Quando la ricerca dà i suoi frutti


Una pesca piatta, una pera, un kiwi verde e una mela, tutte in bella vista sul banco dei relatori della sala stampa di Montecitorio. Sono i “nuovi frutti”, accomunati dalla resilienza agli sbalzi termici e ai parassiti, ma anche dalla capacità di intercettare le nuove tendenze di consumo. Sono i “frutti della ricerca” made in Italy.

L’onorevole Mauro Malaguti, che ha convocato una conferenza stampa ad hoc lunedì 22 giugno, spiega che “i prodotti della frutticoltura italiana si posizionano ai vertici mondiali per qualità, gusto e salubrità, rappresentando una risorsa fondamentale per l’agroalimentare”. Il comparto si conferma infatti il primo settore manifatturiero in Italia, capace di generare 81,4 miliardi di euro di valore aggiunto nel 2024: una cifra superiore del 50% rispetto alla metallurgia, quasi tre volte maggiore del fashion e cinque volte superiore alla chimica.

Nonostante il suo valore, questo ecosistema unico e fragile è “pesantemente minacciato dai cambiamenti climatici e dall’introduzione di specie alloctone”, sottolinea il parlamentare. A complicare il quadro, si aggiunge la progressiva e gravosa riduzione da parte delle normative europee, delle molecole di difesa chimica delle colture. Tale restrizione ha drasticamente ridotto le contromisure difensive a disposizione degli agricoltori per contrastare gli effetti della cosiddetta “tropicalizzazione”.

“Fortunali sempre più violenti, accompagnati da forti grandinate o gelate precoci – elenca Malaguti – insetti nocivi come la cimice asiatica, funghi aggressivi come l’Alternaria del pero”.

“La frutticoltura deve affidarsi alla ricerca e deve farsi conoscere – spiega poco dopo a FreshPlaza – sia perché c’è una grande competizione, non ultima quella del mercato sudamericano, sia perché i prodotti innovativi rischiano a volte di confondersi tra gli scaffali. Eppure le loro caratteristiche sono tali da rispondere sia alle necessità climatiche, sia alle tendenze del consumo”. “L’alternativa è la ricerca – insiste il deputato, presentando i suoi ospiti, quattro rappresentanti di esperienze virtuose di made in Italy innovativo – ed essa comincia a dare i suoi frutti”.

© FreshPlazaDa sinistra a destra: Raffaele Turino (Gruppo Salvi), Silvia Carpio (Gruppo Mazzoni), Mauro Malaguti, parlamentare FdI, Lauro Simeoni (consulente per Cairo & Doutcher), Riccardo Zanzi, (Vivai F.lli Zanzi).

Ondine, la nettarina da mangiare “on the go”
Silvia Carpio coordina i progetti a marchio del gruppo Mazzoni di Portomaggiore (Ferrara), cresciuto in un territorio che da oltre cinquant’anni investe nella frutticoltura. Una delle aziende del gruppo, la Cico-Mazzoni, ha proposto sil mercato Ondine, una nuova linea premium di nettarine piatte sviluppata nell’ambito di un progetto internazionale (il programma di breeding e selezione varietale è gestito da Frutaria Innovation).

“Ondine è il marchio comune per 11 cloni – spiega Carpio – viene raccolta da metà giugno fino alla fine di settembre, con un rendimento da 35 tonnellate in su per ettaro”. Presenta una forma schiacciata, polpa bianca (a differenza della tabacchiera classica), consistenza croccante e succosa, elevata dolcezza (con un grado Brix superiore a 15), costanza organolettica, bassa acidità e un aroma floreale che richiama il profumo delle rose. “Grazie alla ricerca varietale, Ondine ha superato alcuni difetti tipici delle platicarpe, come la rugginosità e le spaccature alla cavità pistillare”. Dal 2019, Cico-Mazzoni è riuscito a realizzare impianti innovativi e protetti nei migliori areali, tra cui spicca la Piana di Sibari. “Ondine è facile da consumare, è uno snack di frutta adatto ai nuovi stili di consumo on the go, e questo spiega il suo successo”.

© Uzi CairoIl caso della pericoltura e la soluzione Eden
La pericoltura è l’ambito nazionale che ha subìto l’impatto peggiore delle avversità, registrando un calo del 24% dei consumi negli ultimi dieci anni e l’espianto di 12.000 ettari (di cui oltre 8.000 nella sola Emilia- Romagna). Lauro Simeoni, della società di consulenza FruitNetSystem (FNS advice), interviene per sottolineare come, in questo contesto, “i produttori non abbiano voglia di mollare”.

A lato: foto di gruppo. Uzi Cairo è il penultimo sulla destra.

Una risposta concreta arriva dalla costante attività di ricerca dell’azienda Cairo & Doutcher (il cui titolare Uzi Cairo è stato presente in sala), che ha selezionato la pera EDEN, una varietà che può rappresentare la salvezza per il comparto. Era infatti vitale individuare varietà più resilienti ai cambiamenti climatici e ai funghi patogeni, capaci di garantire un basso impatto ambientale e sostenibilità economica, conservando le qualità di gusto tradizionali.

“Questa varietà di piante rigogliose – di cui Ben Dor Fruits & Nurseries detiene la licenza generale – produce frutti che restano croccanti, succosi, con un ottimo equilibrio zuccheri/acidità e che possono essere mangiati senza sgocciolare, meritando il nickname di pera snack”, prosegue Simeoni. La resa si aggira sulle 35-50 tonnellate per ettaro; gli alti livelli di sostanza secca e Brix consentono inoltre una lunghissima conservazione. Ma l’aspetto cruciale è la resilienza: richiede un basso input chimico e un impatto ambientale minimo. Cresce con successo dalle vallate austriache alle pianure di Reggio Calabria, ha pochissimi fabbisogni fitosanitari ed è perfettamente in linea con le normative europee sul taglio dei pesticidi.

Il kiwi resiliente e tutto italiano
Il kiwi è un frutto che ha beneficiato di profonda ricerca. A Montecitorio è stata presentata una varietà verde, precoce e interamente italiana. “Candygreen il risultato di un importante percorso di sviluppo, osservazione e valorizzazione varietale nato per offrire ai produttori una risposta concreta”, riporta Raffaele Turino, agronomo del Gruppo Salvi.

Il tecnico racconta come, partendo da una scoperta casuale in un impianto di kiwi Hayward a Cisterna di Latina (nell’Agro Pontino), si sia arrivati alla selezione di una pianta che già all’inizio di settembre è pronta per la raccolta. Questo grazie al 21% di sostanza secca (contro il 18% dell’Hayward), un grado Brix tra 7 e 9, un’ottima consistenza, una durezza eccezionale e una lunga conservazione. “Quando si parla di innovazione bisogna guardare a un futuro sempre più caldo – osserva Turino – e questo tipo di kiwi non necessita di molte ore di freddo per garantire un buon germogliamento e un’ottima resa per ettaro. È un esempio concreto di come l’innovazione italiana valorizzi il lavoro di tecnici, agricoltori e imprese”.

La mela “perfetta”
“Siamo qui per trovare soluzioni che si adattino ai nostri produttori”, afferma Riccardo Zanzi dei Vivai F.lli Zanzi, presentando il progetto di ricerca varietale pubblica CREA 105, frutto del lavoro di breeding del Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria.

Si tratta di una mela medio-tardiva ad altissima produttività (resa da 60 a 70 tonnellate per ettaro) e con calibro superiore a 75. Garantisce una produzione costante anno dopo anno, una colorazione uniforme in tutti gli areali e un ottimo bilanciamento organolettico, con 16 gradi Brix e buona acidità. La polpa è croccante e succosa, altamente conservabile e genera pochissimo scarto poiché non soffre di cracking attorno alla cavità calicina, non presenta ruggine ed è fortemente tollerante alla ticchiolatura. “Stiamo ancora effettuando le prove – conclude Zanzi – e i frutti raccolti nel 2025 continuano a uscire dalle celle frigorifere in perfetto stato e con tutte le loro caratteristiche organolettiche inalterate. Questa è la nostra idea di futuro”.

Autore: F.A. per FreshPlaza.IT


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