Il settore delle pulizie non può essere considerato un’attività a basso rischio. Le lavorazioni sono spesso svolte in ambienti molto diversi tra loro, con orari frammentati, presenza di appalti, esposizione a prodotti chimici, posture incongrue, movimentazione manuale dei carichi e possibili interferenze con i rischi propri dei luoghi in cui si opera.
A richiamare l’attenzione su questi aspetti è la scheda Inail-MalProf “Le patologie nel settore delle pulizie”, dedicata alle malattie professionali rilevate nel comparto e ai principali fattori di rischio per gli operatori.
Secondo il documento, gli addetti del comparto pulizie sono oltre 290.000 e svolgono attività in una vasta gamma di ambienti: uffici, ospedali, alberghi, strutture industriali, mezzi di trasporto, piscine, cisterne, fabbricati e aree esterne. Una varietà che rende la valutazione dei rischi particolarmente delicata, soprattutto quando il servizio è eseguito presso aziende terze o in regime di appalto.
Cosa comprende il settore delle pulizie
La classificazione Ateco 2007 identifica il settore delle pulizie con il codice 81.2, che comprende le attività di pulizia, lavaggio e disinfestazione.
Rientrano nel comparto, tra le altre, le attività di:
- pulizia generale di edifici;
- pulizia specializzata di impianti e macchinari industriali;
- sterilizzazione di attrezzature medico-sanitarie;
- rimozione di neve e ghiaccio;
- pulizia di piscine;
- pulizia di treni, aerei e cisterne;
- disinfestazione.
Sono invece esclusi alcuni servizi domestici quando il datore di lavoro è la famiglia o il condominio, oltre ad attività come trattamento e smaltimento dei rifiuti, lavanderie e lavaggio di autoveicoli.
Questa precisazione è importante perché i rischi cambiano in modo significativo in base all’ambiente in cui l’addetto opera: pulire un ufficio non comporta le stesse esposizioni della pulizia in una struttura sanitaria, in un ambiente industriale o in una cisterna.
Malattie professionali nelle pulizie: i dati Inail-MalProf
Dai dati MalProf relativi al periodo 2019-2024 emerge una netta prevalenza delle patologie muscolo-scheletriche.
Le malattie professionali con nesso causale positivo nel settore pulizie sono così distribuite:
| Patologia | Incidenza sul totale |
| Malattie muscoloscheletriche, escluse malattie del rachide e sindrome del tunnel carpale | 53,6% |
| Malattie del rachide | 27,6% |
| Sindrome del tunnel carpale | 14,6% |
| Sordità e altri disturbi dell’orecchio | 1,5% |
| Malattie del sistema nervoso periferico, esclusa sindrome del tunnel carpale | 0,5% |
| Tumori maligni | 0,6% |
| Asbestosi e placca pleurica | 0,5% |
| Malattie della pelle | 0,5% |
| Malattie psichiche | 0,4% |
Il dato più evidente è quindi il peso dei disturbi legati a movimentazione manuale dei carichi, movimenti ripetuti e posture incongrue. Le patologie dell’apparato muscolo-scheletrico, del rachide e la sindrome del tunnel carpale rappresentano la quasi totalità dei casi rilevati.
Movimentazione, posture e movimenti ripetuti: i rischi più ricorrenti
L’attività di pulizia comporta spesso gesti ripetitivi, utilizzo prolungato degli arti superiori, piegamenti, torsioni, sollevamento e trasporto di secchi, sacchi, attrezzature e materiali.
Secondo i dati Marel richiamati nella scheda Inail, oltre il 71% degli agenti causali è rappresentato da:
- movimentazione manuale dei carichi;
- movimenti ripetuti degli arti superiori;
- posture fisse o incongrue;
- attività che coinvolgono spalla, gomito, mano, polso e rachide.
Si tratta di un’indicazione rilevante per datori di lavoro, RSPP e consulenti: nel DVR delle imprese di pulizie non può essere sottovalutato il rischio biomeccanico. Non basta valutare i prodotti utilizzati; occorre analizzare anche carichi, frequenza delle operazioni, attrezzature, tempi di lavoro, pause, organizzazione dei turni e modalità operative.
Rischio chimico: detergenti e disinfettanti non sono tutti uguali
Un altro aspetto centrale riguarda il rischio chimico.
Gli addetti alle pulizie utilizzano detergenti, disinfettanti, sgrassanti e prodotti che possono contenere sostanze irritanti o sensibilizzanti. Il rischio dipende da diversi fattori:
- composizione del prodotto;
- concentrazione;
- modalità di diluizione;
- ventilazione dell’ambiente;
- frequenza e durata dell’esposizione;
- miscelazione impropria di prodotti;
- uso o mancato uso dei DPI;
- formazione effettiva dei lavoratori.
La scheda Inail evidenzia che l’uso di prodotti senza le opportune diluizioni, talvolta effettuato per aumentarne la capacità detergente, può favorire patologie respiratorie e cutanee, come asma, rinite, dermatite da contatto ed eczema.
Per questo motivo la valutazione del rischio chimico deve essere concreta e riferita all’uso reale dei prodotti, non limitata alla semplice raccolta delle schede di sicurezza.
Dermatiti e malattie respiratorie: il possibile problema della sottostima
Uno degli aspetti più interessanti del documento riguarda la differenza tra i dati epidemiologici riportati in letteratura e quelli presenti nei flussi routinari.
Secondo la scheda, diversi studi mostrano un’associazione tra il lavoro dei cleaners e le malattie dell’apparato respiratorio e della cute. Tuttavia, nei flussi ufficiali le patologie respiratorie e cutanee risultano numericamente scarse, mentre emergono soprattutto i disturbi muscolo-scheletrici.
Questo passaggio è importante perché suggerisce una possibile criticità: alcune patologie, pur essendo correlate alle esposizioni professionali, potrebbero non essere sempre intercettate o denunciate.
Nel caso delle malattie della pelle, ad esempio, il documento segnala una forte associazione con alcune mansioni. Il Proportional Reporting Ratio, utilizzato per stimare l’associazione tra settore, professione e malattia, evidenzia per i collaboratori domestici dipendenti di aziende di pulizie un valore pari a 3,07 per le patologie cutanee.
In pratica: anche se i casi rilevati sono pochi, il legame tra mansione e malattia può essere significativo.
Rischio biologico e luoghi di lavoro: attenzione al contesto
Gli addetti alle pulizie possono essere esposti anche ad agenti biologici, soprattutto quando operano in:
- strutture sanitarie;
- servizi igienici;
- ambienti con presenza di muffe;
- luoghi con materiali contaminati da liquidi organici;
- attività di disinfestazione;
- ambienti in cui sono presenti insetti o animali;
- contesti con rifiuti potenzialmente contaminati.
Il rischio biologico non dipende solo dall’impresa di pulizie, ma anche dal luogo in cui viene svolta l’attività. Per questo motivo è essenziale il coordinamento tra impresa appaltatrice e committente, con una corretta informazione sui rischi presenti nell’ambiente di lavoro.
Rischi psicosociali: orari frammentati, precarietà e barriere linguistiche
La scheda Inail richiama anche i rischi psicosociali, collegati a stress lavoro-correlato, molestie, mobbing e atti di violenza.
Nel settore delle pulizie questi rischi possono essere favoriti da:
- rapporti di lavoro precari;
- basse retribuzioni;
- pressione sui tempi di esecuzione;
- orari discontinui e frammentati;
- difficoltà di conciliazione tra vita e lavoro;
- presenza di lavoratori stranieri con possibili barriere linguistiche;
- prevalenza di lavoratrici donne;
- elevata quota di part-time.
Secondo il documento, la forza lavoro è prevalentemente femminile, circa il 65%, e la maggior parte dei lavoratori opera part-time, circa il 60%, o con contratti a tempo determinato di breve durata.
Sono elementi che incidono direttamente sull’efficacia della prevenzione: una formazione solo formale, non compresa o non adattata alle condizioni reali del lavoro, rischia di essere inefficace.
Pulizie straordinarie e ambienti confinati: il rischio da non dimenticare
Una particolare attenzione deve essere riservata alle attività non ordinarie.
Il documento Inail evidenzia che nel settore possono rientrare anche lavoratori adibiti a pulizie straordinarie, talvolta in contesti particolarmente rischiosi, come:
- pulizia di cisterne;
- attività in ambienti confinati;
- esposizione ad amianto;
- contatto con silice, cemento o altri agenti chimici;
- interventi occasionali non sempre previsti nella valutazione dei rischi.
Il punto critico è proprio questo: alcune attività possono essere estemporanee e non adeguatamente considerate nel DVR.
Per datori di lavoro e consulenti sicurezza, ciò significa che le operazioni straordinarie devono essere analizzate prima dell’intervento, con procedure, formazione, DPI e misure di emergenza adeguate.
Cosa deve fare il datore di lavoro
Per prevenire le malattie professionali nel settore delle pulizie, il datore di lavoro deve adottare un approccio integrato, capace di considerare insieme rischi ergonomici, chimici, biologici, fisici e psicosociali.
In particolare, è opportuno:
- aggiornare la valutazione dei rischi in base alle attività effettivamente svolte e agli ambienti in cui si opera;
- valutare il rischio da movimentazione manuale dei carichi, movimenti ripetuti e posture incongrue;
- scegliere attrezzature ergonomiche, adeguate alla mansione e alle caratteristiche dei lavoratori;
- analizzare il rischio chimico sulla base dei prodotti realmente utilizzati, delle diluizioni e delle modalità operative;
- evitare miscelazioni improprie e usi non conformi dei detergenti e disinfettanti;
- fornire DPI adeguati, in particolare guanti, protezione delle vie respiratorie e protezione degli occhi quando necessari;
- valutare il rischio biologico in funzione del luogo di lavoro e delle possibili contaminazioni;
- coordinarsi con il committente nei lavori in appalto, anche per la gestione dei rischi interferenti;
- prevedere formazione comprensibile ed efficace, anche per lavoratori stranieri o con difficoltà linguistiche;
- coinvolgere il medico competente per intercettare precocemente sintomi muscolo-scheletrici, dermatiti, disturbi respiratori e segnali di stress lavoro-correlato.
Formazione e sorveglianza sanitaria: due leve decisive
La scheda Inail sottolinea la necessità di favorire l’accesso dei lavoratori a percorsi formativi e di migliorarne e monitorarne l’efficacia, anche alla luce delle recenti indicazioni in materia di formazione.
La formazione dovrebbe essere pratica, comprensibile e mirata alle attività reali. Non basta spiegare genericamente i rischi: occorre mostrare come usare i prodotti, come diluirli, come indossare i DPI, come alternare le posture, come movimentare i carichi e come riconoscere i primi sintomi di una possibile malattia professionale.
Anche la sorveglianza sanitaria ha un ruolo centrale, soprattutto per individuare precocemente:
- dolori persistenti a spalle, gomiti, polsi e schiena;
- formicolii o sintomi compatibili con sindrome del tunnel carpale;
- dermatiti, arrossamenti, fissurazioni e irritazioni cutanee;
- tosse, respiro sibilante, rinite o difficoltà respiratorie;
- segnali di stress, isolamento, disagio o sovraccarico.
Per una corretta gestione della prevenzione, il datore di lavoro deve partire da un DVR realmente aderente alle attività svolte e ai luoghi in cui gli addetti operano. Scopri come redigere DVR, DUVRI e PEE contestualizzati, valutando i rischi specifici in funzione di attività, processi e ambienti di lavoro, anche a partire dal layout dei luoghi.
Indirizzo articolo: https://biblus.acca.it/notizie/addetti-alle-pulizie-le-malattie-professionali-piu-frequenti-e-i-rischi-da-valutare/
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Sergio Volpe
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