Le associazioni dei gelatieri chiedono una denominazione per il gelato di tradizione italiana, a tutela di 9.345 laboratori, di cui 6.126 artigiani.
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Cna, Confartigianato e Conpait hanno messo sul tavolo una proposta destinata ad aprire un fronte importante per il made in Italy alimentare: l’istituzione della denominazione “gelato di tradizione italiana”, pensata per riconoscere, tutelare e valorizzare uno dei prodotti simbolo della gastronomia nazionale.
Al centro ci sono 9.345 laboratori di gelateria attivi nel Paese, di cui 6.126 a carattere artigianale. Un tessuto produttivo diffuso che unisce occupazione, filiere agroalimentari e turismo, e che punta ora a un riconoscimento formale delle proprie specificità.
Cosa chiede il settore: una denominazione con regole chiare
La proposta avanzata dalle tre organizzazioni dei gelatieri è accompagnata da uno specifico disciplinare, ossia un insieme di regole che definisce in modo puntuale le caratteristiche del prodotto, gli ingredienti ammessi e le modalità di preparazione.
Nel mondo agroalimentare italiano, i disciplinari sono gli strumenti tecnici che regolano le produzioni di qualità: stabiliscono, ad esempio, cosa può essere chiamato Parmigiano Reggiano o Prosciutto di Parma, fissando ingredienti, area di produzione, processi e controlli. In questa logica si inserisce anche il progetto per il gelato di tradizione italiana.
Secondo quanto previsto dal disciplinare, il “Gelato di tradizione italiana” si distingue per l’uso, nella preparazione delle miscele, di ingredienti ottenuti da materie prime fresche e genuine, preferibilmente di origine nazionale. Il prodotto è strettamente legato alla competenza professionale del gelatiere, alla qualità delle lavorazioni e alla capacità di trasformare materie prime selezionate in un alimento fresco.
Elemento centrale della proposta è la netta distinzione tra il gelato così definito e i prodotti congelati: il disciplinare sottolinea che il gelato di tradizione italiana è un prodotto fresco, destinato al consumo immediato o comunque ravvicinato, e non può essere assimilato alle preparazioni industriali surgelate.
L’iter istituzionale e il dialogo con il Senato
La proposta è stata illustrata al presidente della Commissione Industria del Senato, Luca De Carlo, e al senatore Giorgio Salvitti. I due parlamentari, viene riferito dalle associazioni, hanno manifestato attenzione e disponibilità a individuare il percorso più efficace per inserire questo nuovo riconoscimento nell’ordinamento italiano.
Nel sistema italiano, la Commissione Industria del Senato si occupa di temi legati alle attività produttive, al commercio e alla tutela delle filiere economiche. Un eventuale via libera a una denominazione specifica per il gelato artigianale di tradizione italiana avrebbe quindi un impatto non solo culturale, ma anche economico e regolatorio per migliaia di imprese.
Più trasparenza per i consumatori, più valore per le gelaterie
Per Cna, Confartigianato e Conpait, l’introduzione della denominazione consentirebbe di rendere più trasparenti le caratteristiche del prodotto, offrendo ai consumatori uno strumento chiaro per distinguerne qualità, metodo di lavorazione e origine degli ingredienti.
In un mercato in cui coesistono gelaterie artigianali, punti vendita in franchising e prodotti industriali confezionati, un riconoscimento di questo tipo mirerebbe a creare una chiara linea di demarcazione tra il gelato preparato secondo la tradizione italiana e le altre preparazioni, aiutando chi acquista a orientarsi meglio e a comprendere cosa sta effettivamente consumando.
Allo stesso tempo, sottolineano le organizzazioni, la nuova denominazione permetterebbe di valorizzare il lavoro delle gelaterie, mettendo in evidenza la professionalità degli operatori e il legame con le produzioni agroalimentari nazionali, in particolare per quanto riguarda le materie prime fresche utilizzate nelle ricette.
Non un semplice marchio promozionale, ma uno strumento di qualità
Cna, Confartigianato e Conpait insistono su un punto: la denominazione di “Gelato di tradizione italiana” non deve ridursi a un semplice marchio promozionale. L’obiettivo è quello di costruire uno strumento fondato su requisiti precisi e verificabili, capace di premiare in modo concreto la qualità del prodotto, la professionalità degli operatori e il legame con le filiere agroalimentari italiane.
Per le tre organizzazioni, il valore aggiunto risiede proprio nel rigore del disciplinare: solo così il riconoscimento può diventare un elemento competitivo reale, in grado di differenziare sul mercato le gelaterie che rispettano determinati standard produttivi.
Le attese del settore: verso un riconoscimento formale
Le associazioni di categoria auspicano ora l’avvio rapido di un percorso istituzionale che porti al riconoscimento del “Gelato di tradizione italiana” nell’ordinamento italiano. Un passo che, nelle intenzioni dei promotori, dovrebbe contribuire a rafforzare la tutela di un prodotto simbolo del made in Italy alimentare e, al contempo, a sostenere migliaia di piccole imprese artigiane distribuite sul territorio nazionale.
Nel quadro più ampio delle politiche di valorizzazione delle eccellenze italiane, la mossa di Cna, Confartigianato e Conpait si inserisce in un filone che punta a difendere il patrimonio gastronomico nazionale con strumenti normativi chiari, trasparenti e riconoscibili dai consumatori.
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