Il Capolavoro di Elly….e le obiezioni di chi non lo vede!


Qualche giorno fa abbiamo pubblicato una nostra analisi sulla situazione in cui si sta muovendo Elly Schlein, a distanza di oltre tre anni (vinse le primarie aperte del 23 febbraio 2023) dalla sua ascesa alla segreteria nazionale del PD e a meno di uno (se la destra non riterrà opportuno anticipare la conclusione della legislatura) dalle prossime elezioni politiche dal titolo “Il capolavoro di Elly…”. A fronte di tanti messaggi di condivisione, abbiamo ricevuto critiche da due persone a cui mi lega stima e affetto avendo condiviso con esse tanta strada di impegno civico. Ne riporto il contenuto a seguire, senza citare per esteso la loro identità, non essendo ciò rilevante (anche perché in uno dei casi trattasi di un messaggio privato e l’altro è un commento in calce ad un proprio post dopo che lì avevo allocato il link all’articolo in questione correlato all’argomento) ma le argomentazioni. Argomentazioni utili a comprendere il punto di vista di chi, con una notevole esperienza politico-partitica alle spalle ha deciso di spendersi generosamente per sostenere e difendere la difficile operazione di Elly Schlein di modifica del PD, posta alla base della sua elezione.
E.A.: “Caro vito intanto ti saluto e poi dopo aver letto il tuo articolo devo purtroppo confessarti di non condividerlo quasi del tutto. Negare che Elly non abbia impresso una svolta e una identità più vicina ai valori della sinistra mi sembra miope. Inoltre, cosa avrebbe dovuto fare distruggere il partito e sulle sue ceneri costruire cosa? Parli di primarie e posso condividere con te che non sono la soluzione migliore alle difficoltà del centro sinistra e comunque prima bisogna costruire un programma radicalmente alternativo alla destra. Ma per concludere: perché Conte si può candidare alle primarie ed Elly non lo può fare? Mi dispiace ma ti vedo strabico e abbastanza prevenuto verso il PD. E poi noi sappiamo che anche nel P.C.I c’erano le correnti e Berlinguer mica ha cacciato i tanti riformisti presenti.
G.F.: “Vito Bubbico come si fa a sostenere che Schlein non abbia spostato a sinistra l’asse del partito quando è in corso una scissione della parte moderata del partito con l’accusa di massimalismo e populismo? Tu dici che il capolavoro sarebbe quello di aver scontentato tutti a destra e a sinistra, e io sono d’accordo con te ma per le ragioni opposte perché la ragazza (che si continua a sottovalutare e a delegittimare) ha dimostrato che una sintesi ragionevole è possibile ed è compito degli alleati comprendere che per stare insieme tutto devono rinunciare a qualcosa. Quando mai la Schlein ha avanzato la pretesa di essere candidata premier a tutti i costi? Se il candidato lo devono scegliere nello sgabuzzino i capi bastone, magari con le intendenze esterne allora è giusto che faccia valere le regole statutarie che finché sono quelle vanno rispettate e se bisognerà andare in deroga lo si faccia in accordo con la segretaria non in opposizione. Anche Conte mi sembra sia un leader di Partito ma la sua frenesia di correre per la premiership non mi pare venga censurata con la stessa severità, non in questo caso ma neanche altrove in generale. Anzi. Per quanto riguarda il Pd, conosco benissimo i problemi che ha ma pensare che si risolvano con la bacchetta magica è pia illusione. Il primo e l’ultimo che provò seriamente a rimettere concretamente mano alla forma partito fu Bersani segretario nel 2011, tentativo interrotto per la crisi istituzionale che portò al governo Monti. E da ultimo permettimi una chiosa finale: non è serio affermare che i problemi identitari del Pd si debbano risolvere cacciando qualcuno e quindi per sottrazione invece che con la costruzione di una nuova cultura politica condivisa e al passo con i tempi.”
Chi non lo avesse ancora fatto può rileggersi il nostro articolo, che ripubblichiamo in calce, per farsi una propria opinione in merito a quanto scritto e quanto non scritto ma che pur ci viene contestato. Ad esempio: Elly non si può candidare e Conte si, non lo abbiamo scritto. Sarebbe stato illogico. Abbiamo affrontato un tema più profondo: quello del ruolo dei leader/segretari di partito che secondo noi sarebbe meglio fosse separato da quello di capo di governo o candidato ad esserlo. Perché in ambedue queste postazioni servono figure autorevoli per svolgere due ruoli altrettanto necessari al pieno svolgimento del dibattito e crescita democratica del Paese. Ma è evidente che, se come da prassi consolidata si andrà in tale direzione, tutti i leader/segretari sono legittimati a proporsi e a concorrere alla nomina. Certo sarebbe auspicabile che prima si definisse un programma e subito dopo chi potrà rappresentarlo e garantirne la sua realizzazione dinanzi agli elettori. E veniamo poi ad un’altra questione: lo spostamento a sinistra del PD promesso da Schlein c’è stato o non c’è stato? Secondo i nostri due interlocutori ci sarebbe stato eccome e saremmo noi a non vederla e a negarla. Prova ne sarebbe l’uscita di Pina Picierno, Marianna Madia e Elisabetta Guiglielmini (europarlamentari la prima e l’ultima, deputata la seconda). A chi guarda da fuori questa ricollocazione di ceto politico già abbondante mente screditato a sinistra in un alveo più consono alle loro posizioni sfacciatamente di destra (e ce ne sono tanti altri simili acquattati in casa dem) risulta essere sicuramente salutare, ma ci sempra venga ancora percepito come legato a meri giochi interni. Questo in assenza di un sostanziale cambio di linea politica chiaramente comunicata e percepibile all’esterno. Non è questione di essere prevenuti. Anzi. La critica avviene proprio perché si sperava che ciò accadesse. Ma ammettiamo che siamo noi a non percepirla. Questo sarebbe il meno. Più preoccupante sarebbe che non lo percepissero anche gli elettori che sono parcheggiati nell’area del non voto. O peggio ancora quelli che sono attivi su quel fronte che noi abbiamo indicato come la madre delle questioni e su cui il PD di Elly ci sembra sia in palese affanno: guerra, pace, armamenti. Dovrebbe in proposito preoccupare, ad esempio, quanto affermato in una intervista dell’altro ieri dall’arcivescovo Giovanni Ricchiuti, presidente di Pax Christi, che dice: “Sulla pace c’è un pezzo importante dell’associazionismo cattolico che si aspetta qualcosa di diverso dal centrosinistra, altrimenti non andrà a votare” ed aggiunge “è assurdo e sconfortante che il Partito democratico sia rimasto così indietro: leggendo l’intervista di Schlein al Foglio, viene da dire “ma se le cose stanno così, come faccio a votare Pd?” E’ assurdo e sconfortante.” (A questo link, l’intervista completa:
https://www.facebook.com/ilcoraggiodellapace/posts/lintervista-allarcivescovo-giovanni-ricchiuti-di-lorenzo-giarellisulla-pace-c%C3%A8-u/122388636212003050/ ). Non è vero? Speriamo che anche Ricchiuti si sbagli. Per concludere, poi, certo che i problemi di identità, non si risolvono cacciando nessuno. Ma definendo con precisione valori e politiche di riferimento chiari. A quel punto chi non vi si riconosce andrà via, mentre per altri sarà più semplice rimanervi o aderirvi ex novo. E sarebbe più semplice anche per chi semplicemente lo deve votare. Il partito (senza scomodare il PCI che è storia lontana mille miglia), lo dice la parola, rappresenta una parte della società non tutta. Chi ha coltivato quest’ultima illusione ha annacquato identità e creato creature acchiappatutto, finalizzate alla mera gestione del potere. Ma sono un’altra cosa. E ci sembra che non rientri nell’idea di partito utile al Paese e alla vitalità della sua democrazia. E nemmeno a chi qualche idea di cosa sia un partito o una qualsiasi altra associazione politica, ne abbia un minimo di esperienza e consapevolezza.

Il capolavoro di Elly…


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 Vito Bubbico

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