Il 2025 segna la svolta, ma il 2026 apre nuovi scenari


Il 2025 si chiude con un segnale finalmente positivo per i consumi domestici di ortofrutta delle famiglie italiane: 5,45 milioni di tonnellate acquistate, il +5% rispetto al 2024, per una spesa complessiva di 13,77 miliardi di euro (+7%). Un’inversione rispetto alla fase di contrazione che aveva caratterizzato il triennio precedente, che tuttavia va letta con qualche cautela: la crescita è trainata ancora in misura significativa dalla componente prezzo, il valore medio annuo si attesta a 2,50€/kg (+2% sul 2024, +25% rispetto al 2021), e la spesa media per famiglia raggiunge 520 euro all’anno (+5%), mentre il volume medio acquistato per nucleo si ferma a 206kg, ancora lontano dai 232kg del 2021. Il consumo pro-capite (su base della popolazione ISTAT) risale a 92kg (+5%), ma resta sotto dell’8% rispetto ai livelli pre-pandemia.

In sintesi: si spende di più, ma si porta a casa meno, e la penetrazione dell’ortofrutta, con percentuali quasi totali, conferma che frutta e verdura rimangono irrinunciabili nel carrello, anche quando il budget preme.

Nel macro comparto frutticolo l’anno che ci siamo lasciati alle spalle ha premiato le fragole (+14% in volume, penetrazione al 71%), l’uva (+9%), angurie e meloni (entrambi +7%) e i frutti di bosco, categoria in espansione consolidata da diversi anni. L’avocado consolida la propria presenza nel paniere delle famiglie. Meno positivi i segnali per le clementine (-13%) e per le drupacee, dove pesche e nettarine cedono in volume pur mantenendo il valore grazie ai prezzi in salita. Tra gli ortaggi brillano zucchine (+17%), finocchi (+18%), cetrioli (+16%) e cavoli (+13%), tutti con prezzi medi stabili o in calo, a conferma che la maggiore accessibilità ha sostenuto la domanda. Le carote crescono del +5% con penetrazione stabile all’84%; i peperoni avanzano dell’11% portando la penetrazione al 66%. La nota più preoccupante riguarda i carciofi che, con il -15% in volume e una penetrazione in progressivo calo, si confermano specie che sta attraversando difficoltà non solo di tipo stagionale.

Sul piano distributivo il 2025 ha ulteriormente consolidato il primato della distribuzione moderna, che oggi gestisce l’81% dei volumi acquistati contro il 63% di dieci anni fa. I supermercati si confermano il primo canale con 2,64 milioni di tonnellate (48% del totale) e quasi 6,94 miliardi di euro in valore (+10%); i discount superano gli 1,16 milioni di tonnellate (21%) e crescono dell’8% a volume e del 7% in valore, consolidando un posizionamento sempre più strutturale. Il mercato ambulante e rionale scende al 6% dei volumi totali acquistati nell’anno, il dettaglio specializzato all’8%: entrambi in flessione, con prezzi ormai allineati o superiori alla GDO, elemento che riduce uno dei pochi vantaggi competitivi rimasti ai canali tradizionali.

© Tomo Jesenicnik | Dreamstime

Coerente con il rafforzamento della distribuzione organizzata è l’andamento del confezionato, che nel 2025 raggiunge il 39% dei volumi totali, guadagnando 8 punti percentuali in soli cinque anni. Il differenziale di prezzo tra i due formati resta marcato con circa 0,9€/kg in più per il confezionato (3,12€/kg per il peso imposto vs 2,23€/kg per il variabile).

Sul biologico, infine, il 2025 chiude con una dinamica più sostenuta rispetto al convenzionale, infatti, con 593 mila tonnellate (+13% sul 2024), raggiunge la quota rappresentativa dell’11% del totale a volume (dal 10% del 2024), per un valore di 1,45 miliardi di euro (+14%). La penetrazione raggiunge il 70% per la frutta bio e il 73% per gli ortaggi. A conclusione il prezzo medio della merce biologica che si attesta a 2,44€/kg, con un differenziale rispetto al convenzionale (2,54 €/kg) che va progressivamente a ridursi: il bio non è più una nicchia o un acquisto “promozionale”, ma sempre più una componente fissa del carrello.

Primo trimestre 2026: la frenata di marzo e i nuovi equilibri
Il 2026 era partito in continuità con la fase positiva del 2025: in gennaio i volumi sono cresciuti del +3% grazie soprattutto al comparto orticolo, con i prezzi medi in leggera riduzione rispetto all’anno precedente, una normalizzazione apprezzata dalle famiglie che potrebbe aver continuato a sospingere gli acquisti. A febbraio la stabilità si è confermata, con circa 398 mila tonnellate e una spesa in crescita del +2%. Nel bimestre gennaio-febbraio i volumi cumulati segnavano +2% e il valore +2%: poi è arrivato marzo. L’escalation del conflitto in Iran, con il conseguente rincaro del petrolio e dei costi logistici e su tutta la filiera, ha compresso la domanda del mese con il risultato di un consumo sceso a 503 mila tonnellate, il -3% sull’anno, con il prezzo medio che ha toccato il massimo storico per il mese di marzo a 2,60€/kg (+4%) generando un valore in cresciuta dell’1% attestandosi a 1.306 milioni di euro.

Sul fronte delle specie il trimestre restituisce un quadro articolato. Tra la frutta le banane si confermano la referenza più solida: +10% sia a marzo sia nel cumulato del primo trimestre (Q1), un posizionamento competitivo che si dimostra particolarmente robusto proprio nei periodi di pressione economica. I kiwi rimbalzano del +21% nel Q1 tornando sui livelli del 2022 dopo due anni di debolezza. L’avocado cresce del +14% nel trimestre; uva da tavola e frutti di bosco segnano rispettivamente +47% e +35% da inizio anno a marzo. Le fragole invece cedono il -16% nel trimestre, interrompendo la crescita del 2025: un andamento da tenere sotto controllo. Gli agrumi mostrano un avvio d’anno difficile su tutti i fronti, con le arance a -5% e le clementine a -13% nel Q1, combinando difficoltà di campagna e tendenze già emerse nel 2025.

Tra gli ortaggi, le carote confermano il momento positivo con +11% sia a marzo sia nel Q1 (+8% rispetto al 2022), affiancate da cavoli +11% trimestrale e radicchi +34% nel Q1, in pieno recupero dopo anni di debolezza. Le patate mostrano una ripresa interessante +7% da inizio anno. Sul versante negativo i carciofi toccano il punto più basso della serie storica con il -18% nel primo trimestre dell’anno e -56% rispetto al 2022 confermando il momento critico per la specie. In difficoltà anche broccoli con il -15% nel trimestre e melanzane -21%, mentre pomodori e zucchine, dopo un 2025 molto positivo, cedono rispettivamente il -8% e il -11% nel trimestre.

Questo quadro si riflette in modo differente sul territorio. Il Nord Ovest e il Nord Est mostrano tenuta e crescita (+2% e +4% in valore e +2% e +3% in volume nel Q1), beneficiando di un tessuto economico più in grado di assorbire le pressioni sui prezzi, così come il Centro-Sardegna che regge in valore (+1% nel Q1) pur cedendo qualcosa in volume (-1%). Il Sud e Sicilia è invece l’unica macroarea in calo sia in volume (-5%) sia in valore (-2%), complice anche un prezzo medio di acquisto in crescita del +3% nel trimestre.

Sul fronte delle fonti di acquisto il cumulato da gennaio a marzo 2026 amplifica le tendenze già chiare nel 2025: i supermercati crescono del +3% in volume nel trimestre e i discount del +1%; nota interessante per le superette del +22% pur restando una quota minima degli acquisti di ortofrutta in Italia, indicando un possibile ritorno alla spesa di prossimità come strategia di ottimizzazione del budget familiare. I mercati ambulanti e rionali cedono invece il -25% nel volume cumulato del Q1, portando il canale al -47% nel confronto a cinque anni: un declino che ad oggi non appare in grado di reagire con una netta inversione di tendenza. Parole analoghe sono spendibili per i fruttivendoli specializzati scendono del -10 % nel trimestre.

Speculare a questa dinamica, più votata all’acquisto nella distribuzione moderna, è l’andamento del confezionato, che nel primo trimestre 2026 raggiunge il 45% dei volumi, record storico, con la penetrazione al 97% delle famiglie contro il 95% dello sfuso.

Il biologico tiene: nel cumulato Q1 2026 raggiunge 145 mila tonnellate (+7%), con una quota che supera l’11% in volume e del valore, indicando che anche sotto pressione economica il bio mantiene la propria base di acquirenti fidelizzati.

Il messaggio complessivo del primo trimestre è quello di un mercato che tiene, ma su basi fragili: per ora l’anno ha retto grazie a gennaio e febbraio che avevano mantenuto la scia positiva “importata” dal 2025, marzo ha evidenziato i primi e reattivi segnali della nuova ondata di incertezze economiche, influenzate dallo scenario internazionale, che le famiglie traducono con una contrazione della spesa negli ambiti che possono gestire quotidianamente come quello alimentare. L’ortofrutta resta una categoria irrinunciabile la sfida per il settore è fare in modo che lo rimanga anche quando la pressione sui prezzi erode i volumi fisici.

Fonte: CSO Italy per FreshPlaza.IT


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