Statistiche catastali OMI: il rapporto 2025


Nella diciannovesima edizione del volume “Statistiche Catastali 2025” sono fornite le informazioni riguardanti un totale di oltre 79 milioni di beni fra unità immobiliari urbane ed altre tipologie immobiliari che non producono reddito.

Il report offre una sintesi completa sull’entità e le caratteristiche dello stock dei fabbricati, così come censito nella banca dati del Catasto Fabbricati aggiornato al 31 dicembre 2025. Sono riferite a tutto il territorio nazionale, comprendendo anche lo stock immobiliare delle province di Trento e Bolzano, che gestiscono in proprio gli archivi censuari del Catasto.

Di seguito puoi scaricare il documento dell’Osservatorio del Mercato Immobiliare dell’Agenzia delle Entrate.


Su richiesta, con finalità di studio e ricerca, sono disponibili i dati del dettaglio comunale per tutti i comuni italiani con le modalità indicate sul sito dell’Agenzia delle Entrate alla pagina “Home – Osservatorio del Mercato Immobiliare – Banche dati – Stock catastale”.

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Quali dati puoi trovare in Statistiche Catastali 2025

Per le unità immobiliari urbane si forniscono:

  • la numerosità dello stock;
  • la sua consistenza fisica («vani», superfici o volumi a seconda delle categorie tipologiche);
  • la correlata base imponibile fiscale determinata dal Catasto (la «rendita catastale»), distinta a seconda se l’intestatario catastale, che detiene un diritto reale sull’immobile, è una persona fisica o meno.

Questi dati, dettagliati per categoria catastale, ovvero per tipologia e/o destinazione d’uso dell’immobile, ed elaborati su base comunale, costituiscono le «statistiche censuarie» che rappresentano il dato amministrativo-censuario riportato nelle banche dati.

Statistiche Catastali 2025: i numeri

Stock immobiliare complessivo

Al 31 dicembre 2025, il patrimonio immobiliare registrato negli archivi catastali italiani supera i 79 milioni di unità immobiliari e relative porzioni. Di queste, oltre 68 milioni appartengono alle categorie catastali ordinarie e speciali, per le quali è attribuita una rendita catastale.


Una quota di oltre 3,8 milioni di immobili rientra invece nelle categorie del gruppo F, che comprendono unità prive, anche solo temporaneamente, della capacità di generare un reddito ordinario. Tra queste figurano aree urbane, lastrici solari, immobili in corso di costruzione o di definizione e fabbricati collabenti. Il patrimonio catastale include inoltre circa 7,2 milioni di beni comuni non censibili, costituiti da parti comuni prive di autonoma capacità reddituale, oltre a circa 64 mila unità ancora in fase di lavorazione.

Nel corso del 2025 lo stock immobiliare italiano ha registrato una crescita dello 0,6% rispetto all’anno precedente, corrispondente a circa 465 mila unità aggiuntive. Sotto il profilo della titolarità, il patrimonio immobiliare risulta detenuto prevalentemente da persone fisiche, che possiedono circa il 90% degli immobili censiti. Le persone giuridiche rappresentano il 10,8% della proprietà complessiva, mentre la restante quota, pari a circa lo 0,2%, è riferita a proprietà comuni.

L’analisi della distribuzione della proprietà per categoria catastale evidenzia una netta prevalenza delle persone fisiche nei gruppi A e C, dove la loro incidenza si attesta intorno al 90%. Tale percentuale risulta più contenuta per la categoria A/10, relativa a uffici e studi privati, nella quale le persone fisiche detengono poco più del 56% delle unità. Al contrario, la proprietà delle persone non fisiche è predominante nei gruppi B ed E, con un’incidenza superiore all’80%, e rappresenta la quota maggioritaria anche nel gruppo D, dove raggiunge circa il 57% dello stock immobiliare.

Consistenze medie delle abitazioni

L’abitazione media italiana è composta da 5,5 vani ed è pari a circa 118 m2, la situazione è molto diversificata nel dettaglio delle singole categorie catastali passando da 2,36 vani in media per le abitazioni ultrapopolari con una superficie media di 58 m2 agli 11 vani delle abitazioni signorili e una dimensione media di 300 m2.

Per quanto riguarda la composizione della tipologia di abitazioni italiane, queste sono per la maggior parte, quasi il 90%, di tipo civile A2, economiche A3 e popolari A4.


Le consistenze medie delle abitazioni censite negli archivi catastali, suddivise per categoria e tipologia di intestatario, evidenziano che l’abitazione tipo in Italia è composta da 5,5 vani. Tale valore risulta leggermente inferiore per gli immobili intestati a persone non fisiche, mentre scende a una media di 3,2 vani per le unità appartenenti a proprietà comuni.

Al 31 dicembre 2025, la superficie media delle abitazioni censite in catasto è pari a circa 118 m², calcolata come rapporto tra la superficie catastale complessiva e il numero totale delle unità immobiliari. Le differenze tra le categorie catastali sono significative: le abitazioni di categoria A/2 presentano una superficie media di 125 m², mentre quelle di categoria A/3  si attestano intorno ai 110 m². Le abitazioni appartenenti alle categorie A/4, A/5, A/6 e A/11 hanno invece dimensioni medie inferiori ai 100 m².

Le categorie residenziali di pregio confermano superfici decisamente più elevate: le abitazioni A/1 raggiungono una media di circa 300 m², le A/8 sfiorano i 500 m², mentre le A/9 arrivano a una superficie media prossima ai 700 m².

Composizione percentuale degli immobili a uso commerciale

I negozi e tutte le varie attività commerciali sono oltre 29 milioni di unità, di cui la maggior quota è rappresentata dalle unità in categoria C/6, 61% circa, prevalentemente box e posti auto, e dalle unità in categoria C2, 29,5%, prevalentemente cantine e soffitte. Rilevante è anche la quota dei negozi che rappresentano quasi il 6,5% del totale. Questa tipologia di immobili è intestata prevalentemente a persone fisiche, fatta eccezione per esercizi sportivi e stabilimenti balneari che sono solitamente di proprietà di persone non fisiche.

La rendita catastale delle unità del gruppo C si attesta a 6,2 miliardi di euro, di cui la metà, circa 3,4 miliardi di euro, è relativa alla sola categoria dei negozi C1.


Gli immobili a destinazione speciale e particolare e che non producono reddito

Il gruppo D è costituito da 1,7 milioni di immobili a destinazione speciale a fine produttivo, terziario o commerciale e, anche se rappresenta solo il 2,5% dello stock, ha una rendita catastale pari a oltre 11 miliardi di euro, il 29% del totale. Le categorie con maggior rendita sono gli opifici, gli immobili per le attività industriali e quelli per le attività commerciali, che sono tra le categorie del gruppo D con lo stock più numeroso.

Tutti gli immobili con destinazione particolare (gruppo E) sono immobili a uso pubblico o di interesse collettivo, come ad esempio stazioni per servizi di trasporto terrestri e di navigazione interna, marittimi e aerei, fari, fabbricati destinati all’esercizio pubblico del culto, costruzioni mortuarie e simili.

Infine, ci sono le unità immobiliari del Gruppo F, ovvero immobili che non producono reddito. Essendo privi di rendita, questi immobili vengono identificati solo per finalità di inventario, (aree urbane, lastrici solari, unità in corso di costruzione o di definizione, ruderi) si tratta di 3,8 milioni di immobili in tutta Italia di cui la metà sono aree urbane F1.


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 Alfonso Roma

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