Recensione DJI Lito 1: il drone entry-level che evita gli ostacoli


Il Lito 1 rappresenta il nuovo punto d’ingresso per la famiglia DJI dei droni pieghevoli sotto i 250 grammi, un peso che permette a tutti di usarli senza necessità di patentino. Il posizionamento è chiaro fin da subito: si tratta di un modello base pensato per chi si avvicina per la prima volta al volo e cerca un dispositivo semplice, portatile e capace di produrre immagini di buon livello senza pretese professionali. Sopra di lui c’è il Lito X1, con sensore più grande e funzioni video più ricche. A 339 euro nel kit base con radiocomando RC-N3, il Lito 1 si propone come la scelta razionale per entrare nel mondo dei droni. Ma quanto sacrifica davvero per stare in questa fascia di prezzo? 

La recensione in un minuto

Il Lito 1 è un drone da 249 grammi che riprende video in 4K a 60 fps, scatta foto da 48 megapixel e integra un rilevamento ostacoli omnidirezionale, una dotazione insolita in questa fascia. La stabilizzazione è affidata a un gimbal meccanico a tre assi, l’autonomia reale si aggira sui 30 minuti e la trasmissione video OcuSync 4 garantisce un collegamento solido. È leggero, facile da pilotare e difficile da far schiantare grazie ai sensori.

I compromessi ci sono e sono coerenti con il prezzo. Manca la memoria interna, quindi senza microSD il drone non registra nulla. Non ci sono il profilo colore D-Log M né l’HDR video, e la resa in scarsa luce risente del piccolo sensore da mezzo pollice. La distanza minima di messa a fuoco di circa 4 metri limita gli scatti ravvicinati. Per chi cerca divertimento e buone immagini diurne è più che sufficiente.


A 339 euro il Lito 1 si propone come la scelta razionale per entrare nel mondo dei droni.

Come è fatto

Il Lito 1 è un drone pieghevole con bracci richiudibili che riducono l’ingombro nel trasporto. In configurazione di volo misura circa 251 × 183 × 79 mm e pesa 249 grammi, un solo grammo sotto la soglia dei 250 che determina la categoria normativa C0 in Europa. Questo dettaglio non è casuale, perché consente di volare con vincoli più leggeri rispetto ai droni più pesanti. La struttura in plastica è solida, nonostante la leggerezza, e resiste a raffiche di vento fino a 10,7 metri al secondo, un valore che corrisponde grossomodo al livello 5 della scala Beaufort.

Il cuore fotografico è un sensore CMOS da 1/2 pollice con 48 megapixel effettivi, abbinato a un obiettivo con equivalente 26 mm, apertura f/1.8 e campo visivo di 79 gradi. Le foto si possono scattare fino a 48 megapixel oppure a 12 megapixel sfruttando il pixel binning, e sono disponibili sia il formato JPEG che RAW. Si possono registrare video a risoluzione 4K a 60 fps, con una modalità slow motion in 4K fino a 100 fps e la registrazione verticale in 2.7K a 60 fps pensata per i contenuti social. Il codec è H.265 a 10 bit con campionamento 4:2:0, mentre il bitrate si aggira intorno ai 65 Mbps in 4K30 e agli 85 Mbps in 4K60. 

La camera è montata su un gimbal meccanico a tre assi che garantisce riprese stabili. Attorno al corpo del drone trovano posto sensori visivi multipli che assicurano un rilevamento ostacoli omnidirezionale, funzionante fino a 5 lux e quindi utilizzabile anche in condizioni di luce ridotta. Su questo modello non è presente il sensore LiDAR frontale, che resta invece una caratteristica del Lito X1.

Sul fronte della connettività, il Lito 1 utilizza il sistema di trasmissione OcuSync 4, con una portata dichiarata fino a 15 chilometri. Il trasferimento dei file avviene tramite QuickTransfer su Wi-Fi 6, con velocità fino a 50 MB/s. L’interfaccia di volo è gestita dall’app DJI Fly sullo smartphone collegato al radiocomando RC-N3. Non c’è memoria interna: la registrazione si affida esclusivamente a schede microSD. La batteria standard ha una capacità di circa 18,96 Wh ed è rimovibile.

L’esperienza d’uso

Il primo contatto con il Lito 1 conferma la sua vocazione per chi parte da zero. Durante i test, il rilevamento ostacoli omnidirezionale si è rivelato la funzione che più tranquillizza il principiante, perché il drone frena o aggira gli ostacoli con affidabilità, rendendolo davvero complicato da far schiantare. È un livello di sicurezza che raramente si trova in questa fascia di prezzo.

In volo, la stabilizzazione del gimbal a tre assi restituisce riprese fluide anche con vento moderato, e la portabilità dovuta ai bracci pieghevoli e al peso contenuto lo rende comodo da portare ovunque. L’autonomia dichiarata è di 36 minuti, ma nell’uso reale, tra vento e attivazione delle modalità intelligenti, il volo effettivo si assesta intorno ai 30 minuti. È un risultato comunque buono, che consente sessioni di ripresa concrete senza cambiare continuamente batteria.

Sul piano della qualità d’immagine, in buona luce il Lito 1 convince. I video in 4K a 60 fps risultano fluidi e i colori appaiono accurati anche nel profilo Normal, mentre le foto da 48 megapixel offrono un buon livello di dettaglio. Il quadro cambia quando la luce cala: il piccolo sensore da mezzo pollice mostra chiaramente i suoi limiti in rumore e gamma dinamica. Gli ISO salgono tecnicamente fino a 12800, ma a quei valori le immagini diventano praticamente inutilizzabili per rumore e artefatti sul colore. Non si può ingannare la fisica dei sensori piccoli, e questo è il compromesso più evidente del modello.

Il rilevamento omnidirezionale rende il Lito 1 davvero complicato da far schiantare.


Le modalità automatiche sono il vero valore aggiunto per chi non ha esperienza. L’ActiveTrack 360 sfrutta l’intelligenza artificiale per seguire persone e oggetti in movimento, mentre QuickShots e MasterShots combinano manovre di volo predefinite per generare clip cinematiche pronte da condividere. La modalità Hyperlapse permette time-lapse in movimento e non manca il Panorama. Con pochi tocchi si ottengono riprese che sembrano curate da un operatore esperto, e questo abbassa moltissimo la barriera d’ingresso.

Non tutto è perfetto. La distanza minima di messa a fuoco di circa 4 metri rende difficile realizzare inquadrature ravvicinate, un aspetto che chi vuole dettagli stretti troverà scomodo. L’assenza di D-Log M e HDR video riduce lo spazio di manovra in fase di color grading, e la mancanza di memoria interna significa che dimenticare la microSD equivale a non poter registrare nulla. L’editing avanzato resta affidato a software esterni, mentre l’app offre preset e filtri di base per pubblicare rapidamente. Il salvataggio dei file sullo smartphone tramite QuickTransfer su Wi-Fi 6 è però rapido e ben integrato nel flusso di lavoro tipico dell’ecosistema DJI.

Nel complesso, l’esperienza è quella di un drone pensato per divertire e insegnare. Chi cerca la spensieratezza del volo, buone immagini diurne e la sicurezza dei sensori troverà nel Lito 1 un compagno affidabile. 

Il verdetto

Il DJI Lito 1 fa esattamente ciò che promette. I suoi punti di forza sono il rilevamento ostacoli omnidirezionale, raro in questa fascia, il peso sub-250 grammi che semplifica le regole di volo, l’autonomia reale vicina ai 30 minuti, le modalità intelligenti che rendono immediato ottenere riprese cinematiche e un prezzo competitivo per un drone che offre 48 megapixel, 4K a 60 fps e sensori tutto intorno. La stabilizzazione è fluida e la trasmissione OcuSync 4 solida.

I limiti sono coerenti con il posizionamento a 339 euro. La resa in scarsa luce è soltanto accettabile a causa del sensore da mezzo pollice, mancano D-Log M e HDR video, non c’è memoria interna e la distanza minima di messa a fuoco di 4 metri complica gli scatti ravvicinati. Chi punta alla qualità camera e al controllo in post-produzione dovrebbe valutare il Lito X1, che a 419 euro aggiunge un sensore più grande, l’HDR, il D-Log M, il LiDAR frontale e la memoria interna.


Fa esattamente ciò che promette: divertire, insegnare e restituire buone immagini diurne.

Il Lito 1 è consigliato a chi si avvicina per la prima volta al volo con fotocamera, a chi cerca un drone leggero e sicuro per contenuti ricreativi e social, e a chi vuole spendere meno restando nell’ecosistema DJI. È meno adatto ai creator esigenti che lavorano molto in bassa luce o che hanno bisogno di flessibilità in color grading. Come porta d’ingresso al mondo dei droni, resta una proposta convincente e ben bilanciata.


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 Andrea Ferrario

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