagliata, gli effetti negativi sono immediati: si osservano sulla pianta, sulla resa, sulla qualità del frutto e persino sul potenziale produttivo della stagione successiva”.
Quanto conta la tecnologia?
“Conta molto, ma deve essere considerata per quello che è: uno strumento di supporto alle decisioni, non un pilota automatico. Alla Blue Farm la fertirrigazione è gestita attraverso sensori di ultima generazione e un monitoraggio continuo, con un impianto a goccia dotato di sistemi per la raccolta e l’analisi costante del drenaggio. Disporre in tempo reale di dati su temperatura, umidità del substrato, conducibilità elettrica (EC) e drenaggio consente di prevenire i problemi anziché intervenire quando sono già comparsi”.
Esiste però un limite da non sottovalutare: con il tempo, le sonde possono perdere la taratura e fornire dati che non rappresentano fedelmente la realtà. “Per questo devono essere controllate periodicamente e confrontate con strumenti di verifica indipendenti. La decisione finale, infatti, non nasce mai da un singolo dato, ma dall’interpretazione congiunta delle informazioni provenienti dalla tavola di drenaggio, dagli strumenti installati in campo e dall’andamento climatico. Solo questa lettura integrata permette di decidere, giorno dopo giorno, come intervenire nel modo più efficace”, sottolinea Butera.
Mirtillo Duke e il futuro del segmento Northern Highbush in Europa © Marco R. Butera – BetterBerries“Sul mirtillo Duke, i risultati sono il frutto di fondamentali gestiti con precisione: pH ed EC mantenuti nella finestra ottimale, carico produttivo equilibrato attraverso la potatura, drenaggio costantemente monitorato, irrigazione calibrata sulla varietà e, naturalmente, acqua e materiale vegetale di qualità. I numeri lo confermano: con l’ultima raccolta ancora da completare, l’azienda ha già raggiunto circa il 105% della produzione prevista per il 2026 su questa varietà”, spiega Butera.
Tra le Northern Highbush, Duke rimane la varietà di riferimento per la sua precocità, ma anche perché è la prima a manifestare eventuali squilibri nella gestione. “Quando pH, conducibilità elettrica o fertirrigazione escono dai parametri ottimali, è proprio Duke a reagire per prima. Per questo la considero la vera ‘sentinella’ del campo. Va però ricordato che Duke è una varietà rilasciata nel 1987 dal programma di miglioramento genetico dell’USDA, in collaborazione con la New Jersey Agricultural Experiment Station. È una genetica affidabile, ma ha ormai quasi quarant’anni. Guardando al futuro del segmento Northern Highbush in Europa, le selezioni più recenti offrono livelli superiori di produttività e qualità, con vantaggi evidenti in termini di pezzatura, consistenza e shelf life. È in questo senso che credo debba orientarsi il settore”.
Anche il mercato sta andando nella stessa direzione. “La finestra produttiva favorevole di cui l’Europa ha beneficiato per anni si sta progressivamente riducendo – evidenzia Butera – Il Perù ha esteso il proprio calendario produttivo, anticipando le spedizioni e immettendo sul mercato europeo volumi record, con una crescita superiore al 160% nella prima parte della campagna 2025/26. Parallelamente, nell’Europa orientale, Paesi come la Romania stanno entrando rapidamente in produzione con nuovi impianti di centinaia di ettari, spesso realizzati fuori suolo e con varietà premium, capaci di raccogliere già dalla metà di giugno. In questo scenario il vantaggio di calendario, che in passato ha favorito la diffusione di Duke, pesa sempre meno. Oggi la competitività si gioca soprattutto sulla qualità del prodotto e sulla precisione della gestione agronomica. Il grande calibro è ormai un requisito imprescindibile per molti mercati europei, mentre la tenuta post-raccolta rappresenta un elemento determinante per l’export”.
© Marco R. Butera – BetterBerriesRimane infine il principale fattore limitante del settore: la manodopera. “In molti Paesi, la raccolta incide per il 20-25% dei costi di produzione e trovare personale è sempre più difficile. Non sorprende quindi che i produttori europei più strutturati mi chiedano soprattutto strategie agronomiche e scelte varietali capaci di distribuire meglio il calendario di raccolta, ridurre i picchi di lavoro e valutare, dove possibile, l’introduzione della raccolta meccanica”.
Fattore umano e formazione
“Il fattore umano è la variabile che fa davvero la differenza – sottolinea Butera – Due aziende possono operare nello stesso clima, coltivare la stessa varietà, utilizzare la stessa acqua, lo stesso substrato e la stessa tecnologia, ma ottenere risultati molto diversi. A cambiare è il modo in cui il personale osserva le piante, interpreta i dati, utilizza gli strumenti e reagisce ai problemi. Per questo la formazione è uno degli aspetti su cui un consulente investe più tempo. Il lavoro quotidiano e le decisioni operative spettano al team aziendale, che si confronta costantemente con noi. Il mio compito è mettere a disposizione un metodo e il punto di vista di chi da anni affianca aziende di piccoli frutti in diversi Paesi, contribuendo a trasformare i dati e le osservazioni in scelte tecniche efficaci”.
Ma la conoscenza non viaggia su un binario unico. “Io stesso continuo a imparare da chi vive il campo ogni giorno. Negli ultimi mesi, l’insegnamento più prezioso è stato osservare come il team abbia adattato la gestione al contesto locale, interpretando un clima che, anche in Grecia, è diventato sempre più complesso. La capacità di organizzare irrigazione e raccolta in funzione delle ondate di calore nasce dall’esperienza diretta sul campo. Sono soluzioni pratiche che, una volta consolidate, diventano un patrimonio tecnico dell’azienda”, conclude Butera.
Per maggiori informazioni:
Marco R. Butera – Global Berry Specialist
BetterBerries
[email protected]
betterberries.it
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