Quanto guadagna chef Antonino Cannavacciuolo (non solo con Villa Crespi)


Il caso dello chef Antonino Cannavacciuolo si inserisce nel perimetro di un gruppo della ristorazione in cui cucina, televisione e proprietà intellettuale si intrecciano fino a rendere complessa una lettura univoca dei risultati economici. I dati disponibili, tra bilanci depositati e ricostruzioni di stampa, indicano un volume d’affari complessivo che si avvicina ai 24 milioni di euro di ricavi aggregati. Un valore che restituisce solo in parte una struttura articolata e non omogenea, composta da attività con pesi e marginalità profondamente diversi.

Lo chef Antonino Cannavacciuolo

L’universo di Cannavacciuolo

Il Cannavacciuolo Group rappresenta il perimetro imprenditoriale che riunisce le attività legate allo chef Antonino Cannavacciuolo e alla moglie Cinzia Primatesta. Non si tratta di un’unica società, ma di un insieme articolato di imprese attive nella ristorazione, nell’hôtellerie, nella produzione e nella valorizzazione del brand. A livello societario, il gruppo si struttura attraverso diverse realtà, tra cui CA.PRI S.r.l., legata principalmente al comparto hospitality e a Villa Crespi, e Cannavacciuolo Consulting S.r.l., che gestisce lo sfruttamento del marchio e della proprietà intellettuale. Accanto a queste operano le società dedicate alla ristorazione, alla produzione e ai format commerciali, come bistrot, laboratorio e punti vendita. Secondo le ricostruzioni basate sui bilanci e sulle informazioni di settore, il gruppo nel suo complesso supera i 20 milioni di euro di ricavi aggregati, ma il dato non rappresenta una singola azienda: è la somma di attività con modelli economici, margini e funzioni profondamente differenti. Ma andiamo per gradi.

Le società operative e i bilanci

All’interno di questa struttura, le società mostrano andamenti molto diversi tra loro. Le attività legate alla ristorazione e alla produzione generano ricavi nell’ordine dei milioni, mentre altre realtà risultano più contenute o in perdita. Tra i dati più ricorrenti nei bilanci disponibili online relativi al 2024 emergono il Laboratorio Cannavacciuolo (nel settore pasticceria), con circa 2,1 milioni di ricavi e una lieve perdita, il Cannavacciuolo Bistrot, che nel perimetro allora ancora attivo includeva sia la sede di Novara sia quella di Torino, con circa 2 milioni di fatturato complessivo, e Antonino Srl, con ricavi pari a 1,2 milioni. Il Cannavacciuolo Bistrot di Novara ha cessato l’attività nel 2024, mentre il punto di Torino è oggi confluito in Antonino Srl, per il quale non sono ancora disponibili bilanci aggiornati dopo la riorganizzazione.

Villa Crespi, il cuore del fatturato

Al centro di tutto c’è Villa Crespi, il ristorante iconico sul Lago d’Orta, un tre stelle Michelin che genera circa 16,4 milioni di euro di fatturato. In pratica, quasi il 69% dell’intero gruppo Cannavacciuolo ruota attorno a questa singola realtà. Parliamo di un ristorante di fascia alta nell’universo del fine dining, con menu degustazione che partono da 290 euro. Secondo i dati riportati da Pambianco, l’Ebitda margin nel 2023 è stato pari al 17,9%, in linea con il 2022. Villa Crespi non è dunque solo il ristorante di punta, ma è il motore finanziario dell’intero sistema. È qui che la cucina incontra il posizionamento di lusso, la lista d’attesa diventa parte dell’esperienza e il prezzo medio del coperto si trasforma in leva economica (e, come vedremo a breve, anche l’hôtellerie di lusso).

I resort di lusso 

La Laqua Collection, dicevamo, è il progetto di hotellerie del gruppo Cannavacciuolo, lanciato nel 2021 da Antonino Cannavacciuolo e Cinzia Primatesta. Il brand nasce come estensione dell’attività di ristorazione verso l’ospitalità di lusso e si compone di cinque boutique hotel distribuiti tra Piemonte, Campania e Toscana: Laqua by the Lake (Pettenasco, Lago d’Orta), Laqua Countryside (Ticciano, Vico Equense), Laqua by the Sea (Meta di Sorrento), Laqua Vineyard (Toscana) e Laqua Charme & Boutique (Sorrento). Le strutture seguono un modello di ospitalità diffusa, con dimensioni contenute e forte integrazione tra soggiorno ed esperienza gastronomica. Sul piano economico, il comparto hospitality rappresenta una delle aree di maggiore crescita del gruppo: secondo Pambianco Hotellerie, il portafoglio Laqua Collection e Villa Crespi ha generato nel 2023 circa 18,5 milioni di euro di ricavi. Le attività di hotellerie, infatti, confluiscono nel perimetro di CA.PRI Srl, la società che riunisce gran parte delle attività del gruppo. Nel 2024, quest’ultima ha registrato ricavi per circa 16,5 milioni di euro, una cifra che riflette in larga parte il peso del tre stelle Michelin sul Lago d’Orta e principale asset economico dell’intero sistema.

Il brand e le royalties

Uno degli elementi più rilevanti del gruppo è la società che gestisce lo sfruttamento della proprietà intellettuale e del marchio Cannavacciuolo. In questo caso il modello economico cambia completamente: non si parla più di coperti o cucina, ma di licenze, diritti e valorizzazione del brand. Le ricostruzioni di settore indicano ricavi nell’ordine di quasi 2,7 milioni di euro nel 2024, con una redditività significativamente più alta rispetto alla ristorazione tradizionale. 

Il ruolo a Masterchef

La presenza di Cannavacciuolo a MasterChef Italia ha avuto un impatto non indifferente sulla costruzione del suo profilo pubblico, contribuendo a trasformarlo in un volto riconoscibile anche al di fuori del mondo della ristorazione stellata. Questa esposizione televisiva ha rafforzato il valore del brand personale, che oggi incide in modo rilevante anche sulle dinamiche economiche del gruppo, andando oltre il solo perimetro dei ristoranti. Sul piano economico, le cifre relative al compenso dei giudici non sono ufficiali e si basano su stime di stampa. Le ricostruzioni più ricorrenti indicano un cachet che può arrivare fino a circa 500 mila euro a stagione, mentre una stima più prudente, basata sul numero di puntate e su un compenso medio per episodio, lo colloca attorno ai 120 mila euro complessivi per stagione. Si tratta comunque di valori indicativi, da distinguere dai ricavi complessivi generati dalle attività imprenditoriali e dallo sfruttamento del marchio Cannavacciuolo.


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