“Bologna divisa e violenta? Una follia, la città è simbolo di democrazia e dialogo. Al Quirinale serve un garante”


Bologna – Sul pianerottolo di casa Prodi campeggia una bici stilizzata. Simbolo di un tempo che è, non certo che fu, visto che Romano Prodi, ex premier ed ex presidente della Commissione Ue, 87 anni tra pochi giorni, a fine maggio è tornato a scalare il monte Amiata su due ruote. Maniche di camicia, finestra aperta su Bologna. Poco lontano da qui, in piazza Maggiore, solo tre giorni fa dopo la manifestazione per la morte di Abderrahim Fakir è scoppiato l’inferno.

Presidente, come giudica scontri e polemiche?

“L’idea di far passare Bologna, da sempre simbolo di democrazia e dialogo, come una città divisa e violenta, è folle”.

Il centrodestra chiede le dimissioni del sindaco Lepore per aver chiamato la piazza.


“Il sindaco sarebbe stato attaccato anche senza il presidio. E poi ricordiamoci che a Bologna ci sono state due manifestazioni totalmente diverse e isolate tra di loro. I violenti hanno fatto una loro dimostrazione che non c’entra nulla con la città. Su questo ho una domanda”.

Romano Prodi ed Elly Schlein nel 2013, dopo il caso dei 101 franchi tiratori per il Colle

La faccia.

“Chi ha messo a ferro e fuoco la città? Si deve trovare una risposta e mi auguro che le identificazioni lo consentano al più presto di capire la matrice degli scontri”.


Sulla sicurezza servono nuove leggi? Dopo il caso Roggero si è tornato a parlare di riforma della legittima difesa…

“La legittima difesa è stata riformata di recente per volontà della Lega e i magistrati del caso Roggero hanno applicato rigorosamente le regole. Diventa difficile, a queste condizioni, dire che ci sia stata una valutazione sbagliata. Difficile anche sostenere che serva subito un’altra legge”.

Eppure, politica a parte, la sicurezza è un bisogno sempre più condiviso e bipartisan.

“Ci sono due tipi di sicurezza. Il primo ha a che fare con la garanzia di giustizia e con la certezza della pena ed è totalmente condivisibile a sinistra. Ma se questo bisogno si trasforma in paura della sopraffazione e si colora di discriminazione, non è più un bisogno condiviso, ma un desiderio di garanzia per pochi e la sinistra non può essere d’accordo”.


Mi preoccupa una legge elettorale per una maggioranza monocolore

Sulla sicurezza insiste molto anche la nuova destra dell’ex generale Vannacci, spesso con un linguaggio forte. Che ne pensa?

“ll copyright di quel linguaggio non è di Vannacci, ma di Trump”.

Che, a proposito, è riuscito nell’intento di esautorare l’Ue.

“In merito alla Ue, da anni dico che si tratta di un pane meraviglioso, peccato sia rimasto mezzo crudo e mezzo cotto. Finché è così non è ancora buono”.


Il punto è: si fa ancora in tempo a cuocerlo, o ormai va buttato?

“Si fa in tempo. Dopo la Brexit nessuno uscirà dall’Ue. Finché non supereremo l’immobilismo, però, continueremo a perdere occasioni per avere un ruolo nel mondo”.

Romano Prodi con Sharon Stone all'Assemblea mondiale dei premi Nobel a Roma

Romano Prodi con Sharon Stone all’Assemblea mondiale dei premi Nobel a Roma

Presidente, torniamo all’Italia. Il governo durerà fino alla fine?


“La longevità non si conta dai giorni passati, ma dal cammino verso la costruzione del futuro”.

Fuor di metafora?

“La longevità di questo governo è servita a mantenere equilibri e a contare i giorni fino al record, ma nessuna delle riforme che aspettavamo, dal fisco, alla sanità e alla casa, è stata portata avanti. Dunque a cosa è servito?”.

Devo correggerla: il governo ha annunciato il suo Piano Casa.

“Annunciato, non concluso. E sulla riforma dei medici di base, invece, c’è stato un sonoro dietrofront e l’opposizione non ha colto l’occasione per rilanciarla, nonostante vi fossero aspetti condivisibili”.


Prodi: “Bologna divisa e violenta? Una follia, la città è simbolo di democrazia e dialogo. Al Quirinale serve un garante”

Sanità e casa erano i due suggerimenti che lei dava al centrosinistra sulle pagine di QN nel 2023. Silenzio di qua, l’hanno ascoltata di là…

“Veramente non mi ha ascoltato nessuno. Tuttavia, quando facevo queste proposte non partivo da una parte politica ma dai bisogni del Paese. E chi governa, o ambisce a farlo, dovrebbe guardare ai bisogni del Paese”.

In compenso a sinistra tiene banco ancora la patrimoniale.

“Una misura di riequilibrio, come principio, non può non essere un concetto condiviso, perché le differenze tra ricchi e poveri sono diventate immense. Ma la tassa sul patrimonio può essere messa in pratica al momento? No. Allora meglio puntare su altri strumenti”.

Ad esempio?


“Una vera lotta all’evasione, l’eliminazione di tante esenzioni che non hanno ragione di esistere. Una maggiore disciplina della spesa”.

Il campo largo a settembre si siederà al tavolo del programma. Magari partiranno da qui.

“Speriamo solo che intendano il settembre di quest’anno. E speriamo anche che siano dei tavoli di dialogo vero, con il coinvolgimento degli esperti dei vari settori, in cui diverse parti possano discutere, anche animatamente, ma per giungere a un accordo ferreo”.

Intanto c’è stata una foto di gruppo da cui ripartire. L’ha vista?

“Era una bella foto, peccato non fosse panoramica. Diversi soggetti sono rimasti fuori. Eppure sono essenziali per vincere”.


A tal proposito: crede ancora in una federazione di centro?

“Ci spero, e da buon cattolico, credo nei miracoli”.

Poi non manca che il leader.

“A parole tutti sembrano disposti a fare un passo indietro in funzione di un accordo. E se l’accordo non ci sarà si faranno dopo delle primarie di coalizione, come ho fatto io”.

Infine decideranno gli italiani. Ma con quale legge elettorale?


“La vera riforma, più che le preferenze, sarebbe il ritorno all’uninominale. Ma non avverrà, perché a tutti i partiti preme che i parlamentari vengano nominati e non eletti. La conseguenza è che nessun parlamentare ha più un ufficio nella propria città, e nessun cittadino sa chi è il proprio rappresentante…”.

La vera riforma, più che le preferenze, sarebbe il ritorno all’uninominale

Premierato sì o no?

“La nostra è una democrazia parlamentare. Vogliamo rivoluzionare il sistema? Facciamo una Costituente. Certo oggi, dalla Francia agli Stati Uniti, i presidenzialismi non sembrano godere di ottima salute”.


Ed è tempo, come dice Meloni, di un inquilino di destra al Quirinale?

“L’importante è che il presidente della Repubblica venga eletto dal Parlamento con la più ampia maggioranza possibile, per garantire tutti. Che abbia tendenze conservatrici o riformiste non dico che mi sia indifferente, ma appartiene alle regole della Repubblica parlamentare e non mi preoccupa. Che passi una legge elettorale fatta ad arte perché la prossima maggioranza sia dominante e monocolore, questo sì che mi preoccupa. E mi preoccuperebbe sia che fosse di destra sia che fosse di sinistra”.


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