La norma pubblicata ieri in Gazzetta Ufficiale entrerà in vigore il 22 luglio, i tempi sono strettissimi Amici: “Serve unità tra i Comuni e tra tutte le UNCEM regionali. Oltre alla perdita dei criteri di montanità, preoccupa anche la riduzione delle risorse FOSMIT”
Bologna 8 luglio 2026 – La montagna italiana non può essere affrontata attraverso divisioni e frammentazioni. È questo il messaggio emerso dalla plenaria di UNCEM dedicata alla nuova Legge Nazionale sulla Montagna n. 131/2025, che si è svolta questa mattina presso la sede della Regione Emilia-Romagna, a Bologna, proprio all’indomani della pubblicazione della norma in Gazzetta Ufficiale. Una coincidenza temporale che ha dato ancora maggiore significato al confronto tra amministratori locali, rappresentanti istituzionali, sindaci, consiglieri regionali e parlamentari, chiamati a riflettere sugli effetti di una riforma destinata ad incidere profondamente sull’organizzazione e sulle politiche dedicate ai territori montani.
Al centro del dibattito le numerose criticità sollevate rispetto alla nuova disciplina, a partire dal tema della classificazione dei comuni montani e dalle conseguenze che questa modifica potrebbe produrre sui servizi essenziali e sulle politiche di sostegno alle aree interne. La nuova legge entrerà in vigore il prossimo 22 luglio 2026, ma il margine temporale per affrontare questa fase è estremamente ridotto, anche alla luce del periodo estivo, che rende più complesso il coinvolgimento e il coordinamento degli enti locali. Proprio la ristrettezza dei tempi e la delicatezza del momento impongono una risposta immediata e partecipata. Dalla plenaria è emersa la necessità di una mobilitazione ampia, dinamica e compatta, capace di coinvolgere i Comuni, le UNCEM regionali, le Regioni e tutti i soggetti istituzionali interessati. La fase che si apre richiede presenza, confronto e responsabilità condivisa, affinché gli effetti della nuova normativa sui territori siano affrontati con la necessaria attenzione e con una voce comune.
Particolare attenzione è stata dedicata al mondo della scuola. A poche settimane dall’avvio del nuovo anno scolastico, previsto per settembre, gli istituti si trovano davanti alla necessità di recepire una normativa che modifica il quadro di riferimento per alcuni comuni. Un passaggio che apre interrogativi sul ruolo degli uffici scolastici e sulla possibilità di applicare un criterio di “discrezionalità”, come richiamato dal ministro Calderoli, nell’attuazione di una legge dello Stato. Ma la discussione ha riguardato anche altri settori strategici per la vita delle comunità: agricoltura, trasporto pubblico locale, infrastrutture, sanità e contrasto al dissesto idrogeologico. Ambiti nei quali, secondo UNCEM, il rischio è quello di indebolire ulteriormente territori che invece hanno bisogno di investimenti, servizi e politiche di riequilibrio. Durante la giornata sono arrivati apprezzamenti trasversali al ruolo svolto da UNCEM, che da tempo ha assunto una posizione chiara rispetto alla riforma, portando avanti una battaglia legata alla tutela delle comunità e alla necessità di mantenere viva la coesione territoriale.
Dal confronto è emersa una convinzione condivisa: la nuova classificazione non deve trasformarsi in una frattura tra territori. La distinzione tra comuni rientrati nei nuovi criteri di montanità e comuni che invece ne sono rimasti esclusi non può creare una divisione all’interno della montagna italiana. La montagna non è un insieme di realtà separate, ma un sistema unico fatto di relazioni, servizi, economie e identità comuni. Il tema della coesione è stato quindi indicato come elemento centrale anche nel rapporto tra istituzioni e forze politiche. È stato ribadito il valore di un dialogo più forte dentro e tra i partiti, anche di schieramenti differenti, considerando che il futuro delle aree montane sarà inevitabilmente uno dei temi del dibattito pubblico in vista delle prossime elezioni politiche del 2027. Un ruolo fondamentale viene chiesto anche alle Regioni, chiamate ad assumere una posizione più incisiva su una questione che in alcuni territori è stata affrontata con un coinvolgimento insufficiente.
Il filo conduttore della giornata è stato sintetizzato in un principio: valle e montagna sono elementi organici dello stesso territorio e non possono essere separati. La montagna rappresenta una parte essenziale dell’equilibrio economico, ambientale e sociale dell’intero Paese.
Il presidente di UNCEM Marche, Giuseppe Amici, ha seguito con attenzione i lavori della plenaria e ha ribadito la necessità di una forte unità tra tutte le UNCEM regionali, dal Nord al Sud passando per il Centro Italia. “Ho ascoltato con grande attenzione il confronto di oggi – sottolinea Amici – e credo che il messaggio più importante emerso sia quello della coesione. Non possiamo permettere che la nuova definizione dei criteri di montanità crei una contrapposizione tra comuni riconosciuti come montani e comuni che, invece, sono rimasti esclusi. La montagna non può essere divisa in territori di serie A e territori di serie B: i problemi, le opportunità e le sfide sono comuni e riguardano l’intero sistema territoriale”. “Lo stesso principio – prosegue Amici – deve valere anche all’interno di UNCEM. Serve una forte unità tra tutte le rappresentanze regionali, dal Nord al Sud passando per il Centro Italia. Solo una posizione condivisa e coesa può dare forza alla battaglia che stiamo portando avanti e difendere il ruolo delle comunità montane nel futuro del Paese”. Amici ha inoltre richiamato l’attenzione sulle risorse nazionali destinate ai territori montani: “Nel nostro territorio, oltre agli effetti derivanti dalla perdita dei criteri di montanità e delle relative agevolazioni, dobbiamo registrare anche una riduzione degli stanziamenti del FOSMIT previsti dal Governo nazionale per il biennio 2025-2026 rispetto alle risorse disponibili nel 2024. Questo significa che, mentre cambiano i parametri di riconoscimento dei territori montani, vengono meno anche strumenti economici fondamentali per sostenere le comunità e finanziare interventi necessari alla loro tenuta”. Il presidente di UNCEM Marche ha quindi ringraziato il sindaco di Urbino per il lavoro che sta svolgendo in questa fase delicata, sottolineando l’importanza dell’impegno degli amministratori locali nel difendere le esigenze delle comunità e nel mantenere alta l’attenzione sul tema. “Un ringraziamento va anche a Marco Bussone per questa importante iniziativa e per il lavoro di coordinamento svolto – conclude Amici –. Ora tutte le forze politiche devono assumersi la responsabilità di sostenere questa battaglia. Non è una questione di appartenenza, ma riguarda il futuro di territori che rappresentano una risorsa per tutto il Paese. La montagna deve essere ascoltata, tutelata e messa nelle condizioni di continuare a vivere”.
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