l’Europa punta a creare 7 poli, ma resta il nodo dei chip americani



L’Europa tenta di ridurre il divario con Stati Uniti e Cina nel settore dell’intelligenza artificiale e lancia un bando per la creazione di un massimo di sette Gigafactory dell’IA. Le nuove infrastrutture avranno il compito di ampliare la capacità di calcolo disponibile nel continente, offrendo a startup, scaleup, piccole e medie imprese, industrie, università e autorità pubbliche l’accesso alle risorse necessarie per l’addestramento e la messa a punto di modelli avanzati di intelligenza artificiale.

“L’apertura del bando per le Gigafabbriche dell’IA rappresenta una pietra miliare nelle nostre ambizioni per un continente dedicato all’intelligenza artificiale”, ha affermato in una nota la vicepresidente esecutiva della Commissione europea per la sovranità tecnologica, la sicurezza e la democrazia, Henna Virkkunen. “L’accesso alla potenza di calcolo disponibile nelle Gigafabbriche dell’IA è una necessità strategica per l’Europa, in un momento in cui lo sviluppo dell’IA sta accelerando”, ha aggiunto la commissaria finlandese, che si è detta “lieta” di “vedere gli Stati membri, l’industria e la Commissione collaborare alla realizzazione di queste infrastrutture, fondamentali per la nostra sovranità tecnologica”.

Guidata dall’industria e sostenuta da finanziamenti europei e nazionali fino a 10 miliardi di euro, l’iniziativa dovrebbe mobilitare almeno 20 miliardi di euro di investimenti privati in tutta l’Unione.

Durante il briefing quotidiano con la stampa, il portavoce della Commissione europea per il Digitale, Thomas Regnier, ha precisato che il modello di finanziamento prevede una partnership pubblico-privata nella quale circa un terzo delle risorse proverrà dal settore pubblico e i restanti due terzi da investimenti privati. La componente pubblica sarà inoltre ripartita equamente tra Unione europea e Stati membri, motivo per cui i 18 Paesi partecipanti hanno dovuto impegnarsi a cofinanziare i progetti con risorse nazionali di importo equivalente a quelle messe a disposizione da Bruxelles.


Come sottolineato dalla Commissione europea, il termine per la presentazione delle candidature è fissato al 12 novembre 2026, mentre le decisioni di aggiudicazione sono attese all’inizio del 2027, al termine di un processo di valutazione gestito dall’impresa comune europea per il calcolo ad alte prestazioni, EuroHPC JU.

Successivamente saranno firmati gli accordi quadro e i contratti specifici necessari per consentire l’avvio dei lavori di costruzione nel corso del 2027. Secondo le previsioni di Bruxelles, le Gigafactory selezionate dovrebbero diventare operative entro un massimo di 18 mesi dalla firma degli accordi.

L’obiettivo del bando

Il bando lanciato dalla Commissione punta ad ampliare la capacità europea di calcolo destinata all’intelligenza artificiale. Le infrastrutture metteranno a disposizione di startup, scaleup, PMI, industrie, università e autorità pubbliche le risorse necessarie per l’addestramento, l’inferenza e la messa a punto dei modelli di IA più avanzati.

Bruxelles precisa che le Gigafactory combineranno processori avanzati per l’intelligenza artificiale, software e tecnologie cloud, connettività ad alta velocità e centri dati a basso consumo energetico. Insieme alla rete europea delle 19 fabbriche di IA già avviate, le nuove infrastrutture dovrebbero rafforzare la capacità tecnologica, la resilienza e l’autonomia strategica dell’Europa.

Secondo la Commissione, l’iniziativa mira a garantire che l’Europa possa sviluppare sistemi avanzati di intelligenza artificiale utilizzando infrastrutture proprie e nel rispetto delle norme e dei valori dell’Unione. Le tecnologie sviluppate nelle Gigafactory dovranno pertanto rispettare gli standard europei in materia di protezione dei dati, sicurezza ed etica.


Chi può candidarsi

Possono presentare una candidatura consorzi o veicoli societari costituiti per uno scopo specifico, composti da aziende, enti pubblici, investitori e altri partner.

Le Gigafactory dell’IA potranno essere realizzate all’interno di un singolo Stato membro, in una sola sede oppure in più località. Saranno inoltre ammessi progetti transfrontalieri che coinvolgano più Paesi dell’Unione attraverso infrastrutture distribuite di calcolo per l’intelligenza artificiale.

Le proposte saranno sottoposte a una procedura competitiva, al termine della quale saranno selezionati i progetti vincitori. EuroHPC JU e gli Stati membri partecipanti acquisteranno congiuntamente capacità di calcolo dalle Gigafactory selezionate.

Diciotto Stati membri hanno firmato un accordo di acquisto congiunto con EuroHPC JU: Croazia, Repubblica Ceca, Danimarca, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Ungheria, Irlanda, Italia, Lettonia, Lituania, Polonia, Portogallo, Slovacchia, Spagna e Svezia.

La procedura sosterrà fino a sette Gigafactory, articolate in due lotti e in due fasi successive di sviluppo. Gli Stati membri partecipanti contribuiranno con finanziamenti di importo equivalente a quelli messi a disposizione dall’Unione europea. L’obiettivo è utilizzare le risorse pubbliche come leva per attirare gli ingenti investimenti privati necessari alla costruzione e alla gestione delle infrastrutture.


Il primo lotto sosterrà fino a quattro progetti. Ciascuno potrà beneficiare di un finanziamento europeo fino a 100 milioni di euro nella prima fase e di ulteriori risorse fino a 400 milioni nella seconda. Ogni Gigafactory selezionata nell’ambito di questo lotto dovrà installare, nella prima fase, almeno lo stesso numero di processori avanzati per l’IA attualmente presenti nella più potente infrastruttura europea di questo tipo. Nella seconda fase, la capacità dovrà essere triplicata.

Il secondo lotto sosterrà invece fino a tre progetti. Ciascuno potrà ottenere fino a 200 milioni di euro nella prima fase e ulteriori finanziamenti fino a 800 milioni nella seconda. Le infrastrutture selezionate dovranno installare inizialmente fino al doppio dei processori avanzati presenti nell’attuale struttura europea più potente. Nella seconda fase, la capacità dovrà raggiungere un livello quattro volte superiore a quello di riferimento.

L’hardware per il continente dell’IA

Come sottolinea Bruxelles, lo sviluppo dell’intelligenza artificiale avanzata dipende dalla disponibilità di hardware di calcolo altamente specializzato. Con l’accelerazione dell’adozione dell’IA a livello globale, l’accesso a infrastrutture sovrane e su larga scala sta assumendo un’importanza crescente per la competitività industriale e la sovranità tecnologica dell’Europa. I consorzi responsabili delle Gigafactory potranno acquistare l’hardware necessario durante entrambe le fasi di sviluppo, rivolgendosi a qualsiasi fornitore con sede in Europa o in Paesi che condividano obiettivi analoghi. Una parte degli acquisti potrà essere riservata a startup e scaleup europee, offrendo così nuove opportunità per rafforzare la catena di approvvigionamento digitale del continente.

Tuttavia, almeno per ora, l’UE dovrà guardare ancora gli Stati Uniti per le forniture di chip di ultima generazione. Come precisa l’esecutivo comunitario, nel quadro dell’accordo commerciale tra Unione europea e Stati Uniti, la Commissione ha firmato tre lettere di intenti con i principali fornitori statunitensi di hardware AMD, Nvidia e Qualcomm, con l’obiettivo di garantire ai consorzi un accesso agevole alle tecnologie necessarie. Interpellato sulla scelta di affidarsi a fornitori statunitensi pur parlando di “sovranità tecnologica europea”, il portavoce della Commissione UE ha riconosciuto che, allo stato attuale, l’Europa non produce ancora chip di ultima generazione sufficienti per sostenere le nuove infrastrutture.

“Questa è semplicemente la realtà di oggi”, ha ammesso, precisando che nella prima fase sarà necessario ricorrere a partner “che condividono i nostri valori” per assicurarsi i componenti indispensabili. L’obiettivo della seconda fase del progetto sarà invece quello di integrare progressivamente alternative europee sia sul fronte dell’hardware sia del software, man mano che queste saranno disponibili sul mercato.


Rispondendo invece ai dubbi sull’elevato fabbisogno energetico e idrico delle future Gigafactory, Regnier ha assicurato che la sostenibilità rappresenta “una parte fondamentale” del bando. “L’unico modo perché l’Europa possa riuscirci è farlo in modo sostenibile”, ha affermato, spiegando che gli aspetti ambientali sono già stati presi in considerazione insieme agli Stati membri. Il portavoce non ha però indicato se Bruxelles intenda escludere il ricorso a centrali elettriche alimentate a gas naturale per alimentare i nuovi data center, limitandosi ad affermare che, qualora disponibili, la Commissione condividerà ulteriori studi sul tema.

Regnier ha inoltre confermato che gli Stati membri interessati potranno candidarsi sia individualmente sia attraverso progetti multinazionali e che le sette Gigafactory saranno selezionate all’inizio del 2027, per poi entrare nella prima fase di realizzazione con un periodo di implementazione di circa 18 mesi.


#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link
 

Source link

Di


kèo nhà cái