La produzione e la distribuzione di prodotti ortofrutticoli avvengono su una scala molto più ampia negli Stati Uniti rispetto all’Europa, ed è questo uno dei motivi per cui focolai su larga scala, come il recente caso di Cyclospora, sono meno comuni su questa sponda dell’Atlantico. Tuttavia, l’Europa può trarre insegnamenti dall’esperienza americana, come sottolinea Nicolette Quaedvlieg, responsabile del programma di sicurezza alimentare presso l’associazione di categoria olandese GroentenFruitHuis, che segue da vicino gli sviluppi negli Stati Uniti.
Parassita proveniente dalle zone (sub)tropicali
Il focolaio di Cyclospora ha allarmato il settore ortofrutticolo nordamericano. Il caso relativo al parassita che causa disturbi gastrointestinali si è sviluppato rapidamente: le autorità hanno inizialmente sconsigliato il consumo di lattuga. Successivamente è stato annunciato che un fornitore di lattuga della catena fast food Taco Bell era ritenuto la fonte della contaminazione, spingendo la Taylor Farms, uno dei maggiori produttori di lattuga da pieno campo negli Stati Uniti, a ritirare volontariamente dal mercato la sua lattuga iceberg coltivata nel Messico centrale, cui è seguito un richiamo. La questione non si è conclusa qui: la Food and Drug Administration (FDA) ha successivamente dichiarato che il risultato positivo del test era in realtà un falso positivo, il che significa che la Taylor Farms potrebbe non essere la fonte. La vera origine del focolaio, o almeno il prodotto attraverso il quale il parassita si è diffuso, rimane ancora poco chiara.
La Cyclospora è un parassita presente nelle regioni (sub)tropicali e può entrare nell’ambiente, compresi suolo e acqua, attraverso la contaminazione fecale umana. La GroentenFruitHuis sta seguendo da vicino il caso, in particolare con l’obiettivo di trarne insegnamenti, una volta identificata la fonte. Nicolette sottolinea che le buone pratiche agricole rimangono fondamentali per prevenire la contaminazione da microrganismi patogeni. “Nell’ambito del programma GlobalG.A.P., i coltivatori lo fanno testando regolarmente l’acqua di irrigazione per verificare la presenza di contaminazione fecale, utilizzando l’Escherichia coli come indicatore. Anche altre misure igieniche sono importanti, come tenere i dipendenti malati lontani dal processo produttivo, mantenere un’elevata igiene personale e aziendale e garantire la disponibilità di adeguati servizi igienici”.
Una lunga ricerca
Non è insolito che ci voglia molto tempo prima di identificare la fonte di un focolaio. “La ricerca della fonte si basa su indagini epidemiologiche, un processo che richiede tempo. Innanzitutto, è necessario stabilire che sia effettivamente in corso un focolaio, ovvero che più persone si stiano ammalando con gli stessi sintomi. Successivamente viene determinata la causa della malattia, spesso confermata attraverso campioni di feci dei pazienti. In questo caso, la causa è stata identificata nella Cyclospora. Gli investigatori cercano quindi di risalire a una possibile fonte comune, in parte attraverso questionari in cui i pazienti riferiscono cosa hanno mangiato o fatto nei giorni o nelle settimane precedenti la comparsa dei sintomi. Confrontando i dati di più pazienti, è possibile identificare una fonte comune”, spiega Nicolette.
Questo approccio, ovvero l’indagine epidemiologica sulla fonte di un focolaio, è simile al metodo utilizzato in Europa. “Nei Paesi Bassi, questo lavoro è svolto dal RIVM (Istituto nazionale per la salute pubblica e l’ambiente), mentre a livello europeo dall’ECDC (Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie). Negli Stati Uniti, questo processo è più centralizzato presso il CDC (Centers for Disease Control and Prevention), che svolge un ampio monitoraggio della Cyclospora. Negli Stati Uniti, si tratta di una malattia soggetta a notifica obbligatoria, cosa che non avviene in Europa. Di conseguenza, gli Stati Uniti individuano i focolai più rapidamente”.
Anche la scala della produzione e della distribuzione, in questo caso della lattuga, è molto più ampia negli Stati Uniti rispetto all’Europa. “Ciò significa che i lotti contaminati possono raggiungere un numero di consumatori di gran lunga maggiore. Focolai su larga scala come questo sono, per quanto ne sappiamo, piuttosto rari nell’Ue per quanto riguarda frutta e verdura fresca”, sottolinea Nicolette.
Falso positivo
In questo caso, un risultato falso positivo ha reso ancora più complessa l’indagine. Non si sa con quale frequenza ciò accada, ma è noto che il test in questione è tecnicamente complesso. “Si tratta di un difficile test molecolare del DNA. Le concentrazioni di Cyclospora nell’acqua e negli alimenti sono generalmente basse e le uova del parassita non sono distribuite uniformemente sul prodotto. A differenza dei batteri, questi parassiti non possono essere coltivati in laboratorio, il che rende difficile sviluppare un metodo di rilevamento sensibile e affidabile. Gli esperti della FDA hanno infine concluso che il test molecolare aveva prodotto un falso positivo”, afferma Nicolette.
Potrebbe succedere anche qui?
Sia le aziende coinvolte sia GroentenFruitHuis hanno ricevuto molte domande sulla possibilità che un focolaio simile possa verificarsi in Europa. “La maggior parte dei pazienti in Europa contrae il parassita durante viaggi in Paesi (sub)tropicali. Importiamo anche frutta e verdura da regioni (sub)tropicali, quindi l’attenzione alla sicurezza alimentare per questi prodotti rimane cruciale”, afferma Nicolette.
I coltivatori possono trarre un’importante lezione da questo caso: la qualità microbiologica dell’acqua utilizzata per la coltivazione è una misura igienica fondamentale, in particolare per i prodotti consumati crudi. “Questo aspetto è già parte integrante della valutazione del rischio prevista da GlobalG.A.P.”.
“E se una causa di contaminazione ancora non identificata venisse infine confermata negli Stati Uniti, ciò potrebbe essere un motivo per adeguare le linee guida sulle buone pratiche agricole al fine di evitare il ripetersi di un evento simile”, conclude Nicolette.
“Per i coltivatori olandesi, ulteriori informazioni su GLOBALG.A.P. e sulle analisi del rischio sono disponibili all’indirizzo https://wiki.groenkennisnet.nl/space/GlobalGAP
Per maggiori informazioni:
GroentenFruitHuis
Louis Pasteurlaan 6
2719 EE Zoetermeer – Paesi Bassi
+31 0 79 368 11 00
[email protected]
www.groentenfruithuis.nl
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