Negli Stati Uniti la crescita dei data center per l’AI sta arrivando direttamente nelle bollette industriali: secondo la ricostruzione pubblicata da Ars Technica, molte fabbriche della Rust Belt servite da PJM Interconnection, il più grande operatore di rete elettrica statunitense, pagano costi molto più alti mentre la domanda dei data center mette sotto pressione l’offerta disponibile.
Per l’Italia il precedente non è remoto: Terna ha indicato che al 30 giugno 2025 le richieste di connessione da data center nel Paese superavano 300 progetti per oltre 50 GW, contro circa 30 GW a fine 2024. La questione, quindi, non riguarda solo i hyperscaler americani: entra nei budget energetici di manifattura, logistica, cloud, colocation e imprese che stanno adottando AI in Europa.
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Il conto passa dalle fabbriche
Il caso più concreto citato nell’inchiesta riguarda Belden Brick Company, produttore di mattoni dell’Ohio attivo da 141 anni. Le sue bollette elettriche mensili sono passate da 1.600 dollari a 12.000 dollari per effetto di un aumento del capacity charge mensile nell’area coperta da PJM.
Secondo l’analisi Reuters sui produttori industriali, le bollette delle fabbriche stanno aumentando più rapidamente di quelle di altri clienti business e dei clienti residenziali. Il capacity charge remunera la disponibilità di potenza necessaria nei momenti di picco: se la domanda prevista cresce e l’offerta non segue, il costo si distribuisce sugli utenti della rete.
La Steel Manufacturers Association ha avvertito che le aziende siderurgiche statunitensi concentrate nella Rust Belt servita da PJM Interconnection stanno pagando decine di milioni di dollari l’anno in costi elettrici aggiuntivi. Per produrre acciaio, l’elettricità pesa per 20-40% sui costi totali di produzione.
Acciaio e cloud sullo stesso cavo
La tensione industriale nasce dal fatto che le acciaierie elettriche sono carichi molto intensivi: ogni forno ad arco elettrico usato nella produzione siderurgica ha un carico operativo tra 40 MW e 200 MW, mentre l’intera industria siderurgica statunitense assorbe fino a 11 GW nei picchi produttivi.
Gli stessi data center hanno sostenuto la domanda di acciaio: secondo quanto riportato, le costruzioni di data center richiedono circa 1 milione di tonnellate di acciaio l’anno. Ma la domanda elettrica generata da quelle infrastrutture sta anche alzando i costi operativi delle imprese che forniscono il materiale, come emerge dall’articolo del Wall Street Journal.
Il produttore dell’Ohio Metallus ha descritto un aumento dei costi elettrici del 70% dal 2024, con un impatto aggiuntivo di 15 milioni di dollari l’anno. Per le aziende con contratti di fornitura e listini non aggiornabili in tempo reale, lo shock energetico riduce i margini prima ancora di tradursi in prezzi finali più alti.
Il salto del mercato di capacità PJM è il dato che spiega la velocità del problema: i prezzi sono saliti da 28,92 dollari per MW-giorno nel 2024 a 329,17 dollari per MW-giorno nel 2026. PJM copre una regione di 13 Stati in cui diversi governi locali hanno attratto grandi progetti di data center AI con fabbisogni elettrici elevati.
Washington cerca una pezza sui prezzi
PJM prevede che la domanda elettrica nel proprio territorio superi l’offerta disponibile di 6,6 GW a partire dal 2027, una capacità che il Wall Street Journal paragona a più di sei centrali nucleari. Alcuni produttori hanno già aumentato i prezzi ai clienti per compensare parte della bolletta, mentre altri stanno valutando lo spostamento delle attività.
Nel settore siderurgico, i manager citati dalle fonti avvertono che le interruzioni produttive potrebbero diventare più probabili se le reti locali venissero sovraccaricate dalla domanda. La conseguenza industriale è lineare: un impianto che lavora con forni elettrici non può assorbire costi di capacità illimitati senza rivedere turni, contratti, prezzi o localizzazione.
Il caso PJM mostra come la corsa ai data center AI possa trasferire costi di capacità all’industria: per l’Italia contano rete, contratti e obblighi UE.
La Casa Bianca ha promosso un Ratepayer Protection Pledge per spingere le Big Tech a finanziare nuova generazione e trasmissione elettrica, ma la fonte segnala che l’impegno non dispone di un meccanismo di enforcement sostanziale. L’amministrazione Trump ha inoltre sostenuto, insieme ad alcuni governatori, una backstop auction una tantum di PJM per acquistare nuova capacità elettrica.
Il collo di bottiglia resta la costruzione di nuova generazione e nuove linee. Nel solo 2025, secondo Michael Thomas, CEO della piattaforma Cleanview, negli Stati Uniti sono stati cancellati progetti elettrici per 266 GW, pari al 25% dell’attuale capacità di generazione americana e a più dell’intera produzione elettrica del Texas. I progetti di energia pulita rappresentavano il 93% delle cancellazioni.
L’Italia guarda alla rete
In Italia la dinamica si presenta con tempi e regole diverse, ma con la stessa variabile fisica: la capacità della rete di accogliere carichi grandi, continui e concentrati. Secondo l’approfondimento Terna sui data center, la crescita più forte delle richieste di connessione alla rete di trasmissione nazionale arriva dalla Lombardia e più in generale dal Nord.
Terna gestisce oltre 75.000 km di linee e 900 stazioni. Nell’aggiornamento del piano industriale 2024-2028 ha previsto 16,6 miliardi di euro per ampliare e rafforzare la rete nazionale, di cui circa 10,8 miliardi destinati a progetti di sviluppo per superare congestioni e integrare rinnovabili.
Il punto operativo per imprese e investitori è la taglia dei carichi. Terna indica che i data center hyperscale possono richiedere 100-200 MW in corrente continua, equivalenti al consumo di interi distretti urbani, e che sono arrivate anche richieste di connessione superiori a 500 MW. Per un territorio manifatturiero, la priorità diventa coordinare nuove connessioni, resilienza della rete e continuità per imprese tradizionali e utenze civili.
Bruxelles trasforma i megawatt in compliance
Il quadro europeo aggiunge un livello regolatorio. Secondo le proiezioni IEA sulla domanda elettrica, i data center consumavano circa 415 TWh nel 2024, pari all’1,5% della domanda elettrica globale, e potrebbero arrivare a circa 945 TWh entro il 2030. In Europa l’aumento previsto è superiore a 45 TWh, pari a circa +70% rispetto al livello 2024.
La Commissione europea segnala che l’UE punta a triplicare la capacità dei data center entro il 2035 e ha introdotto obblighi di monitoraggio e reporting dell’efficienza energetica. La pagina della Commissione sui data center richiama il Regolamento delegato UE 2024/1364, la banca dati europea e il lavoro su rating e standard minimi di performance.
Un’altra pagina della Commissione precisa che la direttiva sull’efficienza energetica del 2023 ha introdotto requisiti pubblici di reporting per i data center con domanda di potenza superiore a 500 kW. Per operatori colocation, proprietari di campus e imprese con sale dati rilevanti, la compliance non è più un tema separato dal procurement energetico.
La checklist per imprese e operatori
Per le imprese italiane che comprano servizi cloud o stanno pianificando AI privata, la lezione del caso PJM è contrattuale prima che tecnologica: serve capire dove risiede il carico, quali rischi di capacità entrano nei prezzi, come vengono gestiti backup, raffreddamento, picchi e disponibilità di rete. Nei settori energivori, la scelta di un fornitore AI non può essere letta solo come voce IT.
Per chi costruisce o gestisce data center, il dossier passa da tre tavoli: connessione alla rete, costo della capacità e reporting ambientale. La traiettoria europea su rating e standard minimi indica che metriche energetiche, consumo idrico, recupero di calore e quota rinnovabile diventeranno elementi di autorizzazione, finanziamento e relazione con i territori.
Il precedente statunitense mostra una sequenza già misurabile: prima arrivano richieste di potenza concentrate, poi salgono i prezzi di capacità, infine il costo si trasferisce anche su fabbriche che non hanno scelto di espandere il proprio carico digitale. Per l’Italia, dove le richieste superano già 50 GW, la pianificazione energetica dei data center entra direttamente nei conti di competitività dell’industria.
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