Vigneti storici, la proposta di Tognoli (Cellatica): ripartiamo dall’esperienza del Centro Vitivinicolo Bresciano?



“Dobbiamo unire gli sforzi e fare di più per tutelare e rilanciare i vitigni storici della provincia di Brescia, magari ripartendo dall’esperienza del Centro Vitivinicolo Bresciano, che sta ancora dando frutti importanti”. A lanciare la proposta è Mauro Tognoli, vicepresidente dello Iar e presidente della Cooperativa vitivinicola Cellatica-Gussago, che rappresenta il vino più nobile e amato fin dall’antichità della provincia bresciana insieme al Botticino Doc. E non a caso condivide con quel nettare due delle tre delle uve della Doc (Barbera, Marzemino, Schiava Gentile e Incrocio Terzi per Cellatica, Sangiovese al posto dell’ultima per Botticino Doc).

Il tema, va ricordato, è stato oggetto anche di un significativo convegno promosso il 18 giugno dalla Fondazione Civiltà Bresciana con Università degli Studi di Torino, Istituto per la Protezione Sostenibile delle Piante di Torino e Fondazione Iar (Istituzioni Agrarie Raggruppate Its), ente che ha sostenuto l’iniziativa anche con un contributo economico. E Tognoli prende le mosse proprio da quell’appuntamento per provare a rilanciare.

“E’ stata un’occasione importante per discutere di come valorizzare meglio la nostra storia, il nostro patrimonio vitivinicolo e il nostro territorio”, sottolinea, “dobbiamo continuare a lavorare in questa direzione tutti insieme, tenendo però ben presente che Brescia in questo campo non parte da zero: il Centro Vitivinicolo Provinciale di Brescia ha fatto molto“.

Il Centro, lo ricordiamo, affonda le proprie radici nel 1964, quando il professor Baldacci (titolare della cattedra di Patologia Vegetale della facoltà di Agraria dell’Università degli Studi di Milano) – insieme agli uffici competenti e agli amministratori della Provincia di Brescia, alla Camera di Commercio e al Pastori – si occupò della selezione di varietà e cloni di vitigni, accertandone e definendone le caratteristiche. La formalizzazione dell’ente (tra i cui soci fondatori si aggiunse poi lo Iar) avvenne dieci anni dopo e, a stretto giro, seguì la decisione di riunire i vigneti di selezione e conservazione del materiale genetico, ubicati in più aree distaccate, nella loro attuale sede, l’Istituto Tecnico Agrario Pastori. Poi, però, con la trasformazione delle Province in enti di secondo livello il Cvp si è sostanzialmente dissolto, lasciando alla Pastori la propria eredità. E non parliamo di poca cosa. Negli anni, infatti, l’ente ha selezionato all’interno di vigneti storici, catalogato e preservato una collezione vegetale di circa 1000 varietà di uve autoctone della nostra provincia.


“Università, Provincia, Iar e scuola sono stati lungimiranti, capaci allora di unire gli sforzi e di produrre risultati ancora oggi utili a molti”, aggiunge Tognoli, che del Centro è stato anche vicepresidente e guida operativa, “credo sia il caso di riprendere il filo di quel discorso tutti insieme per allargarlo e ridefinirlo, perché nel frattempo le esigenze sono cresciute. Quando si parla di vigneti storici penso ovviamente in primis alla conservazione e al versante scientifico. Università, convegni, ricerca. Ma non solo: oggi è essenziale, anche in questo campo, sapersi allargare a settori come il turismo, il marketing, l’innovazione tecnologica, la promozione dei territori, la sostenibilità ambientale ed economica. Una visione che è condivisa anche dall’amico e presidente di Iar Angelo Balsamo, con cui più volte ho fatto riflessioni di questo tipo. Tornare a fare squadra su questi temi potrebbe portare benefici a tutti: produttori, appassionati di vino, istituzioni, imprese del settore enogastronomico, territori collinari e montani depressi o con problemi di spopolamento. Farebbe bene al brand di Brescia”.

“Non parlo solo di Cellatica”, tiene a precisare Tognoli, “La cooperativa che ho l’onore di guidare è piccola rispetto ad altre, ma siamo nati nel 1952 e il vino che produciamo è l’erede di una tradizione documentata che sul nostro territorio arriva fino quasi alla nascita di Cristo. Noi ci difendiamo bene, i consumatori ci conoscono già e il mercato ci apprezza in maniera crescente, ma nel Bresciano ci sono anche diverse altre realtà – note e meno note – che sul versante vitivinicolo meriterebbero oggettivamente di più. Per portare valore a tutti”, incalza, “servono ovviamente risorse economiche, ma quelle con le buone idee si trovano sempre: i soldi non sono il problema. Oggi, piuttosto, è necessario ricostruire una cabina di regia e un progetto: spero che le istituzioni e gli enti coinvolti, compresi quelli di cui faccio parte, sappiano cogliere questa esigenza e questa occasione di rilancio. Non abbiamo bisogno di ripartire da zero”.

MAURO TOGNOLI

Tognoli è attualmente presidente della Cooperativa vitivinicola Cellatica-Gussago, vicepresidente della Fondazione Iar su nomina della Regione Lombardia e consigliere provinciale di Confcooperative Agroalimentare e Pesca, oltre che commissario del Parco Nazionale delle Miniere dell’Amiata, in Toscana, su nomina del Ministero. In passato, oltre a essere consigliere provinciale, ha guidato la Parchi Val di Cornia Spa (società di gestione della Necropoli di Baratti e l’Acropoli di Populonia della civiltà etrusca) e la Siv Pezzeda Spa dal 2006 al 2009 (oggi è a capo di una cordata di imprenditori per il rilancio).

COOPERATIVA CELLATICA, LA STORIA

Da quasi duemila anni il territorio di Cellatica è strettamente legato alla viticoltura. Le tracce più antiche di produzione vitivinicola a Cellatica risalgono addirittura al primo secolo d.C., come testimoniano i vinaccioli di Vitis vinifera ritrovati in alcune tombe di età Giulio-Claudia. Questi vinaccioli rappresentano un segno inequivocabile che il vino era già prodotto dalle popolazioni locali e formava parte della loro alimentazione quotidiana.

Nel Medioevo la zona di Cellatica era ricca di possedimenti monastici: proprio in questo periodo nacque il toponimo “Cellatica”, dal latino cella, ossia “piccolo deposito”, con ogni probabilità in riferimento alle cantine dei monasteri locali. A testimonianza della bontà del vino prodotto in questo territorio, dagli archivi diocesani di Brescia è emerso che, per la sua qualità eccelsa, ai fini del calcolo della decima il vinum sclavum di Cellatica era valutato più del vino proveniente dalle zone limitrofe. Una qualità garantita dal terroir di Cellatica: eccellente esposizione solare, suoli argilloso-calcarei e know how vitivinicolo della popolazione locale.


Nel Rinascimento il vino di Cellatica raggiunse l’apice della celebrità: autori rinomati come Andrea Bacci e Teofilo Folengo citano la “Vernaccia di Cellatica” tra i vini più ricercati a Roma, a Milano e in Germania. Andrea Bacci, in particolare, era medico personale del papa Pio V e registrò la presenza abituale del Cellatica sulla mensa del Pontefice. Una destinazione di tutto rispetto per il vino dei colli di Cellatica.

In epoca moderna Cellatica venne annoverata dal patriota iseano Gabriele Rosa tra i paesi con “le più belle e grandi cantine della Lombardia”, mentre nel 1911 Arturo Marescalchi posizionò il Cellatica tra i migliori vini della regione. Nel 1914, appena prima della Grande Guerra, i vini di Cellatica prodotti dalla Congregazione Apostolica di Carità vinsero diversi premi a livello nazionale. Questi riconoscimenti certificarono che Cellatica aveva resistito con tenacia alle nuove minacce alla viticoltura di fine XIX secolo, come fillossera, peronospora e oidio.

Nell’aprile 1968, a coronamento di un percorso di selezione dei vigneti e di modernizzazione delle pratiche enologiche, nacque il Cellatica DOC, un vino rosso da uve Marzemino, Barbera, Schiava gentile e Incrocio Terzi, disponibile anche in versione “Superiore” con affinamento più lungo (almeno un anno prima della messa in commercio).  Il Cellatica DOC è quindi tra le denominazioni più antiche della Lombardia.

Ad oggi il Cellatica rimane il principale ambasciatore delle uve rosse autoctone della Franciacorta: i suoi caratteristici sentori di piccoli frutti rossi lo rendono immediatamente distinguibile dai blend di vitigni internazionali. Come può testimoniare chiunque l’abbia mai assaggiato, il gusto del Cellatica DOC è inconfondibile e difficilmente si dimentica.

Il principale produttore di Cellatica DOC Superiore è la Cooperativa Vitivinicola Cellatica-Gussago, che ha vinificato (caso unico) tutte le annate di questa DOC a partire dal 1968, vincendo numerosi premi e continuando a presentare questa denominazione sulle principali guide nazionali. Attualmente la Cooperativa sta puntando molto sul Cellatica come vino rosso di punta del territorio, investendo su qualità e comunicazione del prodotto. Recentemente il Cellatica DOC Superiore della Cooperativa è stato anche ospite della Galleria delle Regioni dello stand di Confagricoltura a Vinitaly 2024, in qualità di rappresentante della viticoltura lombarda.


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 Redazione BsNews.it

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