Non è tutto liscio come l’olio…Coldiretti contro i trafficanti.Il Governo si muova!


Il problema c’è, denunciato da tempo ed è esploso. I trafficanti di olio e di altri prodotti che hanno messo in ginocchio le produzioni di qualità e la filiera del Belpaese continuano a lavorare imperterriti, alla faccia del Made in Italy e dei sacrifici di quanti si sobbarcano tante spese per la tavola della dieta mediterranea e della cucina italiana bene tutelato dall’Umanità. Non se ne esce e quanti producono a basso costo in Nazioni, che pure hanno convenzioni e rapporti con l’Unione europea, vanno avanti come dicono gli agricoltori ”a filo dritto”. Coldiretti non ci sta e a Potenza ha protestato in Prefettura. Aumentare i controlli? Certo. Ma i percorsi ”virtuosi” della concorrenza sleale vanno contrastati, con la sorpresa – non è difficile immaginarlo- con il coinvolgimento anche di imprenditori italiani che importano a basso costo mettendo in difficoltà il lavoro di tanti colleghi e di piccole imprese italiane. Servono controlli e sanzioni. Presidente del consiglio dei Ministri e ministri si diano una mossa. Il made in Italy si difende nei fatti, visto che l’economia del Belpaese continua a perdere colpi aldilà di annunci, statistiche buoniste e via elencando.

PREZZI: COLDIRETTI BASILICATA , CONTRO I TRAFFICANTI DI OLIO E GRANO CENTINAIA DI AGRICOLTORI IN PIAZZA A POTENZA
Consegnato in Prefettura un documento in cui si evidenziano le problematiche
Oltre cinquecento di agricoltori della Coldiretti Basilicata, arrivati da ogni parte della regione, sono scesi in piazza a Potenza, per dire basta alle manovre di veri e propri trafficanti che fanno crollare i prezzi di olio extravergine d’oliva e grano, due simboli del nostro agroalimentare e della Dieta Mediterranea, prodotti 100% italiani che devono stare in tutte le mense pubbliche come quelle delle scuole e degli ospedali. Speculazioni, inganni e mancanza di trasparenza mettono a rischio la salute dei cittadini e la tenuta delle aziende agricole nazionali, già in grave difficoltà a causa dell’aumento dei costi legato alla guerra in Iran. Il blitz che ha visto gli agricoltori dinnanzi alla Prefettura in piazza Mario Pagano, dove è stato consegnato un documento in cui si evidenziano le problematiche, ha coinvolto tredici capoluoghi di regione: oltre Potenza, anche Roma, Bari, Bologna, Napoli, Palermo, Firenze, Cagliari, Pescara, Cosenza, Ancona, Perugia e Campobasso. Gli agricoltori chiedono un’azione immediata rispetto ai vergognosi tentativi in atto da parte dei trafficanti: da chi cerca di “strozzare” le aziende pagando al Sud il grano sotto trebbiatura 19 centesimi al chilo, mentre la pasta costa minimo 2 euro al chilo e il pane 3 euro, o chi taglieggia i produttori italiani pagandoli sotto i costi di produzione. “Fermiamo i trafficanti di olio extravergine d’oliva Made in Italy”è stato uno degli slogan portato in piazza. “Proprio l’olio extravergine di oliva, pilastro della Dieta Mediterranea, è uno dei casi simbolo del Made in Italy sotto attacco – evidenzia l’organizzazione agricola lucana – nell’ultimo anno il prezzo del prodotto è crollato del 50%, mentre i costi a carico dei produttori nazionali sono aumentati di oltre 200 euro a ettaro, secondo il Centro studi Divulga”. Come è possibile?

Per capire l’inganno basta guardare ai numeri. “I dati ufficiali della filiera mostrano infatti che l’Italia produce circa 234 milioni di litri di olio extra vergine d’oliva, cifra che peraltro potrebbe essere rivista ulteriormente al ribasso con controlli più stringenti, a fronte di consumi interni pari a 461 milioni di litri, un export di 318 milioni di litri e un import di ben 545 milioni di litri all’anno”. Per Coldiretti Basilicata “ i conti non tornano, perché c’è chi trucca l’origine ingannando cittadini e agricoltori nascondendosi anche dietro l’ultima trasformazione sostanziale del codice doganale, che va cancellata per tutti gli alimenti”. Da qui le richieste di Coldiretti contenute nel documento consegnato ai prefetti. Aumentare le ispezioni e fermare le frodi sull’origine con controlli innovativi, risonanza magnetica e mappatura isotopica possono dire con chiarezza da dove arriva un prodotto, devono essere utilizzabili come prove in giudizio. Applicare sempre la legge contro le pratiche sleali e le vendite sotto il costo di produzione. Da vietare anche la miscelazione di olio d’oliva extravergine e sottoprodotti trattati termicamente che per magia diventano extravergine. Necessaria la fatturazione obbligatoria delle olive per una tracciabilità completa del prodotto e serve anche sospendere l’olio a dazio zero dalla Tunisia e fermare il meccanismo del traffico di perfezionamento attivo (Tpa) sull’olio estero, ulteriore fonte di frodi. Dall’olio al grano la situazione non cambia.

“Nelle ultime ore – denuncia Coldiretti Basilicata – commercianti e industriali senza scrupoli stanno cercando di comprare grano duro in Sicilia durante la trebbiatura alla cifra illogica di 19 centesimi al chilo. Diciannove centesimi è un prezzo che rappresenta un insulto intollerabile a tutti gli agricoltori. Questi sono gli stessi trafficanti di grano che cercano di comprare fatture da aziende compiacenti per far diventare italiano grano estero e spargono terrore all’apertura della campagna di raccolta per abbassare ancora i prezzi e rubare dalle tasche dei cerealicoltori. Nel frattempo continuano ad arrivare navi piene di grano al glifosate, molecola chimica che genera cancro soprattutto nei bambini. Coldiretti chiede dunque di fermare le frodi con controlli a tappetto in tutta la filiera per verificare il rispetto delle leggi sull’origine, anche utilizzando la nuova Legge Caselli contro l’agropirateria. I trafficanti speculatori vanno bloccati applicando la legge contro le pratiche sleali a partire dal divieto di vendita sotto il costo di produzione. E serve poi – continua l’organizzazione agricola – fermare una volta per tutte il grano al glifosate, applicando il principio di reciprocità. Non è più accettabile continuare a importare grano fatto seccare con il diserbante quando in Europa ciò non è permesso. Dalla Cun Grano vanno poi esclusi i commissari in conflitto di interessi. Non è tollerabile che Confcooperative chieda ribassi più alti di quelli proposti dagli industriali. Rispetto all’aumento record dei costi di produzione serve infine – conclude la Coldiretti lucana – mettere a disposizione subito 40 milioni per abbattere le spese dei produttori in contratti di filiera”.
Potenza 10 giugno 2026

Quarto (FdI): “Grano e olio italiani vanno tutelati, la Basilicata non può pagare il prezzo delle speculazioni”
“L’allarme lanciato da Coldiretti sul rischio di frodi legate all’olio extravergine d’oliva e al grano duro deve essere raccolto con la massima attenzione dalle istituzioni. Difendere il vero Made in Italy e la sovranità alimentare nazionale significa tutelare il lavoro degli agricoltori, garantire trasparenza ai consumatori e salvaguardare la salute dei cittadini”.
È quanto dichiara Piergiorgio Quarto, coordinatore regionale di Fratelli d’Italia Basilicata.

“Non è un caso che proprio oggi Coldiretti Basilicata – aggiunge Quarto – abbia promosso la consegna di questo documento al prefetto di Potenza, portando all’attenzione delle istituzioni una questione che riguarda non soltanto il reddito degli agricoltori ma anche la tutela dei consumatori e la trasparenza del mercato agroalimentare. Si tratta di un’iniziativa meritoria che richiama tutti a un’assunzione di responsabilità su un tema strategico per il futuro dell’agricoltura italiana. Le denunce relative all’ingresso di prodotti esteri spacciati per italiani o utilizzati per alterare il mercato rappresentano un problema serio che colpisce direttamente le produzioni nazionali e penalizza le imprese che operano nel rispetto delle regole. Per questo condividiamo la richiesta di rafforzare i controlli sull’origine dei prodotti, contrastare ogni forma di contraffazione e garantire una tracciabilità sempre più rigorosa lungo tutta la filiera. Il tema riguarda da vicino anche la Basilicata, una delle regioni del Mezzogiorno che più contribuiscono alla produzione di grano duro e che può vantare importanti eccellenze nel comparto olivicolo. Penso ai produttori del Materano, dell’Alto Bradano, del Vulture e del Metapontino, che affrontano costi crescenti e mercati sempre più complessi. Non è accettabile – prosegue Quarto – che il valore del loro lavoro venga compromesso da speculazioni, pratiche commerciali scorrette o da importazioni che non rispettano gli stessi standard richiesti ai produttori italiani. Il Governo Meloni e il ministro Francesco Lollobrigida hanno riportato l’agricoltura al centro dell’agenda nazionale, riconoscendone il ruolo strategico per l’economia, la sicurezza alimentare e la tutela dei territori. È giusto affermare un principio semplice: ciò che non è consentito ai produttori italiani non può essere consentito ai prodotti che arrivano dall’estero. La difesa delle produzioni italiane non è un protezionismo, ma una scelta di buon senso a tutela della qualità, della salute e del reddito delle imprese Agricole. Dietro ogni ribasso speculativo imposto ai produttori ci sono aziende agricole, famiglie, occupazione e presidio del territorio. Per la Basilicata significa sostenere un comparto decisivo per l’economia regionale, contrastare lo spopolamento delle aree interne e valorizzare le nostre eccellenze agroalimentari. Difendere il grano e l’olio italiani significa difendere il lavoro, la salute dei cittadini e il futuro delle nostre comunità rurali. La Basilicata non chiede privilegi, ma regole giuste, trasparenza e rispetto per chi produce qualità. L’iniziativa di Coldiretti Basilicata – sottolinea Quarto – rappresenta un contributo concreto a una battaglia di civiltà che riguarda l’intero sistema agricolo nazionale e che trova in Fratelli d’Italia un interlocutore attento e impegnato nella difesa delle produzioni italiane. I risultati raggiunti in questi anni – conclude Quarto – dimostrano che l’agricoltura è tornata ad essere una priorità nazionale. Con il ministro Francesco Lollobrigida il settore ha ritrovato centralità nelle politiche del Governo, attraverso misure concrete a sostegno delle imprese, il contrasto alle pratiche commerciali sleali e una forte azione di tutela del Made in Italy. A questo si aggiunge il lavoro per valorizzare l’identità agroalimentare italiana nel mondo, dalla candidatura della cucina italiana a patrimonio immateriale dell’Unesco alla promozione della Dieta Mediterranea, simbolo di qualità, salute e cultura. Una visione che mette al centro gli agricoltori, i territori e le eccellenze italiane, rafforzando il legame tra produzione, tradizione e sviluppo economico”.
Pierantonio Lutrelli
Giornalista


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 Franco Martina

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