L’ansia non si è vaccinata | BRESCIA VISTA DALLA PSICOLOGA



Se dipendesse da me, renderei contagiosa la salute
invece che la malattia.
(Robert Ingersoll)

intervista di Irene Panighetti a Doriana Galderisi* – Prima Hantavirus, poi Ebola e poi cosa arriverà? Il primo è rimasto un focolaio, Ebola invece è stato classificato dall’Oms come “emergenza sanitaria internazionale” e anche le autorità sanitarie italiane, quindi bresciane, hanno adottato delle procedure. Il rischio è basso e Brescia sarebbe pronta ad affrontare emergenze pandemiche, rassicurano le autorità. Ma, al di là della specificità di ognuno di questi virus, questi eventi stimolano un ragionamento sui rischi di nuovi focolai di differenti contagi.

E allora, dottoressa Galderisi… I ricordi del Covid sono dolorosi, forse per questo che quel periodo è stato rimosso dalla narrazione collettiva, eppure queste nuove diffusioni di altri virus evocano quegli scenari di 5 anni fa… queste nuove notizie stanno riaprendo ferite? Cosa sta succedendo a livello psicologico nella popolazione?

Buongiorno a lei e a chi legge questo contributo che, nel suo intreccio tra aspetti di psicologia, di neuroscienze e anche di sociologia, porta ad un discorso complesso che cercheremo di sviluppare insieme.


In queste settimane in effetti abbiamo assistito ad una serie di notizie, su Hantavirus prima e su Ebola poi, che ci rimandano alla pandemia del Covid-19, accendendo ricordi e aprendo pensieri, anche preoccupazioni: siamo di fronte a quello che in psicologia viene chiamato fear reinstatement, ovvero del ripristino della paura. Questo fenomeno si verifica quando una paura, che in apparenza sembrava estinta, riemerge in modo del tutto inaspettato a seguito o di un evento fortemente stressante o dell’esposizione a uno stimolo avversivo, che può essere anche una notizia che suscita paura. Aveva ragione Rose Kennedy quando sosteneva: “Le ferite rimangono; col tempo, la mente, per proteggere se stessa, le cicatrizza e il dolore diminuisce, ma non se ne vanno mai.”

In neuroscienze il fenomeno del ripristino della paura corrisponde proprio, letteralmente, ad una riattivazione della memoria contestuale legata al trauma vissuto. Il Covid-19 non ha rappresentato solo un’esperienza di paura o di forte disagio, bensì è stato concettualizzato proprio come evento traumatico collettivo. In un’ottica di neuroscienze questo significa che il nostro cervello è stato marchiato e non ha archiviato del tutto i dati che ha ricevuto.

In questo fenomeno le aree cerebrali maggiormente coinvolte sono l’amigdala, ovvero, come abbiamo più volte detto in vari contributi di questa rubrica, la nostra sentinella della paura, della minaccia, del pericolo. Con lei c’è l’ippocampo, l’area responsabile dell’apprendimento: entrambe restano sensibilizzate in modo perenne da certi eventi, come la pandemia da Covid-19. Quando poi riceviamo delle notizie su un virus, come può essere Ebola, scatta una leva che fa da trigger, ovvero apre delle porte apparentemente chiuse, anzi blindate, e si riattiva la paura che noi abbiamo imparato a conoscere nel biennio 2020-2022. In altre parole, come confermano diversi studi, tutte le paure, lo stress, le angosce, i terrori, i disagi… vissuti durante il Covid, hanno lasciato delle cicatrici nella nostra memoria.

Il problema diventa ancora più serio se si pensa che non solo le persone provano paura, bensì si sentono più fragili, a molti livelli, anche a livello mentale. Tuttavia, come attestano molti studi, in questi anni si è sviluppata una sorta di resilienza collettiva, ovvero la capacità, a livello personale ma anche, appunto, collettivo, di reggere i colpi della vita cercando comunque di non farsi travolgere, di trovare nuove espressioni, nuovi modi di affrontare le difficoltà. Le ricerche sulla resilienza post pandemia ci parlano di un fenomeno, studiato da diversi neuroscienziati a partire dagli anni Sessanta, che va sotto il nome di Experience-dependent plasticity, cioè la capacità del cervello di modificarsi in base a ciò che vive, agli stimoli, alle esperienze, alle abitudini di ogni giorno. 

In concreto, cosa possono fare le persone comuni per non farsi travolgere dall’ansia ogni volta che esce una notizia su un nuovo virus?


Sono diversi gli strumenti che si possono utilizzare per non farsi travolgere dall’ansia. Dapprima proteggersi dalla cosiddetta infodemia, cioè la pandemia di informazioni che ci travolge con tutto e il contrario di tutto. Questo vale in generale, non solo in tema di pandemia: è molto importante selezionare, anche limitare il flusso costante di informazioni, essere molto critici, affidarsi a delle fonti altamente istituzionali e soprattutto è essenziale tenere a bada la ricerca continua.

Come resistere alla voglia di continuare a cercare informazioni? Beh, per esempio creando una sorta di box temporali, ovvero darsi un tempo, 15-20 minuti al giorno e mai prima di andare a letto, per cercare notizie. Al di fuori di questo time box non farlo più. Perché quando si inizia a cercare su Google, soprattutto in ambiti come la salute, si trova una quantità enorme di dati che possono far cadere in confusione, o spingere a sentirsi malati favorendo l’ipocondria e creando ansia, poiché l’ansia nasce da ciò che non conosciamo, dall’incertezza.

Quindi il consiglio è quello di concentrarci su ciò che possiamo controllare e di non dimenticare ciò che abbiamo imparato dalla pandemia, cioè quelle sane abitudini quali il lavarsi spesso le mani, fare un’attività fisica regolare, tenere un’alimentazione corretta, relazionarsi con gli altri cercando anche argomenti che vadano oltre l’attualità. Ricordiamoci, con l’aforisma di Alessandro Morandotti, che “la gioia contagia, il dolore isola”.

È ovvio che se la paura diventa molto grande può sfociare in un’ansia acuta, che è il passo prima del disturbo da attacchi di panico; è quindi importante non isolarsi, non vergognarsi di ciò che si prova, bensì confrontarsi, parlare, chiedere aiuto.

Per Hantavirus e Ebola non c’è un vaccino e non ci sono cure specifiche; quindi come si fa a tenere insieme la fiducia nella scienza e la gestione della paura collettiva?


Beh, direi che è un po’ la sfida principale del nostro tempo! La paura è una reazione naturale, sana, istintiva, corretta, però ovviamente va calibrata. Quando diventa collettiva, il rischio della perdita di controllo e che questa paura diventi paralizzante è molto alto. Dice bene lo scrittore Stephen King: “Il panico è altamente contagioso, specialmente in situazioni dove nulla è noto e tutto è in divenire”.

Quindi come prima cosa è bene imparare ad accettare l’incertezza come parte del progresso. Perché la scienza non ci dà delle garanzie assolute: la scienza ci dà degli strumenti, delle corazze che però evolvono continuamente. È difficile trovare questo equilibrio tra il sapere della scienza e le emotività globali e collettive, però bisogna entrare nella logica di accettare il limite della ricerca. Ricordiamoci che la scienza nasce dall’errore, è in continua evoluzione e non è infallibile: va accolta con una fiducia realistica.

Torniamo a ciò che abbiamo detto poc’anzi, e cioè proteggersi dalle notizie false, dalla disinformazione che alimenta la paura collettiva e, invece, coltivare la paura utile, quella che mi fa essere prudenti, attenti e consapevoli, che però non blocca, non paralizza. Per far ciò è bene anche mantenere una rete di contatti, perché, come molte ricerche ci dicono, l’isolamento peggiora la percezione del rischio e va ad alimentare tutte le teorie alternative. Al contrario, saper mantenere dei contatti, una rete di rapporti e delle routine, oltre che accettare la complessità di una situazione, gestire correttamente il flusso di informazioni, sono elementi che rafforzano la salute mentale durante le situazioni critiche.

In sintesi: la scienza ci fornisce degli strumenti, ma gestire la paura collettiva passa anche da azioni personali e dalla coesione sociale. Fiducia e paura non si escludono, si regolano assieme. I farmaci, i vaccini, le cure, ci danno speranza e rassicurazioni, ma la paura si regola anche con comportamenti autogestiti, con senso di responsabilità e con rete sociale.

 


Nel ringraziarvi per l’attenzione e darvi appuntamento tra due settimane vi anticipo che questi temi saranno al centro del prossimo incontro de La Scienza di Eccellenza sui miei canali social, giovedì 9 luglio alle 12, con il titolo Ebola e nuovi virus: comunicare i rischi per governare le minacce

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 Redazione BsNews.it

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