L’annuncio che I problemi di due opere legate ai Servizi per l’infanzia come l’asilo nido di via De Gasperi della bilblioteca dell’infanzia sono giunte a soluzioni, dopo aver sollevato questioni finite nel dimenticatoio, non fanno dormire sugli allori- come si suol dire- il presidente del Cseres di Basilicata Pietro Simonetti, alla vigilia di un convegno promosso dal Comune sui ‘’Poli per l’Infanzia’’. E Simonetti invita a far Tesoro di errori del recente passato,che evidenziano tutti I limiti di programmazione di quanti dovrebbero occuparsi con Maggiore oculatezza del bene commune che,in questo caso, sono I Servizi alle famiglie. Se , se ne formano sempre meno, ci sono tante culle vuote e I costi per allevare i piccoli sono diventati esorbitanti, non basta di certo il bonus bebè del governo di 1500 euro l’anno e con tanto di limite Isee per aiutare donne e famiglie. Il nodo è qui. La politica dei tagli, la precarietà del Lavoro hanno finito con l’impoverire e far aumentare il calo demografico in Basilicata e Potenza,e la sua provincia, che vivono altre situazioni , sono il Quadro di quanto non è stato fatto nell’ultimo trentennio. Conti I numeri. E quelli sono in rosso.
LE RIFLESSIONI DI SIMONETTI
Sostegno all’infanzia a Potenza:oltre ai convegni per riaprire la biblioteca cchiusa da mesi ed aprire a settembre gli asili aziendali della Regione,San Carlo,Unbas, e il nido “De Gasperi”
Domani Il Comune di Potenza terra’un convegno sui “Poli per l’infanzia”.Utile iniziativa per riflettere sui ritardi e la chiusura dell’Asilo Nido De Gasperi e la chiusura della Biblioteca dell’infanzia dopo decenni di Attività.
È bastato sollevare il velo di silenzio che da anni copriva la vicenda degli asili nido aziendali a Potenza per ottenere la reazione della macchina politico-sindacale. Con i classici toni trionfalistici da campagna abbonamenti, gli ultimi comunicati ufficiali annunciano la “svolta”: da settembre si parte, prima con l’AOR San Carlo e, a ruota, con la Regione Basilicata e l’Università degli Studi della Basilicata.
Una narrazione preconfezionata che tenta di far passare questo sblocco come il frutto di una virtuosa programmazione, di “upgrade” strutturali e di un’ottimizzazione del servizio. Ma la matematica amministrativa e la cronistoria dei fatti dicono un’altra cosa. Non siamo di fronte a un’evoluzione programmata: siamo di fronte a un disperato tentativo di mettere una toppa tardiva a un progetto che era viziato all’origine.
La verità dei fatti contro la propaganda dell’”upgrade”
La tesi secondo cui l’apertura sia slittata per “migliorare le strutture” crolla davanti alla realtà dei faldoni della Stazione Unica Appaltante. La gara da 1,6 milioni di euro si è chiusa nel 2022. Se per anni i passeggini non sono mai entrati in quegli stabili, non è stato per scelta strategica, ma per un’insormontabile impossibilità tecnico-giuridica: gli immobili individuati dai tre colossi pubblici erano privi dello spazio verde esterno regolamentare (i famosi 5-6 metri quadri per bambino previsti tassativamente dalle linee guida).
Senza quel verde, i Comuni e le Aziende Sanitarie non potevano e non dovevano rilasciare le autorizzazioni igienico-sanitarie. Chiamare “upgrade” i lavori di adeguamento fatti in fretta e furia oggi, dopo anni di stallo, significa fare del trasformismo linguistico per nascondere una clamorosa svista progettuale costata anni di ritardi alle famiglie.
Il paradosso della partenza “a macchia di leopardo”
La conferma che i nodi strutturali non siano affatto risolti ovunque sta proprio nell’annuncio della partenza frazionata. A settembre partirà solo l’ospedale San Carlo, mentre la Regione e l’Unibas restano ancora in sala d’attesa.
Come mai, se la gara del 2022 era unica ed è stata vinta dallo stesso operatore per tutti e tre i lotti, non si parte in simultanea? La risposta è logistica, non strategica. L’Azienda Ospedaliera San Carlo è verosimilmente l’unica delle tre realtà a disporre di pertinenze esterne adatte o facilmente rimodellabili. I palazzi degli uffici regionali del centro e le sedi universitarie, evidentemente, scontano ancora quel peccato originale: la mancanza di un giardino a norma per i bambini della fascia 0-3 anni.
Il filo rosso con via Torraca: la strategia del “rebranding”
Questa tendenza a mascherare la sottrazione di spazi per l’infanzia spacciandola per “innovazione” è la stessa, identica strategia utilizzata per la Biblioteca Comunale dell’Infanzia di via Torraca.
Anche in quel caso, la narrazione ufficiale ha usato lo specchietto per le allodole del “restyling” e dello “spazio multifunzionale per adolescenti” (il progetto DesTEENazione) per coprire un dato di fatto traumatico: la chiusura di un presidio storico che da 45 anni educava i bambini sotto i dieci anni e il conseguente ammassamento di trentamila volumi in un magazzino.
Sia nel caso degli asili (partiti in ritardo di anni perché progettati senza cortili), sia nel caso della biblioteca (sfrattata per far posto ad altro), il copione della burocrazia potentina non cambia: si usano parole d’ordine legate al futuro e alla modernità per coprire la sistematica e presente privazione di servizi reali subita dall’infanzia.
Attenzione alla “piena operatività” o ai bilanci?
Oggi i sindacati chiedono giustamente “attenzione alla piena operatività”, consapevoli che la gestione di un nido aziendale non si fa con i comunicati stampa, ma garantendo la continuità e la sicurezza degli spazi.
Presentare l’avvio parziale del servizio dopo oltre sette anni dall’indizione della gara come un successo politico è un insulto all’intelligenza dei cittadini e dei lavoratori. Le famiglie potentine sanno benissimo che se oggi si muove qualcosa è solo perché il tappeto sotto cui nascondere la polvere della cattiva progettazione era ormai diventato troppo pieno. La città attende la fine del provvisorio e l’inizio della trasparenza: i bambini hanno diritto a risposte concrete, non a slogan riadattati per l’occasione.
Attendiamo dal Convegno di domani oltre ai laboratori e visite guidate decisioni operative, anche per l’infanzia il futuro non attende.
CSERES
Pietro Simonetti
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Franco Martina
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